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	<title>città Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Turismo. In inverno italiani preferiscono le città, meno la neve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 11:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/02/10/turismo-in-inverno-italiani-preferiscono-le-citta-meno-la-neve/">Turismo. In inverno italiani preferiscono le città, meno la neve</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p>Se in Francia, Italia, Paesi Bassi e Spagna, più della metà dei cittadini (52%) va in vacanza in inverno almeno una volta all&#8217;anno: per gli italiani la percentuale sale al 59%. E uno su cinque (19%) preferisce proprio una vacanza invernale a quella estiva per svariati motivi, tra cui i costi inferiori. Lo dice un sondaggio effettuato da Skyscanner che vede la maggioranza (77%) prevedere di spendere la stessa cifra, se non di più, per le proprie vacanze nel 2024 rispetto all&#8217;anno precedente. Dai numeri risulta che solo il 29% degli italiani che si concede regolarmente una pausa invernale la vuol fare sulla neve, al contrario del 43% dei viaggiatori europei che dichiara di dedicare una parte delle proprie ferie annuali allo sci o allo snowboard. Infatti, in controtendenza rispetto al trend europeo, i viaggiatori italiani preferiscono, anche d&#8217;inverno, dedicarsi all&#8217;esplorazione culturale di città e borghi, con quasi la metà (46%) che la sceglie come attività principale delle proprie ferie invernali (contro il 39% degli europei). Il fattore che influenza maggiormente la scelta di come e dove trascorrere le vacanze invernali rimane il prezzo (60%). In particolare, coloro che decidono di fare una vacanza sulla neve rispetto a vacanze al caldo, dicono di percepire la scelta come l&#8217;opzione più economica (17%); mentre chi parte alla scoperta di una nuova meta, magari oltreoceano, in un paese soleggiato, giustifica la propria scelta con una minore spesa data dalla bassa stagione (15%). Queste percentuali aumentano se si considerano i giovani, con il 69% dei viaggiatori tra i 18 e i 34 anni che sceglie l&#8217;inverno per visitare mete lontane nella speranza di risparmiare, rispetto ai mesi solitamente più gettonati.</p>



<p>Nonostante l&#8217;aumento del costo della vita continui ad essere una preoccupazione per gli italiani, alle vacanze risulta difficile rinunciare e la maggioranza (77%) prevede comunque di spendere lo stesso budget dell&#8217;anno scorso, se non di più, per le proprie vacanze invernali del 2024. Le vacanze invernali offrono anche l&#8217;opportunità ideale per sconfiggere la tristezza post-natalizia. Più di un terzo (38%) preferisce organizzarsi all&#8217;ultimo minuto, piuttosto che prenotare in anticipo, nella speranza di assicurarsi offerte all&#8217;ultimo grido. Non sorprende quindi che quasi la metà (46%) degli italiani pianifichi di partire per le proprie vacanze invernali proprio ad inizio anno, conclude Skyscanner.</p>
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		<title>Lavoro. Le migliori città in Italia in cui avere un impiego, ecco la classifica</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/07/03/lavoro-le-migliori-citta-in-italia-in-cui-avere-un-impiego-ecco-la-classifica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2023 10:11:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Fondazione AIDP (promossa dall&#8217;Associazione Italiana per la Direzione del Personale), ha stilato la prima classifica italiana sulle migliori Città del Lavoro 2023, con la collaborazione scientifica di ISFORT e la supervisione di Nadio Delai, Presidente Comitato Scientifico Fondazione AIDP. La classifica è stilata sui 110 capoluoghi di provincia italiani ed è suddivisa in tre [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/07/03/lavoro-le-migliori-citta-in-italia-in-cui-avere-un-impiego-ecco-la-classifica/">Lavoro. Le migliori città in Italia in cui avere un impiego, ecco la classifica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p>La Fondazione AIDP (promossa dall&#8217;Associazione Italiana per la Direzione del Personale), ha stilato la prima classifica italiana sulle migliori Città del Lavoro 2023, con la collaborazione scientifica di ISFORT e la supervisione di Nadio Delai, Presidente Comitato Scientifico Fondazione AIDP. La classifica è stilata sui 110 capoluoghi di provincia italiani ed è suddivisa in tre fasce cromatiche &#8211; verde, gialla e rossa &#8211; che corrispondono rispettivamente: la prima alla fascia dei promossi della classifica (e che riceveranno il bollino della Fondazione quale riconoscimento del punteggio ottenuto), la seconda fascia che riguarda le città che si attestano su valori intermedi tali da non raggiungere, tuttavia, il riconoscimento; la terza fascia, infine, è quella a cui appartengono le città con i punteggi più bassi. Ecco la classifica suddivisa nelle tre fasce: &#8211; Le 40 città della fascia verde che otterranno il riconoscimento &#8220;Le città in cui si lavora meglio in Italia 2023&#8221; della Fondazione AIDP: Milano, Trieste, Udine, Bergamo, Pordenone, Cagliari, Gorizia, Padova, Siena, Cremona, Bolzano, Verbania, Trento, Treviso, Sondrio, Modena, Monza, Brescia, Pavia, Pisa, Firenze, Bologna, Belluno, Lodi, Parma, Prato, Macerata, Lecco, Torino, Ancona, Vicenza, Genova, Forlì, Mantova, Venezia, Ravenna, Piacenza, Novara, Roma, Lucca. &#8211; Le 40 città della fascia gialla. Cesena, Cuneo, Reggio Emilia, La Spezia, Verona, Sassari, Ascoli Piceno, Ferrara, Livorno, Aosta, Oristano, Biella, Savona, Varese, Perugia, Pesaro, Rovigo, L&#8217;Aquila, Vercelli, Nuoro, Lecce, Arezzo, Bari, Viterbo, Fermo, Grosseto, Potenza, Matera, Rimini, Como, Massa, Rieti, Pescara, Imperia, Terni, Latina, Alessandria, Carbonia, Teramo, Asti. &#8211; Le 30 città della fascia rossa: Brindisi, Pistoia, Frosinone, Taranto, Palermo, Ragusa, Caserta, Campobasso, Chieti, Vibo Valentia, Catanzaro, Trani, Cosenza, Benevento, Siracusa, Agrigento, Reggio Calabria, Isernia, Salerno, Catania, Caltanissetta, Avellino, Messina, Barletta, Trapani, Foggia, Napoli, Enna, Crotone, Andria</p>



<p>Inoltre: La metodologia. Per la definizione della classifica nazionale delle migliori città del lavoro in Italia, sono stati presi in considerazione sette parametri: i fondamentali economici (livello dei redditi e costo della vita); servizi di cittadinanza (sociale e sanità, offerta formativa, trasporti e accessibilità;, cultura e tempo libero (offerta culturale e tempo libero); sicurezza (incidentalità stradale, criminalità, sicurezza sul lavoro, sicurezza sul territorio); vivibilità ambientale (inquinamento, produzione rifiuti, verde pubblico, condizioni climatiche); inclusione, diritti e pari opportunità (qualità della vita delle donne, qualità della vita dei bambini, qualità della vita dei giovani, qualità della vita degli anziani); futuro e innovazione (demografia, impresa, digitalizzazione). Sulla base della media di tali parametri è stata definita la classifica generale. Nel complesso sono stati utilizzati 57 indicatori. &#8220;La ricerca si è posta l&#8217;obiettivo dì esplorare il tema delle aree territoriali dove si lavora meglio intendendo con questa espressione la valutazione dei fattor interni ed esterni alla condizione lavorativa, analizzando il lavoro come parte integrante della vita. Questi fattori influiscono innegabilmente sulle scelte localizzative dì occupazione e professione. Ma l&#8217;obiettivo è che la classifica si muova e che le città che hanno spazi di miglioramento lavorino con questo scopo in modo da poter vedere e auspicare, poi, risultati differenti e di soddisfazione per molti &#8211; spiega Isabella Covili Faggioli, presidente Fondazione AIDP &#8211; Tra i fattori che influiscono sulle scelte localizzative dì occupazione, quelli intrinseci dì qualità del posto dì lavoro, ci sono ii livelli retributivi, l&#8217;offerta dì prospettive professionali, la reputazione azienda e la qualità degli ambienti lavorativi, delle mansioni da svolgere, i sistemi di welfare territoriale, la dinamicità del mercato del lavoro, una sorta di urbanistica del lavoro, e così via. Il lavoro si incunea in modo prepotente nella vita e ne è sempre dì più parte. Abbiamo quindi voluto capire, con la collaborazione di ISFORT, come tutte le componenti esogene vanno a contribuire sulla qualità del lavoro, facendolo diventare un bel lavoro, non solo un buon lavoro. Alle città più virtuose verrà assegnato il bollino dì Città dove si lavora meglio della fondazione Aidp lavoro e sostenibilità, ma il nostro obiettivo è che questa classifica si muova, che le tante città che hanno spazi dì crescita più o meno ampi, lavorino per un miglioramento dei vari aspetti in modo che nel prossimo rapporto possiamo vedere risultati nuovi ed entusiasmanti&#8221;.</p>
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		<title>Musica: 17 città candidate a ospitare l&#8217;Eurovision targato Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 14:09:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Roma, Torino, Bologna ma anche Jesolo, Matera e Pesaro. Entra nel vivo la selezione della città che ospiterà l&#8217;Eurovision targato Italia nel 2022. Sono 17 le candidate ufficiali che la Rai, insieme all&#8217;Ebu (Unione Europea di Radiodiffusione), dovrà valutare entro fine agosto. Una decisione verrà, quindi, presa a breve. A rispondere all&#8217;annuncio per la manifestazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/07/13/musica-17-citta-candidate-a-ospitare-leurovision-targato-italia/">Musica: 17 città candidate a ospitare l&#8217;Eurovision targato Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, Torino, Bologna ma anche Jesolo, Matera e Pesaro. Entra nel vivo la selezione della città che ospiterà l&#8217;Eurovision targato Italia nel 2022. Sono 17 le candidate ufficiali che la Rai, insieme all&#8217;Ebu (Unione Europea di Radiodiffusione), dovrà valutare entro fine agosto. Una decisione verrà, quindi, presa a breve. A rispondere all&#8217;annuncio per la manifestazione di interesse sono state &#8211; tra i capoluoghi di regione &#8211; le città di Bologna, Genova, Firenze, Milano, Roma, Torino, Trieste. Tra i capoluoghi di provincia figurano Alessandria, Matera, Pesaro, Rimini, Viterbo. Candidati anche i comuni di Acireale (Catania), Bertinoro di Romagna (Forlì &#8211; Cesena), Jesolo (Venezia), Palazzolo Acreide (Siracusa), Sanremo (Imperia). Tutte le città che hanno presentato la candidatura riceveranno un documento più dettagliato con i requisiti necessari per partecipare. L&#8217;Eurovision, che torna in Italia dopo 31 anni grazie alla vittoria dei Måneskin, si svolgerà a maggio 2022 come di consueto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/07/13/musica-17-citta-candidate-a-ospitare-leurovision-targato-italia/">Musica: 17 città candidate a ospitare l&#8217;Eurovision targato Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Cultura. Oltre 600 siti in 300 città, 15 e 16 maggio Giornate Fai di Primavera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2021 18:01:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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		<category><![CDATA[Giornate FAI di Primavera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caleidoscopico e pazzamente eclettico Castello di Sammezzano, l&#8217;eremo dove d&#8217;Annunzio scrisse &#8216;Il trionfo della morte&#8217;, la gigantesca vela progettata da Gio Ponti per la cattedrale di Taranto. E poi il Castello Mackenzie con lo scalone capolavoro firmato da Coppede&#8217;, la romana Villa &#8216;Il Vascello&#8217;, progettata nel Seicento dalla prima architettrice nota, Plautilla Bricci, e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/05/06/cultura-oltre-600-siti-in-300-citta-15-e-16-maggio-giornate-fai-di-primavera/">Cultura. Oltre 600 siti in 300 città, 15 e 16 maggio Giornate Fai di Primavera</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caleidoscopico e pazzamente eclettico Castello di Sammezzano, l&#8217;eremo dove d&#8217;Annunzio scrisse &#8216;Il trionfo della morte&#8217;, la gigantesca vela progettata da Gio Ponti per la cattedrale di Taranto. E poi il Castello Mackenzie con lo scalone capolavoro firmato da Coppede&#8217;, la romana Villa &#8216;Il Vascello&#8217;, progettata nel Seicento dalla prima architettrice nota, Plautilla Bricci, e dal 1985 sede del Grande Oriente d&#8217;Italia, e anche il mitico Grand Hotel Majestic di Bologna, costruito nel Settecento come seminario arcivescovile e poi trasformato in hotel che ha visto soggiornare, tra i tanti, Lady Diana e Federico Fellini. Come sempre da nord a sud del Paese, il 15 e il 16 maggio tornano le Giornate Fai di Primavera, che per questa 29esima edizione apriranno le porte di 600 luoghi solitamente chiusi o poco conosciuti, il 50% dei quali all&#8217;aperto per facilitare i dispositivi di sicurezza anti Covid, coinvolgendo 300 citta&#8217; e 19 regioni. &#8220;Con quasi 70 proprieta&#8217; e oltre 70mila luoghi scelti nelcorso delle manifestazioni, il Fai rappresenta ormai una forza culturale e civica di rilevanza nazionale che reca il proprio sussidio alle pubbliche istituzioni, ridonando agli italiani la coscienza dei loro luoghi&#8221;, ha detto il presidente del Fondo Ambiente Italia, Andrea Carandini, presentando questa nuova edizione al ministero della Cultura alla presenza del titolare del dicastero, Dario Franceschini. &#8220;Occorre che le universita&#8217; collaborino con il ministero e con le soprintendenze, quei famosi policlinici dei beni culturali di cui da decenni si discetta senza sperimentarne nemmeno uno per il prevalere di medievali corporazioni. Il Fai- ha detto ancora- e&#8217; in grado di cooperare con il Mic laddove i mezzi e la burocrazia non bastano. Bello sarebbe sperimentare una sussidiarieta&#8217; meglio intrecciata tra parti dello Stato e la societa&#8217;&#8221;.</p>
<p>Dal 10 al 16 maggio la Rai, main media partner delle Giornate, raccontera&#8217; luoghi e storie che testimoniano la varieta&#8217; con una maratona televisiva e radiofonica di raccolta fondi a sostegno del Fai, per sensibilizzare sempre piu&#8217; italiani sul valore dello straordinario patrimonio artistico e paesaggistico e per promuoverne la partecipazione attiva. Motore dell&#8217;evento che quest&#8217;anno per le condizioni imposte dalla pandemia &#8220;ha del miracoloso&#8221;, i volontari di 335 delegazioni e gruppi Fai attivi in tutta Italia, che potranno contare sul supporto di Protezione Civile, Croce Rossa e Arma dei Carabinieri. Come stabilito dalle disposizioni governative, per partecipare alle Giornate Fai e&#8217; obbligatorio prenotarsi sul sito www.giornatefai.it entro e non oltre la mezzanotte del giorno precedente la visita. Cosi&#8217;, tra ville e parchi storici, residenze reali e giardini, castelli e monumenti, aree archeologiche e musei insoliti, si potra&#8217; decidere di visitare, per esempio, il Museo del cedro a Cosenza, dove ogni anno il Consorzio riceve la visita dei rabbini provenienti da tutto il mondo per raccogliere le piante migliori perla Festa delle capanne. Oppure seguire le orme di Gio Ponti e dalla cattedrale di Taranto salire a Milano e scoprire la Chiesa di San Francesco d&#8217;Assisi al Fopponino, edificata tra il 1961 e il 1964, che custodisce la piu&#8217; grande pala d&#8217;altare del Novecento e otto trittici dipinti da Francesco Tabusso.</p>
<p>A Matera in anteprima per il Fai, conclusi i lavori di restauro a seguito del terremoto del 1980, aprira&#8217; Palazzo Malvinni Malvezzi, testimonianza della vita altoborghese a Matera ed esempio di commistione di stili, dal barocco al neoclassico. E proprio su Matera il Fai ha portato all&#8217;attenzione del ministro Franceschini la valorizzazione del parco archeologico che secondo il Fondo Ambiente Italia &#8220;non ha bisogno di infrastrutture cosi&#8217; forti&#8221;. Da non perdere, infine, il Castello Sammezzano che dopo varie vicissitudini e l&#8217;elezione a Luogo del cuore Fai ha trovato la disponibilita&#8217; della Sammezzano Castle ad aprire le porte di questa dimora tra le &#8220;piu&#8217; colossali pazzie europee dell&#8217;Ottocento&#8221;, con il suo orientalismo esasperato che ricorda un effetto caleidoscopio. Il Fai, ha detto il ministro, &#8220;sara&#8217; protagonista del nuovo Rinascimento che il Paese attraversera&#8217; con il ritorno alla normalita&#8217;&#8221; grazie al suo &#8220;lavoro straordinario che mette insieme volontariato, partenariato pubblico e privato e valorizzazione dei luoghi meno conosciuti, ognuno dei quali in un altro Paese sarebbe una attrazione di turismo internazionale. Le Giornate Fai di Primavera rappresentano una grande ripartenza, capisco che e&#8217; stato difficile organizzarle e osservare le norme di sicurezza, ma saranno la dimostrazione, come lo e&#8217; stata l&#8217;apertura intelligente, scrupolosa e coraggiosa dei teatri, dei cinema e dei musei, che si puo&#8217; offrire cultura nel rispetto scrupoloso delle norme di sicurezza. Il 15 e il 16 maggio- ha concluso Franceschini- sara&#8217; una grande sfida che dimostrera&#8217; come la cultura sara&#8217; veicolo della ripresa&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/05/06/cultura-oltre-600-siti-in-300-citta-15-e-16-maggio-giornate-fai-di-primavera/">Cultura. Oltre 600 siti in 300 città, 15 e 16 maggio Giornate Fai di Primavera</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ambiente, Pescara tra le 54 città selezionate dall&#8217;Icc Ue</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/07/03/ambiente-pescara-tra-le-54-citta-selezionate-dallicc-ue/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2020 19:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA['Icc Ue]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligent Cities Challenge]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;e&#8217; anche Pescara tra le citta&#8217; scelte dall&#8217;Intelligent Cities Challenge (Icc) per l&#8217;accesso a consulenze gratuite fornite da esperti internazionali, riguardo energia pulita, mobilita&#8217; sostenibile, economia circolare dei rifiuti e disaster management. Erano 130 le citta&#8217; di 20 Paesi quelle partecipanti e la scelta ricaduta su Pescara, cui se ne affiancano altre 53, &#8220;conferma- si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/07/03/ambiente-pescara-tra-le-54-citta-selezionate-dallicc-ue/">Ambiente, Pescara tra le 54 città selezionate dall&#8217;Icc Ue</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p> C&#8217;e&#8217; anche Pescara tra le citta&#8217; scelte dall&#8217;Intelligent Cities Challenge (Icc) per l&#8217;accesso a consulenze gratuite fornite da esperti internazionali, riguardo energia pulita, mobilita&#8217; sostenibile, economia circolare dei rifiuti e disaster management. Erano 130 le citta&#8217; di 20 Paesi quelle partecipanti e la scelta ricaduta su Pescara, cui se ne affiancano altre 53, &#8220;conferma- si legge in una nota del Comune- il suo profilo di citta&#8217; moderna, dinamica e vocata al progresso. La partecipazione al programma offrira&#8217; una grande opportunita&#8217; per costruire reti interurbane e collaborazioni con citta&#8217; europee di pari dimensioni al fine di condividere le migliori pratiche e far adottare misure ambiziose per migliorare la qualita&#8217; della vita dei loro cittadini garantendo crescita e sostenibilita&#8217; economica e ambientale&#8221;. Le citta&#8217; selezionate, si legge ancora nella nota, &#8220;riceveranno una guida di alta qualita&#8217; e su misura; possono prendere parte a corsi di formazione di gruppo, scambiare esperienze con le altre comunita&#8217; coinvolte, partecipare a una serie di eventi di alto livello e pianificare collettivamente cambiamenti su larga scala&#8221;. L&#8217;Icc iniziera&#8217; con una settimana di lancio prevista per la settimana del 28 settembre. Partner del progetto coordinato dal gruppo di lavoro dell&#8217;Ufficio Progettazione Europea e Nazionale del Comune di Pescara sono, nelle vesti di key-actors, Dcpe, Fater Smart, Ambiente Spa, Aca, Tua Abruzzo Spa, Associazione volontari Protezione civile, Universita&#8217; d&#8217;Annunzio, Legambiente, Confcommercio e Fiab Pescara Bici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/07/03/ambiente-pescara-tra-le-54-citta-selezionate-dallicc-ue/">Ambiente, Pescara tra le 54 città selezionate dall&#8217;Icc Ue</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Borgo Rivera (AQ), un &#8220;taglio&#8221; da ricucire</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Sep 2019 18:19:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[BORGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ricostruzione della nostra Città ci sta restituendo, passo dopo passo, anche il caratteristico e grazioso Borgo Rivera. Un borgo nella città, come dice appunto il nome. Un borgo che dal 2015 ospita la sede provvisoria del Museo Nazionale d&#8217;Abruzzo, dal 2016 il Parco delle Acque; un borgo che molto prima ancora, fin quasi dalle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La ricostruzione della nostra Città ci sta restituendo, passo dopo passo, anche il caratteristico e grazioso Borgo Rivera. Un borgo nella città, come dice appunto il nome. Un borgo che dal 2015 ospita la sede provvisoria del Museo Nazionale d&#8217;Abruzzo, dal 2016 il Parco delle Acque; un borgo che molto prima ancora, fin quasi dalle origini della città, ospita la splendida Fontana della Rivera (o delle 99 cannelle) e la chiesa di San Vito, con la sua bella facciata, fondata dai castellani di Tornimparte come loro chiesa dentro le mura; un borgo che ospita l&#8217;antico convento di Santa Chiara «d&#8217;Aquili».<br />
Questo borgo, però, caratterizzato dalle semplici e caratteristiche abitazioni, dai panoramici tornanti che aprono la vista verso la città (in alto) e verso il fiume Aterno (in basso), ci appare oggi come isolato dal resto della città, tagliato fuori, quasi una frazione isolata dentro le mura dell&#8217;Aquila. Questa impressione l&#8217;avranno percepita un po&#8217; tutti quando da Borgo Rivera si prova a risalire verso via Fontesecco, a piedi o in auto (o viceversa); per raggiungere Fontesecco, infatti, bisogna avventurarsi in un pericolosissimo attraversamento di via XX settembre dove le auto e i camion corrono spesso a velocità sostenuta. La via che gli «Ortolani» risalivano dagli orti della Rivera per arrivare nella Piazza del Mercato fu tagliata quando, a partire dal 1890, venne aperta via XX settembre, un&#8217;arteria importante per il traffico cittadino anche oggi, ma che separò Borgo Rivera da Fontesecco e quindi dal resto della Città.</p>
<p>Oggi, quindi, senza mettere in discussione l&#8217;utilità di via XX settembre, perché non pensare a un modo per ricucire questo taglio? Come fare? Un sottopassaggio pedonale? Un attraversamento pedonale semaforico sicuro e custodito? E magari anche una rotatoria al posto dell&#8217;incrocio di Fontesecco?<br />
Ai tecnici «l&#8217;ardua sentenza». Perché non prendere in considerazione questa opportunità?</p>
<p>Da semplice cittadino voglio lanciare questo spunto di riflessione all&#8217;Amministrazione comunale, agli Ordini professionali competenti in materia, ai Residenti, alle altre Istituzioni e Associazioni eventualmente interessate.</p>
<p style="text-align: right;">Mauro Rosati<br />
Archeoclub d&#8217;Italia &#8211; Sede L&#8217;Aquila</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/09/02/borgo-rivera-aq-un-taglio-da-ricucire/">Borgo Rivera (AQ), un &#8220;taglio&#8221; da ricucire</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Maltempo: in città alberi sbagliati e senza cure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 19:25:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[cure]]></category>
		<category><![CDATA[maltempo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le piante cadono per la scelta di essenze sbagliate per il clima, il terreno o la posizione, ma anche per gli errori sulle dimensioni e sul rispetto delle distanze per un corretto sviluppo delle radici, sul quale pesa soprattutto la mancanza di manutenzione adeguata. Cosi&#8217; la Coldiretti in riferimento ai drammatici effetti, con morti e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le piante cadono per la scelta di essenze sbagliate per il clima, il terreno o la posizione, ma anche per gli errori sulle dimensioni e sul rispetto delle distanze per un corretto sviluppo delle radici, sul quale pesa soprattutto la mancanza di manutenzione adeguata. Cosi&#8217; la Coldiretti in riferimento ai drammatici effetti, con morti e feriti, della caduta degli alberi nelle citta&#8217;. Altra tematica e&#8217; quella della difesa fitosanitaria che e&#8217; aumentata per l&#8217;aggressivita&#8217; di tanti patogeni introdotti negli anni da diverse parti del mondo con conseguenze catastrofiche sulla bellezza dei luoghi, ma anche sulla loro sicurezza, con problemi di stabilita&#8217; degli alberi. Nelle citta&#8217; italiane ci sono milioni di alberi secondo una analisi della Coldiretti dal quale si evidenzia che nelle grandi metropoli il numero varia dai 350mila della Capitale a agli oltre 464mila di Milano. Nei capoluoghi di provincia ci sono oltre 564 milioni di metri quadrati di verde pubblico che corrispondono ad una disponibilita&#8217; media di 31,1 metri quadri per abitante. Un patrimonio che deve essere adeguatamente valorizzato con una gestione professionale anche attraverso la rivalutazione del ruolo degli agricoltori cosi&#8217; come previsto dalla legge di orientamento che consente ai comuni di delegare la manutenzione agli imprenditori agricoli ed evitare cosi&#8217; una gestione improvvisata che mette in pericolo i cittadini, conclude la Coldiretti.</p>
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		<title>Chi ha paura dell&#8217;albero cattivo? Architetti, Agronomi e Forestali a difesa del patrimonio arboreo delle nostre città</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/11/05/chi-ha-paura-dellalbero-cattivo-architetti-agronomi-e-forestali-a-difesa-del-patrimonio-arboreo-delle-nostre-citta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 19:56:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cronaca degli ultimi giorni ha riproposto notizie di alberi caduti, con perdite di vite umane, e&#160;abbattimenti &#8220;per ragioni di sicurezza&#8221;, di interi filari lungo le nostre strade, non ultimo quello che ha reso la statale 17 dell&#8217;Altipiano delle cinque miglia una landa desolata. Alberi pericolosi, scrivono i giornali; alberi difficili da mantenere, sostengono molte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cronaca degli ultimi giorni ha riproposto notizie di alberi caduti, con perdite di vite umane, e&nbsp;abbattimenti &#8220;per ragioni di sicurezza&#8221;, di interi filari lungo le nostre strade, non ultimo quello che ha reso la statale 17 dell&#8217;Altipiano delle cinque miglia una landa desolata.<br />
Alberi pericolosi, scrivono i giornali; alberi difficili da mantenere, sostengono molte amministrazioni. E così si tagliano esemplari sani, solo per paura che possano cedere improvvisamente, o si procede a capitozzature che, a detta di chi li esegue, metterebbero in sicurezza gli esemplari &#8220;rinforzandoli&#8221;.<br />
Purtroppo, in Italia, ed anche in provincia di Teramo, la gestione del verde urbano avviene per &#8220;sentito dire&#8221;, affidando la manutenzione del verde a personale non qualificato, privo della necessaria formazione prevista dalla Legge n. 154 del 28/07/2016, e non rivolgendosi a tecnici specializzati ed iscritti agli albi professionali come le presenti categorie, che se opportunamente coinvolti, procederebbero a valutazione di stabilità arborea di tutte le piante, selezionando e mettendo in sicurezza gli esemplari malati e/o danneggiati garantendone il loro solo abbattimento e preservando gli esemplari sani e stabili. Anche dove esiste il Regolamento del Verde questo viene spesso disatteso, e i piani comunali di gestione del verde sono strumenti sconosciuti alla maggior parte delle Amministrazioni.<br />
Eppure, in Italia, l&#8217;inquinamento atmosferico causa 84.500 morti l&#8217;anno (nessuno fa peggio in Europa) e circa il 95% degli europei sottoposti a sforamenti contemporanei nelle emissioni di PM10, NO2 e O3 vive nel nord del nostro Paese. Inoltre un terzo dei decessi che ogni anno avvengono nel mondo per ictus, cancro ai polmoni e malattie cardiache è dovuto all’inquinamento atmosferico. Una delle soluzioni per evitare questa strage silenziosa è proprio quella di incrementare il verde urbano, di attuare politiche di forestazione diffusa, di mantenere correttamente il patrimonio arboreo esistente.<br />
Gli alberi, inoltre, non sono utili solo come straordinario presidio antinquinamento, ma costituiscono un vero e proprio dispositivo di messa in sicurezza dal dissesto idrogeologico, che coinvolge l’ 82% dei Comuni italiani, e dall’ erosione accelerata dei suoli che, in meno di 20 anni, ha cancellato il 16% delle campagne, provocando la cementificazione selvaggia di oltre 2 milioni di ettari di terreno coltivati. Gli alberi hanno funzione di mitigare l’azione delle acque meteoriche, mitigare il caldo estivo (le nostre città sono racchiuse dentro vere e proprie &#8220;bolle&#8221; di calore, che innalzano la temperatura anche di diversi gradi), attenuare l&#8217;effetto dei venti, arricchire il paesaggio e migliorare la salute fisica e psichica dei cittadini.<br />
Investire nel verde, quindi, conviene, e porta benefici economici notevoli, anche se difficilmente percepibili da chi è abituato a considerare costi e benefici nell&#8217;immediato, preferendo, magari, costruire un parcheggio, un supermercato, una strada, pensando che un&#8217;area verde, un viale alberato, un giardino, siano investimenti improduttivi.<br />
Le morti procurate dalla caduta degli alberi, o da incidenti in cui auto si schiantano contro alberi, sono sempre causati dall&#8217;imperizia e dall&#8217;imprudenza dell&#8217;uomo. A nessuno verrebbe in mente di abbattere tutti i palazzi di una città perché un edificio è crollato, o di demolire tutte le costruzioni a bordo strada perché un auto si è schiantata contro una recinzione, o una casa. Al contrario, quando ci sono di mezzo gli alberi, la colpa è sempre loro, della pianta assassina.<br />
L&#8217;Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e l&#8217;Ordine dei dottori Agronomi e dottori Forestali della provincia di Teramo evidenziano il valore fondamentale del verde urbano e lanciano un appello alle amministrazioni e agli enti &#8211; Comuni, Province, ANAS, ecc. &#8211; affinché attuino una gestione del verde corretta, evitando la distruzione del patrimonio verde esistente incrementando, al contrario, gli spazi alberati, avvalendosi di convenzioni con i professionisti o richiedendo collaborazioni a tecnici qualificati iscritti agli albi professionali al fine di equilibrare sicurezza e salvaguardia dei beni arborei e paesaggistici. Attraverso i loro Consigli Nazionali, inoltre, gli scriventi Ordini territoriali chiederanno al Ministero dell&#8217;Ambiente di intervenire per la salvaguardia delle alberate stradali, dei parchi urbani, delle aree verdi e dei giardini, anche attraverso apposite norme, in modo che si salvaguardino i benefici che le piante portano alla collettività.<br />
84.500 vite umane perse ogni anno per l&#8217;inquinamento, oltre a centinaia di vittime dovute al dissesto idrogeologico, potrebbero essere in gran parte evitate, solo investendo in una corretta gestione del verde. Ne vale la pena? Architetti, Agronomi e Forestali dicono di si, agli amministratori il compito di renderlo possibile.</p>
<p style="text-align: right;">Ordine dei dottori Agronomi e dottori Forestali della provincia di Teramo<br />
Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Teramo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/11/05/chi-ha-paura-dellalbero-cattivo-architetti-agronomi-e-forestali-a-difesa-del-patrimonio-arboreo-delle-nostre-citta/">Chi ha paura dell&#8217;albero cattivo? Architetti, Agronomi e Forestali a difesa del patrimonio arboreo delle nostre città</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Smog soffoca le città</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/01/27/smog-soffoca-le-citta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2018 20:05:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[inquinanti gassosi]]></category>
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		<category><![CDATA[verde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A favorire lo smog nelle citta&#8217; e&#8217; l&#8217;effetto combinato dei cambiamenti climatici e della ridotta disponibilita&#8217; di spazi verdi che concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi ma in Italia ogni abitante dispone in citta&#8217; di appena 31 metri quadrati di verde urbano, ma la situazione peggiora per le metropoli con valori [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A favorire lo smog nelle citta&#8217; e&#8217; l&#8217;effetto combinato dei cambiamenti climatici e della ridotta disponibilita&#8217; di spazi verdi che concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi ma in Italia ogni abitante dispone in citta&#8217; di appena 31 metri quadrati di verde urbano, ma la situazione peggiora per le metropoli con valori che vanno dai 22 di Torino ai 17,9 di Milano fino ai 13,6 di Napoli. E&#8217; quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base degli ultimi dati Istat relativi al verde urbano nelle citta&#8217; capoluogo. &#8220;Il verde urbano in Italia &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; copre appena il 2,7% del territorio comunale dei capoluoghi per oltre 564 milioni di metri quadrati. La presenza del verde e&#8217; importante considerato che una pianta adulta &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; e&#8217; capace di catturare dall&#8217;aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili, un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. In questo contesto e&#8217; positivo nel 2018 l&#8217;introduzione con l&#8217;ultima manovra del &#8216;bonus verde&#8217; con detrazioni del 36% per la cura del verde privato quali terrazzi e giardini, anche condominiali. Si tratta &#8211; sostiene la Coldiretti- di una misura importante per favorire la diffusione di parchi e giardini in citta&#8217; capaci di catturare le polveri e di ridurre il livello di inquinamento&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/01/27/smog-soffoca-le-citta/">Smog soffoca le città</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Save the Children, 250mila bambini nelle città assediate, malati, costretti alla fame</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/03/09/90913/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2016 11:11:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[assedio]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>
		<category><![CDATA[siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono almeno 250mila i bambini che vivono nelle aree assediate della Siria, il 46,6% delle vittime in queste zone sono bambini al di sotto dei 14 anni. I bambini vivono privi di tutto, sono gravemente malnutriti perché costretti a mangiare cibo per animali o foglie, muoiono perché non hanno accesso a medicinali che si trovano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/09/90913/">Save the Children, 250mila bambini nelle città assediate, malati, costretti alla fame</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono almeno 250mila i bambini che vivono nelle aree assediate della<strong> Siria</strong>, il 46,6% delle vittime in queste zone sono bambini al di sotto dei 14 anni. I bambini vivono privi di tutto, sono gravemente malnutriti perché costretti a mangiare cibo per animali o foglie, muoiono perché non hanno accesso a medicinali che si trovano soltanto dall’altro lato dei checkpoint, in zone in cui meno dell’1% della popolazione è riuscita a ricevere aiuti alimentari e solo il 3% ha ricevuto assistenza sanitaria. Bambini che vagano in cerca di qualcosa da bruciare per scaldarsi e resistere al gelo dell’inverno, terrorizzati dai bombardamenti e dalle tremende violenze a cui assistono. Tanti i bambini arruolati, alcuni di soli 8 anni. Nel solo 2015, il 22% dei bombardamenti aerei è avvenuto su aree assediate, dove si registra un aumento nell’uso della droga da parte dei giovanissimi, nonché degli abusi sessuali su adolescenti e dei matrimoni precoci.</p>
<p>“Le immagini del bambino che muore di fame a<strong> Madaya</strong> nel gennaio scorso hanno scosso il mondo, ma lontano dalle macchine fotografiche ci sono molte comunità che stanno vivendo la stessa situazione e la stessa disperazione”, afferma Valerio Neri. “I bambini stanno morendo per mancanza di cibo, di medicine o per cause assurde come l’ingestione accidentale di veleni mentre scavano alla ricerca di qualcosa da mangiare. E a pochi chilometri da loro ci sono magazzini colmi di aiuti. I bambini vivono in vere e proprie prigioni a cielo aperto, dove i cecchini sparano a chiunque tenti di scappare. Sono tagliati fuori dal mondo, insieme alle loro famiglie e circondati da gruppi armati che utilizzano l’assedio ai civili come arma di guerra. Questi bambini stanno pagando il prezzo dell’immobilismo del mondo”. Questa la denuncia lanciata da Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children, l’Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e tutelarne i diritti, che dal 2013 lavora all’interno delle città assediate della Siria, attraverso organizzazioni partner.</p>
<p>Per questo, a cinque anni dall’inizio del conflitto in Siria, <strong>Save the Children</strong> lancia il rapporto “<em>Childhood under siege </em>– Infanzia sotto assedio”. Basato sulle testimonianze di coloro che sono ancora all’interno delle aree assediate e di chi è riuscito a scappare nei Paesi confinanti, il rapporto denuncia la condizione in cui sono costretti a vivere i bambini e le loro famiglie, a cui è interdetto l’accesso a cibo, medicine, carburante e a tutti i beni necessari per sopravvivere.</p>
<p>Dall’inizio della guerra in Siria sono 6,6 milioni le persone sfollate all’interno del Paese e 4,7 milioni quelle che sono fuggite nei Paesi confinanti e in Europa. Si stima che i morti siano tra i 250mila e i 400mila. L’assedio ai civili è diventata una tattica di guerra dall’inizio del 2011, quando a Dara’a il governo decise di privare la popolazione di elettricità, acqua e cibo per 11 giorni. Da allora il numero delle città e delle aree assediate continua ad aumentare.</p>
<p><strong>Morire per la mancanza di dottori e medicine</strong></p>
<p>Nella città assediata di Moadamiyeh, pochi chilometri a sud-ovest di Damasco, i medici non hanno più flebo per i neonati e sono costretti ad utilizzare le sacche per i cateteri. Molte vite sono state salvate, ma tre neonati sono morti a causa di un’infezione. Questo tipo di situazioni sono ormai all’ordine del giorno nelle città assediate, dove gli ospedali e le cliniche sono quotidianamente sotto bersaglio e le medicine salvavita non arrivano. I medici operano con i mezzi che hanno, alla luce delle candele e utilizzando vecchi tubi per l’acqua come tubi per la ventilazione. Le famiglie vagano per le strade cercando scarti di lenzuola o vestiti abbandonati che fanno poi bollire, nel tentativo di sterilizzarli, per utilizzarli come bende. Anche i pochi medicinali che arrivano all’interno delle città sono stati per ore sotto il sole fermi ai checkpoint e non possono essere conservati al fresco per mancanza di energia elettrica, risultando spesso inutilizzabili: la principale conseguenza è che i bambini non possono essere vaccinati per le malattie prevenibili.</p>
<p>“Molti bambini sono morti a causa della rabbia; le malattie della pelle e dell’apparato digerente sono diffusissime perché è stata interrotta la fornitura dell’acqua e le persone utilizzano quella che trovano nei pozzi di superficie, spesso inquinata dai liquami. I bambini in particolare soffrono di infezioni e infiammazioni respiratorie causate dal fumo delle esplosioni”, racconta un medico che lavora nell’est di Ghouta.</p>
<p>Oltre a non avere accesso alle cure mediche, gli abitanti delle aree assediate non possono lasciarle per andare a farsi curare fuori. A Madaya più di 400 persone avevano bisogno di essere trasferiti per motivi medici, ma solo 37 hanno ottenuto il permesso. Negli ultimi mesi, almeno 17 persone dializzate a nord di Homs non hanno avuto il premesso di raggiungere la città per curarsi: questi pazienti sono tra i più a rischio se interrompono il trattamento, insieme ai pazienti diabetici che non hanno a disposizione l’insulina.</p>
<p>“I medici non possono effettuare trasfusioni perché mancano le sacche per il sangue. A un mio amico hanno dovuto amputare una gamba perché non avevano il materiale necessario a curarla. Un bambino ha perso entrambi gli occhi perché mancavano gli strumenti per estrarre le schegge. Tutto questo poteva essere evitato se avessero avuto a disposizione le attrezzature necessarie”, testimonia un operatore umanitario.</p>
<p>In Siria, molti medici sono stati uccisi o arrestati o sfollati, anche se sono molti quelli che hanno scelto di restare nel Paese. Spesso, al posto dei dottori, sono i volontari a operare: in alcuni casi l’unico medico è il veterinario e in città come Moadamiyeh, che conta 45mila abitanti, ci sono solo otto medici, che prima del conflitto facevano i dentisti. Nonostante questi uomini e donne facciano del loro meglio per curare i pazienti, la mancanza di formazione adeguata può avere gravi conseguenze, soprattutto per i bambini che soffrono di malnutrizione e che rischiano di perdere la vita per ipoglicemia, ipotermia, arresto cardiaco da iper-idratazione o per infezioni che non vengono notate.</p>
<p><strong>Bambini malnutriti ovunque</strong></p>
<p>La fame nelle aree assediate non ha altra causa che la volontà umana: gli alimenti di base sono spesso disponibili a pochi chilometri dai checkpoint, ma non possono essere portati all’interno. Gli abitanti di Yarmouk raccontano che le persone sopravvivono con una cucchiaiata di miele al giorno e qui, a metà del 2015, il 40% dei bambini soffriva di malnutrizione. A Deir Ezzor, la maggior parte della popolazione sopravvive a pane e acqua e molti bambini si nutrono regolarmente di mangimi per animali e foglie. Alcuni insegnanti delle aree rurali di Damasco raccontano che i bambini svengono a scuola perché non mangiano da giorni. “Molti bambini non hanno mai visto una mela o una pera. Non hanno mai assaggiato un pollo e non mangiano verdura da un mese. Vagano stravolti dalla fame”, racconta un operatore.</p>
<p>I neonati corrono rischi fortissimi: nelle aree assediate, dove il cibo scarseggia, l’allattamento al seno (che già prima del conflitto era diffuso in via esclusiva per i primi 6 mesi solo nel 44% dei casi) potrebbe salvare la vita a molti bambini, consentendo anche di prevenire infezioni, ma le condizioni di salute delle madri sono molto precarie. “La situazione per le madri che allattano è terribile e spesso le donne non hanno latte a sufficienza per i bambini perché non mangiano abbastanza e così peggiora la salute sia delle madri che dei bambini”, testimonia una mamma nel nord di Homs.</p>
<p>A ottobre 2015, le Nazioni Unite hanno potuto distribuire cibo solo a 10.500 persone, meno del 2% di coloro che vivono sotto assedio, ma anche per i pochi che hanno accesso agli aiuti, le razioni non sono comunque sufficienti: secondo uno studio fatto da organizzazioni locali sulla base delle distribuzioni delle Nazioni Unite a Madaya, le quantità distribuite per ogni persona e che dovrebbero servire per un mese, equivalgono a 14.079 calorie, ovvero 470 calorie al giorno. Meno di un quarto di quanto sarebbero raccomandate dagli standard minimi di assistenza durante le crisi umanitarie.</p>
<p><strong>L’accesso degli aiuti alle aree assediate</strong></p>
<p>Nel 2015 meno del 10% delle richieste di accesso alle aree assediate da parte delle Nazioni Unite ha avuto esito positivo e alcune aree ricevono aiuti solo una volta l’anno, altre anche meno. La popolazione di Darayya, ad esempio, non riceve aiuti dall’ottobre del 2012. Nonostante il miglioramento a seguito delle disposizioni dell’International Syria Support Group, i convogli diretti a molte delle aree con più urgente necessità di aiuti non sono stati ancora autorizzati a entrare e non c’è alcuna garanzia che i piccoli passi in avanti nell’accesso siano mantenuti. Ci sono casi in cui, anche se l’ingresso degli aiuti viene approvato, questi ultimi non raggiungono le persone che ne avrebbero più bisogno. È il caso ad esempio di Moadamiyeh, dove a gennaio 2016 la richiesta di ingresso dei convogli è stata autorizzata a condizione che i carichi venissero lasciati al confine della città in un’area controllata. Le Nazioni Unite si sono rifiutate di accettare queste condizioni, ma alcune agenzie hanno lasciato ugualmente gli aiuti e secondo le testimonianze raccolte, la maggior parte delle persone non vi ha avuto accesso, perché non sono state autorizzate a superare il checkpoint. Quando invece nel luglio scorso le Nazioni Unite ottennero il permesso di far entrare i convogli a Douma per la prima volta dopo 18 mesi, vennero sequestrati antibiotici e altri medicinali necessari al trattamento delle infezioni. Secondo quanto riportato da alcune organizzazioni locali, i checkpoint sarebbero infatti dotati di apparecchiature che individuano qualunque tipo di medicina liquida per evitare che possano entrare nelle città assediate.</p>
<p>“L’accesso per le organizzazioni umanitarie a queste aree è di fatto inesistente e si è fortemente ridotto negli ultimi anni. Meno dell’1% della popolazione delle aree assediate riceve aiuti alimentari dalle Nazioni Unite e solo il 3% ha ricevuto assistenza sanitaria”, spiega Valerio Neri. “A dicembre dello scorso anno gli unici aiuti che le Nazioni Unite sono state in grado di consegnare sono stati libri di testo per 2.661 bambini. L’ingresso alle aree assediate dopo il via libera del febbraio 2016 ha consentito alle popolazioni di ricevere solo una piccola parte degli aiuti di cui avrebbero bisogno, poiché di fatto alcune medicine vitali, carburante e alimenti ad alto contenuto nutrizionale non possono ancora entrare con i convogli. Nonostante i rischi e le difficoltà, le organizzazioni siriane stanno lavorando con le comunità locali per portare aiuto laddove è possibile e anche Save the Children, attraverso i suoi partner, sta facendo di tutto per aiutare le popolazioni. Dobbiamo però dire che la maggior parte delle famiglie e dei bambini restano esclusi dagli aiuti”.</p>
<p><strong>Educazione, la “generazione perduta”</strong></p>
<p>Nel disperato tentativo di trovare cibo e medicine, l’esigenza dell’istruzione è spesso messa in secondo piano. La distruzione del sistema educativo rischia invece di creare una “generazione perduta” nelle aree assediate della Siria, in alcune delle quali più della metà dei bambini non frequenta la scuola per mancanza di strutture o problemi di sicurezza. Negli ultimi quattro anni, una scuola su quattro è stata attaccata (per un totale di 4.000 scuole attaccate) e un insegnante su cinque è stato ucciso. Sono 2,8 milioni i bambini che non vanno a scuola, eppure prima del conflitto la Siria aveva un tasso di iscrizione a scuola del 99%. Anche molti di coloro che invece vanno a scuola, fanno lunghe assenze di mesi o addirittura anni a causa degli spostamenti e dei bombardamenti delle scuole.</p>
<p>“Nelle zone assediate ci sono ospedali, cliniche ma anche fabbriche e scuole che operano come meglio possono in scantinati nella speranza di proteggersi dai bombardamenti”, spiega Valerio Neri. “C’è addirittura una scuola in cui gli insegnanti hanno cominciato a tenere lezioni sotto terra, dopo che era stata colpita per ben due volte dai missili, che oggi è frequentata da 1.300 bambini, la maggior parte dei quali orfani”.</p>
<p><strong>“Non ci sono più bambini, ma solo piccoli adulti”</strong></p>
<p>Nel solo 2015, il 22% dei bombardamenti aerei è avvenuto su aree assediate, infestate da barili-bomba, mine e cecchini. I luoghi dove i bambini dovrebbero sentirsi al sicuro, come la scuola o i parchi giochi, si trasformano in luoghi di morte. Quasi tutti i genitori raccontano che i bambini hanno cominciato ad avere comportamenti aggressivi legati a sentimenti di rabbia e paura, molti si isolano e non vogliono uscire di casa per il terrore dei bombardamenti. Alcuni di questi comportamenti sono acuiti anche dalle conseguenze della malnutrizione. “Qui non ci sono più bambini, ma solo piccoli adulti”, dice una mamma nell’est di Ghouta.</p>
<p>Molti bambini, a causa della povertà o della morte dei genitori, si devono prendere responsabilità che spetterebbero agli adulti e sono obbligati ad andare al lavoro o a rovistare per le strade in cerca di qualcosa che si possa vendere o mangiare. Molti passano le giornate a raccogliere pezzi di legno o plastica da bruciare e sono stati riportati casi di bambini rapiti mentre svolgevano queste attività. Gli operatori umanitari segnalano un incremento nell’uso delle droghe da parte dei giovanissimi e degli abusi sessuali su adolescenti. Si registra un incremento anche dei casi di matrimoni precoci, soprattutto quando i genitori sono scomparsi o non sono più in grado di occuparsi dei figli.</p>
<p>I gruppi armati approfittano della disperazione dei bambini e li reclutano per andare a combattere sulla linea del fronte, perché per loro è l’unico modo di avere garantito un pasto al giorno. Alcuni gruppi armati pagano fino a 150 dollari al mese, altri solo 50 dollari. “Al compimento dei 12 anni hanno già chi fa loro pressione per impugnare una pistola e combattere”, racconta un operatore umanitario. In alcune aree i bambini vengono reclutati già a otto anni.</p>
<p>“Tutto questo è troppo. Dopo quasi cinque anni di conflitto in Siria è necessario porre fine agli assedi”, conclude Valerio Neri. “Per questo chiediamo che venga consentito immediatamente l’accesso libero e permanente agli aiuti umanitari e che cessino gli attacchi su scuole, ospedali e infrastrutture civili vitali”. Save the Children chiede inoltre ai leader mondiali che la distribuzione di aiuti umanitari non sia legata agli accordi di pace e che non venga utilizzata come merce di scambio nei negoziati politici.</p>
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<p>Save the Children lavora grazie a partner locali nelle aree assediate e in altre difficilmente raggiungibili dal 2013, attraverso la distribuzione di cibo alle famiglie più vulnerabili, la riparazione dei sistemi idrici e la fornitura di kit igienici. L’intervento vuole inoltre sostenere il percorso educativo dei più piccoli e offrire spazi a misura di bambino dove questi possono giocare, ritrovare serenità e ricevere sostegno psicologico. Le organizzazioni partner di Save the Children sono riuscite a raggiungere più di 500mila bambini nelle aree assediate e più lontane.</p>
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