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	<title>sisma abruzzo Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Giuliani: l&#8217;immutabilità del dramma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 07:51:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[luisa stifani]]></category>
		<category><![CDATA[precursore sismico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Luoghi identici, dinamiche identiche, persino identiche le parole dei canti che in “trincea” si sono ritrovati a raccontare i disastri. È così che Giampaolo Giuliani nel suo libro “L&#8217;Aquila 2009 – la mia verità sul terremoto”, descrive la storia di un disastro annunciato. La sismologia storica nell&#8217;aquilano racconta di fenomeni tellurici che si sono avvicendati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/12/16/giuliani-limmutabilita-del-dramma/">Giuliani: l&#8217;immutabilità del dramma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-769" title="giuliani" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2009/12/giuliani.jpg" alt="giuliani" width="172" height="189" />Luoghi identici, dinamiche identiche, persino identiche le parole dei canti che in “trincea” si sono ritrovati a raccontare i disastri. È così che Giampaolo Giuliani nel suo libro “L&#8217;Aquila 2009 – la mia verità sul terremoto”, descrive la storia di un disastro annunciato. <span id="more-768"></span>La sismologia storica nell&#8217;aquilano racconta di fenomeni tellurici che si sono avvicendati negli anni con sconcertante periodicità. Il territorio aquilano è una delle aree a maggiore rischio sismico e da millenni è una corsa ad ostacoli.<br />
Il terremoto, per la scienza ufficiale, resta un dramma imprevedibile ed immutabile ma non per Giampaolo Giuliani che nell&#8217;indifferenza generale del sisma del 6 aprile aveva previsto con esattezza e intensità la tragedia. Giuliani risponde ad alcune domande sui molti dubbi che ancora persistono.<br />
<strong>Il suo libro sta riscuotendo interesse, finalmente, leggendolo si capiscono le verità del sisma devastante che il 6 aprile ha reso L&#8217;Aquila una città fantasma. Quali furono i suoi pensieri subito dopo il terremoto?<br />
Quale errore non rifarebbe potendo tornare indietro?<br />
</strong>Ho pensato subito che la città era stata distrutta e che ci sarebbero state sicuramente delle vittime. Quello di fidarmi delle istituzioni. Benché allertate non hanno tenuto conto dell’allarme. Quello di non avvisare tutta la popolazione, nonostante la ventilata minaccia di arresto che avevo ricevuto, se lo avessi fatto. Ciononostante ho cercato di avvertire quanti più fosse possibile via telefono.<br />
<strong>Come giudica il comportamento delle autorità locali in questa esperienza?<br />
</strong>Pessimo. Tra le dichiarazioni del prima, del durante e del dopo, ci si può rendere conto dei gravi errori commessi da chi doveva attendere all’incolumità dei cittadini. Da almeno 10 giorni prima del forte terremoto parte della popolazione trascorreva le notti all’addiaccio, non è stato dato loro alcun riferimento o sostegno fisico e morale.<br />
<strong>Ad otto mesi dal sisma, la terra non ferma la sua agitazione, se la storia insegna davvero, fra quanto e dove dobbiamo attenderci un altro 6 aprile?<br />
</strong>La mia ricerca permette di poter prevedere eventi sismici di piccola, media e grande intensità solo con 6- 24 ore in anticipo sull’evento. Al momento in cui parliamo, siamo ancora interessati sul tutto il bacino dell’aquilano da una alta sequenza sismica strumentale, 30-40 scosse, per giorno, di magnitudo non rilevabile dalla popolazione, che comunque rappresentano una situazione ancora delicata.<br />
Bisognerà attendere diversi mesi prima di poterci considerare fuori da ogni pericolo. Il territorio sismogenetico del bacino aquilano è piuttosto ampio, presenta un raggio d’azione pari a circa 25 – 30 km di raggio, con centro L’Aquila.<br />
Un eventuale colpo di coda, nell’eventualità dovessimo rientrare nella statistica storica, potrebbe essere un qualsiasi epicentro entro il raggio d’azione considerato.<br />
<strong></strong><strong>Il lago di Sinizzo ha cambiato visibilmente la sua morfologia. Gli abitanti di Villa S.Angelo e San Demetrio riferiscono di boati e scosse continue.<br />
Cosa realmente sta accadendo? Perché tanto riserbo su questo fenomeno? Secondo lei la zona andrebbe evacuata?<br />
</strong>Gli ultimi episodi di scosse strumentali che osserviamo, in buona percentuale riguardano appunto il territorio compreso tra Ocre, Paganica, San Demetrio, Poggio Picenze, Villa Sant’Angelo e Prata D’Ansidonia. I boati che lamenta la popolazione, trovano riscontro negli eventi strumentali che giornalmente vengono registrati dai sismografi. Sono abbastanza superficiali ed udibili anche se d’intensità bassa. Sono caratteristici del tipo di crosta terrestre e dello spessore che questa presenta nel basso Aterno e del tipo di faglie caratteristiche di quella zona. Non c’è nessun segreto. È una zona ad alto rischio sismico come tutto il bacino dell’aquilano, che dal centro della città si estende per un raggio di 20/25 km, questo non vuol dire che la zona va evacuata ma va semplicemente messa in sicurezza. Va fatta un’attenta microzonazione su tutto il territorio. <strong><br />
Sulle calamità naturali c&#8217;è un grande richiamo di interesse economico. Pur tra pericoli di infiltrazioni mafiose, corruzione politica, la ricostruzione per viabilità, scuole e progetto C.A.S.E. procede a ritmi serrati. Come giudica questa fase?<br />
</strong>Credo per la prima volta, nella storia dei terremoti italiani, la ricostruzione, l’attenzione, l’aiuto alla popolazione, l’interesse per la riprogrammazione e lo sviluppo sia stato più veloce del terremoto stesso.<br />
Si è pensato alla ricostruzione ad alto livello prima ancora che la Terra smettesse di tremare.<br />
È una fase delicatissima.<br />
La rapidità d’inizio dei lavori ha colto di sorpresa gli stessi ambienti malavitosi che in altre circostanze hanno avuto modo di lucrare sulla pelle della povera gente. Vien quasi da pensare che la troppa efficienza, sia stata studiata meticolosamente a tavolino, da tempi non sospetti.<br />
Ripeto, una strategia perfetta per cogliere di sorpresa tutti: politici, corruzione, mafiosi, speculatori e sciacalli sempre pronti a rimestare tra le macerie.</p>
<p style="text-align: right;">Luisa Stifani</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #888888;">Estratto da Portfoliomagazine.it</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #888888;">©Riproduzione Riservata</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><em>Foto per gentile concessione di M. Olivieri</em></span></p>
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		<title>L&#8217;Aquila invasa dalla neve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 09:32:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[neve a l'aquila]]></category>
		<category><![CDATA[neve dopo terremoto]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-691" title="l'aquila neve" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2009/12/laquila-neve-300x199.jpg" alt="l'aquila neve" width="300" height="199" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/12/laquila-neve-300x199.jpg 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/12/laquila-neve.jpg 550w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Anche quest&#8217;anno l&#8217;Aquila si è svegliata sotto una coperta di neve, la prima dall&#8217;inizio della stagione. Nel capoluogo le strade non causano particolari difficoltà, rallentamenti nelle aree più trafficate. <span id="more-690"></span>La neve ha ricoperto tutte le piazze e i campi dove fino a qualche settimana fà venivano ospitati numerosi sfollati. Disaggi nei comuni limitrofi dove numerosi veicoli hanno registrato difficoltà nelle strade di montagna.<br />
A causa delle precipitazioni nevose a l&#8217;Aquila il comune ha deciso che tutte le scuole resteranno chiuse per la giornata di oggi.</p>
<p>[nggallery id=16]</p>
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		<title>Giampaolo Giuliani: DIFFIDARE DA FALSI INFORMATORI</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 14:59:07 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/12/02/giampaolo-giuliani-diffidare-da-falsi-informatori/">Giampaolo Giuliani: DIFFIDARE DA FALSI INFORMATORI</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-459" title="Giuliani" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2009/12/Giuliani-300x300.gif" alt="Giuliani" width="300" height="300" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/12/Giuliani-300x300.gif 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/12/Giuliani-150x150.gif 150w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/12/Giuliani.gif 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il ricercatore aquilano Giampaolo Giuliani rende noto il fatto che qualunque tipo di comunicazione veritiera e che proviene direttamente da lui, verrà emanata da questo momento in poi solo ed esclusivamente dal suo staff formato dai collaboratori più vicini e dal suo personale ufficio stampa. <span id="more-475"></span>Ogni notizia riguardante direttamente Giuliani sarà resa pubblica prima alle autorità competenti, poi alla stampa ufficiale e in seguito negli ambienti web a lui dedicati, fra cui il suo personale profilo di Facebook. Qualunque altra fonte sarà considerata non attendibile compresi i gruppi web nei social network a lui dedicati, compresi i siti e i blog che portano illegittimamente il suo nome e che millantano notizie dell’ultim’ora da lui proferite comprese le “catene di sms” e le voci messe in giro da ignoti, saranno considerati fin da questo istante alla stregua di insulsa ciarlataneria. Pertanto vengono ufficialmente diffidati dall’emanare informazioni riguardanti Giuliani, tutti coloro che non hanno con lui un rapporto diretto di stretta collaborazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/12/02/giampaolo-giuliani-diffidare-da-falsi-informatori/">Giampaolo Giuliani: DIFFIDARE DA FALSI INFORMATORI</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>“ALLERTA 3”: Cosa significa?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 14:41:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[sisma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa mattina il ricercatore aquilano Giampaolo Giuliani attraverso una intervista rilasciata al sito Prima da noi, ha chiaramente dichiarato che l’evento sismico di cui siamo attualmente interessati, non potrà almeno per ora superare la soglia di scosse pari ad una magnitudo di 3.5 su scala Richter. Pertanto la dicitura da lui stesso utilizzata di “Allerta 3” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/12/01/%e2%80%9callerta-3%e2%80%9d-cosa-significa/">“ALLERTA 3”: Cosa significa?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-459" title="Giuliani" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2009/12/Giuliani-300x300.gif" alt="Giuliani" width="300" height="300" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/12/Giuliani-300x300.gif 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/12/Giuliani-150x150.gif 150w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/12/Giuliani.gif 400w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Questa mattina il ricercatore aquilano Giampaolo Giuliani attraverso una intervista rilasciata al sito Prima da noi, ha chiaramente dichiarato che l’evento sismico di cui siamo attualmente interessati, non potrà almeno per ora superare la soglia di scosse pari ad una magnitudo di 3.5 su scala Richter.<span id="more-458"></span> Pertanto la dicitura da lui stesso utilizzata di “Allerta 3” sta a significare che si potranno verificare delle scosse telluriche udibili dalla popolazione e null’altro. E’ evidente quindi il fatto che non siamo di fronte ad un allarme catastrofico, né tanto meno dinanzi ad una piatta tranquillità rispetto all’attività sismica. Sono dunque egualmente da confutare entrambe queste versioni che probabilmente sono state emanate a seguito delle dichiarazioni Giuliani. Non sono quindi giustificati comportamenti allarmistici da parte di enti, media o persone. La dichiarazione di Giuliani è stata chiara e lampante e non lascia adito dunque ad altre interpretazioni. Ci si augura per il prossimo futuro che non vengano emanate ulteriori informazioni erronee o volutamente travisate a nome del ricercatore ed è doveroso ricordare a tutti che qualunque comunicazione da parte di Giampaolo Giuliani sarà operata solo ed esclusivamente sotto suo preciso suggerimento e dal suo ufficio stampa personale presso gli organi d’informazione. Qualora la situazione dovesse malauguratamente precipitare sarà cura di Giuliani e del suo staff di collaboratori di emanare esatte ed inconfutabili informazioni a riguardo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/12/01/%e2%80%9callerta-3%e2%80%9d-cosa-significa/">“ALLERTA 3”: Cosa significa?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Aquila &#8211;  La terra ricomincia a tremare</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2009/11/30/laquila-la-terra-ricomincia-a-tremare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 08:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[sisma abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Aquila, 30 Nov 2009 &#8211; Una scossa di terremoto e’ stata avvertita dalla popolazione nella provincia di L’Aquila. L’evento sismico e’ stato registrato alle ore 21,11 ed ha avuto una magnitudo locale di 3.2. Le localita’ prossime all’epicentro &#8211; riferisce una nota della Protezione civile &#8211; sono Poggio Picense, Fossa e Sant’Eusanio Forconese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/11/30/laquila-la-terra-ricomincia-a-tremare/">L&#8217;Aquila &#8211;  La terra ricomincia a tremare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-436" title="sisma-300x300" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2009/11/sisma-300x300.jpg" alt="sisma-300x300" width="300" height="300" />L’Aquila, 30 Nov 2009 &#8211; Una scossa di terremoto e’ stata avvertita dalla popolazione nella provincia di L’Aquila. <span id="more-437"></span>L’evento sismico e’ stato registrato alle ore 21,11 ed ha avuto una magnitudo locale di 3.2. Le localita’ prossime all’epicentro &#8211; riferisce una nota della Protezione civile &#8211; sono Poggio Picense, Fossa e Sant’Eusanio Forconese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/11/30/laquila-la-terra-ricomincia-a-tremare/">L&#8217;Aquila &#8211;  La terra ricomincia a tremare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Azzurri in visita a L’Aquila</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2009/11/12/azzurri-in-visita-a-l%e2%80%99aquila/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 08:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[impronta l'aquila]]></category>
		<category><![CDATA[nazionale a l'aquila]]></category>
		<category><![CDATA[sisma abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giovedì 12 novembre allenamento a porte aperte per la Nazionale italiana di calcio che sarà all&#8217;Aquila, allo Stadio Comunale Tommaso Fattori, in segno di solidarietà con le popolazioni colpite dal terremoto dello scorso 6 aprile. Dopo l’allenamento, previsto per le 11.00, gli azzurri visiteranno il centro storico dell&#8217;Aquila e i cittadini che vivono in una delle aree del progetto C.A.S.E. I giocatori pranzeranno alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/11/12/azzurri-in-visita-a-l%e2%80%99aquila/">Azzurri in visita a L’Aquila</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-84" title="Buffon_face" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2009/11/Buffon_face-213x300.jpg" alt="Buffon_face" width="213" height="300" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/11/Buffon_face-213x300.jpg 213w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/11/Buffon_face.jpg 356w" sizes="auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px" />Giovedì 12 novembre allenamento a porte aperte per la Nazionale italiana di calcio che sarà all&#8217;Aquila, allo Stadio Comunale Tommaso Fattori, in segno di solidarietà con le popolazioni colpite dal terremoto dello scorso 6 aprile.<br />
<span id="more-83"></span>Dopo l’allenamento, previsto per le 11.00, gli azzurri visiteranno il centro storico dell&#8217;Aquila e i cittadini che vivono in una delle aree del <a href="http://www.protezionecivile.it/cms/view.php?dir_pk=395&amp;cms_pk=16397">progetto C.A.S.E</a>. I giocatori pranzeranno alla Scuola della Guardia di Finanza di Coppito insieme alle famiglie al momento ospitate negli edifici della caserma. Infine, incontreranno gli studenti e i ragazzi delle scuole calcio abruzzesi nell&#8217;Auditorium.</p>
<p>In occasione dell’allenamento della Nazionale Italiana di calcio è stato attivato un apposito servizio di navette che affiancherà il regolare servizio delle linee bus urbane ed extra-urbane. Le navette saranno attive dalle ore 09.00 alle ore 10.30 e dalle ore 12.00 alle ore 12.45 e partiranno da: </p>
<p> </p>
<table style="border-collapse: collapse;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="3" width="100%" bordercolor="#000000">
<tbody>
<tr>
<td width="100%" valign="top" bgcolor="#ffff99">&#8211; parcheggio IPERSTORE GS – TRONY in Via Francesco Savini (100 posti auto)<br />
&#8211; parcheggio a 3 terrazze in Via Francesco Savini angolo SS. 17 Bis (150 posti auto)<br />
&#8211; area privata in Via Francesco Savini, altezza numero civico 15 (100 posti auto)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<p>Per l’occasione sarà possibile parcheggiare anche:</p>
<p> </p>
<table style="border-collapse: collapse;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="3" width="100%" bordercolor="#000000">
<tbody>
<tr>
<td width="100%" valign="top" bgcolor="#ffff99">&#8211; lungo Via Aldo Moro e Via della Crocetta, servite dal servizio navetta (100 posti auto ca.);<br />
&#8211; lungo Via Duca degli Abruzzi, Via Nizza e Piazzale Medaglie d’Oro che si trovano nelle immediate vicinanze dello Stadio (150 posti auto ca.);<br />
&#8211; presso il nucleo industriale di Bazzano dove, utilizzando da Via dell’Industria le linee dell’AMA nn. 76 e 81, sarà possibile arrivare in prossimità dello Stadio (500 posti auto ca.).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<p style="text-align: right;">Da: protezionecivile.it</p>
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		<title>San Martino e il tradimento nella Storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 12:06:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[impronta l'aquila]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Facciolini]]></category>
		<category><![CDATA[san martino]]></category>
		<category><![CDATA[sisma abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Nicola Facciolini Circola in città tra i giovani un brocardo, che non condivido affatto, ma che illumina perfettamente l’atmosfera davvero difficile di una larga fetta della nostra generazione, forse specchio della crisi economica e sociale dei nostri tempi. “Di un teraman non ti fidar se in cielo vuoi andar”. Singolare è la coincidenza con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/11/11/33/">San Martino e il tradimento nella Storia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-32" title="san Martino" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2009/11/san-Martino-300x197.jpg" alt="san Martino" width="300" height="197" /></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify">Di Nicola Facciolini</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify">Circola in città tra i giovani un brocardo, che non condivido affatto, ma che illumina perfettamente l’atmosfera davvero difficile di una larga fetta della nostra generazione, forse specchio della crisi economica e sociale dei nostri tempi. “<em>Di un teraman non ti fidar se in cielo vuoi andar</em>”. Singolare è la coincidenza con san Martino, la tradizionale festa laica dei “cornuti”, ossia dei traditi. Stasera 11 novembre in molti paesi, anche in Abruzzo, si rinnova lo storico appuntamento con la “Processione dei cornuti”: <span id="more-33"></span>si formerà una processione in cui sfilano le varie “corna” portate sul cappello o montate su aste e addobbate ad arte. Protagonista è il portatore della “reliquia” che viene consegnata all’ultimo degli sposati di quest’anno, il quale poi la porterà in mano per tutto il corteo. Al momento della consegna sul suo capo vengono messe anche le corna, inevitabile rischio di ogni unione. La festa religiosa, grazie a Dio, richiama ben altri valori oggi perduti in Italia tra gli “scattolici”. A san Martino di Tours (vescovo), patrono dei mendicanti, ben 4mila chiese sono dedicate in Francia e del suo nome si fregiano migliaia di paesi e villaggi in Italia, in Europa e nelle Americhe (<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/25050"><span style="font-size: x-small;">www.santiebeati.it/dettaglio/25050</span></a></span></span>). Famoso è anche il santo domenicano san Martino De Porres, celebrato qualche giorno fa, la cui storia altrettanto singolare merita un altro articolo.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify">“Conosci te stesso”: suprema massima etica. Se abbiamo imparato come persone a perdonare chi ci tradisce (almeno sul piano morale ed etico) allora abbiamo capito come salvare la nostra civiltà: l’importante è spezzare la catena del male e dell’odio che ammorba il mondo come un virus letale. Giustizia è carità ma anche verità. Per questo non sarà la pillola del “giorno dopo” o del “giorno prima”, in grado di uccidere una vita, tante vite, milioni e milioni (ma anche la Maternità e la Paternità di un intero pianeta), nella falsa convinzione mentale di poter salvare le coscienze dalla fine che prima o poi attende fisicamente ognuno di noi (la suprema giusta <em>livella</em>), a dire l’ultima parola sul destino della specie umana. Nell’antichità empio crimine meritevole di sentenza capitale, il tradimento, di qualunque natura esso sia, attraversa la storia e le culture con profonde ramificazioni e radici antiche. Adamo, dopo la donna Eva, ruppe i patti con il Signore Dio, precipitando l’umanità nel peccato originale a cui Gesù rimedia nella sua <em>Passio</em> attraverso l’infedeltà di Giuda, antonomasia del traditore. Gesù, risorgendo dai morti, così libera dal peccato l’umanità, insegnando a tutti la misericordia e il perdono senza limiti: questo è il cuore della legge, perdonare sempre, non condannare. Siete stati traditi? Perdonate, perdonate, perdonate. Sembrerà un’ovvietà ma invece non lo è, perché il tradimento continua a proliferare nella vita politica e allunga la sua ombra inquietante sulla quotidianità, non risparmiando la sfera dei sentimenti più puri di chi è in buona fede, infettando la società, la famiglia e la cultura di ogni tempo. Per la Chiesa il tradimento resta peccato grave. Nella Rivoluzione d’Ottobre di sovietica memoria, i traditori venivano giudicati politicamente e, nella maggior parte dei casi, la sentenza la conoscete: il gulag in Siberia nella migliore delle ipotesi. Nel codice penale di ogni stato vi lascio solo immaginare, senza parlare dell’alto tradimento delle leggi, dell’ordine, della sicurezza e dei segreti di stato. Il traditore, figura esecrata, si ammanta ancora oggi di un fascino ambiguo per la potenza del suo <em>segreto oscuro</em> che custodisce: il gioco coperto e pericoloso che conduce con astuzia e abilità teatrali fin quasi sulla soglia della follia. Lo scrittore cattolico Manzoni coglie con drammaticità la diffusione generalizzata del tradimento nella storia, lo sviamento che crea nei disegni stabiliti dall’alto. Pronto a usarlo quale strumento estetico di svolta nelle narrazioni, il tradimento si confronta soprattutto con la sua portata morale. Manzoni crea così, affondando il bisturi letterario dell’analisi, figure complesse di traditori in trame ambigue, cercandovi con fatica una via d’uscita che ristabilisca l’ordine violato. Per capirne di più consigliamo la lettura del libro: “<em>L&#8217;ordine violato. Il tradimento nell&#8217;opera di Alessandro Manzoni</em>” di Alberto Volpi (Stile Editrice, 2008). Oggi l’accusa peggiore che un calciatore può ricevere dal tifoso, è quella di tradimento della bandiera. Nella politica il tradimento è puro esercizio dialettico ordinario, giustificato dai passacarte di turno. Non c’è nulla di più esecrabile che tradire un giovane nei suoi principi più sacri. Internet è uno sfarfallio di notizie e contributi utili a farsi un’idea di che cos’è il tradimento nella nostra società occidentale sempre più minata alla sue fondamenta. Nel web il “bestiario” è servito. Colpisce davvero il diverso peso che ha l’idea di chi tradisce rispetto a quella di chi è tradito. Il tradimento può scatenare in chi lo patisce le peggiori reazioni dell’istinto di sopravvivenza: chi tradisce minimizza, chi è tradito ingigantisce; chi tradisce è reticente, chi è tradito brama di insana curiosità; chi tradisce non si rende conto del male che fa, chi è tradito crede che peggio non possa capitare. Tutti gli umani, prima o poi, chi più chi meno, sono traditi o traditori. Per natura. Vale anche il vecchio proverbio che ad ogni traditore si accompagna una traditrice. Qualcuno penserà che non sia vero o che non se ne possa uscire sani e salvi, da un tradimento. Ma una società complessa come la nostra, all’inizio del XXI Secolo, richiede necessariamente delle “maschere” particolari. Ognuno è in grado di opporsi al “travestimento” identificandosi nel proprio “sé” dinamico, come dicono gli psicologi. Come uscirne sani e salvi? Adattandosi all’ambiente come il camaleonte, per non danneggiare la mente. Il nostro cervello è infatti molto delicato. Pertanto il cambiamento non rappresenta una falsificazione della realtà, ma semplicemente il modo che ha l’individuo di adattarsi alle situazioni. La persona deve quindi mettersi nella disponibilità di essere accettato dagli altri. Questo é il “gioco delle relazioni”, l’unico in grado di garantire il contatto tra individui e la sopravvivenza della nostra società. Il “sé” mutevole, e non l’ “io” rigido impositivo, consente all’individuo di mettersi alla prova e capire gli altri, per servire il suo prossimo nel migliore dei modi. Scrive il professor Salvatore Natoli sul tema de <em>Il tradimento del patto</em>: “L’idea del patto è la più profonda tra quelle che configurano la concezione che abbiamo di noi stessi e della vita associata. Stabiliamo patti impliciti o espliciti in ogni momento. La nostra stessa nascita viene vista come l’accettazione implicita del patto sociale. Una volta nati viene assunto che accettiamo le regole della società in cui veniamo alla luce. Le teorizzazioni sulla natura della società civile hanno cercato di mostrare perché chiunque, dotato di ragione, dovrebbe arrivare ad acconsentire a questo accordo reciproco”. Tutta l’etica e la politica moderna si sono occupate di questo problema. “Eppure il patto è qualcosa di più radicale di un accordo raggiunto attraverso il consenso. L’immagine politica del patto ne ha dato una rappresentazione che ha fatto leva soprattutto sulle nostre capacità di ragionamento e sui bisogni basilari, alla sicurezza e al perseguimento dell’interesse personale. Ma il patto, come mostrò David Hume criticando Hobbes, ha un’origine più primitiva, che è legata alle nostre reazioni naturali. Il patto è un legame di fiducia che trova le sue prime esemplificazioni nella fiducia nei confronti di chi si prende cura di noi: la fiducia che lega il bimbo alla madre, la fiducia nei rapporti di amore e di amicizia, una fiducia che può essere tradita, e che mostra, perciò, la fragilità degli esseri umani, una fragilità a cui nessun contratto sociale, nessuna garanzia esterna può porre riparo. La nostra collocazione naturale è quella di dipendere dagli altri. Nella fiducia e nel dramma del tradimento sono le componenti più essenziali della condizione umana. L’individuo nasce sempre in un’alleanza, definita dal rapporto familiare, dal rapporto sociale, dal rapporto comunitario. L’uomo pertanto non nasce mai separato, ma in comunità, considerate come entità organiche di persone e caratterizzate dai legami che si costituiscono al loro interno. Di qui si arriva a stipulare patti sempre più specifici attraverso il sistema rappresentativo. Il patto costituzionale è uno di questi. I legami propri delle comunità possono essere naturali, ossia legami di specie, e legami che si specificano, di volta in volta, in ragione degli interessi. Il patto sociale è l’accordo raggiunto dagli uomini per creare la società civile o per evitare la guerra. Nel primo caso si avrà un patto di alleanza propositiva, orientato dunque verso un progetto, nel secondo un patto di alleanza difensiva. I patti delle società moderne sono sia di alleanza propositiva che di alleanza difensiva. La Costituzione si colloca appunto come una delle tecniche specifiche che nella storia della civiltà si sono elaborate per stipulare i patti. La cittadinanza è la condizione di appartenenza dell’individuo ad uno Stato, a cui sono connessi il godimento di diritti e l’assolvimento di doveri. Questa condizione si perfeziona con la nascita dell’individuo. Pertanto l’individuo, in quanto cittadino, è tenuto all’osservanza e al rispetto del patto costituzionale, pur se stipulato anteriormente alla sua nascita. Il modello di società, o meglio, di stato di natura, così come elaborato dal filosofo inglese Thomas Hobbes, suppone che, essendo una situazione di isolamento assoluto degli individui e una condizione di eguaglianza e di diritto illimitato di ognuno su tutte le cose, ha come conseguenza la guerra di ogni uomo contro tutti gli altri uomini. La sola via di uscita da questa condizione di guerra è la costituzione di uno Stato tramite un patto di alleanza difensiva, pertanto artificiale, in cui si stabilisce il conferimento di tutti i diritti e di tutti i poteri degli individui &#8211; <span style="text-decoration: underline;">tranne il diritto alla vita</span> &#8211; alla persona del sovrano, detentore del monopolio della forza legittima. Il termine e il contenuto di questa alleanza sono tipicamente di difesa. Proprio perché di difesa, questo patto deve comportare la rinuncia da parte dell’individuo alla propria libertà incondizionata. Tuttavia lo Stato-Leviatano di Hobbes non può definirsi una società nel senso prima detto, proprio perché manca di un’alleanza propositiva e presuppone che ogni individuo, se sciolto dal patto, sia un pericolo costante per sé e per gli altri. Le società possono esistere soltanto sulla base di alleanze leali. La logica di ogni alleanza suppone la parità tra i contraenti. Il rispetto degli accordi contenuti in questi patti è teso, da un lato, a neutralizzare la violenza, e dall’altro a permettere il godimento dei benefici, frutto del comune bisogno di aiuto degli individui che si contrappone al pericolo che ognuno di essi può rappresentare. È chiaro, per molteplici ragioni, che possono esistere dei soggetti i quali presumono di volere sviluppare una libertà incondizionata e di non stare all’alleanza. I giovani “Drughi”, gli amici biancovestiti dell’Arancia meccanica, praticano la violenza a loro piacimento. Se la società si comporta nei confronti di coloro che negano il patto in termini meramente coercitivi, non sviluppa un atteggiamento propositivo riguardo all’alleanza, ma pratica una vendetta. Ogni società deve puntare a un reinserimento del trasgressore nell’alleanza. Se invece l’atteggiamento dello Stato o del potere risulta vendicativo rispetto al violatore del patto, questi passa automaticamente dalla parte del torto a quella del diritto, perché a muovergli guerra è proprio quella organizzazione sociale che dovrebbe produrre e conservare la pace. Ecco spiegata la doppia dimensione del patto e della normatività. La norma è intesa unicamente a preservare e beneficiare la società, e non può essere pensata in termini di vendetta del potere sul suddito, dello Stato sul cittadino, della società sull’individuo. Si vanificherebbe in questo modo la logica stessa del patto&#8221;. Ci può essere il tradimento del patto da parte di un singolo individuo nei confronti della società, come quello dell’intera società nei confronti di una minoranza o del singolo. Il patto sociale strettamente inteso non può mai essere sciolto, altrimenti crollerebbe la società. L’ordine sociale tende a mantenersi nonostante le molte rotture. Così, malgrado le troppe guerre che hanno martoriato la storia dell’uomo, la società si è sempre ricomposta. La tessitura della società non è mai venuta meno. Il patto sociale può essere certamente violato, ma la rottura, se pure violenta, è momentanea. La società, intesa come sistema di legami, e non come alleanza tra i singoli del modello hobbesiano, fino adesso si è dimostrata più forte delle sue violazioni. Si è anche detto che storicamente il legame sociale appartiene alle comunità e che le comunità sono varie ed eterogenee. Nelle società moderne si sono sempre di più integrate esperienze comunitarie diverse. La società moderna ospita una pluralità di differenze con una contiguità maggiore oggi rispetto al suo passato. Oggi il tema del patto sociale deve essere pensato nei termini della coesistenza delle differenze. L’alleanza stessa deve essere realizzata in modo tale che tutti possano vivere secondo la loro specificità. L’alleanza non può e non deve comportare un annullamento delle differenze. La caratteristica dell’alleanza è che le parti entrino in una prospettiva di confronto e di dialogo continui, e non di omologazione, che creerebbe, nella peggiore delle ipotesi, la perfetta equivalenza. La vera alleanza si realizza sul terreno del pieno rispetto delle parti, siano esse individuali o comunitarie, in modo da evitare, anche nei regimi in cui il potere deriva da un accordo tra i cittadini, il pericolo insito, secondo il filosofo ed economista inglese John Stuart Mill, nella tirannide della maggioranza. Il patto sociale può essere mantenuto soltanto se si impedisce la tirannide della maggioranza e tutti possono avere il loro spazio di legittimità”. Il tradimento del patto è un sintomo della pochezza e della nullità dell’uomo, ovvero una manifestazione da parte dell’uomo del suo indice di libertà? “Il patto, incluso quello d’amore, molto spesso risulta di convenienza ed implica necessariamente un beneficio a vantaggio dei due o più contraenti. I patti di convenienza sono necessariamente a termine. Non tutti i patti pertanto nascono assoluti e indefiniti. Mentre è e deve essere assoluto il patto sociale, all’interno della società gli uomini stabiliscono alleanze a termine su taluni obiettivi. Può accadere che alcuni gruppi sociali producano delle alleanze a loro vantaggio e a danno di altri. In questa ed altre situazioni del genere chi si ribella al patto scellerato o lo attacca, si muove nell’ordine di una superiore giustizia. Sarà un atto di tradimento nei riguardi della società e verso l’accordo specifico se nel patto scellerato l’uomo è entrato consapevolmente. Se prima vi entra inconsapevolmente, ma poi ne esce, allora l’uomo non tradisce né nell’uno né nell’altro senso. Nei casi in cui ci si accorga di fare parte di un patto scellerato, la ribellione equivale a giustizia e non più a tradimento. Nel nostro tipo di ragionamento non è tanto l’intenzione soggettiva che interessa, quanto l’effettività del comportamento del soggetto, ovvero la capacità che ha con il suo coraggio di spezzare un patto scellerato”. Il tradimento di Giuda come va configurato? “Il tradimento perpetrato dall’apostolo Giuda ai danni di Gesù passerà alla storia come l’emblema del patto violato, come l’emblema classico del tradimento. Giuda è diventato la figura che simboleggia il tradimento in generale. Nella storia della teologia si è a lungo dibattuto su quanto Giuda sia da considerare un traditore e non invece lo strumento attraverso il quale Dio permette il sacrificio del Figlio e quindi la salvezza dell’umanità. Fatta questa premessa fondamentale e al di là dei dibattiti, l’atto di Giuda ha in ogni modo manifestato il tradimento di un patto d’amore e di un’amicizia fondata sulla fiducia. Quell’atto denunciava una violazione, non tanto del patto sociale, quanto di una alleanza. Ci possono essere patti di convenienza più o meno durevoli, come anche patti ed alleanze non centrati fondamentalmente sull’accordo di convenienza, bensì sull’amore e sulla fiducia. Mentre l’inadempimento dell’accordo di convenienza è punito con la sanzione, la fiducia e l’amore non prevedono norme sanzionatorie. I patti di questo secondo tipo sono indifesi e non difensivi, perché non contemplano clausole che sanzionano la violazione. Il patto in quei casi si potrebbe dire <em>de fide condendo</em>. Proprio fondandosi l’accordo sulla fiducia, è lecito concludere che l’infrazione del patto è tanto più grave quanto più la controparte non immagina di essere tradita. Si profila in quei casi il tradimento dell’amicizia. Il tradimento ai danni di Cristo è esemplare in questo senso”. La violazione del patto sociale determina il crollo della società. Tuttavia possono darsi modifiche del patto senza che con queste la società crolli. “Nonostante le grandi rotture, la società ha sempre dimostrato di ricomporsi. Ciò significa che negli uomini l’istanza di alleanza è superiore a quelle di frattura. Proprio perché gli uomini sanno che, se ognuno va per proprio conto, tutti periscono, gli atti che manifestano un tradimento, una rottura, una violenza, o una guerra, diventano occasioni per riformulare il patto. Fino ad oggi mai nessuna rottura è stata capace di rompere il bisogno di legame insito nell’uomo e nel sociale”. Con modifiche e correzioni del patto la società non dovrebbe mai crollare. “La storia ci dice che la società non è mai crollata. Anche oggi l’umanità cerca di ripatteggiare costantemente. Da questo consegue che l’uomo sente impossibile per sé un’esistenza senza alleanza. La storia dell’umanità dimostra che, malgrado le rotture e le violazioni dei patti, la società ripatteggia. L’ingiustizia patita e il tradimento subito sono le ragioni più ricorrenti di rottura dei patti. Il più delle volte la guerra non rappresenta un atto di tradimento, ma è la conseguenza della insopportabilità del tradimento subito da una delle parti. Nelle società moderne una delle dimensioni attraverso cui si perpetra maggiormente il tradimento è la violazione della giustizia, ovvero la violazione delle giuste proporzioni fissate nell’alleanza”. Circa la natura del patto, si possono verificare casi in cui uno dei due o più contraenti, in genere il più debole, vede nel patto stesso un indice di sicurezza. “Certamente. È possibile, e si preferisce definire questi accordi e queste convenzioni come patti di protezione. Un patto del genere è rischioso perché implica una situazione di disparità tra le parti. Questi patti sono soggetti a una clausola risolutoria, ossia sono validi a condizione che la parte protetta mantenga la propria libertà e la propria identità. Lo stesso si dica dei patti di alleanza e difensivi, perché sono anch’essi assoluti, considerati i termini, e contemplano le stesse possibilità di svincolo. Viceversa, l’alleanza nel patto d’amore è priva del carattere di incondizionatezza, e per questo non prevede clausole formali. Si deve distinguere tra patti che si fondano su ragioni esterne e patti che si fondano sull’affidamento. <span style="text-decoration: underline;">Il tradimento è tanto più tradimento quanto più alta è la fiducia dell’altro</span>. Il tradimento è tanto meno tradimento quanto più visibile è la clausola di condizione”. Qual è la caratteristica del tradimento? “Una delle caratteristiche del tradimento è l’ambiguità, perché spesso il soggetto non è perfettamente allocato. Con esso il soggetto assume una doppia cittadinanza, in taluni casi una doppia vita, finendo per manifestare un doppio ruolo che è la chiave di contrasto e quindi di volta del tradimento. Tuttavia si può tradire la patria come tradire l’ideale. Ogni giudizio in merito dipende da quanto il soggetto investe nell’uno o nell’altro caso senza però tradire sé stesso. C’è sempre, nel tradimento, qualcuno che perde. Non sono infrequenti i casi in cui l’individuo, sia nella vita personale che nella storia, viene a trovarsi, anche involontariamente, in un doppio ruolo. Certo è che la dimensione del tradimento si lega maggiormente alla fragilità dell’uomo e alle situazioni, per così dire, oblique”. Il patto continua a produrre effetto per il contraente debole nel caso in cui sia stato violato dal contraente forte? “Il patto fallisce quando uno dei due contraenti prevarica sull’altro. Certamente i patti funzionano meglio quando sono contenuti in accordi che riconoscano alle parti una parità di trattamento e di forza. Possono darsi patti in cui una parte accetta di assumere un ruolo secondario e nondimeno si salva la facoltà di recesso qualora il patto non sia rispettato. Se tuttavia la sproporzione è consistente, oppure in assenza di libertà dell’una o dell’altra parte, è difficile che si possa parlare di un’alleanza”. E’ lecito chiamarli patti? “Non può esistere un patto dove si scatena la violenza. La violazione del patto molte volte attiva elementi di rivincita e di vendetta. Il patto violato, più del tradimento, sviluppa un sentimento di vendetta e di violenza giacché si esplica nei confronti di un nemico chiaro e definito. L’individuo perde davvero laddove è maggiormente sicuro”. L’uomo è per natura predisposto al tradimento, oppure il tradimento è implicito nel patto? “Evidentemente l’idea stessa di patto suggerisce il tradimento e la possibilità, non la legittimità, da parte del soggetto di sottrarsi o eludere. L’uomo può perfino tradire l’umanità in sé stessa. L’individuo che viola i diritti umani è facile a perdersi perché non riconosce nemmeno l’umanità in sé. La massima alleanza è quella fondata sul riconoscimento dell’umanità in tutti gli uomini”. Sul significato non solo etimologico della parola “tradimento”, scrive Vilma Torselli: &#8220;Tradimento e tradizione hanno la stessa origine etimologica, vengono dallo stesso ceppo, esprimono varianti di uno stesso segno. <em>Tradere</em>, verbo latino che sta per &#8220;consegnare&#8221;. Gesù fu tradito da Giuda, che lo consegnò ai suoi giudici. Ma l’intera verità del nostro mondo giudaico-cristiano ci è stata consegnata fra mille tradimenti, e riposa nel corpo della tradizione. La morale della fedeltà, quella che prescrive non già di cercare e capire ma di vivere in obbedienza e amore a quanto è stato rivelato, a quanto si crede da generazioni, ha un senso nell&#8217;ortodossia religiosa e si innalza su un fondamento biblico. Trasportata nella storia è puro nonsense, rassegnazione intellettuale, animalità meno che canina, diabolica perseveranza. Se scavate dentro la parola, se non vi accontentate della morale della fedeltà, vi accorgerete che il peggiore tradimento, e forse l&#8217;unico, è quello che si commette contro la propria libertà.&#8221;(Giuliano Ferrara, &#8220;<em>Ai comunisti. Lettere da un traditore</em>&#8220;, Laterza, 1991). Il verbo tradire (il latino <em>tradere</em>), porta con sé il significato di &#8220;consegnare&#8221; un ordine precostituito, un sistema preesistente, &#8220;in nome di una nuova &#8220;consegna&#8221;, di un nuovo ordine, di un nuovo sistema. Esso sancisce dunque il dramma del passaggio dal vecchio al nuovo e quindi in sostanza l&#8217;eterno dramma del processo evolutivo. Il tradimento ha dunque sempre a che fare con l&#8217;abbandono da parte di un sistema di precedenti regole o configurazioni a favore della novità&#8221;(Ada Cortese). La parola tradizione, anche in architettura, ha quindi il significato di trasportare, di consegnare ai posteri un sistema, un ordine, un insieme di regole, di norme consolidate, senza perdere di vista che è termine avente in sé il senso di passaggio, di conversione dal vecchio al nuovo, di abbandono, di tradimento di ciò che è stato a favore di ciò che sarà”. Come scrive ancora Ada Cortese, psicoanalista e sociologa, &#8220;quando la nuova regola o configurazione si afferma, il tradimento si trasforma in tradizione. Proprio questo è il significato etimologico della tradizione: essa è la storia dei tradimenti passati&#8221;. “Il processo evolutivo, necessario ed ineluttabile, si compie quindi all&#8217;interno della dinamica tradizione-tradimento, attraverso l&#8217;abbandono dell&#8217;ultima &#8220;consegna&#8221; ereditata dalla storia, che verrà tradita in nome della prossima, senza tradizione non c&#8217;è cambiamento, senza tradimento non c&#8217;è modernità. Tradizione è sinonimo di continuità: la parola si usa quando si vuole porre l&#8217;attenzione su una cosa od un concetto, che richiamano un valore ancorato al passato, o al patrimonio di conoscenza collettiva, o semplicemente alla prassi costruttiva consolidata. Tradizione, dal latino &#8220;<em>tradere</em>&#8220;, significa propriamente trasmettere: è il peso delle cose del passato tradotte nel presente. La definizione è riduttiva, superficiale, incompleta, equivoca e fuorviante, prende vita da quel concetto deteriore di tradizione che Walter Benjamin definisce conformista (&#8220;in ogni epoca bisogna combattere per impedire che la tradizione venga sopraffatta dal conformismo che cerca di soffocarla&#8221;), non esiste, come recita più avanti lo stesso documento, &#8220;una logica tradizionale di continuità e di cauta perturbazione&#8221;, se non nell&#8217;ambito non già della &#8220;tradizione&#8221;, ma della &#8220;traduzione&#8221; (il latino &#8220;<em>trans-ducere</em>&#8220;, trasportare, &#8220;<em>trans loca et tempora ducere</em>&#8220;), che in campo culturale rischia sempre di essere un&#8217;operazione di inutile dietrologia e di sterile &#8220;rassegnazione intellettuale&#8221;. Il &#8216;900 è stato un secolo di cultura &#8220;contro&#8221;, ma la sua forza produttiva di nuovi linguaggi e di straordinarie innovazioni risiede, per quanto contradditorio possa sembrare, nella tradizione, negata, vilipesa, rifiutata, tradita e proprio per questo sempre presente, seppure in dialettica marcatamente oppositiva: questa è l&#8217;importante funzione della &#8220;tradizione&#8221; e di tutto il tesoro di conoscenza che vi sta nascosto, non già la sua possibilità di &#8220;essere espressione di opposizione&#8221; a più o meno temibili trasformazioni della modernità e consolatorio paravento alla mancanza di creatività e al timore del nuovo”. Allora, una riflessione è d’obbligo. Quale moralità vi può essere nella richiesta della classica “raccomandazione” del posto” di lavoro a politici, segretari- gregari e porta-borse di qualunquistica mercede, in quelle interminabili code di genitori, figli, nipoti ed ex dirigenti del partito avverso ma sconfitto (bramosi di salire sul carro del vincitore per far scendere i “traditi” di turno), tutti in fila nelle sezioni del partito-corazzata (ma quale <em>refugium peccatorum!</em>), moderna immagine omerica di gente disperata nell’antro della caverna di Polifemo? Lo stato assistenziale all’italiana è il prodotto della cultura e della prassi politica dei partiti di massa nel nostro Paese. Il guaio è che i mediocri fanno carriera! E i politici gongolano, quindi non lamentiamoci quando tradiscono la fiducia di coloro che in loro credono ciecamente. Con conseguenze devastanti sulle dinamiche pratiche di confronto democratico e con risvolti scandalosi da un punto di vista della conoscenza, della informazione pubblica divenuta la terra del massacro delle regole, delle più elementari procedure di una democrazia degna di questo nome.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify">Il guaio è che i servi mediocri (“asini”) fanno carriera a Teramo, sulla pelle dei migliori (nell’antica Sparta sarebbe stato semplicemente assurdo!), e i politici gongolano nelle loro ingiustizie mentre le libertà fondamentali diminuiscono. Anzi, hanno pure il coraggio di chiamare “opportunismo”, il tradimento della fiducia di una persona. Quindi, il preteso ricambio della classe dirigente, ossia dei luogotenenti il più delle volte “specchio per le allodole” in servizio permanente effettivo sul territorio, è avvenuto in Italia all’interno di un sistema politico primitivo, nutrito di illegalità e corrosivo di ogni norma costituzionale che è stata spolpata e annullata, sistema in cui le dialettiche sono state solo il prodotto di faide di palazzo e mai di un processo di confronto/scontro democratico apportatore di una evoluzione realmente consapevole da parte dell’intera comunità politica dei cittadini. Siamo giunti ad un tale livello di assuefazione al tradimento della fiducia delle persone e al disprezzo delle regole e dei diritti garantiti (in primis, il lavoro) dalla Costituzione della Repubblica che il meglio che possiamo augurarci è la sopravvivenza dei giusti-migliori, non dei mediocri. Quel “gli altri si arrangino…!”, patetica e volgare sentenza di morte partorita da teramani senza coscienza dentro partiti che dichiarano solo chiacchiere ed affari privati, è un abominio che grida Giustizia al cospetto di Dio. “Li ho messi alla prova, li ho testati come nel crogiuolo. Sono vuoti. Meritano la mia e la vostra indifferenza. Credetelo almeno nel vostro stesso interesse”.</p>
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		<title>Lettera del Segretario Provinciale del PdCI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 15:06:55 +0000</pubDate>
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Qualcuno, in alto, comincia ad ammettere che la tragedia e i morti potevano essere evitati. Qualcuno coltiva una specie di vendetta a “sanatoria” delle vittime, ma secondo il mio modesto parere, il primo compito che abbiamo è quello di rimboccarci le maniche per ricostruirsi una casa dove poter una vita priva di illusioni di sogni e di gioiose aspettative, in questo momento. La rabbia o lo spirito di vendetta, sicuramente, non ci aiutano a capire, a  sciogliere la matassa del post terremoto e della ricostruzione. Il corso della giustizia deve fare il suo corso ma la giustizia vera, quella che ogni uomo onesto sogna è inscritta nella nostra Carta costituzionale ma non sempre nelle aule del tribunale. I rinvii a giudizio annunciati questi giorni sicuramente ci danno la traccia di ciò che la magistratura persegue, ma non la certezza che<br />
essa sia la linea giusta. Perviene subito la perplessità di non vedere altri nomi che recentemente hanno avuto responsabilità di governo nell&#8217;Azienda Diritto allo Studio o nei crolli di diversi palazzi o istituzioni pubbliche (Tribunale, Ospedale ecc). La mia generazione non può dimenticare che nelle aule del Tribunale, compreso quello della nostra Città, i duemila morti del Vajont non hanno mai trovato giustizia, che nelle aule del Tribunale di Milano,  di Roma o Bologna le vittime delle stragi fasciste e golpiste non hanno mai trovato giustizia. Rimango fondamentalmente ottimista ma spero che i processi siano equi e giusti e che non paghino gli “ultimi”, in tutti i sensi. Il nostro paese vive una profonda crisi non solo economica, ma anche culturale e politica. Il nostro futuro è incerto non solo per le condizioni economiche, ma anche per la difficoltà di trovare un giusto equilibrio tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. La nostra è una società spaccata e divisa.<br />
Il gioco mediatico ogni giorno ci porta a misurarci su un terreno che non è il nostro, quello di persone che lavorano e si costruiscono il loro futuro con fatica e con tenacia. In questi mesi di sfollati senza casa e senza fissa dimora abbiamo dovuto difendere la nostra identità ed il nostro orgoglio rifiutando prima di tutto il pietismo o la compassionevole ipocrisia. Il più delle volte abbiamo avuto la sensazione di non capire il confine tra gentilezza e cortesia e l&#8217;invadenza di un potere che ha la presunzione di accompagnarti fino al cimitero.<br />
I valori degli uomini che lottano per un futuro migliore sono ben altri, perciò nella mia visita al cimitero, oltre a rendere omaggio ai miei parenti e alle vittime del terremoto, ho reso omaggio ad un eroe e martire della libertà, Panto CEMOVIC-Jugoslavo che il 1° giugno del 1944, morì nella nostra Città dopo le torture dei nazifascisti.<br />
La nostra è stata ed è una Città vera, in tutti i sensi, dove le culture si sono incontrate e si incontrano. Il razzismo non è nel nostro DNA, i nostri<br />
nonni o genitori sono stati migranti del mondo. La nostra Città riflette questo grande patrimonio, perciò, la polemica sul Capoluogo di Regione, tutta interna alla destra, non può diventare l&#8217;alibi per non discutere del nostro futuro, dell&#8217;adeguatezza della classe dirigente a fronteggiare una situazione così complessa come quella del post terremoto.<br />
L&#8217;Aquila, 1.11.2009</p>
<p style="text-align: right;">Angelo Ludovici</p>
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		<title>L&#8217;Aquila tra macerie e desolazione</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 08:08:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Aquila 29/10/09 – Aspettando i  Vigili del Fuoco in Via XX settembre per un servizio fotografico sulla città di notte, le macchine che passano sono poche, alle 17.15 gli aquilani abbandonano una delle vie più popolate pre-sisma, gli unici che restano sono i vigili del Fuoco e per le strade cani randagi in cerca disperata di una meta...</p>
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