L’Aquila tra macerie e desolazione

L’Aquila 29/10/09 – Aspettando i Vigili del Fuoco in Via XX settembre per un servizio fotografico sulla città di notte, le macchine che passano sono poche, alle 17.15 gli aquilani abbandonano una delle vie più popolate pre-sisma, gli unici che restano sono i vigili del Fuoco e per le strade cani randagi in cerca disperata di una meta…

014L’Aquila 29/10/09 – Aspettando i Vigili del Fuoco in Via XX settembre per un servizio fotografico sulla città di notte, le macchine che passano sono poche, alle 17.15 gli aquilani abbandonano una delle vie più popolate pre-sisma, gli unici che restano sono i vigili del Fuoco e per le strade cani randagi in cerca disperata di una meta…La memoria tiene compagnia per non farsi prendere dalla solitudine e devastazione di una città divenuta “fantasma”. Nelle vie del centro storico la situazione non è molto diversa, calcinacci, case scoppiate, testimoniano la sofferenza dei numerosi sfollati che continuano a vivere quest’enorme tragedia. A Piazza Palazzo, si notano solo alcuni operai in cerca di “salvare il salvabile” … In Via Roma, aumenta ancora di più la nostra inquietudine, nel buoi della notte palazzi completamente segnati dalle scosse, silenzio spettrale senza voci e rumori. Bar frequentatissimi dalla movida aquilana hanno cessato di vivere, rimangono solo enormi quantità di macerie e rifiuti, la chiesa di San Pietro è una chiara espressione della furia distruttiva liberata dalla terra. Nel vuoto assoluto si arriva in Via Duca degli Abruzzi, ammutoliti si vede l’ “Hotel Duca degli Abruzzi” famoso anche per il suo ristorante tipico “Il Tetto” dove era possibile ammirare dall’alto tutta la città, ora è un palazzo “morto”, buio, dolore e desolazione mi accompagnano in questo viaggio tra le vie della città, un’intera città completamente da ricostruire con delicatissime opere di salvataggio che cercano di salvare la storia di una grande città colpita da una devastante catastrofe. Le mie piccole testimonianze sono dei contributi in una strage inaccettabile che nel mio piccolo cerco di mantenere alta la tensione per non farla dimenticare.

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