Un altro omicidio per mano di nomadi sulla costa nord aprutina

Tre colpi devastanti avrebbero tolto la vita al giovane Emanuele Fadani nel corso dell’ennesimo omicidio per pestaggio in provincia di Teramo. Stavolta a colpire ad Alba Adriatica (Te), nella notte tra il 10 e l’11 novembre 2009, sarebbero stati tre nomadi. Il processo stabilirà la verità dei fatti. In tre avrebbero ammazzato senza nessun motivo un […]

Tre colpi devastanti avrebbero tolto la vita al giovane Emanuele Fadani nel corso dell’ennesimo omicidio per pestaggio in provincia di Teramo. Stavolta a colpire ad Alba Adriatica (Te), nella notte tra il 10 e l’11 novembre 2009, sarebbero stati tre nomadi. Il processo stabilirà la verità dei fatti. In tre avrebbero ammazzato senza nessun motivo un ragazzo lavoratore di Alba Adriatica, in modo brutale, bestiale, a calci e cazzotti. L’esito dell’autopsia sembra inequivocabile. La tragedia si è consumata in viale Mazzini, nel corso di una rissa: in tre contro uno. La povera vittima, Emanuele Fadani, noto commerciante di 37 anni, è stato ammazzato così, come nel Far West, all’uscita di un noto pub del lungomare. Le indagini a tutto campo del nucleo del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Teramo e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Teramo, dovranno illuminare molti punti oscuri di questa vicenda. Non sappiamo se i tre hanno infierito ancora ed ancora quando il Fadani era esamine in terra. Certi sono i tre provvedimenti di fermo emessi dalla magistratura aprutina per concorso in omicidio volontario, due dei quali già eseguiti nella prima mattinata dell’11 novembre. Mentre si cerca un terzo rom già individuato ma latitante. Non si escludono eventuali altri complici. Si tratta di D.L. di 23 anni e S.S. di 22 anni. Sul terzo giovane i primi due scaricano ogni responsabilità per la morte del Fadani. I familiari dei due giovani intanto hanno nominato un perito di parte che ha assistito all’autopsia della vittima, eseguita il 12 novembre nell’ospedale di Giulianova. Ancora un omicidio per mano di nomadi, consumato sulla costa nord aprutina: due delitti nel giro di tre mesi. Troppi. Il commerciante sarebbe stato ammazzato in pieno centro albense nel corso di una rissa scoppiata per futili motivi, nel cuore della notte tra il 10 e l’11 novembre. Alla discussione animata con alcuni rom, sarebbe seguita la tragedia per l’uomo colpito gravemente. Soccorso dal 118, è morto prima di arrivare all’ospedale di Giulianova. I carabinieri di Alba Adriatica e Teramo stanno cercando altre persone di etnia rom del luogo, forse tutti maggiorenni. E proprio ad Alba, una città che ormai vive sotto assedio, l’atmosfera si fa sempre più pesante. Il Sindaco Giovannelli (la Lega Nord Abruzzo ne avrebbe chiesto le dimissioni) invoca più prevenzione e repressione da parte delle forze dell’ordine. L’episodio pare per certi versi simile a quello avvenuto lo scorso agosto a Villa Rosa di Martinsicuro (Te) dove uno studente universitario 23enne di Castel di Lama (Ascoli Piceno) fu ucciso con un pugno sempre da giovani nomadi. Nel pestaggio, a cui avrebbero partecipato tre rom, è rimasto ferito anche un altro giovane del posto, un amico del Fadani, che avrebbe cercato di sedare la rissa. Medicato in ospedale e subito dimesso, le sue condizioni non destano preoccupazione. Novità sostanziali dovrebbero emergere dall’esame autoptico disposto sul corpo della povera vittima dalla Procura di Teramo, per ricostruire la dinamica e la gravità dei colpi inferti. Sembra che il Fadani, noleggiatore di videopoker, sia morto per le gravi ferite riportate nel corso del pestaggio. Secondo la prima ricostruzione dei fatti, da parte dei carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Alba Adriatica, pare che il giovane poco dopo l’una avesse visto uno dei rom manomettere una macchinetta all’interno del locale. La reazione dei giovani al rimprovero sarebbe stata immediata. Fuori dal pub il Fadani sarebbe stato aggredito da tre zingari, forse proprio quelli che aveva incontrato nel locale. Tra i quattro sarebbe nata una vivace discussione sfociata nell’aggressione: tre contro uno, con calci e pugni. Durante la lite il giovane è stato colpito più volte. Alcuni passanti hanno chiesto l’intervento del 118 alla vista del giovane commerciante a terra esanime. I tre si sarebbero però dileguati nel nulla. I soccorsi al Fadani si sono rivelati purtroppo inutili: l’uomo è morto durante il trasporto all’ospedale. Le ricerche, scattate immediatamente dopo il fatto, hanno permesso di identificare i tre giovani rom e di rintracciarne subito due, prima in stato di fermo di polizia giudiziaria nelle celle di sicurezza della caserma albense per il confronto con il magistrato, poi trasferiti al carcere di Teramo.

L’ennesimo fatto di sangue sulla costa aprutina ripropone dolorosamente alle cronache l’altro episodio del povero Antonio De Meo, ucciso da zingari durante una rissa. Ma anche l’urgente necessità di coordinare ogni sforzo possibile e immaginabile nella prevenzione di questi efferati crimini di strada per futili motivi, che creano diffuso allarme sociale in una popolazione sempre più incerta e insicura. Sull’omicidio del Fadani indaga il reparto operativo dei carabinieri di Teramo, al comando del capitano Nazario Giuliani. Fadani, conosciuto da tutti come “un ragazzo favoloso, un gran lavoratore”, lascia una bimba di sei anni. Parte della popolazione albense si lamenta per la presenza ultradecennale e sempre più penetrante dei rom, cittadini italiani, fin dalla nascita del comune di Alba Adriatica. Ma non bisogna certo fare di tutta un’erba un fascio. “Questo però non vuole dire che i loro episodi non devono essere controllati – spiega il sindaco Giovannelli – dalle forze di polizia: questa comunità che vive ai limiti della legalità soprattutto nel campo della droga, presuppone un controllo serio, rigido e capillare da parte della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Non è possibile che queste persone vivano nel lusso senza che vengano toccati”. Fermato anche lo zio di uno dei minorenni arrestati per l’omicidio dello sfortunato studente universitario 23enne di Castel di Lama (Ascoli Piceno) ucciso, sempre per futili motivi, con un pugno lo scorso agosto a Villa Rosa di Martinsicuro (Te) da nomadi minorenni italiani.

Non è possibile che per qualche parola di troppo a degli sconosciuti, si finisca ammazzati per strada. Non siamo nel Far West ma nella costa adriatica teramana che ospita da sette mesi i nostri fratelli aquilani terremotati dopo il grave sisma di L’Aquila (Mw=6.3) del 6 aprile. Duro il commento dell’assessore alla Sicurezza del Comune di Alba Adriatica, Cesare di Felice: “La comunità rom – dice – vive trasgredendo le norme più elementari e che guarda caso sono sfociate in un orrendo omicidio. Lo dobbiamo gridare ad alta voce. Purtroppo – aggiunge l’assessore – questi rom vengono più volte arrestati e puntualmente rimessi in libertà. Questa situazione crea un forte disagio tra la popolazione che non è xenofoba ma è operosa”. Come scrive il Corriere della Sera:“l’episodio ha fatto esplodere la rabbia dei cittadini”. Nella serata dell’11 novembre, “la fiaccolata in ricordo della vittima del pestaggio si è trasformata in una spedizione punitiva nel quartiere dove abitano i residenti di etnia Rom e in particolare i parenti dei tre zingari accusati dell’omicidio del commerciante. Poco prima delle 19 un gruppo sempre più numeroso di cittadini che si erano mossi verso Piazza del popolo a pochi passi dal luogo dell’omicidio, per prendere parte alla fiaccolata spontanea a cui aveva partecipato anche la madre della vittima, si è spostato verso la vicina caserma dei carabinieri per inveire contro due dei tre rom indagati e ancora trattenuti nell’edificio. Qui si sono registrati i primi momenti di tensione quando le auto dei carabinieri che trasferivano in carcere i due accusati sono uscite dal recinto della caserma: insulti, tentativi di colpire le macchine civetta sono stati tamponati dall’intervento dei militari dell’Arma. Da lì il gruppo di oltre 200 persone si è trasferito nella zona nord della cittadina, al confine con il comune di Martinsicuro dove c’è il quartiere abitato dai cittadini Rom: qui è esplosa la protesta con i manifestanti che hanno rovesciato la macchina, una utilitaria Lancia, del padre di uno dei due cugini coinvolti nel delitto e poi hanno lanciato pietre e oggetti contro la sua abitazione. Analoga situazione nei pressi della stazione ferroviaria, in via Montegrappa, dove sono state danneggiate altre autovetture, una decina, di proprietà sia di zingari che di cittadini cinesi, con lancio di oggetti contro le rispettive abitazioni. La situazione è tornata alla normalità, non senza difficoltà, grazie all’intervento dei carabinieri e degli agenti di polizia intervenuti da Teramo di rinforzo. Il gruppo di cittadini è stato riaccompagnato nella zona di partenza, a Piazza del Popolo, dove adesso stazionano in una sorta di veglia notturna”. Le politiche per la sicurezza pubblica per ora sembrano del tutto fallite sul territorio della provincia di Teramo. Mentre monta la protesta di un gruppo di rom davanti al palazzo municipale di Alba Adriatica per manifestare contro gli episodi di razzismo avvenuti durante il corteo della sera dell’11 novembre, nel corso della quale un gruppo di cittadini ha danneggiato diverse auto e abitazioni dei Rom nel quartiere vicino alla stazione ferroviaria, lanciando di tutto nelle abitazioni. Rabbia e sgomento in tutte le forze politiche locali ed anche nell’amministrazione comunale di Alba che, dopo Martinsicuro, ancora una volta, si vede costretta a confrontarsi con un crimine efferato.

“E’ un fatto grave e inqualificabile – confessa il sindaco Franchino Giovannelli – sono anni che conviviamo accanto a questa comunità ma adesso non possiamo più tollerare episodi del genere. Parliamo di un gruppo che non rispecchia assolutamente la nostra realtà, una cittadina accogliente e tranquilla ed è questa l’immagine che vogliamo dare al mondo. Esigiamo dalle forze dell’ordine una puntuale e costante azione di controllo, mentre chiediamo alla magistratura che giustizia venga fatta, assicurando ai colpevoli di questo folle gesto una pena adeguata e certa”.

L’assessore alla sicurezza del Comune, Cesare Di Felice, rivela che “da tempo ci sono problemi con i rom, una comunità che non riesce a rispettare le regole della convivenza civile. Abbiamo più volte tentato di tendere una mano per farli sentire parte integrante della nostra città ma finora abbiamo riscontrato solo esperienze negative. Non è la prima volta che accade un fatto del genere, e se continuiamo così sono certo che ce ne saranno degli altri. Vorrei ricordare – fa notare l’assessore – che la maggior parte di queste persone ha precedenti penali e molti di loro fanno avanti e indietro dal carcere. C’è qualcosa che non funziona in questa giustizia italiana, ogni volta che questi criminali vengono arrestati passano qualche giorno dietro le sbarre e poi sono rimessi in libertà. Non è la prima volta che gli abitanti di Alba Adriatica vengono aggrediti dai rom. Per fortuna negli altri casi non si è arrivati fino all’omicidio, ma stavolta invece c’è stato, ed è arrivato per noi il momento di dire basta e di intervenire in maniera radicale”.

“Il verbo usato nella Torà per indicare la distruzione di Sodoma – spiega Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano – è il verbo rivoltare, ribaltare. Secondo i nostri Maestri viene usato questo verbo perché Sodoma è una specie di mondo capovolto in cui ciò che è considerato lecito o meritorio è vietato. A Sodoma, per esempio, è vietato accogliere ospiti in casa propria, aiutare i poveri. La società in cui viviamo noi non è certo Sodoma, non è certo vietato fare il bene ma sembra essere sparita la distinzione tra giusto e sbagliato. Non è più politically correct parlare di trasgressioni o peccati. Tutto questo viene presentato come una conquista di libertà ma libertà è capacità di assumersi una responsabilità e di scegliere tra lecito e illecito, giusto e sbagliato. Se tutto è permesso (con l’eccezione dei reati) non si capisce bene che cosa si debba scegliere. La libertà diventa solo una libertà apparente”. Mentre è ancora latitante E.L., 21 anni, il nomade secondo l’accusa coinvolto nell’omicidio di Emanuele Fadani. Elvis avrebbe partecipato insieme con S.S. e D.L., ora in carcere con l’accusa di concorso in omicidio volontario, al pestaggio del commerciante albense. Ai funerali di Emanuele Fadani, officiati dal vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, Mons. Michele Seccia nella chiesa parrocchiale di Santa Eufemia, partecipano sabato 14 novembre i gonfaloni i comuni di Martinsicuro, Alba Adriatica, Giulianova e Tortoreto. I rispettivi sindaci hanno proclamato il lutto cittadino. Un gesto dovuto a testimonianza della vicinanza delle città alla famiglia. di Emanuele Fadani e Antonio De Meo, uccisi l’11 novembre e il 9 agosto 2009. Un sottile filo rosso pare legare le due vittime e le due tragedie. Lo zingaro oggi latitante sarebbe lo zio di uno dei tre minorenni che avrebbe partecipato all’altra fatale rissa mortale. Ma come è possibile? L’estremo saluto ad Emanuele Fadani, si terrà alle ore 16 in piazza IV Novembre, tra la chiesa di Santa Eufemia e il Municipio di Alba Adriatica. L’esito dell’autopsia di Emanuele Fadani avrebbe rivelato la morte a causa dei colpi ricevuti durante l’aggressione rom. Acclarata la morte per emorragia cerebrale, dopo i tre colpi fatali al naso, allo zigomo e alla fronte. Emanuele non era affatto ubriaco. La relazione venuta fuori è stata sottoposta alla visione anche del perito Grazia Fusaro, nominato dai due rom e si attendono le indagini della procura della Repubblica di Teramo. Proseguono intanto gli interrogatori ai due rom detenuti ora nel carcere di Teramo. Continuano a ripetere la loro innocenza e ad attribuire la  responsabilità del delitto unicamente al giovane parente latitante, ancora in fuga e ricercato tra Marche e Abruzzo. Il comandante della compagnia di Alba Adriatica, Pompeo Quagliozzi, ha spiegato che “la fuga è inutile: lo prenderemo”. Ma resta intatta e cristallizzata la rabbia dei cittadini di Alba Adriatica. Il secondo corteo ha richiamato anche gli abitanti di Tortoreto. Numerosissimi lumini, fiori e biglietti di addio, lunghi applausi, commemorano le vie albensi in questo momento triste di lutto.  Le forze dell’ordine stanno svolgendo egregiamente il loro dovere. Risuona l’appello del capitano Quagliozzi:“Vi prego di mantenere la calma. La giustizia e le forze dell’ordine stanno lavorando”. I cittadini invocano certamente giustizia e non vendetta. Abbiamo perso il conto dal 2004 dei delitti impuniti in provincia di Teramo, ossia senza colpevoli e condannati in carcere. Con un incremento astronomico. Serve una decisa e puntuale inversione di rotta. La politica tace perché forse non ha più alcuna risposta concreta da offrire ai cittadini? Non basta la pur necessaria elaborazione del lutto vicino ai familiari della vittima. I cittadini si rendono perfettamente conto dell’insufficienza del controllo del territorio. Si dica la verità.

Nicola Facciolini