A ogni azienda del Sud la criminalità “costa” 5.400 euro l’anno

L’Ufficio Studi di Confcommercio ha stimato, attraverso un’elaborazione inedita e aggiornata al 2009, i costi effettivamente sostenuti dalle imprese in relazione alla criminalità (furti e rapine, usura e racket e le conseguenze collegate a questi eventi) sia in termini diretti (costo dell’evento e dell’eventuale ferimento subito) che indiretti (spese difensive). Per i settori commercio e pubblici […]

L’Ufficio Studi di Confcommercio ha stimato, attraverso un’elaborazione inedita e aggiornata al 2009, i costi effettivamente sostenuti dalle imprese in relazione alla criminalità (furti e rapine, usura e racket e le conseguenze collegate a questi eventi) sia in termini diretti (costo dell’evento e dell’eventuale ferimento subito) che indiretti (spese difensive). Per i settori commercio e pubblici esercizi, tali costi ammontano nel Sud al 4,7% del valore aggiunto prodotto dal settore nel Mezzogiorno, 2,1 miliardi di euro, quasi la metà del valore dei costi sostenuti in tutta Italia (5,2 miliardi, il 2,5% del valore aggiunto). Un onere aggiuntivo in media pari a circa 3.000 euro per impresa. Se poi vengono sommati al costo dei fenomeni criminali precedentemente considerati (rapine, furti, racket e usura) quello della contraffazione e dell’abusivismo in termini di valore aggiunto dei settori commercio e pubblici esercizi, la perdita stimata ammonta ad una percentuale, nel Mezzogiorno, del 7,8%. Il costo medio per azienda, se si considera anche il “peso” della contraffazione, sale quindi nel Sud a quasi  5.400 euro, per un ammontare complessivo di 3,5 miliardi. L’opinione degli stessi imprenditori, rilevata attraverso un sondaggio effettuato nel dicembre 2009 da Format per Confcommercio sull’impatto della criminalità, dell’abusivismo e della contraffazione sulla competitività delle piccole e medie imprese in Italia, conferma che i diversi aspetti nei quali si articola il fenomeno della criminalità incidono in maniera diversa sulle imprese nei vari territori e come alcuni fenomeni, e alcune condizioni di contesto,  siano considerate maggiormente penalizzanti rispetto ad altre.

In particolare fra i fenomeni che le Pmi del meridione considerano incidere maggiormente sulla propria competitività sono stati evidenziati in modo molto più marcato rispetto alla media nazionale la contraffazione (per il 38,2% al Sud rispetto al 22,0% della media), o il  degrado del territorio e delle aree urbane, indicato come vivaio e potente agente di sviluppo del disagio e della devianza sociale (indicato dal 36,7% delle imprese al Sud.). Da non sottovalutare, fra i dati che evidenziano una significativa differenziazione fra dato italiano (42,2%) e meridionale (64,2%) la mancanza di infrastrutture del territorio come freno alla competitività, e lo sfruttamento del lavoro nero come effetto più grave della contraffazione (59% al Sud, 41,9% nazionale). Altrettanto significativo il fatto che nel Sud ci sia la percentuale più alta (31,2%) di imprenditori che hanno stimato in oltre il 5% dei propri ricavi i costi assunti per proteggersi dalla criminalità.

“La lotta alla criminalità organizzata sta facendo passi importanti e alcuni dei provvedimenti previsti dal Piano Antimafia recentemente varato dal Governo – l’istituzione di un’ Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, il potenziamento di desk interforze provinciali per l’aggressione dei beni dei mafiosi, a cui si accompagnerà  l’istituzione di una sezione dedicata alla gestione dei beni aziendali dell’Albo nazionale degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati – possono costituire un mix efficace per sottrarre risorse economiche alla mafia purchè siano rigidamente  applicate tutte  le procedure ed i controlli necessari a garantire che tali risorse entrino in un circolo virtuoso, a favore dell’economia “sana”  e non ricadano nelle mani della malavita”, ha detto in audizione Luca Squeri, presidente della Commissione Sicurezza e Legalità di Confcommercio.

“La Confederazione – ha poi sottolineato Squeri – guarda con interesse alla proposta del ministro dell’Interno Maroni di un Patto per la legalità con il sistema imprenditoriale italiano, purchè tali accordi siano  tarati sulle specificità territoriali e coinvolgano i diversi attori, partendo da tavoli di lavoro permanenti fra Prefetture, Questure, forze di polizia, imprenditori, istituzioni ed enti locali”.

“Alcune nostre organizzazioni come la Confcommercio di Palermo già da anni hanno deciso di sospendere gli associati in caso di mancata collaborazione con le forze dell’ordine e conseguente rinvio a giudizio per favoreggiamento, fino a prevedere l’espulsione in caso conclamato di connivenza con la criminalità organizzata, ossia in caso di sentenze definitive.  Sempre più spesso, inoltre, diverse delle nostre associazioni si costituiscono parte civile nei processi di mafia ed estorsione e in caso di condanna degli imputati  viene riconosciuto il risarcimento del danno,  ma una norma del Pacchetto Sicurezza di luglio non prevede per loro la possibilità di accedere al fondo per le vittime della mafia per diversa destinazione dei fondi stessi. E’ auspicabile quindi che si possa rimediare celermente all’attuale situazione”, ha concluso Squeri.