Imprese ed Istituti di Credito. Una relazione da gestire con logica di sistema

Dallo scorso 2008 le banche hanno cominciato a stringere drasticamente i cordoni del credito.  Due anni che hanno gravemente compromesso la salute delle imprese, molte delle quali, senza più liquidità, sono uscite dal mercato. Sempre di più si sente parlare di usura, o, peggio ancora, di tassi usurari delle banche: i dati dicono che il […]

Dallo scorso 2008 le banche hanno cominciato a stringere drasticamente i cordoni del credito.  Due anni che hanno gravemente compromesso la salute delle imprese, molte delle quali, senza più liquidità, sono uscite dal mercato. Sempre di più si sente parlare di usura, o, peggio ancora, di tassi usurari delle banche: i dati dicono che il tasso di interesse riesce ad arrivare fino al 70%, perché nel computo dello stesso c’è una pletora di voci difficili da comprendere e, a volte, prive addirittura di significato o di ragione di esistere. Per farla breve, quale sia l’atteggiamento delle banche nei confronti del credito lo abbiamo visto in questi giorni: imposto l’adeguamento alle disposizioni recenti in tema di massimo scoperto subito sono seguite altre nuove commissioni, e il bilancio è tornato in pari.

Ma i dati dicono che le sofferenze sono aumentate e la rischiosità del credito pure.
Dunque, c’è l’altra faccia della medaglia: gli imprenditori.
Pochi hanno la capacità di pianificazione necessaria per chiedere un prestito/finanziamento e, ancor meno, sono in grado con i dati alla mano di persuadere la banca a farlo. Non è raro, inoltre, che solo quando vengono presentati i bilanci si scopra la vera situazione patrimoniale dell’azienda, fino a quel momento descritta come idilliaca. Insomma, alcuni imprenditori non sono estranei ad espedienti vari, che altro non fanno che peggiorare la già critica posizione dell’intera categoria rispetto al credito bancario.

Nell’ordine, a pagare il conto immediato di una diminuzione del credito sono stati il manifatturiero, le costruzioni, il terziario.
La crisi c’è per tutti. Banche comprese. Dunque?
Insieme, invece che in antitesi, si può risalire la china, ci vuole un vademecum della comunicazione finanziaria da mettere a punto con gli istituti di credito, “uno strumento che aiuti l’impresa a saper rispondere nel modo giusto alla banca – dice VINCENZO BOCCIA Presidente Piccola Industria Confindustria – per migliorare gli aspetti qualitativi della valutazione dell’intermediario che eroga il credito, elemento che pesa per il 20-30 per cento sul rating assegnato all’impresa cliente”, quindi su tutta la vita presente e futura dell’azienda.

Intervengono: Sergio Galbiati Presidente Confindustria L’Aquila, Delio Napoleone Vice Direttore L’Imprenditore, Luciano Fratocchi Professore Associato Ingegneria Economica e Gestionale Università dell’Aquila, Valentina Carlini Fisco, Finanza e Welfare Confindustria, Francesco Bellotti Presidente Federconfidi, Antonio Muto Responsabile Mercato Centro Sud Unicredit Corporate Banking, Vincenzo Boccia Presidente Piccola Industria Confindustria, Modesto Lolli Presidente Piccola Industria Confindustria L’Aquila.