A Drizzona responsabilita’ e proposte dai Comuni

Gli oltre cento sindaci che si sono dati appuntamento a Drizzona per la prima Assemblea regionale dei Piccoli Comuni Lombardi, si sono confrontati su diversi temi, primo fra tutti la manovra economica. Dal dibattito è emerso che “pur non essendo soggetti al patto di stabilità, anche i piccoli Comuni subiranno gravi effetti dalla manovra sotto […]

Gli oltre cento sindaci che si sono dati appuntamento a Drizzona per la prima Assemblea regionale dei Piccoli Comuni Lombardi, si sono confrontati su diversi temi, primo fra tutti la manovra economica. Dal dibattito è emerso che “pur non essendo soggetti al patto di stabilità, anche i piccoli Comuni subiranno gravi effetti dalla manovra sotto forma di tagli indiretti ai trasferimenti da parte delle regioni e di blocco delle assunzioni”. Per i sindaci quest’ultimo punto in particolare rischia di paralizzare l’attività amministrativa. “Infatti, se un Comune potrà assumere un solo dipendente ogni cinque pensionamenti, questo sarà forse sostenibile in grandi realtà con decine e decine di risorse umane, ma non certo in un piccolo comune con 5-10 lavoratori”. Ma i sindaci riuniti a Drizzona hanno anche chiesto che “nella Carta delle Autonomie allo studio del Parlamento siano indicate le funzioni proprie dei diversi livelli di governo in modo da superare sovrapposizioni e permettere ai cittadini di individuare con chiarezza i centri di responsabilità”. Ma chiedono anche che siano definite le risorse: “spesso – hanno denunciato – i piccoli Comuni sono chiamati a esercitare nuove funzioni individuate da Stato e Regione senza le adeguate risorse finanziarie. Esiste un “modello lombardo” di gestione del bene pubblico a livello comunale che può essere portato ad esempio anche nelle altre regioni.
L’introduzione di costi standard col federalismo fiscale contribuirà ad armonizzare la spesa dei servizi in tutta Italia e a far sì che si superino situazioni insostenibili. L’armonizzazione dei costi non deve trasformarsi in un livellamento al ribasso dei servizi erogati, ma deve anzi premiare quelle realtà comunali che riescono ad erogare buoni servizi a tanti cittadini, e ad operare investimenti sul territorio tenendo sotto controllo la spesa”.
Altro tema sul tappeto quello dell’adeguatezza dei livelli di governo. Per i sindaci “è inevitabile e ragionevole che molti servizi vengano opportunamente gestiti in modo associato tra le diverse realtà municipali. L’obbligatorietà della gestione associata per i Comuni con meno di 5mila abitanti, contenuta nella Carta delle Autonomie e anticipata all’interno della manovra economica non rappresenta un problema, ma un’accelerazione importante su un percorso che i Comuni lombardi hanno già intrapreso. Ma i piccoli Comuni vogliono governare il cambiamento ed esserne protagonisti. E’ importante che gli enti locali chiamati a gestire in associazione i servizi siano protagonisti nella definizione degli ambiti ottimali. Le gestioni associate non devono essere viste come una pura operazione di risparmio, sono invece uno strumento per allargare e rendere adeguata l’offerta di servizi ai cittadini. Per questo si chiede alla Regione di confermare i fondi a sostegno delle gestioni associate e di mostrare coerenza introducendo premialità per le gestioni associate. Inoltre la definizione di ambiti ottimali di intervento non può non riguardare anche la variegata realtà delle Comunità montane lombarde. Anci Lombardia ritiene fondamentale l’esistenza di enti che operino politiche di ampio raggio sui territori montani e vuole avviare forme di collaborazione tra Anci e Uncem, per inserire le politiche a favore della montagna nel più vasto contesto dell’associazionismo comunale”.
E-government e semplificazione: agli sforzi dei Comuni si deve associare, a opera della Regione, un supporto costante e la formazione permanente del personale comunale.  Ci si pongano standard minimi di efficienza da raggiungere. La creazione di un Assessorato alla semplificazione nella giunta regionale offre un punto di riferimento importante: tra i temi condivisi, il ruolo degli sportelli unici, le normative sull’autocertificazione e la formazione dei funzionari pubblici. Anci intende anche promuovere le buone pratiche sul territorio.
Infine il confronto si è aperto sui costi della politica che “stanno diventando un serio problema di democrazia. Assumendosi grandi responsabilità  e rendendosi reperibili senza sosta, i sindaci dei Piccoli Comuni svolgono in pratica un’attività di volontariato, ricevendo un’indennità che a malapena copre le spese sostenute. A fronte di ciò, ai sindaci vengono ridotte le risorse  e viene sostanzialmente impedito di lavorare.
Per di più su questo tema si denuncia una grave confusione, causata da un’errata informazione. E’ purtroppo opinione diffusa tra i cittadini che i costi della politica siano uguali a ogni livello e che un sindaco e un deputato guadagnino la stessa cifra. La realtà è che i compensi per gli amministratori dei piccoli Comuni sono irrisori rispetto all’impegno prestato, e questo mortifica i sindaci, nei quali invece i cittadini vedono ancora un baluardo delle istituzioni. C’è il rischio concreto – denunciano i sindaci – che, proseguendo su questa strada, non ci siano più persone disposte ad amministrare i Comuni, e che  il sindaco sarà eletto solo tra il notabile locale, il pensionato di turno, o peggio un prestanome”.