Povertà minorile: 1 milione e 756 mila, quasi il 70% risiede al Sud

Tra i più poveri tra i poveri ci sono i minori. Non è retorica, ma sono i dati dell’Istat – presentati ieri a Roma nel corso del seminario sulla povertà dei bambini e degli adolescenti organizzato da Unicef Italia – dal direttore centrale dell’Istituto centrale di statistica Linda Laura Sabbadini. “Dai dati ufficiali di povertà prodotti […]

Tra i più poveri tra i poveri ci sono i minori. Non è retorica, ma sono i dati dell’Istat – presentati ieri a Roma nel corso del seminario sulla povertà dei bambini e degli adolescenti organizzato da Unicef Italia – dal direttore centrale dell’Istituto centrale di statistica Linda Laura Sabbadini. “Dai dati ufficiali di povertà prodotti dall’Istat – ha sottolineato il direttore centrale dell’Istat ? emerge che i minori sono più poveri degli anziani, ma di questo non si discute abbastanza”. Se dal 1997 al 2009 l’incidenza della povertà è rimasta più o meno stabile in Italia (il 10-11% delle famiglie e il 13% degli individui), ci sono stati comunque “dei sommovimenti interni” nel senso che “qualcosa è aumentato e qualcosa è diminuito”, ha spiegato Sabbadini. “E’ cresciuta la povertà delle famiglie numerose ed è diminuita la povertà degli anziani, soprattutto al Nord. Cosa questa ? ha precisato il direttore dell’Istat ? che dipende da una serie di cose e soprattutto dal cambiamento generazionale”. Gli anziani di oggi sono infatti diversi da quelli di un tempo e, soprattutto, hanno spesso un titolo di studio più alto che ha garantito loro migliori condizioni economiche in età più avanzata.

Durante il seminario Sabbadini ha presentato i dati riguardanti la povertà in generale e la povertà minorile in particolare. In Italia, tra il 1997 e il 2009, la povertà relativa è cresciuta nel nostro paese tra alcuni tipi di famiglie. Si tratta delle famiglie con 4 componenti (passate dal 12,9% al 15,8%), con 5 o più componenti (da 22,3% a 24,9%) e con figli minori (dal 14% al 15%). La povertà è aumentata inoltre nelle famiglie con 2 o più figli minori (dal 17,7% al 18,5%), con membri aggregati (dal 14,9% al 18,2%) e con persone in cerca di occupazione (dal 22,5% al 24,9%). Al contrario la povertà relativa diminuisce tra le famiglie con 1 componente (dall’11,2% al 6,5%), di anziani soli (dal 16,3% al 10,2%), di coppie di anziani (dal 15,8% al 12,1%), di ritirati dal lavoro (dal 13,9% al 10,8%), soprattutto se residenti a Nord.

Le cose non vanno meglio sul fronte della povertà assoluta, misurata su un paniere di beni e servizi indispensabili per avere vita dignitosa. Nel 2009 le persone in condizione di povertà assoluta erano oltre 3 milioni (il 5,2% del totale) di cui 649 mila minori: 6,3% del totale dei minori, ovvero un quinto dei poveri assoluti. Il dato arriva al 9,2% tra i minori che vivono con i genitori e almeno due fratelli e tra le famiglie con membri aggregati. Inoltre ben 401 mila minori assolutamente poveri vivono al Sud, vale a dire il 10,2% del totale di quelli residenti nelle regioni meridionali.

Tirando le somme, si può dunque dire che nel 2009 i minori poveri nel nostro paese sono ben 1 milione e 756 mila, ovvero il 17% del totale. E di questi quasi il 70% (1 milione e 179 mila) risiede al Sud. In particolare i dati Istat attestano l’esistenza di 507 mila bambini poveri tra 0 e 5 anni (il 16,6% in Italia e il 28,9% nel Sud), 550 mila tra il 6 e i 10 anni (il 18,3% in Italia e il 32,4% nel Sud), 296 mila tra gli 11 e i 13 anni (16,6% in Italia e 30,6% nel Sud) e 403 mila tra i 14 e i 17 anni (16,4% in Italia e 28,3% nel Sud).

Tra il 1997 e il 2009, poi, è aumentata l’incidenza di povertà tra i minori che vivono: con i genitori e almeno un fratello (dal 17,8% al 18,4%), in famiglie con membri aggregati (dal 20,7% al 27,9%) e in famiglie con un solo occupato (dal 19,7% al 24,4%). Al Sud, invece, la situazione è peggiorata non solo per i minori in generale, che sono passati da un’incidenza della povertà del 28,1% al 30%, ma anche dei minori che vivono con due (dal 25% al 27,4%) o tre e più fratelli (dal 35,3% al 38,8%) o di quelli che vivono in famiglie con membri aggregati (dal 34,5% al 41%).