Proviamo a riflettere sulla patente anziani

Almanaccando sulla gravissima questione della patente osteggiata di fatto agli ottantenni, un’idea in me ha prevalso, quella che il recente decreto contro gli ottantenni alla guida potrebbe essere anticostituzionale. Non c’era che armarsi della Costituzione, art.li  3, 13, 16. I primi due parlano della libertà cui ha diritto il cittadino, il terzo mette una retromarcia […]

Almanaccando sulla gravissima questione della patente osteggiata di fatto agli ottantenni, un’idea in me ha prevalso, quella che il recente decreto contro gli ottantenni alla guida potrebbe essere anticostituzionale.
Non c’era che armarsi della Costituzione, art.li  3, 13, 16. I primi due parlano della libertà cui ha diritto il cittadino, il terzo mette una retromarcia e ci dice che questa libertà può essere limitata per motivi di sanità e di sicurezza.
Da qui provo ad argomentare secondo il senso comune.
Motivi di sanità:
1) Gli anni 80 non sono una grave malattia anagrafica a carattere epidemico i cui effetti sono da prevenire mediante un approfondito check up al compimento degli ottanta anni allo scopo di consentire o proibire la guida dell’auto.
2) Qualcuno può forse sostenere che non sia verosimile un più o meno congruo numero di gente( forse equivalente all’insieme degli ottantenni) affetta da malattie di gravità tale da sconsigliare la guida anche se solo temporaneamente?,sono forse monitorati, controllati durante i cinque anni di validità della patente o – se del caso – interdetti alla guida anche se transitoriamente? No, è ovvio che sono soltanto ignorati.
3) Perfino una vaccinazione auspicabile a tappeto per tutti i cittadini mai però viene applicata obbligatoriamente (per i bambini il discorso è a parte).
4) Risulta forse che la quota d’invalidità per incidenti stradali sia superiore tra gli ottantenni a paragone delle altre fasce d’età?
5) E che decessi e invalidità permanenti siano causati più da anziani al volante che da altre generazioni?
6) Suppongo anche che non siano addebitabili sopratutto agli anziani gli investimenti di pedoni o di ciclisti.
Motivi di sicurezza:
1) Non conosco le norme che contemplano i motivi di sicurezza. A che cosa si riferiscono, alla sicurezza dei pedoni? Alla sicurezza degli stessi anziani al volante? Alle cose? Agli altri automobilisti? Quali sono in concreto coloro che lamentano di non sentirsi sicuri sulla strada per responsabilità degli anziani non allo stesso modo e misura che per responsabilità di chiunque sieda al volante? A quest’ultimo interrogativo forse possiamo già rispondere: allo stesso modo no, in modo diverso sì, perché ad es. dall’anziano ci potremmo attendere l’incertezza, la lentezza, ed altre varie insicurezze, dai giovani ci attendiamo il sorpasso a destra, la velocità fuori regola, il sorpasso azzardato, la prepotenza, il mancato rispetto delle precedenze, la competitività aggressiva e altre varianti. (Sorvolo sulle droghe e l’alcol).
Questa prima disamina di superficie non mi ha dato risposte soddisfacenti quanto al rispetto dell’art. 16 della Costituzione visto che il decreto in oggetto scorpora gli anziani dal godimento del diritto da esso contemplato alla stregua degli altri cittadini. Va quindi riflettuta ulteriormente la stessa introduzione del suddetto articolo:”Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale”. Non credo che si alluda alla liceità che ogni cittadino possa circolare ma solamente a piedi o con i mezzi di trasporto pubblici che sappiamo molto carenti. La cosa poi diventa ancora più complessa se consideriamo che più di qualche anziano non ha difficoltà a guidare mentre le incontra nella deambulazione, per non parlare della necessità di dover sostenere pesi materiali o anche burocratici per le tante incombenze e scadenze quotidiane.
Ora come ora, in attesa di ulteriori riflessioni e delle opinioni dei lettori, mi sembrano più eloquenti l’art. 3 e l’art. 13 della più volte citata Costituzione.
L’art. 3, oltre a garantire l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (senza distinzioni di sorta), precisa:
“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”
L’art. 13 compita:
“La libertà personale è inviolabile” – “Non è ammessa… alcuna ispezione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge,”…”E’ punita ogni forma di violenza fisica e morale sulle persone sottoposte a restrizioni di libertà.”
A me sembrano obbligate le seguenti considerazioni:
1) I due articoli sopra citati riguardano o dovrebbero riguardare tutti i cittadini e non tutti meno una categoria di essi.
2) Avendo infatti tutti i cittadini pari dignità sociale ed essendo eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, una parte di essi non può essere cumulativamente scorporata da questo criterio di eguaglianza in base al connotato età. Primo perché i cittadini sono persone l’una ben diversa dall’altra e non cloni, secondo perché l’età è stata e continuerà ad essere in continua evoluzione grazie allo sviluppo della diagnostica e della prevenzione insieme alla crescita – ove esista – del benessere e della fiducia nella propria autonomia ed utilità della propria esistenza.
Quando si legge nell’art. 13 che la libertà personale è inviolabile, penso che riguardi ogni singola persona, non può essere concepita per una categoria particolare, così che nel caso tale libertà dovesse essere ridotta o annullata lo dovrebbe per una singola persona e non a priori per una categoria estrapolata  dalla totalità della popolazione.
Avere ottant’anni non può essere un discrimine, non può annullare la titolarità del diritto alla libertà personale che contiene anche la libertà di usare liberamente il proprio mezzo di trasporto quale strumento di partecipazione sociale e di sopravvivenza.
3) Ma ove non bastasse l’art. 3 esplicita con chiarezza che “ E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini (ne) impediscono il pieno sviluppo della persona…. e l’effettiva partecipazione…. all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.  Ebbene il decreto che obbliga gli ottantenni a dipendere passivamente dalle Commissioni mediche locali senza altra motivazione che quella di avere ottant’anni contraddice smaccatamente questa garanzia costituzionale.
Infatti il decreto che obbliga gli ottantenni a sottostare a indagini invasive corporali, psicologiche e morali al fine di stabilire la loro idoneità alla guida, misure non previste per tutti gli altri cittadini considerati a priori idonei alla guida magari anche dopo ripetuti incidenti automobilistici di cui sono responsabili, tradisce ogni intento di giustizia democratica della Repubblica.
Ma c’è in me un timore ancora non bene decifrato, come un triste e tristo affiorare nella memoria della difesa della purità razziale nazionalsocialista, che mirava alla eliminazione fisica di invalidi, handicappati, ammalati di mente, omosessuali, ebrei e non so quale altra categoria ancora. Ovviamente non credo che quanto leggo nel mio timore calzi a pennello sul sopradetto accostamento, ma l’olezzo che mi colpisce è quello.
Conclusione
Ritengo urgente un ripensamento riguardante il decreto che obbliga gli ottantenni al controllo delle Commissioni mediche locali, sia per ragioni di rispetto della Costituzione, sia per inidoneità delle stesse Commissioni attualmente prive di chiare e eguali regole e di controlli che dovrebbero essere viceversa ineludibili, sia perché di per sé di gravissimo nocumento agli anziani sotto tanti profili.
E’ importante questa ultima considerazione. Il danno che si arreca all’anziano è poliedrico e pesantissimo, prima di tutto morale (spersonalizzazione, sottomissione senza difesa a criteri d’indagine investigativa o inquisitoria cui gli altri cittadini non sono obbligati, fatica fisica inimmaginabile per lunghe code anche all’addiaccio, energie e tempo spesi per eseguire tutti gli accertamenti richiesti, accessi anche ripetuti per ulteriori accertamenti richiesti anche senza condizione di necessità et coetera), poi economico (oltre gli esborsi per le marche da bollo e i vari ticket e la benzina per i numerosi accessi, può accadere che venga richiesta anche una visita supplementare non in una struttura pubblica – sono testimone di un esborso di circa 150 euro che spero costituisca una eccezione), infine il danno psico-fisico per eccesso di stress abbondantemente alimentato dalla condizione umiliante, di disperata impotenza. (Il tutto comporta la perdita anche di più mesi per un rinnovo di un solo anno; fortunatamente è stata ora introdotta la possibilità di un rinnovo biennale, ottima resipiscenza, ed è in questo senso che occorrerà procedere, nel restituire la dignità cui ha diritto l’anziano).
Se invece lo si vuole ghettizzare, allora gli si tolga anche il diritto dovere dell’elettorato attivo in uno con lo svuotare il Senato e la Camera nonché il Quirinale, dagli ottantenni. Ma sarebbe una assai brutta deriva.
Mi auguro che avvocati e magistrati, politici e giornalisti, apportino il loro contributo per bloccare questa brutta deriva.
Quanto all’opinione pubblica, il problema è ben più vasto, perché non riguarda solo gli ottantenni ma anche i settantenni e i sessantenni e può avere delle impreviste ricadute. Ad esempio una ulteriore contrazione delle vendite delle auto. Mi pare ragionevole supporre che intorno ai settanta anni la persona con un certo potere economico magari per il risparmio accumulato per l’intera sua vita decida di finire in bellezza la sua esistenza concedendosi la compera della sua forse ultima auto. Mi pare altrettanto ragionevole supporre che questo cittadino contemplando il rischio di perdere la patente allo scoccare degli ottant’anni scelga invece mestamente di non innovare alcunché.
Il problema va risolto alla luce del buon senso e sotto un profilo strettamente individuale e generico, quello che contempla l’uso effettivo di cui l’anziano ha necessità, altrimenti non possiamo che denunciare una incostituzionalità persecutoria delle persone anziane non solo antidemocratica ma del tutto  priva di senso umanitario.