Melania Rea: procura militare ascolterà soldatesse Rav Piceno

Accelera l’inchiesta della procura militare di Roma su possibili reati commessi all’interno della Caserma ‘Clementi’ di Ascoli Piceno, dove Salvatore Parolisi, ora in carcere per l’omicidio della moglie Melania Rea, addestrava le soldatesse, comprese due amanti ‘ufficiali’, Ludovica e Rosa. “Numerose” reclute passate dal Rav Piceno verranno convocate a breve dal procuratore militare di Roma […]

Accelera l’inchiesta della procura militare di Roma su possibili reati commessi all’interno della Caserma ‘Clementi’ di Ascoli Piceno, dove Salvatore Parolisi, ora in carcere per l’omicidio della moglie Melania Rea, addestrava le soldatesse, comprese due amanti ‘ufficiali’, Ludovica e Rosa. “Numerose” reclute passate dal Rav Piceno verranno convocate a breve dal procuratore militare di Roma Marco De Paolis, che le ascolterà sul comportamento tenuto con loro dagli istruttori. “Non si tratta di un’inchiesta su Parolisi – ha spiegato il pm – ma su ciò che sarebbe avvenuto all’interno della caserma, sui rapporti tra superiori ed inferiori”. “Vogliamo approfondire alcune circostanze emerse finora – aggiunge De Paolis – per stabilire se sono raffigurabili reati”. Uno su tutti, quello previsto dall’art. 146 del codice penale militare di pace: “Minaccia a un inferiore per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri”, punito con la reclusione militare fino a cinque anni. Dopo mesi in cui ad Ascoli si sono rincorse voci e smentite, la magistratura militare vuole insomma capire se uno o più istruttori abbiano messo in atto minacce nei confronti delle soldatesse, per indurle a intrattenere relazioni o avere rapporti di natura sessuale. De Paolis ha già acquisito molta documentazione, fatto sopralluoghi, sentito i vertici della caserma (il comandante è cambiato da poco), ma l’indagine, allo stato un fascicolo senza indagati, entrerà nel vivo nei prossimi giorni. Lo stesso Parolisi, scrive del resto il gip di Teramo Giovanni Cirillo nell’ordinanza di custodia cautelare – con “un’excusatio non petita davvero sospetta”, negò di avere certezze su fatti compromettenti avvenuti all’interno della caserma (stupefacenti, prostituzione), ciononostante, buttò lì, senza che gli fosse richiesto, una sua ‘preoccupazione’: l’esistenza di storie sataniche (‘tempo fa – disse agli investigatori – una ragazza fu legata al letto e le accesero dei fuochi intorno)”. Nella prima ordinanza di custodia a carico del caporalmaggiore, quella firmata dal gip di Ascoli Piceno Carlo Calvaresi, non si faceva alcun riferimento a presunti scenari torbidi legati alla caserma, né a supposte frequentazioni di siti transessuali da parte del caporalmaggiore, e dunque ad un qualche segreto “molto brutto” che Melania avrebbe potuto confidare a qualcuno, ad esempio all’amica Rosa. Ma dopo il passaggio a Teramo degli atti dell’inchiesta per competenza territoriale (la giovane mamma venne ritrovata morta nel bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella), questi spunti investigativi sembrano aver catturato l’attenzione del gip e degli inquirenti abruzzesi. Tanto che il pm Davide Rosati, due giorni fa si è recato nella Caserma ‘Clementi’ per ascoltare dei militari, accompagnato da carabinieri del Ris e cani antidroga, che hanno poi fatto una nuova ispezione anche nell’abitazione di Parolisi e Melania a Folignano. Oggi intanto, in attesa che il Tribunale del riesame dell’Aquila fissi la data dell’udienza sulla richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dai difensori del caporalmaggiore, gli avvocati Nicodemo Gentile e Valter Biscotti hanno lamentato che alcune delle persone che “giravano intorno a Parolisi fin dai primi giorni della scomparsa di Melania, fingendo vicinanza, lo spiavano”, registrando addirittura le sue parole, “per poi consegnare in tempo reale il risultato delle loro attività agli inquirenti”. Con una “palese violazione dei diritti difensivi minimi” del loro assistito.