Felice Festa Ringraziamento Happy Thanksgiving Day

“Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte”(Kahlil Gibran). Happy Thanksgiving Day 2011 con sua maestà il Tacchino. Auguriamo agli Americani in Italia e nel mondo, a tutti gli Indignati di ieri, oggi e domani, una felice festa del Ringraziamento nelle loro famiglie in questo quarto giovedì di novembre 2011. Iniziano le celebrazioni […]

“Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte”(Kahlil Gibran). Happy Thanksgiving Day 2011 con sua maestà il Tacchino. Auguriamo agli Americani in Italia e nel mondo, a tutti gli Indignati di ieri, oggi e domani, una felice festa del Ringraziamento nelle loro famiglie in questo quarto giovedì di novembre 2011. Iniziano le celebrazioni natalizie, non solo nella Grande Mela invasa da milioni di turisti per la grande parata. La Apple lancia per il 25 novembre una giornata speciale nei suoi negozi e nello “store on line”. L’annuncio dell’azienda di Cupertino invita semplicemente i visitatori a tornare nella giornata evento per dare un’occhiata alla guida per i regali di Natale. Il fascino di New York e della provincia americana, è irresistibile quando si festeggia il Giorno del Ringraziamento con una cena dal menu rigorosamente tutto a stelle e strisce, tra fiere, parate e tacchini. Sono quasi 20mila i cittadini americani residenti in Italia che festeggiano il tradizionale Thanksgiving Day portando in tavola un tacchino made in Italy. Lo ricorda la Coldiretti in riferimento alla famosa giornata del ringraziamento che i cittadini americani celebrano giovedì 24 novembre in patria e all’estero. In Italia la festa coinvolge basi militari, ambasciata, consolati, lavoratori e studenti ma anche turisti che non vogliono rinunciare al patriottico rito. “L’allevamento nazionale di tacchini è tale da rendere l’Italia autosufficiente e da soddisfare – sostiene la Coldiretti – anche le esigenze quantitative e qualitative degli ospiti stranieri. L’Italia è del tutto autosufficiente per la carne di tacchino con un consumo medio di 4,14 chilogrammi a testa all’anno ed una produzione nazionale che raggiunge i 293 milioni di chili dei quali 59 milioni di chili vengono esportati mentre le importazioni dall’estero sono appena di 15 milioni di chili”. L’evento è l’anticipazione della Festa del Natale. Gli Americani si ritrovano tutti a tavola con il tradizionale tacchino arrosto ripieno contornato da verdure miste e tanta allegria. Ovunque viene distribuita la sacrosanta porzione di tacchino! Oggi, la corsa sfrenata agli acquisti di Natale inizia prima del Thanksgiving Day ma la povertà incombe non solo in Europa e in Italia con l’aumento delle tasse. Anche per le strade di New York non è raro incontrare persone sole, senza famiglia, con il cartoccio di tacchino in mano. La First Lady Michelle Obama, direttamente dalla White House, nella sua newsletter annuale indirizzata ai cittadini americani ed ai media mondiali, nell’augurare una felice festa a tutti i connazionali, ricorda i problemi da risolvere per sconfiggere la povertà a cominciare dalla prima ed unica superpotenza democratica sulla Terra. In primis, la necessità di offrire un tacchino a 50 milioni di americani poveri. Un’emergenza assoluta. La tradizione americana vuole che alla vigilia di ogni Thanksgiving il presidente degli Stati Uniti conceda la “grazia” a una coppia di tacchini fortunati. Dopo la cerimonia ufficiale nel Giardino delle Rose, i pennuti saranno posti nei giardini della residenza “George Washington” a Mount Vernon, in alternativa alla fattoria Willmar in Minnesota da cui provengono. Nei mesi passati, nella fattoria in Minnesota, un gruppo di giovani allevatori ha seguito in modo particolare la crescita di 35 esemplari tra cui scegliere quelli destinati alla cerimonia della “grazia”. A Mount Vernon i tacchini resteranno esposti al pubblico e saranno coprotagonisti degli eventi speciali previsti per il periodo natalizio e per la festa del 6 gennaio. Dai tempi del presidente Harry Truman è sempre stato così. Il tacchino in questione, a cui viene dato un  nome speciale per il suo nobile e squisito destino, è così ufficialmente investito della grande responsabilità di moltiplicarsi quando basta per sfamare tutti coloro che oggi non possono partecipare alla festa. Questo Thanksgiving, secondo i dati del dipartimento dell’Agricoltura americano, è segnato dall’evidenza che ben 49 milioni di persone si sono sfamati a fatica negli Usa. Per un terzo di questi, le risorse economiche sono state talmente scarse da costringerli a saltare un pasto al giorno o a ridurre le porzioni. I restanti due terzi hanno dovuto accontentarsi di alimenti economici e dannosi per la salute. Con le due alternative dei “Food Stamps” o delle mense per i poveri. Rispetto agli anni precedenti gli Americani sull’orlo della fame sono oltre 13 milioni in più, un record assoluto. Pare che la distribuzione di Food Stamps abbia raggiunto un dato storico, con oltre 36 milioni di persone a beneficiarne. L’allarme resta naturalmente alto per i bambini: una grossa fetta di questi poveri non raggiunge i 12 anni. Da qui nasce l’impegno di un gruppo “no profit” di associazioni americane che hanno avviato una campagna per espandere il programma nutrizionale federale. Se il presidente Barack Hussein Obama, dopo la grande riforma del sistema sanitario nazionale, si è posto l’obiettivo di ridurre drasticamente la fame giovanile entro il 2015, l’augurio nostro è che possa farlo grazie alla collaborazione dei Repubblicani nel Congresso. Un po’ d’America con il suo irresistibile vento di pace, efficienza e libertà fa sempre bene anche qui in Europa, alle persone ed alle imprese, perché senza l’ottimismo non c’è futuro. Quali sono le origini del Thanksgiving Day? Il Thanksgiving Day è una festa tradizionale americana che si celebra sempre il quarto giovedì di Novembre negli Stati Uniti e in Canada il secondo lunedì di ottobre. Le origini del Thanksgiving sono antiche. Venne festeggiato per la prima volta in Canada nel 1578 quando l’esploratore inglese Martin Frobisher arrivò nel nuovo continente e ordinò una cerimonia per ringraziare Dio della protezione data al suo gruppo durante la lunga e pericolosa traversata oceanica. Tuttavia, gran parte dei moderni nord-americani associano la tradizione della Festa del Ringraziamento ai Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America. Nel 1621, un anno dopo l’arrivo nel Nuovo Mondo a bordo della celebre nave Mayflower e nel seguente inverno rigido in cui molti di loro perirono a causa di tremende malattie, gli abitanti delle colonie celebrarono il successo del loro primo raccolto organizzando una festa, alla quale invitarono anche i Nativi Americani. Le proclamazioni (National Thanksgiving Proclamations) annunciano i ringraziamenti alla provvidenza di Dio negli eventi della nazione, come fu spiegato dal Presidente George Washington nella sua Proclamation del 1789, “for the many signal favors of Almighty God…in the lives of the people”. Nel 1863, il presidente Abraham Lincoln proclamò il Thanksgiving festa nazionale e decise che si sarebbe dovuta festeggiare ogni quarto giovedì di novembre. Il Giorno del Ringraziamento coinvolge tutti i cittadini americani nel mondo e in patria, che si riuniscono in famiglia per ringraziare della benedizione provvidenziale ricevuta da Dio. È una tradizione iniziata all’epoca dei primi coloni europei che arrivarono in America in cerca di libertà. Oggi il Thanksgiving è in molti stati Usa spesso abbinato a quattro o cinque giorni di ferie in un lungo weekend, con la chiusura di scuole, attività commerciali e professionali. Si torna a casa direttamente dai college e dalle università (oggi in tempi di crisi economica, anche prima!) per partecipare alla festa. La vera chicca sono i tradizionali pranzi del Ringraziamento, veri e propri eventi sociali e familiari, ove sono serviti piatti e pietanze a profusione. A maggiore ragione oggi, in nome della tradizione, si può capire lo sforzo compiuto da ogni famiglia americana: si viaggia in auto, in treno e in aereo per raggiungere i parenti lontani e ritrovarsi a celebrare insieme una giornata speciale. La partecipazione coinvolge grandi e piccini. Regna sovrano sua maestà il Tacchino ripieno, quale piatto principale (per la cui preparazione e cottura sono necessarie oltre 10 ore) tanto che spesso il Thanksgiving è chiamato anche Turkey Day. Ripieno di purea di patate dolci, salsa di mirtillo rosso americano, accompagnato da una casseruola di fagiolini verdi, granturco, rape, torta di pecan e torta di zucca. Tra le tantissime leccornie della serata spiccano le pietanze:  apple sauce (salse di mele), cranberry sauce (salsa di mirtilli e barbabietole) e corn (mais). Piatti comunemente associati al pranzo, benché sia molto probabile che molti di questi ingredienti gastronomici non fossero neanche presi in considerazione durante il primo pranzo storico risalente al 1621. Spesso gli ospiti portano piatti preparati a casa per contribuire al pasto comunitario. La maggior parte dei piatti della versione tradizionale del Thanksgiving americano è a base di cibo dei nativi del Nuovo Mondo, seguendo la tradizione dei Padri Pellegrini che ricevettero questi ingredienti dai nativi americani. In tutti i casi la tradizione classica attribuita al primo Thanksgiving comporta miti introdotti in un periodo successivo. L’uso del tacchino negli Stati Uniti precede la nazionalizzazione della festività in America da parte del presidente Lincoln nel 1863. Alexander Hamilton proclamò che nessun “citizen of the United States should refrain from turkey on Thanksgiving Day”. Ma il tacchino era  impopolare fin dopo l’800. Nel 1857 il tacchino divenne parte integrante del tradizionale pasto del Thanksgiving nel New England. I primi coloni della Plymouth Colony in Massachusetts erano particolarmente grati a Squanto, il nativo americano e schiavo degli inglesi, che aveva insegnato loro come cacciare le anguille e coltivare il grano, e li servì quale interprete. Senza l’aiuto di Squanto i coloni avrebbero anche non potuto sopravvivere nel Nuovo Mondo. I coloni di Plymouth, i Pellegrini, subito dedicarono una festa appena terminato il primo raccolto nel 1621. Eseguirono una celebrazione autunnale con cibo, festeggiamenti e preghiere a Dio. Il Governatore di Plymouth invitò Grand Sachem Massasoit ed i Wampanoag perché si unissero ai festeggiamenti. Rimangono testimonianze scritte della festa nei diari di Plymouth. I coloni nutrirono i nativi e li intrattennero per tre giorni, dopodiché i nativi americani ritornarono nella foresta, uccisero cinque cervi e li donarono al Governatore in regalo. Le feste del Thanksgiving dei Pilgrims furono un successo anche grazie alla generosità dei nativi, oltre che allo stimolo d’interesse che ne suscitavano. Dal testo del Governatore William Bradford della Plymouth Bay Colony (of Plimoth Plantation) si apprende che dopo l’arrivo in Nord America gli inglesi hanno continuato a coltivare, come da tradizione agricola in Inghilterra, in una produzione comune mettendo ogni prodotto del raccolto in un unico calmiere e ripartendolo nella comunità. I primi tre raccolti del 1621, 1622 e 1623 furono scarsi. Nonostante il loro credo religioso, i Pilgrims cominciarono quindi a rubare l’uno dall’altro, per non rischiare di morire di fame. Bradford abolì l’usanza del “farming in common” ed assegnò ad ogni famiglia un appezzamento di terra in proprietà. Motivati dalla “invisible hand” del capitalismo di Adam Smith e da interessi privati, i Pellegrini cominciarono ad ottenere ottimi raccolti (oltre 100 anni prima che Smith scrivesse le sue teorie!). I coloni che avevano richiesto di smettere di lavorare a causa la loro età, ottennero il permesso di cominciare ad effettuare commerci con surplus del raccolto in cambio di pellicce ed altri prodotti. Grazie agli incentivi organizzati, i Pilgrims ebbero successo nei raccolti dal 1623 fino al 1647, la fine della storia coloniale sotto il governo di Bradford. Numerose celebrazioni si svolgono per tutto il mese di novembre in  Massachusetts, come informa l’Agi. “A Wilmington si tiene il Castleberry Fair Arts and Craft Festival, una vera tradizione per il fine settimana della Festa del Ringraziamento con più di 250 espositori che propongono oggetti d’arte ed artigianato, specialità culinarie e musica dal vivo. A Plymouth si svolgono parate, concerti ed eventi gastronomici: si possono gustate assaggi di chowder, zuppe, dolci per terminare con la classica cena a base di tacchino alla Plimoth Plantation. A Martha’s Vineyard la tappa è d’obbligo per l’Annual Thanksgiving Day Artisans Festival, il più grande Holiday Art Show con più di 85 artisti isolani. Qui si possono trovare ghirlande e ornamenti natalizi per iniziare il periodo dell’Avvento e un’ampia scelta di idee regalo dai migliori artisti ed artigiani. Altro luogo della tradizione è l’Old Sturbridge Village, un villaggio storico che organizza una tipica cena del Ringraziamento in New England di inizio Ottocento, dal 24 al 27 Novembre. A Boston e dintorni si trovano ottimi ristoranti per godere di un indimenticabile Thanksgiving Dinner: al Fireplace di Brookline, il menù prevede tutti i piatti tipici del New England con interessanti varianti. Oltre al tacchino con ripieno tradizionale, viene proposto anche quello con focaccia di mais, salsiccia e pancetta affumicata del New Hampshire oppure con mele, salvia e cipolle caramellate. L’Eastern Standard di Boston serve una cena di tre portate al prezzo di 50 dollari con una varietà di stuzzichini che andranno dalla zuppa a base di zucca arrosto fino alle ostriche al forno; come piatti principali non mancheranno il tacchino ed un gustoso tortino di aragosta; come dolci, torta di noci pecan e torta di mele. Il Restaurant Dante di Cambridge, oltre al tradizionale tacchino, offre un menù composto da tre portate. Le proposte comprendono zuppa di porcini e castagne con mostarda di pere, come portata principale: tacchino, anatra, manzo oppure un’opzione vegetariana con ripieno di castagne, purea di patate, patate dolci fritte, cavolini di Bruxelles allo sciroppo d’acero e gravy vegetariano. E varie torte ripiene con mele, zucca, cioccolato, noci e ricotta. L’Upstairs on the Square di Cambridge prepara un menù particolarmente adatto ai vegetariani. Consisterà di quattro portate: zuppa di zucca arrosto seguita da fette di arancio e pompelmo con avocado su crema di lattuga e zucca al forno. Come dessert biscotti al cioccolato con mousse di zucca. Per gli amanti della carne: tacchino arrosto, carne alla griglia, salmone dell’Atlantico e costoletta di maiale alla salvia”. Ma la Festa del Ringraziamento non è solo una tradizione americana.

Custodi di un territorio amato e servito, i Cristiani di tutto il mondo rendono omaggio ai frutti della Terra nel loro particolare Giorno del Ringraziamento cattolico, una festa (una domenica di metà novembre) che nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana invita ogni anno le comunità cristiane a rinnovare a Dio, Signore del cielo e della terra, sentimenti di vera gratitudine per la ricchezza dei doni del creato, con un sincero esame di coscienza. Papa Benedetto XVI afferma:“Tra le questioni essenziali, come non pensare ai milioni di persone, specialmente alle donne e ai bambini, che mancano di acqua, di cibo, di un tetto? Lo scandalo della fame che tende ad aggravarsi, è inaccettabile in un mondo che dispone dei beni, delle conoscenze e dei mezzi per porvi fine. Esso ci spinge a cambiare i nostri modi di vita, ci richiama l’urgenza di eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente e uno sviluppo umano integrale per oggi e soprattutto per domani”. Alla luce della più grave crisi economica mondiale a memoria d’uomo e dei cambiamenti climatici planetari, queste parole si elevano a supremo monito per la nostra sopravvivenza. “Nel rapporto tra l’Eucaristia e il cosmo – ricorda Papa Benedetto XVI nell’esortazione apostolica Sacramentum caritatis – scopriamo l’unità del disegno di Dio e siamo portati a cogliere la profonda relazione tra la creazione e la ‘nuova creazione’, inaugurata nella risurrezione di Cristo, nuovo Adamo. Ad essa noi partecipiamo già ora in forza del Battesimo (Col 2,12s) e così alla nostra vita cristiana, nutrita dall’Eucaristia, si apre la prospettiva del mondo nuovo, del nuovo cielo e della nuova terra, dove la nuova Gerusalemme scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo (Ap 21,2)”(n. 92). Nella responsabilità che deve accompagnare la nostra attività, con speranza e profonda riconoscenza, possiamo continuare il nostro cammino contemplando fin d’ora la nuova creazione, i cieli nuovi e la terra nuova, accompagnati dalle parole profetiche dell’Apocalisse:“Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi”(Ap 7,16–17). Il mondo agricolo italiano, insieme alla Chiesa, ha ringraziato Dio per i frutti della Terra con feste provinciali del Ringraziamento e sante messe speciali. L’appuntamento è stato accolto a braccia aperte da chi lavora la terra in molte regioni italiane, a dimostrazione del fatto che l’economia reale con i suoi valori autentici aborre la crisi scatenata dalla finanza mondiale. Nel messaggio per la Giornata del Ringraziamento del 13 novembre 2011, dal titolo:“Solo con Dio c’è futuro nelle nostre campagne!”, la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, ha elevato a “Dio, Padre provvidente, un inno vivissimo di lode per i frutti della terra e del lavoro dell’uomo”, celebrando l’annuale Giornata del ringraziamento. “Ringraziare è sempre un gesto alto e bello, che nobilita chi lo compie. Per noi è un atto doveroso, soprattutto al termine di un anno agricolo segnato dalle conseguenze di una grave crisi economica e finanziaria, ma anche gravido di quella speranza che sgorga dal primato che riconosciamo a Dio solo”. Per questo è stato scelto come titolo della Giornata un’espressione evocativa del dialogo che il Papa Benedetto XVI ha sviluppato nel suo recente viaggio in Germania:“Solo con Dio c’è futuro”. Dunque “anche nelle nostre campagne! Solo con Dio, infatti, c’è il gusto del lavoro. Solo con lui il sudore della fronte è asciugato da mani solidali. Dio entra così nelle nostre fatiche, si fa compagno di strada di ogni nostro passo, verso mete di luminosa speranza. Nelle nostre terre, in ogni angolo d’Italia, ne sono segno perenne le tante le pievi di campagna: sono chiese semplici, belle, a misura d’uomo. Per secoli sono state compagne di viaggio nelle mille vicende, segnate dalla fatica e dalla speranza, del nostro vivere sociale. Queste pievi, amate e curate, testimoniano che Dio è lo sposo fedele delle nostre terre. Ci dicono con eloquenza che noi apparteniamo a lui, che con Dio possiamo davvero aspirare a un futuro di benessere e di forza. Vere catechesi di bellezza, ci ricordano che Dio va messo al primo posto, perché solo allora ogni altra realtà sta al suo giusto posto. Quando, invece, non c’è Dio nella vita delle nostre campagne, anche il pane non solo non ci sazia, ma anzi si trasforma in pietra, pesante e rude. Quando viviamo nell’egoismo, nella chiusura del cuore e delle mani, nel latifondo e nei respingimenti, nell’inquinamento delle terre, nella speculazione sul grano, nel lavoro nero degli immigrati, il nostro pane diventa pietra e serve a innalzare muri tetri e invalicabili. Al contrario, se con la forza del Vangelo e la chiarezza della dottrina sociale della Chiesa sapremo porre Dio al vertice di ogni nostra fatica, allora ogni lavoro diverrà pane che sazia, le nostre mani si apriranno all’accoglienza fraterna e gli immigrati saranno accolti e rispettati nella loro dignità di persone. Così il grano biondeggerà sulle nostre colline, per farsi pane condiviso, offerto al cielo da comunità ospitali e vivaci, fedelmente vicine alla gente dei campi e delle montagne. Se la terra sarà amata come dono gratuito di Dio Padre, sarà anche custodita da imprenditori agricoli intelligenti e attivi, capaci di speranza, pronti a investire, per “intraprendere” anche con notevoli rischi economici. Vorremmo, in particolare, esprimere la nostra ammirazione e benedire l’opera di quei giovani imprenditori che hanno scelto di ritornare alla terra, nel lavoro agricolo. Essi sono cresciuti più del sei per cento in tutta Italia, indice di un riscoperto amore alla terra, scelta per vocazione e non per costrizione. È consolante constatare che proprio nell’agricoltura le nuove leve stanno ritrovando dignità e forza”. Non basta, però, ammirare chi investe nella terra. “Questi giovani vanno aiutati e accompagnati, a cominciare da un chiaro impegno educativo, nella linea degli Orientamenti pastorali per il decennio Educare alla vita buona del vangelo. È un impegno che parte dalla scuola, dove si apprende la stima per ogni arte e ogni impiego. Tutti i lavori hanno pari dignità, perché è l’uomo a dare dignità al lavoro e non il lavoro a rendere grande l’uomo: il lavoro, infatti, è fatto per l’uomo! In quest’azione di sostegno e promozione, è decisivo il ruolo degli istituti di credito: pensiamo, in particolare, alla nobile tradizione delle casse rurali, oggi banche di credito cooperativo, nate all’interno delle comunità ecclesiali e che tanto hanno giovato a trasformare le campagne, costituendone un elemento di garanzia e di sviluppo sociale, economico e culturale (cfr Frutto della terra e del nostro lavoro, n. 17). È anche evidente che, in una crisi tanto dura, non dovranno certo essere le campagne a pagare il prezzo più alto. Per questo va rilanciata la cooperazione, perla di autentica crescita in tante terre d’Italia. Dio, Padre provvidente, ci doni stagioni ricche di frutti e terre benedette, perché non manchi mai il pane fragrante sulle nostre mense e il pane del cielo nelle nostre chiese”. A dimostrazione del fatto che la Chiesa Cattolica vuole che i giovani italiani riscoprano il valore del lavoro dei campi, in primis nelle sue campagne.

Nicola Facciolini