Terremoto: dal Salento a L’Aquila dopo il sisma. La storia di Lorenzo

Di venerdi’ mattina le rotelle dei trolley sobbalzano sui sampietrini facendo da sottofondo al chiacchiericcio di alcuni ragazzi che raccontano l’un l’altro le prodezze della sera passata, mentre mestamente si dirigono verso il terminal dei bus: sullo sfondo piazza Duomo e il suo mercato colorato, dove aquilani e non si riversano per fare acquisti, guardare […]

Di venerdi’ mattina le rotelle dei trolley sobbalzano sui sampietrini facendo da sottofondo al chiacchiericcio di alcuni ragazzi che raccontano l’un l’altro le prodezze della sera passata, mentre mestamente si dirigono verso il terminal dei bus: sullo sfondo piazza Duomo e il suo mercato colorato, dove aquilani e non si riversano per fare acquisti, guardare le bancarelle o semplicemente chiacchierare. Il lunedi’ successivo uno scenario molto simile avrebbe animato il centro storico dell’Aquila, con gli studenti di ritorno dal week end passato in famiglia e tanta voglia di viverla quella citta’, tranquilla ma allo stesso tempo piena di vita per un ventenne con tanti sogni in tasca e tutta la vita davanti. E’ il 2009 e gli studenti universitari sono 25.000, di cui moltissimi fuori sede, in una citta’ a misura d’uomo che conta circa 70.000 abitanti. Poi il sisma del 6 aprile, L’Aquila distrutta e la paura, i dubbi, lo spaesamento. Che fare, restare o andare via? E come? Abitazioni non ce ne sono per gli abitanti, figuriamoci per gli studenti, ecco quindi che molti, i piu’ tenaci o quelli piu’ prossimi alla laurea, iniziano a viaggiare, per proseguire o terminare gli studi. A un certo punto ‘l’aiuto dall’alto’, niente piu’ tasse da pagare, e le iscrizioni crescono, ma la citta’ non e’ pronta ancora ad accogliere i ragazzi e, anche se lo fosse, in molti non tornerebbero perche’ il terremoto, di tanto in tanto, torna a farsi sentire, quindi continua il pendolarismo. In un momento di crisi per il Paese intero, molti giovani che non sanno cosa fare del loro futuro, si iscrivono all’Universita’ dell’Aquila, ma non partecipano ai corsi restando fondamentalmente degli ‘studenti/fantasma’. Nel 2015 si riprendono a pagare le tasse e il numero degli studenti scende a 19.500; ma mentre molti vanno via, altri scelgono proprio L’Aquila come sede universitaria.

LA STORIA DI LORENZO – E’ questo il caso di Lorenzo, ragazzo salentino, che nel 2014 dopo aver visitato per soli 3 giorni il capoluogo d’Abruzzo, decide di fare una “scelta azzardata” e trasferirsi in una ‘citta’-cantiere’. A spingerlo in questa direzione la necessita’ di cambiare ateneo e di scegliere una ‘citta’ economica’ per non pesare eccessivamente sulla propria famiglia. “Il 6 aprile mi trovavo a Nardo’, in provincia di Lecce- racconta Lorenzo- avevo 14 anni. Ricordo l’evento mediatico generato dal sisma, dalla canzone di artisti uniti per l’Abruzzo alle varie iniziative. Non avrei mai pensato di venire a vivere qui”.

LA RICERCA DELLA CASA – Sono passati 5 anni dal terremoto, quando Lorenzo arriva a L’Aquila, molte case della periferia sono tornate ad essere agibili e anche nella zona che lambisce il centro storico qualche abitazione, seppure a prezzi molto elevati, si puo’ trovare. Lorenzo, come e’ facilmente immaginabile, incontra delle difficolta’, anche affidandosi a delle agenzie immobiliari (“Mi sono reso conto che tutti cercavano di lucrare”), ma alla fine riesce nel suo intento e va a vivere in zona Villa comunale, a meno di un km dalla piazza principale della citta’.Di quei primi giorni a L’Aquila “mi ricordo i tetti spioventi, i muri coperti dalle impalcature. Mi ricordo che era ottobre, e la neve… non avevo mai visto la neve, mi fu d’impatto perche’… copriva le crepe, L’Aquila sotto la neve tornava ad essere una citta’ quasi come tutte le altre. Quando sono arrivato la situazione era molto piu’ grave rispetto ad ora. E’ cambiata tantissimo”.

LE DIFFERENZE CON UNA CITTA’ “NORMALE” – “Penso che quella notte (tra il 5 il 6 aprile ndr) abbia cambiato tanto il carattere delle persone e lo comprendo anche. Quando sei a casa tua e tutto cambia, sei costretto ad andare a vivere in un’altra casa, in cui devi stare attento a non rovinare nulla e nella quale non hai piu’ nulla di tuo, non sei piu’ a tuo agio. Quando vedi tutta la citta’ invasa da media, ruspe, forze dell’ordine, giorno dopo giorno, non hai piu’ la tua pace: e’ come se avessi sempre in casa ospiti con cui non interagisci, sai che ti stanno facendo un favore, ma e’ difficile”. “Vivere in una citta’ che ha subito un terremoto cosi forte non avendo vissuto quella notte e non essendo stato vittima di tutto il processo di trasloco e ricostruzione a volte mi fa sentire in colpa. Sento la tragedia cosi’ forte che mi dico ‘Non ho il diritto di sentirla io che non l ho vissuta’. E ti cambia stare qui, perche’ nella quotidianita’ il terremoto ha cambiato tutto. Perche’ sei alla fermata del bus e una vecchina ti mostra la foto del nipote e ti dice che gli somigli molto, e poi aggiunge che l’ha perso nel terremoto, perche’ ne senti ancora gli effetti. Non ho vissuto i secondi della scossa, ma gran parte della ricostruzione si’ e quindi tutto cio’ che c’e’ stato dietro: le strade che vengono chiuse, i tragitti che cambiano, le scosse notturne. Ti entra dentro. Tant’e’ che io qui non ho paura del sisma, ma paradossalmente quando torno nella mia citta’ natale e sento il legno del letto scricchiolare, a me viene il panico la notte. Mi sento piu’ sicuro qui che giu’ (in Puglia ndr)”.

“PRIMA DEL TERREMOTO, DOPO IL TERREMOTO” – “Un’altra cosa che mi ha scosso quando sono arrivato qui e’ stato il riferimento temporale. Noi siamo nel 2019 dopo Cristo, ma quando sono arrivato in questa citta’ e parlavo con gli aquilani sentivo dire, ‘prima del terremoto e dopo il terremoto’, come se il 2009 fosse stato l’anno zero. Tutto era un riferimento a quell’evento”.

IL GIOVEDI’ UNIVERSITARIO – “Non ero a conoscenza del fatto che ci fosse un giorno infrasettimanale in cui a L’Aquila gli studenti escono e bivaccano. Le prime volte che sono uscito ho notato qualcosa di particolare: vedevo gli altri ragazzi che non erano matricole, bere, chiacchierare, divertirsi, in questo centro storico in cui molte vie erano chiuse e molti edifici erano pericolanti. Mi chiedevo: si sono abituati o fanno finta di niente? Riescono comunque a divertirsi? Poi ho capito che era l’abitudine”.

L’AQULA 2014-L’AQUILA 2019 – “E’ cambiata tantissimo L’Aquila, e’ una citta’ nuova rispetto a quando sono arrivato- ricorda Lorenzo-. Il centro storico, nelle due vie principali, e’ quasi completamente ricostruito quindi queste cose non le noti piu’. Certo c’e’ ancora molto da fare, ci sono pero’ anche tante innovazioni, come il tunnel sotterraneo che e’ stato costruito, al cui interno passeranno i principali servizi della citta’ (acqua, luce e comunicazione). L’Aquila e’ una citta’ che ha saputo cogliere sotto un certo punto di vista”. “Se dovessi scegliere adesso la citta’ in cui andare a studiare, verrei a L’Aquila di nuovo, perche’ ho conosciuto l’Abruzzo che e’ un territorio bellissimo, perche’ sono a un’ora e mezzo da Pescara e da Roma, perche’ questa citta’ ha una storia fantastica e mi ha fatto fare delle belle esperienze, sotto ogni punto di vista- aggiunge- La consigliere agli altri studenti con la scusa che, siccome e’ una citta’ tranquilla non ti distrai tanto e concili piu’ facilmente lo studio”.