Ormai neanche Letta riesce a contenerlo e così come, qualche giorno fa, non è riuscito a farlo glissare sul “bunga bunga”, di fronte ai giornalisti, a Palazzo Chigi, oggi il Cav straripa parlando a Milano a un convegno della Confcommercio e se la prende con tutti, Quirinale in testa. “Se una legge non piace al capo dello Stato e al suo staff, quella legge torna alla Camera e al Senato – ha lamentato il Cavaliere -. Se invece non piace alla Corte costituzionale, la respinge”. Poi attacca anche la magistratura: “certi giudici” se non sono d’accordo con una legge la fanno abrogare dalla Consulta, afferma ed aggiunge che per questo “serve una riforma” costituzionale che finora “non siamo riusciti a fare perché nemmeno all’interno della nostra maggioranza eravamo riusciti a trovare l’accordo”. Dopo questa riforma dell’iter di approvazione delle leggi, aggiunge Berlusconi, “bisogna poi ridurre della metà il numero dei parlamentari. In Parlamento lavorano solo 50 o 60, gli altri si fanno dare le indicazioni dai capogruppo. Penso che gli italiani siano tutti favorevoli a questo, anche se sarà difficile far approvare questa riforma proprio dai parlamentari”. Ha poi assicurato B che la modifica dell’articolo 41 della Costituzione sarà fatta in tre mesi. “Presto manderemo in Parlamento le modifiche. Dopo tre mesi di dibattiti in Parlamento, avremo una legge valida, che farà sì che chi vuole realizzare un albergo lo potrà fare e poi avrà le verifiche da parte di un esponente della pubblica amministrazione per vedere se ha rispettato le leggi ambientali e urbanistiche”. Ormai sembra proprio un personaggio alla Calvino e del tutto fuori controllo, che ogni giorno ne spara di più grosse di quello precedente. Ieri il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini era scesa personalmente in campo, non per difendere la scuola pubblica dagli attacchi di Berlusconi, bensì per spiegare a tutti che in realtà Berlusconi la scuola pubblica non l’ha mai attaccata. Oltre a Bersani e Casini, anche Cesare Romiti, intervenendo da Maria Latella su SkyTG24 aveva criticato la presa di posizione del Cav e detto che se se il premier è davvero contro la scuola pubblica come ha recentemente dichiarato senza peli sulla lingua, dovrebbe chiamare il Ministro della Pubblica Istruzione e chiedergli di dimettersi. Dopo la sparata era giunta, pronta, la rettifica di Berlusconi, che accusa i giornalisti di averlo travisato ed aggiunge: “ Il mio governo ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell’Università, proprio per restituire valore alla scuola pubblica e dignità a tutti gli insegnanti che svolgono un ruolo fondamentale nell’educazione dei nostri figli in cambio di stipendi ancora oggi assolutamente inadeguati”. Tuttavia, secondo il premier, nella scuola pubblica ci sarebbe un indottrinamento dei ragazzi verso culture politiche contrarie agli insegnamenti della famiglia. Irati Bocchino del Fli e Vendola del Sel, cioè sia la destra che la sinistra che ancora hanno un barlume di insegnamento sociale e si dicono esterrefatti per quella che, palesemente, è una intollerabile offesa a a tutti gli insegnanti, che, anche se sottopagati, ogni giorno formano i nostri figli, nonostante i continui tagli di un Governo il quale, nelle Milleproroghe, dedica 5 milione, sottratti al paziente neoplastico terninale, alle quote latte di truffaldini allevatori leghisti. Piacerebbe davvero Berlusconi ad Italo Calvino, che ne farebbe il protagonista di un nuovo romanzo in cui, non solo sarebbe l’artefice di uno scostamento dalla normalità, ma l’alfiere di una nuova realtà, con una morale totalmente rovesciata. Avverrà, alla fine, che trionfando su tutti i nemici ed uscendo immacolato da sandali e processi, con un seguito di italiani vocianti, diventi “inesistente” come il Cavaliere di Calvino e si rifugi in un convento dove, poco dopo, verrà aggiunto da schiere di donne e di uomini osannanti, capeggiati dall’officiante più appassionata: quella Anna Maria Bernini, avvocato, docente universitaria di diritto pubblico, figlia d’arte (suo padre è Giorgio Bernini, uno dei massimi esperti di legislazione antitrust e di arbitrato e che fu ministro per il commercio con l’estero nel primo governo Berlusconi), che oggi è la sua paladina più fida e preferita. Con lei, dagli spalti conventuali, arringherà le folle estasiate e dirà, per sua voce, che nessuno deve parlare degli scandali sessuali, altrimenti emette una sentenza prima del tempo. D’altronde, una sentenza vera e propria non può esserci perché lui non si deve presentare e perché i giudici non la possono emettere in quanto “comunisti”. Infine la studiosa-vestale concluderà che Berlusconi è Uno e Trino, è dovunque e da nessuna parte è rampante ed inesistente, un frutto del più sublime pensiero umano e del sogni più smodato di uomini (e donne) illuminati.
Carlo Di Stanislao