C’é aria di idilli tra la Nazionale e Cesare Prandelli, e il commissario tecnico ne avverte il pericolo. Aria leggera come la primavera azzurra, non solo perché a seguire per la prima volta il lavoro del ct a Coverciano c’era oggi Novella Benini, nuova compagna alla quale il tecnico ha pubblicamente riconosciuto il merito per aver ritrovato l’amore. Otto milioni di telespettatori come media tv, la fuga in testa al girone di qualificazione a Euro 2012, la seconda partita convincente di fila, gli elogi unanimi della critica, la scommessa vinta sui nuovi italiani grazie a Thiago Motta. E a conti fatti una Nazionale che funziona anche senza i presunti salvatori della patria, Cassano e Balotelli. Anche questo in fondo è un innamoramento, o un ritrovare una vecchia fiamma. “Il fatto è che in certe situazioni devi avere il coraggio di rischiare nel proporre qualcosa: l’abbiamo fatto, siamo stati premiati. E ora questa squadra trasmette voglia di giocare e divertirsi”, l’analisi di Prandelli. Senza nascondersi che la ricostruzione è appena agli inizi, e che l’andamento positivo degli undici azzurri non risolve la crisi globale. “La proposta dell’Under 21 in B io l’ho lanciata. Albertini la porterà in Consiglio federale. Se qualcuno la boccerà, se ne assumerà la responsabilità”, taglia corto il ct, consapevole che se ricostruzione vera deve essere, sarà dalle fondamenta. Ma sono le stesse fondamenta che gli hanno suggerito la via dei ‘nuovi italiani’. “Thiago Motta non è una mia vittoria personale, semplicemente è la via del futuro: basta andare nei vivai, per vedere quanti bambini stranieri o figli di stranieri ci sono. Oramai più della metà”, rileva. Semmai, la vittoria di nome Thiago Motta è un’altra. La capacità di cambiare il progetto tattico iniziale, quello che prevedeva un tridente con Cassano, Balotelli e un centravanti, e fare del centrocampo il punto di forza. “Nessuno ha il posto assicurato, ma Antonio ieri mi è piaciuto, ha fatto quel che doveva: resta il giocatore che può fare la differenza”, ribadisce, difendendo il n. 10 dall’accusa di non essere mai l’uomo del colpo in più, ma piuttosto uno ‘normale’. Quanto a Balotelli, ribadito che la chiamata a Kiev dopo lo stop disciplinare non ci sarà perché c’é da premiare la voglia di chi è già in azzurro, Prandelli mette paletti anche per il futuro. “Ha talento straordinario, quando mostrerà continuità sarà preso in considerazione – l’inconsueta freddezza del ct -. Sui comportamenti non ho la bacchetta magica, e poi è allenato ed è stato allenato da tecnici di prim’ordine… Quanto al nuovo gossip, il procuratore dice che sulla rissa non c’é nulla di vero”. Verissima è invece la nuova Italia, quella di Thiago Motta e di un centrocampo di qualità. “Thiago ha piedi brasiliani e mentalità europea: un punto di riferimento per i compagni – dice Prandelli – Con Pirlo, De Rossi, Montolivo e Aquilani ho un centrocampo di ‘universali’. Proposi qualcosa del genere a Firenze il primo anno, con Liverani, Montolivo e Kuzmanovic, e mi diedero del pazzo, ma arrivammo quarti…”. Basta sapere cosa fare in campo, la disarmante ricetta del ct: “Ogni volta che ci ritroviamo a Coverciano – ricorda – lavoriamo sugli errori, con un piccolo ripasso: ieri dovevamo verticalizzare di più sugli inserimenti in attacco, ma siamo migliorati nelle distanze tra i reparti, ora di 7 metri più corte, sulle palle inattive, sul possesso palla”. Smessi i panni del maestro, Prandelli ribadisce il senso della sua Italia. “Il segreto è la qualità a centrocampo: i giocatori vanno in campo tranquilli, è come a scuola. Se non hai studiato, hai voglia a dire ‘stai sereno’…”. E però la scelta è in controtendenza rispetto al campionato. “Non so se é un paradosso: so solo che non avevo alternative per gli esterni e così ho deciso di rischiare un’altra formula, e i giocatori ne sono stati entusiasti”. Anche a costo di rimanere tutti a Coverciano, in attesa dell’amichevole di Kiev, nella settimana del derby. “Non posso dire ora se milanisti e interisti giocheranno, di certo sfrutterò tutta la rosa. Ma non mi aspetto che si arrabbi nessuno – la conclusione di Prandelli, prima che Pazzini facesse correre un brivido sulla schiena di Leonardo – Qui i giocatori sono allenati, curati, coccolati. E stemperano le tensioni. Chi sa di calcio e di sport, non si può arrabbiare”. E capirà anche che questa di Prandelli è una nuova Italia.
Francesco Grant