Gherardo Colombo ai giovani: come essere liberi rispettando le regole

A coronamento di un lungo percorso basato sull’educazione alla legalità, realizzato presso l’Istituto Tecnico Industriale “Amedeo d’Aosta”, gli studenti hanno incontrato oggi pomeriggio l’ex Pubblico Ministero Gherardo Colombo, protagonista di inchieste storiche (Loggia massonica P2, Delitto Ambrosoli, Processi Imi- Sir, Lodo Mondadori, SME, Mani Pulite). Giudice per trentatré anni, da tre Colombo ha deciso di […]

A coronamento di un lungo percorso basato sull’educazione alla legalità, realizzato presso l’Istituto Tecnico Industriale “Amedeo d’Aosta”, gli studenti hanno incontrato oggi pomeriggio l’ex Pubblico Ministero Gherardo Colombo, protagonista di inchieste storiche (Loggia massonica P2, Delitto Ambrosoli, Processi Imi- Sir, Lodo Mondadori, SME, Mani Pulite). Giudice per trentatré anni, da tre Colombo ha deciso di girare l’Italia, partendo da una riflessione nata dal libro “Sulle regole” (Edizioni Feltrinelli, 2008), per parlare alle nuove generazioni che “hanno più possibilità di pensare”, ha affermato il PM.
Il viaggio nelle scuole di Colombo ha richiamato alla memoria del Presidente della Corte d’Appello dell’Aquila Giovanni Canzio “gli anni del terrorismo, in cui si andava nelle scuole a parlare di giustizia e legalità alla luce della nostra splendida Costituzione”.
Tuttavia, parlare all’Aquila di legalità ha un significato ancora più particolare, perché ha detto Di Canzio: “I giovani all’Aquila non hanno solo il diritto alla parità in base al merito, cosa poco frequente in Italia, ma anche il diritto alla ricostruzione di un tessuto sociale ed economico in tempi rapidi e nel rispetto delle regole”.
“Per parlare di regole” – ha detto Colombo – “è necessario capire la relazione tra le regole, noi e la possibilità di essere felici”. Da qui è partita la piacevole e scherzosa conversazione tra il famoso PM e i ragazzi delle superiori, continuamente esortati, molto più che sui banchi di scuola, a rispondere alle domande del giudice. Passando tra un giovane imbarazzato e l’altro, Colombo è riuscito a far capire come si può essere felici rispettando le regole e lo ha fatto partendo da un termine oggi abusato e dal significato molto spesso sfuggente, la “libertà”.
È stata definita da Colombo “un termine relativo e non assoluto, perché non è legato alle persone prese singolarmente, ma alle persone inserite nelle relazioni, in un contesto sociale”. È quindi un “termine di relazione”. Passando ad un significato più ampio, “libertà vuol dire scelta” ha detto il giudice. Una libertà, sia chiaro, più o meno vincolata dalle regole, come quella che stabiliva che le donne non potevano votare, fino a quando il 2 giugno 1946 ottennero quella libertà per la prima volta e dunque poterono scegliere.
Per scegliere bisogna conoscere e “se la conoscenza è il presupposto fondamentale per una scelta, più si conosce più si è liberi”, ha aggiunto il PM. Ne conseguono gli Art. 33 e 34 della Costituzione in cui viene garantito il diritto all’istruzione. Diritto che, tuttavia, non esiste senza un dovere, altra parola chiave della giornata. Non c’è, infatti, diritto all’istruzione, la quale fornisce gli strumenti per la conoscenza, senza che si paghino le tasse, dovere che Colombo ha definito “l’articolo più odiato dagli italiani”.
Per cui, “se i cittadini non rispettano le regole la legge non è uguale per tutti”. Di solito si omette, secondo Colombo, “di osservare le regole che ci consentirebbero di costruire il futuro”. Ad esempio, se volessimo un futuro migliore magari con l’aria più pulita e meno inquinata potremmo costruirlo rinunciando ad utilizzare l’auto quando non è strettamente necessario. E non ci rinunciamo a causa della malattia del XXI secolo: la comodità. Ma avverte il giudice: “la comodità è una cattiva consigliera, perché non porta alla felicità”.
La qualità della società in cui vivremo dipenderà soprattutto dalle scelte delle generazioni presenti oggi all’incontro. Se sceglieranno di rispettare le regole, decideranno di vivere in una “società orizzontale”, cioè in una società che preveda una distribuzione omogenea dei carichi e delle possibilità, dei doveri e dei diritti. Altrimenti si avrà una “società verticale”, cioè quella delle gerarchie, della competizione e dei privilegi, la società precedente la nascita della Costituzione.
Al termine di questa lezione di legalità e vita del “magistrato tanto caro agli italiani”, come è stato definito Colombo dal Presidente della Corte d’Appello, è avvenuta la premiazione dei ragazzi vincitori del concorso sulla legalità “E’ colpa nostra?”.

Lisa D’Ignazio

Foto: Manuel Romano