Melania Rea: Gip di Teramo ordina arresto, falso l’alibi

E’ stato Salvatore Parolisi ad uccidere la moglie, Melania Rea, il 18 aprile scorso: ne sono convinti la Procura della Repubblica e il Gip di Teramo. Anche loro sono dello stesso avviso dei colleghi ascolani che il 18 luglio avevano chiesto e disposto l’arresto del caporalmaggiore dell’esercito, prima di dichiarare la propria incompetenza territoriale – […]

E’ stato Salvatore Parolisi ad uccidere la moglie, Melania Rea, il 18 aprile scorso: ne sono convinti la Procura della Repubblica e il Gip di Teramo. Anche loro sono dello stesso avviso dei colleghi ascolani che il 18 luglio avevano chiesto e disposto l’arresto del caporalmaggiore dell’esercito, prima di dichiarare la propria incompetenza territoriale – perché il delitto è avvenuto a Ripe di Civitella del Tronto e non a Colle San Marco (Ascoli Piceno) – trasmettendo gli atti a Teramo. Rispetto a prima c’é una novità: all’accusa di omicidio aggravato dal grado di parentela e dalla crudeltà e concorso in vilipendio di cadavere, il pool di magistrati teramani – il procuratore Gabriele Ferretti e i sostituti Greta Aloisi e Davide Rosati – contesta a Parolisi anche l’aggravante di aver “profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa”. Ovvero Melania è stata uccisa mentre era accovacciata a terra, in posizione in cui era difficile potersi difendere. Il Gip di Teramo, Giovanni Cirillo, ha accolto la richiesta della Procura motivando il nuovo arresto con un’ordinanza di circa 200 pagine, il doppio di quella del suo collega ascolano, Carlo Calvaresi. I punti cardine della nuova ordinanza sarebbero il falso alibi e la “deturpazione” – così la definisce il Gip – del cadavere. Parolisi – che dal carcere di Teramo continua a proclamarsi innocente – avrebbe “sbagliato” dal primo momento volendo far credere di cercare la moglie scomparsa. Ha messo su un alibi non credibile: a Colle San Marco non c’era stato con Melania e l’ha cercata troppo tardi, se è vero che il suo telefonino era spento mentre la moglie “scompariva”. Sulla deturpazione, il Gip, in misura forse più decisa rispetto al collega di Ascoli, ipotizza la presenza e il ruolo di un’altra persona che potrebbe essere intervenuta nella seconda fase del delitto. Infatti, si chiede: mentre tutti cercavano Melania, Parolisi sarebbe tornato a Ripe di Civitella per accanirsi sul cadavere, ma può aver fatto tutto questo da solo o qualcuno può averlo aiutato? Poi si evidenzia che Parolisi aveva il telefonino spento, lo riaccese poco dopo il suo arrivo a Colle San Marco e un minuto dopo chiamò sul cellulare la moglie, che era già morta. Inoltre, il 19 mattina, tra le telefonate alla sua amante Ludovica non andate a buon fine, Salvatore scompare per un’ora. In questo frangente organizza la messinscena della siringa, dei colpi post-mortem. Intanto si accentuano le baruffe tra i legali di Parolisi – Valter Biscotti e Nicodemo Gentile – e della famiglia Rea. I primi si aspettavano l’arresto e annunciano che domani, all’interrogatorio di garanzia, il loro assistito non parlerà: lo farà davanti ai giudici del Riesame. Il secondo, Marco Gionni, evidenzia che “due Procure e due Gip diversi sono concordi nell’indicare in Parolisi l’assassino della povera Melania”. Poi replica ai colleghi i quali avevano sostenuto che sul corpo di Melania vi erano capelli femminili non appartenenti alla vittima: “Purtroppo – dice Gionni – ancora una volta, le affermazioni della difesa di Parolisi non sono vere. Nessun capello è stato trovato sul cadavere della povera Melania, tantomeno di donna”.

Per il gip del tribunale di Teramo, il movente dell’omicidio di Melania Rea non sarebbe passionale. Parolisi avrebbe ucciso la moglie perché lei nascondeva un segreto inconfessabile di qualcosa verificatosi dentro la caserma. E’ uno dei punti in cui il Gip di Teramo, Giovanni Cirillo, si discosta dalla ricostruzione fatta dalle procure di sia di Ascoli che di Teramo ed ordina nuovi accertamenti sui tabulati telefonici e sul cellulare di Melania. E’ lì – secondo il Gip – che va cercato cosa avrebbe scatenato la furia omicida del caporalmaggiore addestratore di reclute femminili. Qualcosa che Melania deve avergli detto di sapere e di rivelare. Lo stesso Cirillo ritiene importante fare nuove indagini sul telefonino. Ai pm del pool teramano, chiede di approfondire verifiche e rilievi tecnici sui tabulati telefonici e l’incrocio delle celle dei ponti radio, ma soprattutto sul telefonino di Melania. Quel cellulare che qualcuno ha spento inspiegabilmente la sera del 18 aprile poco dopo le 19, a oltre sei ore dalla scomparsa della donna, e che si è riacceso la mattina successiva, il 19 aprile. Qualcuno non lo ha soltanto acceso ma avrebbe anche cancellato i messaggi. E gli orari della riaccensione e del “deturpamento” del cadavere coincidono. Intanto, si è appreso da fonti giudiziarie che l’interrogatorio di garanzia di Salvatore Parolisi è stato fissato per giovedì mattina, molto probabilmente nel carcere teramano di Castrogno, dov’é recluso da sabato scorso.