La giornata della Memoria

Un vecchio proverbio orientale recita:” Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. Molti sostenevano che dopo Auschwitz, non sarebbe stato più possibile scrivere poesie, non si sarebbe più potuto credere nell’uomo e nella sua bellezza interiore. La storia, instancabile scrutatrice di umane vicende, ci offre esempi d’ ignoranza, crudeltà, miseria […]

Un vecchio proverbio orientale recita:” Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. Molti sostenevano che dopo Auschwitz, non sarebbe stato più possibile scrivere poesie, non si sarebbe più potuto credere nell’uomo e nella sua bellezza interiore. La storia, instancabile scrutatrice di umane vicende, ci offre esempi d’ ignoranza, crudeltà, miseria morale e spirituale come ci tramanda, all’opposto, modelli di esemplare virtù ed illuminata saggezza. Noi, generazione attuale, vogliamo credere che l’uomo non sia un essere indomabile che agisce d’istinto, ma attraverso un normale percorso d’istruzione ed educazione, proiettato verso il sapere ed il rispetto della cultura come premessa per il progresso della civiltà. Certo le motivazioni per cedere al freddo pessimismo della situazione attuale, non mancano! Basta guardarci intorno per osservare, il risultato di una mentalità che pur di affermare il proprio turpe primato, si macchia di gravi reati, dalle guerre civili al maltrattamento dei più poveri ed indifesi. Eppure il bene esiste e noi vogliamo continuare a crederci, nonostante tutto, per affermare la superiorità della giustizia e della ragione, l’ottimismo della speranza senza il quale la vita non avrebbe senso. Siamo convinti del fatto che anche gli eventi più negativi, sebbene sarebbe meglio non si verificassero mai, abbiano almeno un aspetto positivo: quello di illuminarci ed insegnarci la reale verità delle persone sulla vita. Chi ha avuto la sfortuna di passare attraverso tempeste personali e collettive, vivendo il dolore in prima persona, conosce ed apprezza il bene poiché sa ciò che conta ed è importante. Arriviamo così alle tenebre della politica ed alle mostruosità che ha generato l’ Olocausto, un’ assurdo esempio di bestialità della mente umana, sfociato nello sterminio di milioni di persone nelle camere a gas e nei campi di concentramento. I lager nazisti ed al contempo i gulag sovietici o la stessa pulizia etnica, praticata recentemente nella vicina Jugoslavia, sono solo alcuni esempi eclatanti di come, ancora oggi, conflitti più o meno noti, continuino ad insanguinare la terra. A fronte di questa realtà sarebbe opportuno ripristinare l’importante valenza delle relazioni cooperative e diplomatiche, strumento di dialogo tra i vari popoli al fine di riconsiderare il ruolo dell’amicizia e della tolleranza tra le diverse etnie. In una società che potrebbe rischiare di cancellare la memoria nell’annullamento del “ diverso”, soprattutto le nuove generazioni sono chiamate a riflettere sugli orrori del passato. La tragedia della Shoah ci riconduce ad una sorta di degenerazione del pensiero culminata, nell’eliminazione incivile di ebrei, zingari ed omosessuali. Ciò avvenne senza un motivo, non perché costoro fossero nemici ed oppositori politici, ma semplicemente in quanto non rientravano in quella distorta ideologia che prescindeva dalla purezza della razza. Quindi il “diverso” era considerato un nemico da annientare, radice malata di un pensiero degenerato, volto a stravolgere qualsiasi espressione di ragionevolezza e buon senso. Alcuni testimoni oculari che abitavano nelle case di fronte alle colline dei campi di concentramento, intervistati dai giornalisti, riportarono episodi agghiaccianti di come la terra si muoveva poiché ai tanti deportati avevano ordinato di scavare delle fosse dove furono sepolti vivi… Ben venga allora il 27 gennaio giorno del ricordo, della memoria e tutte quelle iniziative quali visite ai musei, rievocazioni e celebrazioni che tengano alto il valore e formino un’ interiorità collettiva, unitamente alla famiglia e alla scuola. In questi giorni, episodi d’intolleranza, teppismo, fanatismo non mancano e stanno arrecando vari danni alle nostre città. A Roma, nel quadro della manifestazione Pietre d’Inciampo, in ricordo dei deportati ebrei, in Via S. Maria in Monticelli, sono stati rubati tre sampietrini dorati con il nome, la data di nascita, di morte ed il luogo di deportazione di tre sorelle, vittime del nazifascismo. Un gesto riprovevole da condannare senza esitazioni che offende la memoria di queste donne ed oltraggia la coscienza umana e civile del Paese. All’Aquila invece, lo scorso 12 gennaio è stata posizionata una Pietra d’Inciampo, in ricordo di Giulio Della Pergola. L’iniziativa è stata realizzata dal Museo Storico della Liberazione e dalla Federazione delle amicizie ebraico – cristiane in Italia. Nel primo anniversario della sua scomparsa ( il 22 gennaio 2011 alla vigilia dell’anniversario della memoria ) è doveroso ricordare una nobile donna di alto livello culturale ed umano, Tullia Zevi, presidente per più di 15 anni dell’Unione delle Comunità Ebraiche d’Italia che spese la sua vita al servizio di un dialogo di pace tra le più svariate etnie. Delle realtà dei lager nazisti, ha testimoniato subito dopo la guerra, nel suo primo libro “ Se questo è un uomo “ Primo Levi, deportato ad Auschwitz, che nella sua poesia, dai tratti d’inconfondibile originalità, lancia un monito attualissimo sia per quanto riguarda lo sterminio nazista sia per le ingiustizie commesse verso chi soffre, nella nostra società. Essa rappresenta anche un banco di prova per le sue qualità di scrittore, pensatore, giornalista e di uomo vittima di quella spietata violenza da cui fu segnata la sua vita, sommersa da tremendi fantasmi che lo portarono al suicidio. Lo stile diretto, con pochi versi, esprime tutta la rabbia e fa capire il significato, senza troppi giri di parole, di un messaggio di vergogna che colpisce intensamente e direttamente al cuore.

Maria Elena Marinucci

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi