“Tutti gli esseri umani appartengono alla stessa specie e provengono dallo stesso ceppo. Essi nascono uguali in dignità e diritti e fanno tutti parte integrante dell’umanità”(Art. 1, Dichiarazione Unesco, www.onuitalia.it/diritto/pregiudizi.html). Saguntur expugnatur. Grande è la delusione per tutti i politici italiani e i sentimenti sono contrastanti nell’analisi della gravissima situazione del Belpaese alla vigilia delle Elezioni politiche e presidenziali della Primavera 2013. L’Ultimatum degli Italiani è stato appena lanciato unitamente a un SOS interstellare che eviti peggiori conseguenze del resto prevedibili e di manzoniana memoria. Pare ragionevole pensare che la Politica italiana a difesa della Persona, dell’Umano e dell’Impresa non sia mai esistita e che il politichese partitocratico sia degenerato in una beffa e in una presa in giro agli Italiani per colpa grave e/o dolo di mediocri sepolcri imbiancati dell’ancien régime, vertici dell’espressione del malaffare e del malcostume in odore di riciclaggio, ripescaggio e infarinatura perpetui. Equità e moralità non sono mai stati di casa nel Belpaese. Puoi vedere molto solo guardando perché non è consigliabile coprire la vista a tanto scempio. I palliativi sono risibili. Che la Politica vada al più presto resettata e reinventata daccapo alla luce del catastrofico bilancio nazionale, è sotto gli occhi di tutti. “Guai a voi, ricchi!” – scrive San Giacomo Apostolo. A chiacchiere oggi tutti confessano che il politichese del malaffare e del furto di danaro pubblico debba cessare, pena il collasso del Belpaese e dell’Europa. Fin dall’antichità l’Uomo ha cercato di lasciare tracce della sua civiltà con le più grandi opere pubbliche e dell’ingegno nel Mediterraneo e nel mondo. In Italia quel che resta del nostro glorioso passato rischia di cadere a pezzi mentre la sfinge del politichese sfida apertamente il tempo nel mistero più oscuro e indecifrabile di sempre. Tra diecimila anni gli Italiani come verranno ricordati, come un popolo di ladri che ha rinunciato alle Grandi Opere in nome del malaffare e del malcostume? Al netto delle meraviglie istituzionali di “riforme” senza fine o senso, delle infinite inchieste in corso, delle lettere-testamento, dei tradimenti, delle notti dei cristalli e delle sentenze, l’indecente spettacolo mediatico internazionale va avanti e non lascia scampo. Anzi, la presa (in giro) si fa sempre più forte perchè tenta di resistere, trasformarsi, occultarsi, annidarsi nelle mille pieghe del più bieco e sfacciato mercimonio parassitario consortile trans-partitico. Come se il voto fosse sufficiente a purificare tutto e tutti per magia. La nave è senza pilota e senza rotta? Il malcostume e il malaffare impregnano tutta la politica italiana e mondiale, compresa quella delle multinazionali senza futuro perchè incapaci di visione e di arte.
Già San Giacomo Apostolo (Lettera 5,1-6) duemila anni fa si levò con forza contro i soprusi e le sporcizie dei ricchi, rimproverandone la vanità, l’avarizia e la dedizione ai piaceri, e ponendo davanti ai loro occhi il giorno del Giudizio, nel quale si dovrà render conto di tutta la vita. Coloro che senza curarsi della morte e del Giudizio di Dio, pongono tutta la propria felicità nei piaceri terreni, dimostrano una grande stoltezza. Il tempo della vita è breve e non ci è dato se non per aiutare il nostro prossimo e conquistarci il Paradiso. “Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Avete accumulato i tesori per gli ultimi giorni! Vi sieti ingrassati per il giorno della strage” – scrive San Giacomo. Oggi dov’è finito il pudore? In teoria bastano dieci intellettuali onesti per salvare la Pace, l’Italia, l’Europa e il Mondo. C’è un argomento che nel Belpaese metta d’amore e d’accordo un partito, un movimento e una coalizione, sul piano energetico, scientifico, culturale e tecnologico nazionale? La scienza è la forma più alta di buon senso. È sapere quello che si sa e non sapere quello che non si sa. Se c’è una idea migliore vince. Nella scienza bisogna saper distinguere le cose che si sanno da quelle che si credono. La scienza non ammette errori come la Natura insegna con la scoperta della scimmia Lesula nel martoriato Congo (Cercopithecus lomamiensis) secondo la legge: evoluzione o estinzione. La scoperta della nuova specie di scimmia africana, descritta sulla rivista Plos One (http://www.plosone.org/home.action) con il nome scientifico Cercopithecus lomamiensis, è la seconda negli ultimi 28 anni.
È stata individuata da due ricercatori americani, John e Terese Hart della Lukuru Wildlife Research Foundation, che la videro per la prima volta nel 2007 in cattività a casa di un insegnante nella città di Opala nella Repubblica Democratica del Congo. Dove le sofferenze di milioni di persone si elevano a Dio. L’animale era un esemplare giovane che somigliava alle scimmie dalla faccia di gufo (Cercopithecus hamlyni) ma la sua colorazione era diversa dalle altre specie note. Tre anni dopo, gli autori dello studio hanno scoperto un’altra scimmia Lesula allo stato selvatico, determinando le sue caratteristiche genetiche ed anatomiche e facendo osservazioni sul suo comportamento. La Lesula sembra avere un carattere tranquillo e socievole: alta circa cinquanta centimetri vive in un’area di circa 17mila chilometri quadrati in una foresta inesplorata al centro del Congo. Sebbene il suo habitat sia poco abitato, la specie è minacciata dai cacciatori locali. “La sfida per la conservazione nel Congo è intervenire prima che la perdita diventi definitiva – fanno notare John e Terese Hart co-autori della scoperta e della pubblicazione scientifica – le specie che vivono in piccole aree territoriali come la Lesula possono diventare da vulnerabili a seriamente minacciate nel giro di pochi anni”. Era nascosta cuore del Congo, tra la fitta vegetazione della foresta pluviale africana. Dopo cinque anni di ricerche, raccolta di informazioni, osservazione e fotografie, John e Terese Hart l’hanno presentata al mondo. Con arti lunghi e il corpo sottile, la Lesula si muove principalmente tra la bassa vegetazione della giungla e i rami degli alberi più accessibili dal terreno. Colpisce l’espressione – quasi umana – del suo volto. Gli scienziati hanno osservato un totale di 48 esemplari che vivono nella giungla del bacino del fiume Lomami. Il team era entrato in contatto con la scimmia per la prima volta nella città di Opala, nel 2007, dove un esemplare femmina era tenuto in cattività dal preside di una scuola elementare. “Questa scoperta potrebbe essere solo la prima in quest’enome foresta tropicale poco conosciuta” – rivela l’antropologo Andrew Burrell della New York University che ha partecipato allo studio. Dopo una serie di analisi del Dna è stato dimostrano inequivocabilmente che è una nuova specie e differisce dal suo parente più vicino. Il dibattito tra evoluzionisti, darwinisti e creazioni, abbiamo ragione di credere, tornerà ad infiammarsi. I Lesula sono animali elusivi e tranquilli. “Il lomamiensis Cercopithecus è timido ed è stato il primate osservato meno di frequente tra tutte le campagne di riconoscimento” – spiegano gli scienziati. Di solito vivono in piccoli gruppi familiari costituiti da un maschio, una femmina e un cucciolo. Mangiano foglie, frutti e germogli di fiori. Nonostante la scoperta scientifica sia avvenuta solo di recente, il rischio di estinzione per la Lesula è sempre in agguato. Per quanto la remota regione centrale della Repubblica del Congo, dove vive la Lesula, non soffra dell’espansione degli insediamenti umani o minerari, è preda della caccia delle popolazioni locali per via della sua carne. Hart e i suoi collaboratori propongono pertanto di adottare misure di protezione, per regolare la caccia e istituire un Parco Nazionale del Lomami. Dunque, la Natura fa il suo corso ma non ammette errori. Tutti si evolvono sulla terra e negli oceani tranne i politici italiani forse perché sotto ricatto di oscuri personaggi.
Se dopo 28 anni di politichese, i problemi degli Italiani restano sempre gli stessi, qualcosa vorrà pur significare. A quanto sembra, se la scienza è verità, questa “politica” è menzogna. Nella scienza e nell’economia gli errori si pagano. Non nel politichese consortile italiano manicheo dove si sovrappongono opinioni, credenze e verità mentre si mettono continuamente le mani nelle tasche delle imprese e dei cittadini creduloni tra marce forzate propagandistiche, finte primarie, tumulazioni e infibulazioni delle coscienze. Se una cosa va fatta occorre farla subito, azzerando la carica polemica e tutti gli eletti per una grande Rivoluzione costituzionale europea. Siamo controllori del potere o sudditi sciocchi impreparati all’inevitabile povertà del Belpaese in rovina? L’informazione coltiva liberamente la ragionevolezza e il dubbio ovvero condanna le persone di buona volontà alla polemica ed alla litigiosità perenne nella società? Questa strana Atmosfera Zero non aiuta la crescita degli Italiani ma li affossa. Dei fatti convergono sull’inevitabile destino. Le decisioni impopolari vanno rese convenienti con argomentazioni razionali, pesando le proprie parole. C’è un politico-statista capace di tanto che non si accontenti di una carica pubblica per salvare l’Italia? Dove sono le case-clima e le politiche energiche e spaziali nazionali? Dove sono le centrali nucleari sicure, promesse per l’indipendenza italiana dalle bollette astronomiche che sono un insulto, un furto e una beffa alla proprietà privata degli Italiani? Dov’è il solare termodinamico energetico diffuso? Che fine ha fatto l’idea del professor Carlo Rubbia? Dove sono le automobili ad idrogeno? Non illudiamoci, l’Italia rischia grosso non solo nella competizione scientifica e tecnologica mondiale. Né un premio Nobel potrà salvarci dal baratro. I salvatori della Patria non esistono perché non sono mai esistiti. Esiste piuttosto la libertà di ciascuno di noi, in quanto cittadini elettori depositari esclusivi della sovranità popolare (Art. 1 della Costituzione Italiana) i soli deputati a salvare la Democrazia e la Libertà di questo strano Paese. Compresa la schizofrenica impennata delle tasse storiche nelle bollette energetiche. Siamo obbligati a cambiare atteggiamento. Dobbiamo investire in Ricerca e Innovazione grazie a una Politica nuova per aumentare, creare ed assicurare i nostri redditi e risparmi. In India e in Cina lo hanno capito da decenni. Basta con il terzomondismo nichilista e con la distruzione dei valori. Con questa crescita esponenziale delle tasse, l’Italia che fine farà per colpa di politicanti che nelle loro teatrali sceneggiate televisive hanno dimenticato l’urgenza della velocità e della capacità di Innovazione degli Italiani? Stanno per essere creati batteri artificiali capaci di spaccare la molecola dell’acqua per produrre Idrogeno: ne sanno qualcosa o ignorano? La fusione termonucleare che fine ha fatto? Questi sono tutti soldi pubblici vinti se investiti correttamente. Non persi. Le messi verranno ma occorre il cervello delle persone. I ricercatori vanno riconosciuti, valorizzati e difesi. Sono il nostro idrogeno.
Bisogna sempre essere pronti a riconoscere le buone idee degli altri. Speriamo che tra i sogni degli Italiani vi siano oltre le lauree la creazione di un’impresa e la formazione di una famiglia naturale “non breve” fondata sul Matrimonio civile e religioso di un Uomo e di una Donna, la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale (senza accanimento terapeutico chimico ma con accanimento terapeutico rigenerativo perché eticamente accettabile e razionale grazie alle cellule staminali adulte, cf. le attività di ricerca del Policlinico “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo), la lotta all’aborto come strumento contraccettivo giovanile, la difesa dei Diritti e dei Valori Universali della Persona, in primis del Lavoro per tutti. Per far questo occorre fondare sulla base dei principi e dei valori del messaggio “Nel rispetto dei diritti umani il segreto della pace vera” del Beato Giovanni Paolo II (http://www.fidae.it/AreaLibera/AreeTematiche/Educazioni/Pace/8-3-2010-g-paolo-ii-giornata-mondiale-pace-1999.pdf) il nuovo Partito Conservatore per il nuovo Rinascimento italiano. Non solo per abbattere il porcilaio politicante del malaffare mafioso territoriale che ha macchiato le istituzioni. Ma per promuovere la Sicurezza nazionale, l’Energia, la Pace, la Giustizia, l’Educazione, la Democrazia e la Libertà per ciascuna persona libera e forte. Che la Rivoluzione istituzionale, politica, economica e culturale abbia inizio! È una scelta obbligata tra due visioni totalmente differenti del futuro politico-istituzionale e sociale dell’Italia nel mondo. Alle Elezioni Politiche e Presidenziali del 2013 si voti solo ed esclusivamente per il nuovo Partito Conservatore legato alle Istituzioni Politiche Europee necessarie alla fondazione degli Stati Uniti d’Europa. Oggi il politichese feudale territoriale non produce ricchezza per gli Italiani ma solo per gli eletti raccomandati. Invece la Politica autentica, legata al rispetto della Persona, dei Diritti Umani e dell’Impresa, dovrebbe creare le condizioni perché tutti possano accedere all’Educazione, alla Conoscenza, alla Ricerca, all’Innovazione, all’Imprenditorialità, all’Affidabilità, alla Promozione dei Valori, delle Regole e del Merito. Basta con la semplice distribuzione e con le tasse sulla pelle delle persone e delle imprese! Bisogna creare una “Intelligenza di Sistema” organica in Italia al tessuto costituzionale europeo.
I vecchi partiti e movimenti sono ormai sepolti con i loro rappresentanti riciclati. La Cultura italiana oggi non è in grado di leggere il suo tempo. La Magnetosfera terrestre è una credibile fonte di energia elettrica gratuita, infinita, ecologica per tutti sulla Terra e la privatizzazione dell’impresa spaziale privata è in grado di creare subito molte decine di milioni di posti di lavoro nel XXI Secolo. Perché tanta ignoranza sulle “finte” fonti rinnovabili, non convenienti, che paghiamo nelle nostre bollette energetiche? Il carbone “pulito”? In venti anni in Cina sono morte oltre 100mila persone a causa del carbone. È questo il senso della giusta Politica in un Belpaese che ha fatto uccidere e scappare i suoi figli migliori negli ultimi 150 anni? È innegabile che oggi tutti i partiti e i movimenti “tecnici” esterofili in Italia, pronti alla competizione post-elettorale, tra scandali, ruberie, raccomandazioni, abdicazioni e promozioni, stiano degenerando e perseguendo sul territorio una politica antireligiosa e anticattolica. Sfidiamo chiunque a provare il contrario. L’onestà intellettuale, il buon senso, la correttezza, la sincerità e l’assoluta buona fede in ciò che si ritiene giusto e razionale, non sono assolutamente di casa nei partiti e nei movimenti esistenti checché esprimano gli statuti associativi e le regole di condotta espresse o inespresse sulla carta e su Internet. Burocrati di partito e di movimento, grigi e incolori, faccendieri, porta borse, passacarte, carrieristi rampanti per tutte le stagioni, hanno depredato gli Italiani fino all’osso, ponendo in essere comportamenti tutt’altro che esemplari che in Natura condurrebbero all’estinzione della specie. Qual è il significato della Politica legittimata dagli Italiani nelle urne? La Politica non può essere considerata esclusivamente come una pura e semplice gestione privata di una società o di un’associazione, come il puro esercizio di compiti burocratici atti a organizzare e dirigere una produzione industriale familiare. Se stiamo naufragando e lo scollamento sociale tra gli Italiani si fa di ora in ora sempre più grave, la ragione va ricercata nell’assenza di etica nei partiti e nei movimenti. Le modifiche strutturali promesse e le infinite “riforme” hanno finito per straziare le poveri carni dei cittadini nel peggiore dei modi possibili e immaginabili. Neppure gli alieni di Ridley Scott saprebbero far meglio. L’Italia è un Paese ingessato e sfiduciato da personaggi che meriterebbero l’ergastolo per alto tradimento della Carta costituzionale della Repubblica. Lo “stile politico” prevalente da venti anni, che sta generando i nuovi pericolosi “tribuni” del popolo niente affatto moderni, è quello corsaro: l’immagine elettronica del Potere secondo l’adagio della massaia per cui se si è belli è giusto essere eletti. Poi magari si imparerà a fare il ministro, il consigliere e il parlamentare! Ma quale modello americano, francese o tedesco? Sapete come si vota negli States e come si diventa Democratici e Repubblicani prima, durante e dopo le vere Primarie istituzionali? Conoscete le istituzioni Usa? In Italia, mentre si discute sul sesso degli angeli della legge elettorale, l’argine alla demagogia è miseramente crollato. La realtà sociale, economica, culturale e spirituale degli Italiani sta per essere distrutta da quattro politicanti senza scrupoli. Dopo aver affossato il Ministero della Famiglia, si preparano a trasformare gli Italiani in “extraterrestri” a casa propria. È francamente incredibile e inaccettabile che nel politichese si sia adottato il comportamento tipico dello struzzo, mescolando in maniera indebita e indegna l’interesse pubblico e privato. L’ossequiosa mentalità aziendale italiana di basso cabotaggio familistico, dunque niente affatto capitalistica, le gaffes, i tradimenti, i lunghi coltelli e le sceneggiate che non sono assolutamente accettabili nei veri Politici e negli autentici Statisti, hanno poi fatto il resto.
Per non parlare dei famosi “programmi” di partito, movimento e di coalizione. Di tutto e di più solo per andare al Potere. Si pianga sul proprio latte versato accettando passivamente la logica spartitoria e compromissoria di una classe politica feudale che, condizionata pesantemente da mafie, ricatti e inciuci “istituzionalizzati” sul territorio in mille modi forse per evitare una ben peggiore guerra civile, ha ereditato di conseguenza i peggiori difetti della Prima Repubblica. Ora, secondo logica, chi si sente “ricattato” non dovrebbe assolutamente ricoprire cariche pubbliche. Il vero problema degli Italiani che continuamente si ripropone sotto le mentite spoglie dell’antiberlusconismo e del costante ritorno alle urne, alimento di molte carriere, è quello della totale assenza di modelli etici e morali per la classe politica. L’esterofilia non aiuta perché il Patto sociale nel Belpaese si fonda su fatti totalmente differenti da qualsiasi altra storia. I politici della Prima Repubblica, ingigantendo il debito pubblico e, dunque, con tutte le loro mancanze, i loro difetti, i loro limiti, le loro furberie, i loro affari, disponevano pur sempre di un bagaglio morale e culturale in grado di tener testa a leader stranieri come il Presidente Ronald Reagan. Oggi, lo si è visto dopo i famigerati bombardamenti contro la Libia, l’Irak e l’Afghanistan, nulla di tutto ciò è presente nel politichese. Altrimenti l’Italia, Patria del Diritto, avrebbe impedito i massacri di donne, anziani e bambini in Siria (finora 30mila morti) grazie alla sua influenza nella Nato e nell’Onu. Che cos’è diventata la Politica oggi in Italia? Un mestiere per pochi fortunati raccomandati, pur mediocri che siano, dai duemila euro mensili in sù. Al potere negli uffici politici e istituzionali chi troviamo? Grigi, sciatti, presuntuosi, incolori burocrati di partito e movimento, faccendieri, tronisti, portaborse, topi nel formaggio, passacarte, carrieristi rampanti che cercano di assicurarsi posti per amici e parenti, prebende ed altre assicurazioni economiche per l’incerto futuro dell’Italia (magari alimentando la fuga dei capitali e dei cervelli all’estero) ogni santo giorno dell’anno di legislatura. L’avvenenza aiuta specialmente le giovani generazioni e i figli di papà cresciuti a playstation, hot-dog e politica. Qual è l’amara medicina a tutto questo sfacelo? Il buon pater familias per cercare di risolvere la crisi rovinosa dell’Italia, è dovuto ricorrere a figure tecniche di non-politici perché quelli che erano sulla piazza non sono in grado di risolvere un bel nulla. Capito la morale? Questa è la prova più evidente, al di là delle chiacchiere e delle polemiche, dell’estrema gravità della situazione alla vigilia del voto politico e presidenziale della Primavera 2013. La crisi tragica che investe certamente l’Europa e tutto l’Occidente, è dovuta in primis al peso della sciatteria educativa, culturale e politica italiana post-sessantottina. L’Italia avrebbe dovuto guidare tutti gli stati del vecchio continente all’unione monetaria, culturale, giuridica, finanziaria, economica e politica europea. L’Italia cos’ha fatto? La magra consolazione dell’anno sabbatico “tecnico” potrebbe non essere sufficiente per salvare la Democrazia e la Libertà del Belpaese dal baratro. Così come non è consolatorio sostenere che stiamo vivendo una profonda trasformazione (mutazione degenerativa o cosa?) degna del kolossal Prometheus di Ridley Scott, a livello sociale, etico, spirituale, culturale e politico nel segno della totalitaria “par condicio” tra tutti i sessi possibili e immaginabili. Ma questa è pura degenerazione che ci allontana dalla salvezza! Urge stipulare un Nuovo Patto tra gli Italiani, che siano o meno d’accordo le altre potenze europee e mondiali, multinazionali e corporation comprese. Un Nuovo Patto Politico grazie al quale tutti i cittadini italiani, in quanto persone titolari di crediti, diritti e di doveri costituzionalmente garantiti a livello europeo e mondiale, possano finalmente vedere riconosciuta la loro dignità di persone. Per far questo occorre superare, cassare e risolvere l’antico problema delle logore ideologie di destra, sinistra, centro, sopra e sotto, e delle inaccettabili posizioni di casta fondate sul debito alla nascita. Servono Università di altissimo livello sul territorio. Una per Regione. Grazie a questo Nuovo Patto, che escluda i tradimenti e le pugnalate alle spalle dell’ultima ora, sarà possibile restituire alla Politica vera quel senso di idealità e spiritualità oggi distrutto da tutti i politicanti. Se la Politica è la “scienza del bene comune”, richiede che il Politico (pochi ma buoni e stavolta l’esempio degli Usa è calzante, altro che i miseri “tagli” italiani!) autentico in quanto depositario temporaneo della sovranità popolare, eserciti per breve tempo, ma realmente e in maniera esemplare, i propri Poteri costituzionali in vista dell’unico fine: il bene comune. Non il proprio. Il buon senso pratico suggerisce anche il “come”.
È inammissibile che ci siano parlamentari che, nella loro vita, non abbiano fatto altro che i parlamentari. Ci sono “onorevoli” in Italia che, entrati in Parlamento in tenera età, in Parlamento sono cresciuti, invecchiati e trapassati a miglior vita. Perché dal Parlamento non sono mai usciti! Questa “torre d’avorio” ideologica in cui rimanere ben serrati, protetti da benefit e vantaggi di ogni tipo, deve necessariamente cessare in Italia e negli Stati Uniti d’Europa. Così finirà anche il pietoso “parterre” vampiresco di putti ed entreneuse per ogni parlamentare, che tanto indigna gli Italiani dopo i famosi festini romani con le teste di maiale degni di Halloween. È una “riforma” vera subito attuabile per Legge. Dopo massimo due Legislature non si è più rieleggibili. Questa Rivoluzione cambierebbe l’Italia al cento per cento perché le mafie non avrebbero più alcun potere ricattatorio nei confronti di Politici sempre nuovi. La giusta direzione da intraprendere subito, quindi, non è solo quella della nuova legge elettorale fatta da chi vuol sopravvivere alla catastrofe delle urne prossime venture. Ma la riforma integrale dei Regolamenti parlamentari. Pena uno “iato” pericolosissimo tra vita politica reale e palaziale, cioè la definitiva spaccatura del Belpaese. Mentre i Re Mida territoriali prosperano con stipendi e pensioni da nababbi. Mille parlamentari sono troppi per il Belpaese. Per creare una “Intelligenza di Sistema” organica al tessuto politico, finanziario, economico e costituzionale europeo, servono appena trecento parlamentari europei eletti dal popolo sovrano su base maggioritaria con premio di governabilità. Chiaramente andrebbe rivoluzionata tutta l’architettura costituzionale italiana, fatti salvi i principi fondamentali. In primis con la fondazione del vero Partito Conservatore italiano e l’abolizione definitiva del finanziamento pubblico dei vecchi partiti e movimenti. Il Partito Conservatore all’Articolo Uno fisserà i principi fondamentali della Persona sulla base dell’alto magistero del Beato Giovanni Paolo II; unirà tutti i credenti e non credenti, i moderati, gli intellettuali, i lavoratori, i disoccupati e gli operai d’Italia desiderosi di diventare protagonisti non solo del nuovo Rinascimento d’Italia ma anche della fondazione degli Stati Uniti d’Europa per la promozione autentica dei diritti e dei valori universali della Persona e dell’Impresa; allontanerà dalla scena gli attuali partiti e movimenti politici italiani, unitamente ai loro “tribuni” gravemente malati di mediocrità, indifferenza, incapacità, volgarità, populismo, uniti dal solo desiderio di andare (o restare) al potere per elaborare il nuovo inganno agli Italiani alla faccia della “spending review” e dello “scudo anti-spread” varati dal governo Monti, dalla Banca centrale europea e dalla Germania. Del resto i padri dell’antipolitica li conosciamo perché disprezzano il cittadino dopo il voto, sono privi di empatia, non capiscono la società e quando la interpretano lo fanno consapevoli di mentire. Tutti i partiti e i movimenti politici negli ultimi venti anni sono cresciuti grazie al finanziamento pubblico anche quando hanno cercato di affossarlo con il referendum abrogativo. Costoro ci hanno negato la crescita sotto le mentite spoglie delle crisi regionali e internazionali, delle scadenze europee, delle emergenze, delle catastrofi naturali, dei periodi di transizione, delle guerre “umanitarie”, delle difficoltà economiche, sociali, etiche e culturali italiane.
Quando la politica del palazzo non rispetta gli impegni assunti con gli elettori, appaiono come per magia i nuovi tribuni pronti a dispensare solidarietà, comprensione ed altre promesse senz’anima e senza soluzione di continuità. Poi, quando le elezioni politiche coincidono con quelle presidenziali, in Italia le sinistre “conservatrici” magicamente tornano al potere per garantire il disbrigo degli affari correnti istituzionali. Non importa se il governo avrà vita breve. Non importa se le strampalate maggioranze si reggono sui capricci di violenti tribuni assetati di potere, per interposta persona, ammalati come i loro “padroni” di livore, rabbia e desiderio di vendetta. Per fare cosa? Come i loro “padri” i figli di un dio minore saranno altrettanto incapaci di capire la società italiana ed europea delusa e sempre più povera dinnanzi al Celeste Impero che avanza inesorabile nella sua lunga marcia verso la conquista della Luna e dello spazio esterno. Il Partito Conservatore italiano, se nascerà non per disperazione ma per grazia ricevuta, all’Articolo Uno dovrà necessariamente contemplare i principi fondamentali per la creazione degli Stati Uniti d’Europa e di un nuovo assetto costituzionale italiano che armonizzi le proprie Istituzioni politiche a quelle europee grazie a una nuova classe dirigente di volontari. Aspetto totalmente ignorato dagli attuali partiti italiani e dalle pseudo-riforme di una partitocrazia al collasso gravitazionale. Ignorare il numero crescente di cittadini elettori che non vogliono più saperne della vecchia politica, è un errore gravissimo. Gli astensionisti in pectore aumentano di giorno in giorno. I terminator delle schede elettorali prossime all’annullamento nell’urna, dovrebbero far riflettere lorsignori. Le sinistre non si illudano della facile vittoria perché la loro complicità alla crisi, al dissesto, al distacco tra politica e società, sicuramente non paga. I corresponsabili sul territorio allo sfascio economico, etico, politico, morale, spirituale e culturale, frutto dell’ennesimo ventennio di bugiarde promesse, di decadente immobilismo, di finzioni sceniche e di sfruttamenti della credulità e della fiducia popolare, non si facciano illusioni cambiando casacca. Con scene da basso impero che richiamano le atmosfere western del “mucchio selvaggio” piuttosto che le cariche di cavalleria dell’“arrivano i nostri”, i responsabili del disastro, oggi, invocano pietà, comprensione e la più classica qualunquistica giustificazione scolastica:“la politica non crea posti di lavoro!”. E ci mancherebbe che lo facesse come in passato alimentando l’insostenibile debito pubblico italiano, oggi al 123 per cento.
Dimenticate il loro pentimento e le loro lacrime di coccodrillo. Consci dei loro peccati, si agitano e lottano penosamente come stanchi ippopotami nello stagno fangoso sempre più asciutto. La “riforma” della legge elettorale, i tradimenti, le strane impossibili maggioranze trasversali sui temi etici fondamentali, promettono faville perché basterebbe considerare l’altrettanto strana fedeltà delle sinistre e dei centri del Partito Democratico al conservatore professore e senatore Mario Monti, per capire e giustificare le regioni del “gran rifiuto” del voto politico da parte degli Italiani, del loro disgusto, come cittadini europei, per il politichese politicante. Un’autentica volgarità ideologica ben più grave del famoso Porcellum (L.14-12-2005) che, come sapete, garantisce la governabilità (con l’indicazione del Premier sulla scheda elettorale) ma esclude il cittadino elettore dalla scelta diretta dei suoi rappresentanti parlamentari vincolati in teoria al programma elettorale di coalizione e di governo, anche se poi in Parlamento posso liberamente scegliere con chi stare e finanche con chi governare. La selezione dei deputati e dei senatori eseguita d’autorità dai tribuni dei partiti e dei movimenti, e il grosso premio di maggioranza per far entrare chiunque, hanno sì cancellato ogni autentica rappresentatività popolare in Italia, condizionando pesantemente il futuro del Belpaese, ma, quel che è peggio, hanno aperto le porte delle Istituzioni repubblicane a personaggi ancora più oscuri che difficilmente molleranno l’osso. Gli Italiani hanno trangugiato l’amara medicina fidandosi troppo. La rozzezza, l’ignoranza e la volgarità dell’antipolitica che oggi attecchisce nei cuori e negli animi dei più giovani elettori destinati in Italia alla perenne disoccupazione, sono il prodotto di tutta questa “fede” mal riposta nei salvatori della Patria. Le mafie locali della “politica di prossimità illegale” sul territorio, hanno già capito l’antifona. Ecco perché si rischia una pessima stagione per la Democrazia italiana, dai risvolti ancora più oscuri. Il rifiuto della Politica vera e legale, la diffidenza per gli strumenti costituzionali della partecipazione alla vita democratica del Belpaese, l’odio per i partiti veri, alimentano il qualunquismo, il solipsismo e la mediocrità degli eletti. Che non se ne vogliono andare a casa, preferendo continuare ad angosciare il cittadino e l’uomo qualunque, aspirando quel che resta della loro anima “pura” nel vorticoso mastice della politica dei nullafacenti. Il Partito Conservatore, la Riforma vera e con altre facce e cervelli, che oggi in Italia quasi nessuno vuole, dovrà decontaminare gli asfittici ambienti politici territoriali e nazionali, infetti dal malcostume e dal parassitismo, purificando il linguaggio truculento degli slogan, preservando l’Unità dell’Italia, l’Integrità territoriale, sociale, etica, politica, economica e spirituale degli Italiani, sulla base della Carta costituzionale. Che oggi tutti desiderano stravolgere definitivamente per completare, in nome di presunti “nuovi” valori alieni, la loro infame opera disgregatrice. Il Partito Conservatore, spazzati via i vecchi partiti e movimenti per selezione democratica e naturale, avrà uno Statuto e un Programma di legislatura e di governo sui temi essenziali della vita, del lavoro, della famiglia, della giustizia, della ricerca, dell’informazione, della liberalizzazione dell’impresa, dei diritti e dei doveri della persona e dell’impresa, dell’immigrazione, della libera crescita economica non più assistita dai soldi dello Stato ma dai privati cittadini. Per chi ha abbandonato la nave che affonda con i suoi naufraghi, per coloro che amano il razzismo, la violenza verbale e fisica, il tradimento della fiducia dei lavoratori e degli imprenditori, della democrazia, dello stato di diritto, chiaramente la nascita in Italia del Partito Conservatore è un fastidio insopportabile e inaccettabile. Quali e quanti statisti italiani autentici sono pronti a raccogliere la sfida del Partito Conservatore europeo? I vecchi partiti politici hanno certamente assicurato la libertà e grandi conquiste costituzionali all’Italia ed agli Italiani, favorendo l’ingresso nei palazzi del potere di cittadini semplici. Ma il sistema partitocratico è collassato per colpa di personaggi senza scrupoli che hanno rubato danaro pubblico per i loro affari. E le sfide del mondo non consentono di procedere oltre. I partiti e i movimenti italiani del vecchio regime sono responsabili di fronte al popolo sovrano (giudicherà la Storia) del debito pubblico e degli inciuci territoriali per la spartizione di poltrone, fondi, raccomandazioni e poteri che hanno fatto lievitare la spesa pubblica senza un effettivo aumento della crescita economica. Tutti eguali nel malaffare e nel malcostume, campano di contraddizioni, voti marginali che vanno e vengono, di confusione, di ricatti e di spesa.
Non credono nella persona, nella libera impresa privata, nel rischio da premiare, nella scienza, nella tecnologia, nella famiglia naturale fondata sul Matrimonio tra un Uomo e la Donna, nella vita, nell’Italianità, nel futuro, nella salvaguardia e nella promozione delle ricchezze della nostra storia gloriosa. Camminiamo su immensi tesori ma non ce ne accorgiamo. I vecchi partiti e movimenti invocano i “nuovi” diritti barbari che nulla hanno a che spartire con il Diritto Italiano e tanto meno con il Diritto Romano e Greco, semplicemente perché hanno tradito la Costituzione e la Storia d’Italia. I “nuovi” tribuni auspicano l’ascesa al potere dei “nuovi” valori per una “nuova” società “più aperta e solidale” che guardi ai valori del terzo e quarto mondo! Costoro però, figli dell’antipolitica e dell’irrazionalità, stanno consegnando l’Italia ai disvalori invocando trattati, accordi bilaterali di partenariato e una pletora di fonti normative che non stanno né in cielo né in terra perché allontanano la fondazione degli Stati Uniti d’Europa. L’Italia sta scomparendo per nulla. Ci sono tribuni che invocano il cento per cento dei consensi e tribuni che si limitano alla Grande Coalizione post-elettorale del 2013, sempre per attuare queste medesime “riforme”. Costoro amano la confusione e sguazzano come porci nel fango della partitocrazia più nauseabonda. Le piccole “lobbies” più oneste e limpide non riescono ad emergere come classe dirigente. Non potendo diventare le protagoniste dello sviluppo economico e politico degli Italiani, fuggono all’estero con i loro cervelli e capitali, impoverendo così il Belpaese. Ecco qual è la situazione dell’Italia. Altro che spending review e scudo anti-spread. Via libera, semmai, alla legge elettorale salva-parlamentari e salva-poltrone! Certamente le situazioni critiche dalle quali siamo emersi più o meno felicemente, abbondano nella storia d’Italia. Certamente non ne abbiamo ancora viste di peggiori. Non bisogna perdere la speranza né enfatizzare né minimizzare la più grave crisi politico-economica dal secondo dopoguerra. Né possiamo far finta di nulla. I veri “conservatori” in Italia ancora non sono organizzati in un forte autentico Partito politico moderno, europeo e costituzionale. Si preferisce navigare in ordine sparso, in assenza di veri leader. Forse per timore. Forse per orrore. Forse per errore. Si preferisce correre isolati dalla realtà o non correre affatto, rinunciando all’Italia delle libere istituzioni democratiche, forse perché spaventati dai tribuni, dai mille poteri costituiti e dagli oscuri signori del ricatto e della menzogna in servizio permanente effettivo. L’esperienza dei migliori sindaci e governatori d’Italia, che hanno meritatamente conquistato il consenso elettorale, può essere di aiuto per capire le ragioni della vera Riforma politica e costituzionale della Nuova Italia: l’istituzione di autentiche Primarie presidenziali e di Partito (il Democratico e il Conservatore) che veda confrontarsi apertamente i due maggiori soggetti politici per la leadership e il governo del Paese modulando opportunamente i principi e gli strumenti che oggi animano la partecipazione democratica dei cittadini nella sfida dei sindaci e dei governatori, con un bilanciamento dei poteri. La Magistratura faccia il dovere ma presto. Questa è l’unica via percorribile per uscire indenni (senza una guerra civile) dalla crisi e dal magma informe antidemocratico della partitocrazia italiana che, lungi dal difendere la Costituzione e i cittadini, ne ha minato e fatto saltare le fondamenta, aprendo una breccia colossale per l’ingresso di disvalori che non ci appartengono come Italiani. Internet, i giovani e i famigerati mercati, cioè noi stessi che scegliamo cosa vendere ed acquistare ogni giorno, hanno capito che per vincere la crisi e le speculazioni di coloro che liberamente scommettono sul fallimento dell’Italia, dell’euromoneta e degli Stati Uniti d’Europa, c’è soltanto una via: la partecipazione diffusa dei cittadini alla gestione dei poteri costituiti democratici in Italia e in Europa. Nella Verità. Ahinoi, una piccola variazione al tema del mantra delle eterne riforme promesse e mai attuate dai politicanti, forse perché troppo banale e sconosciuta ai sapienti di Bruxelles, nonostante i successi di Monti e Draghi. Due uomini eccezionali certamente ma non buoni per tutte le salse politiche di casa nostra. La fondazione del Partito Conservatore esprime un altro importante auspicio: la fine dei colpi di mano e di palazzo orchestrati dai vecchi partiti e movimenti ai danni degli Italiani che hanno accettato (non solo per un anno “tecnico” ma per i prossimi decenni!) i sacrifici più gravosi elargiti dall’Europa, dal Premier Mario Monti e dalla sua maggioranza “conservatrice” in Parlamento, per salvare tutti gli Italiani, disoccupati compresi, e gli Stati Uniti d’Europa. È giunta l’ora di sgonfiare rapidamente i politicanti da quattro soldi incapaci di una simile sfida. Per consegnarli alla storia è necessario sbarazzarsi politicamente e legalmente dei mediocri ricattabili e dei loro padroni per fare chiarezza sul territorio, a livello istituzionale, su chi è d’accordo e chi non lo è.
Non basta la “riforma” della legge elettorale vecchia maniera. Condizione necessaria ma non sufficiente. È necessario che gli attuali partiti e movimenti (compresi i sindacati politicizzati) e i rispettivi leader, redano pubblici i loro bilanci e facciano tre passi indietro per manifesta incompetenza a risolvere i problemi degli Italiani. Chi ha assunto responsabilità politiche in passato si arrenda all’evidenza dei fatti per salvare l’Italia, se ama il proprio Paese che ha contribuito ad appesantire con un sistema di potere e di procacciamento del consenso politico-elettorale di stampo feudale e palaziale, fondato sulla spesa pubblica improduttiva creatrice non di opere e credito pubblici bensì di debito. Seriamente, si faccia da parte. Per il governo dell’Italia bastano due soli Partiti costituzionali e parlamentari per dare vita a una Maggioranza e una Minoranza di controllo. Non abbiamo bisogno di chi vanta titoli accademici e professionali di partito e di sindacato per alimentare la spesa pubblica improduttiva. Gli analisti e gli osservatori internazionali, compresi i famigerati mercati, sono concordi nel ritenere che gli Italiani si siano lasciati intrappolare in un “loop” di contrapposizioni economiche e sociopolitiche fra i vertici della finanza internazionale e delle istituzioni europee (Bce, Banca Centrale Tedesca) e la popolazione. Il palazzo europeo e i singoli governi da tempo hanno smesso di dialogare (eppure eleggiamo i parlamentari europei in una istituzione solo apparentemente democratica che sembra diventata un “refugium peccatorum” dei “trombati” dalla politica di casa nostra) con le persone e le esigenze del territorio italiano. I conservatori come Mario Monti vengono rispettati quando si fanno interpreti accreditati (“golden share” della premiership) della tensione verticistica, forti del loro rapporto di vertice con i poteri forti di tutto il mondo e delle lobbies legalmente riconosciute. L’esito delle elezioni presidenziali americane del 6 Novembre 2012 condizionerà non poco i confusi scenari della Politica italiana anche se entrambe le potenziali amministrazioni Usa (i Democratici di Barack Obama e i Repubblicani di Mitt Romney) accetteranno volentieri un Premier italiano di loro esclusiva fiducia. Questo perché i conservatori sono propensi in Italia a concentrare il potere in pochi centri (anche universitari) tecnici (Banca d’Italia, Consip, Cassa Depositi e prestiti, Inps). I conservatori lungimiranti, gli statisti, includono nella loro azione politica la dimensione orizzontale per lo sviluppo economico del territorio garantito dai cittadini che non vivono di politica nel Palazzo ma della propria libera imprenditorialità nelle piccole aziende alimentando, grazie al lavoro autonomo fondato sul rischio personale, gli stipendi del pubblico impiego. I conservatori astuti, dovendo trattare con strutture che attendono di essere riformate nel rigore della spesa pubblica e che pensano che i piccoli soggetti vivano di ingovernabile vizioso corporativismo, avranno le loro buone ragioni per eliminare ed accorpare comuni, province, comunità montane, tribunali, ospedali, università, centri di ricerca scientifica e tecnologica, ministeri e consorzi che drenano risorse pubbliche senza offrire ai cittadini i servizi sperati. I conservatori saggi sono consapevoli del fatto che un’eccessiva verticalizzazione decisionale corre il rischio di frantumare definitivamente il Patto sociale tra gli Italiani. Aberrazione politica pienamente e coscientemente perseguita dalle classi politiche al potere negli ultimi venti anni. La desertificazione antropologica, sociale e culturale è sotto gli occhi di tutti e corre il rischio più che fondato di scristianizzare il Belpaese con tutte le conseguenze tragiche del caso.
Chi sono oggi gli Italiani? Se con una macchina del tempo riuscissimo a far incontrare due italiani, uno degli Anni Ottanta e uno dei giorni nostri, ne scopriremmo delle belle. I “vuoti” creati ad hoc dovrebbero essere riempiti dai cosiddetti “nuovi” diritti civili (unioni di fatto, “culle” dell’irresponsabilità e del vizio) che con un’abile aberrazione etica e legislativa, ancora una volta, sovrappongono piani, programmi e finalità politiche con i diritti della persona sotto le mentite spoglie del “riconoscimento” mediatico e trans-partitico di stati perennemente alterati di coscienza (forse per uso di droghe sintetiche), auspicabile oggetto una seria indagine scientifica, clinica e psichiatrica. Si può con la legge italiana tradurre delle perversioni sessuali, spacciate per “nuova” normalità, in istituti giuridici di diritto familiare, finora sconosciuti al nostro Ordinamento, più o meno vincolanti per adulti e bambini? L’Italia oggi è irriconoscibile. Di questo passo la società italiana che abbiamo conosciuto da piccoli, è destinata a un rapido tramonto per far posto a un mondo alieno, freddo, ostile, non più solidale! Non avremo solo meno comuni e province, meno tribunali, meno uffici postali, meno carabinieri, meno poliziotti, meno finanzieri, meno forestali, meno militari e meno insegnanti. Se non saremo capaci di un immediato scatto d’orgoglio nazionale, cioè di una visione costituzionale a quattro dimensioni, superiore a quella del vissuto partitocratico, parlamentare e regionale odierno di chi si arricchisce sulla pelle degli Italiani senza offrire nulla in cambio (beni e servizi), periremo sotto le macerie della nostra stessa inutilità etica valutata sull’altare sacrificale dei famigerati mercati. Sotto i deserti scorrono fiumi d’acqua limpida potabile. Occorre saperla estrarre impedendo che si contamini ed evapori. Il Partito Conservatore dovrà tradurre in realtà effettiva la scoperta non di un nuovo mondo alieno ma di una nuova classe dirigente di volontari che dedicano alcuni anni della loro vita al servizio degli Italiani in istituzioni moderne, arieggiate, efficienti e, soprattutto, aperte ai cittadini. Le oasi nel deserto politico italiano non mancano. Neppure i cammelli e i pozzi d’acqua pura. Bisogna valutare con attenzione con chi si ha a che fare. Altrimenti, meglio sarebbe astenersi per carità di Patria. Del reale pericolo di collasso della società italiana non sembrano pienamente coscienti (o forse lo sono colpevolmente) i leader, presunti e tali, delle forze politiche di (ex) maggioranza e di (ex) opposizione oggi al potere a Roma. Tutte interessate a preservare sé stesse nonostante gli scandali nei partiti (in alcuni casi di sottrazione di fondi pubblici a vario titolo) che si affastellano in maniera decisamente preoccupante. Un chiaro invito alla doverosa astensione dal voto politico del 2013. Sì perché tutti i partiti e i movimenti vogliono preservare il proprio status dimenticando un particolare non secondario: gli Italiani non si lasceranno più infinocchiare in quanto depositari della sovranità popolare riconosciuta e garantita dalla Costituzione anche nel non esercizio del diritto-dovere di voto (gesto politico). In casi estremi, rimedi altrettanto estremi e sgraditi. L’indifferenza. I partiti e i movimenti tradizionali hanno dimostrato di saper tradire la Costituzione nascondendo la mano. Cioè di essere sempre più incapaci di rappresentare gli interessi della nazione Italia, dei cittadini, delle imprese, dei cervelli, dei giovani, degli scienziati, dei ricercatori, dei filosofi, dei religiosi. Ossia della dimensione orizzontale del territorio, quella per intendersi che sulla carta avrebbe una linea preferenziale di dialogo con le istituzioni europee tramite i propri rappresentanti regionali. È qui che si consuma il corto circuito etico, politico, sociale e costituzionale. Grazie ai vecchi partiti. Il fenomeno è più grave e preoccupante di quanto si pensi, non solo in Italia. È una bomba politica ad orologeria pronta a scoppiare su tutto il vecchio continente. Il detonatore è rappresentato da coloro che ne sono consapevoli: organi di rappresentanza e garanzia locale, sindacati, organizzazioni “federali”, difensori civici, imprenditori autorevoli, giudici e scienziati degni del Premio Nobel. Tutti soggetti che finora hanno disertato l’agone politico parlamentare per scelta, per legge, per timore, per disinteresse e sfiducia. Che il pericolo della frantumazione sociale sia grave, non è certo un mito. Il panorama politico (basta ascoltarli) è deprimente sul piano squisitamente razionale. Occorre un decisivo scatto di passione per il proprio Paese in pochi cervelli, animati dall’amore per l’Italia tradizionale e dal totale disinteresse personale per un servizio pubblico, come sanno bene i ministri “tecnici” del “conservatore” governo Monti, a tempo determinato. Allora, guai a fidarsi di coloro che dicono che va tutto bene e che bisogna ridurre le tasse e tagliare l’Imu per la crescita economica. Semmai, occorre drammatizzare sul lavoro che non c’è per tutti, sull’abolizione dell’ora di religione cattolica facoltativa nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, sull’aborto, sul divorzio, sui mancanti finanziamenti alla famiglia naturale con più figli, sul trattamento di fine-vita, sulla medicina rigenerativa che non decolla, sulla mancata liberalizzazione dell’impresa spaziale privata, sul registro comunale delle unioni civili, sull’adozione di bambini da coppie dello stesso sesso, sulla disintegrazione della società italiana.
Questa è la macelleria sociale pronta e servita su un piatto d’argento dall’intera classe politica al potere negli ultimi venti anni. C’è da rimpiangere la Democrazia Cristiana? Occorre evidenziare questo pericolo mortale con prudenza e raziocinio, misurando le parole ma senza tentennamenti. Non è un giuoco. Non c’è in ballo l’euromoneta ma le nostre stesse vite che non saranno più come quelle di una volta radicate sul territorio, ma “mobili” perché fluttueranno come gli indicatori economici, come lo spread tra i titoli di stato. È bene che i leader radicati sul territorio (Rete Imprese Italia, Anci) spieghino ai cittadini come stanno effettivamente le cose senza giri di parole, pronti ad assumere su di sé democraticamente le sorti del Belpaese, se ne sono capaci. Le dinamiche dominanti razionali su scala globale oggi sono quasi tutte contro la piccola Italia. I soggetti privati italiani “attivi” sul territorio, che avrebbero dovuto essere i portatori sani, come Prometheus, dei poteri forti autenticamente innovatori e costituzionali, hanno fallito per la semplice ragione che hanno tradito, preferendo investire altrove i propri capitali, indebitandosi e scomparendo dalla circolazione. Come se ciò non bastasse si è impedito a miliardari stranieri di investire i propri soldi su tutto il territorio nazionale italiano per la sua valorizzazione. Le mafie che non mollano la presa, non stanno a guardare e cercano altri interlocutori politici. Le tanto agognate “riforme” escludono il miracolo economico perché i portatori di poteri forti dominano la dimensione verticale del sistema. Eppure lo sanno pure i sassi che l’iniziativa privata, degli artigiani e dei piccoli imprenditori portatori sani di un rischio da premiare, è la sola in grado di far risorgere l’Italia. Se è così che stanno le cose, chi bara? Perché questo potere economico imprenditoriale non si traduce in effettivo potere politico su scala territoriale e nazionale, in credito pubblico e privato, in sviluppo e ricerca, in ricchezza diffusa, in vitalità, in innovazione tecnologica, in promozione della famiglia naturale e della collaborazione tra le generazioni? Che ruolo hanno le banche in questo disastro? La ricchezza quantitativa deve potersi tradurre in ricchezza qualitativa. Altrimenti è finita. Gli attuali scenari politici descrivono una deprimente e tragica parabola dell’apocalisse. I partiti tradizionali continuano a seguire la loro stessa folle rotta di collisione sulla realtà del mondo globalizzato. Sarà la loro rovina la difesa dell’interesse e dello sviluppo di pochi gestito da pochissimi. L’aberrazione del registro delle unioni civili per il “terraforming” di un pianeta Terra proibito non più umano, ne è la prova lampante. Neppure nel 2012 Avanti Cristo gli antichi Egizi dei Faraoni, della Sfinge e delle Piramidi, avrebbero saputo concepire ed attuare tanto. “L’Italia reagisca alla tentazione dello scoraggiamento, diceva il Papa Benedetto XVI in visita ad Arezzo (Saluto al Regina Caeli, 13 maggio 2012). Noi, per quel che possiamo, siamo qui per questo. Vogliamo essere gli araldi del Vangelo, e dunque della speranza”. Inizia così la prolusione con la quale Lunedì 24 Settembre il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha aperto i lavori della sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente (Roma, 24-27 settembre 2012, www.annusfidei.va/content/novaevangelizatio/it.html). Il Cardinale Presidente si è soffermato sulle “prove dure e inesorabili” che l’Italia sta affrontando, soffermandosi in particolare sulla condizione giovanile (“I giovani sono il nostro maggiore assillo, i giovani e il loro magro presente. Il precariato indica chiaramente una fragilità sociale, ma sta diventando una malattia dell’anima”) e sulla famiglia (“La gente non perdonerà la poca considerazione verso la famiglia…Si finisce per parlare d’altro, per esempio si discute di unioni civili che sono sostanzialmente un’imposizione simbolica” per “affermare ad ogni costo un principio ideologico, creando dei nuovi istituti giuridici che vanno automaticamente ad indebolire la famiglia”). Ha, quindi, richiamato la classe politica la “rafforzata indignazione” che “va covando nella cittadinanza”, a fronte di “un reticolo di corruttele e di scandali”, che dicono di “immoralità e malaffare”. Non solo. “La vita della gente è in grave affanno – ha aggiunto – e sente che il momento è decisivo: dalla sua soluzione dipende la stessa tenuta sociale. È l’ora di una solidarietà lungimirante, della concentrazione assoluta, senza distrazioni, sui problemi prioritari dell’economia e del lavoro, della rifondazione dei partiti, delle procedure partecipative ed elettive, di una lotta penetrante e inesorabile alla corruzione: problemi tutti che hanno al centro la persona e ne sono il necessario sviluppo”. La parte centrale della prolusione del Cardinale Presidente è stata dedicata alla questione fede, che – ha ricordato, citando Benedetto XVI – rimane “la sfida prioritaria”: “Solamente delle esistenze non mediocri riescono ad incidere nel vissuto ecclesiale e sociale… Senza lo spirituale nella persona e nella società, c’è una povertà strutturale incolmabile, si determina una perdita per tutti, anche per chi tale dimensione non la coltiva o non la stima”. Al riguardo, citando le esperienze offerte dai media cattolici – Avvenire, SIR e Tv2000 – ha osservato: “Non è vero che la maggioranza della gente rifiuta il sacro e le sue narrazioni, anzi ne ha fame e nostalgia: Dio non è in esilio, ma al cuore del vissuto umano”. Di qui lo sguardo all’Anno della fede, al Sinodo mondiale dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione, nel 50° del Concilio Vaticano II e nel 20° del catechismo della Chiesa Cattolica. Una fede incarnata, che sa prendersi cura (“Sulla salvaguardia della dignità degli embrioni, come dei migranti che avventurosamente varcano il mare alla ricerca di una vita migliore, la Chiesa è vigile ed è impegnata, ricordando a tutti il monito: che ne è di tuo fratello (cfr Genesi 4,9)?) e che fa concludere: “La Chiesa è rimasta forse l’unica a lottare per i diritti veri dei bambini, come degli anziani e degli ammalati, della famiglia, mentre la cultura dominante vorrebbe isolare e sterilizzare ciò che di umano resta nella nostra civiltà”. L’assetto ideologico di tutte le forze politiche oggi al potere ed all’opposizione in Italia, pare stia divaricando ulteriormente la faglia tettonica aperta dalla crisi internazionale. Lo spread tra le istituzioni nazionali, i gruppi di potere e la società civile sempre più lontana dai palazzi, dall’Europa dei burocrati e dal “mito” americano della frontiera, si allarga.
Questo perché non abbiamo avuto leader europei (con l’indifferente Gran Bretagna alle prese delle beghe mediatiche della casa regnante!) all’altezza della situazione. Questo fianco scoperto minerà alle fondamenta il Patto sociale europeo di pacifica convivenza tra gli Italiani e tutti gli altri popoli europei e mediterranei, compresi i milioni di immigrati-profughi in Italia, figli della cosiddetta Primavera Araba. Bisogna frenare questa folle accelerazione degli eventi e degli sbarchi illegali prima che sia troppo tardi. Prima di fare la fine dell’Unione Sovietica e dei Balcani. Perché il potenziale genocidario delle crisi regionali è illimitato. Occorre potenziare la crescita economica non dei ricchi ma di coloro che rischiano con la piccola impresa di famiglia, colpendo l’illegalità degli evasori senza provocare suicidi. Non basta il rigore sui ci si sta muovendo. Occorre dimostrare ai mercati, al mondo, alle lobbies, che in Italia stiamo cambiando radicalmente il sistema politico senza rinunciare ai nostri valori. Evidentemente non è questione di legge elettorale, semmai di Costituzione e di Regolamenti parlamentari. Non si convince il mondo (e gli alieni) facendo finta di cambiare magari con le nozze gay tanto di moda altrove. La nostra buona reputazione internazionale si tutela con la crescita dei cervelli e dei privati che fanno impresa, con una pubblica amministrazione amica e rigorosa con sé stessa, con un servizio pubblico televisivo all’altezza dei tempi. Se quei cervelli, tanto celebrati dall’intelligente trasmissione “Se stasera sono qui” di Teresa Mannino, in onda su La7 ogni mercoledì sera e in streaming su Facebook, fossero rimasti in Italia per cambiare questo Belpaese in meglio, oggi saremmo su Zeta Reticuli come sembra suggerire il kolossal “Prometheus” di Ridley Scott. Il fatto è che i cervelli fuggono dall’Italia per fare impresa altrove, fin dagli Anni Trenta del secolo scorso. Fermi docet. Un’emorragia letale. Allora dobbiamo dimostrare al mondo che siamo un Paese libero capace di rimandare definitivamente a casa i politicanti che hanno fallito. Il Sistema Italia non si rinnova legalizzando le perversioni sessuali a danno dei minori, semmai purificando Internet pieno zeppo di pornografia e le strade del Belpaese dallo sfruttamento della prostituzione giovanile. Non abbiamo bisogno di un monumento tecnocratico soffocante. L’Italia è la patria del Diritto, dell’Impresa, delle Liberalizzazioni e delle Semplificazioni. Abbiamo le finanze pubbliche più solide d’Europa. Gli speculatori hanno “guadagnato” il 2 agosto 2012 la bellezza di 88 miliardi di euro. Dov’è finito tutto quel danaro? Il Partito Conservatore avrà il dovere di governare l’Italia restituendo agli Italiani quella libertà e quel danaro loro sottratta dalle mafie e dagli speculatori. Il Partito Conservatore alimenterà la fiamma vitale delle nostre imprese che creano ricchezza reale in Italia ed all’estero. La paura di rimanere senza soldi è l’incubo degli Italiani, non solo dei ricchi che fuggono via. È il motore dei partiti tradizionali che ignorano un fatto essenziale: il debito pubblico potrà essere assorbito soltanto dalla crescita del Prodotto Interno Lordo come sembra suggerire la mascotte “Pil” del telegiornale satirico Striscia La Notizia di Antonio Ricci. Il debito pubblico non potrà mai essere assorbito dall’ideologia della paura, dalle tasse che scacciano i ricchi dall’Italia e soffocano le piccole imprese, e dalle guerre “umanitarie” (per esportare la democrazia tra i popoli) che finora sono costate all’erario la bellezza, come minimo, della metà dell’intero ammontare del debito. È questa la sfida lanciata dal futuro Partito Conservatore in Italia e dai veri “conservatori” contro ogni deriva populistica, demagogica e autoreferenziale. Una Rivoluzione politica imposta dal buon senso piuttosto che dall’Europa e dai mercati per scoprire “segreti” inconfessabili e “scheletri” immondi nelle stanze del potere. Chiaramente preoccupati sono i “successori” del governo Monti. Che faranno? Dove andranno a parare sotto la mannaia dello spread, pronta a colpire al minimo tentennamento, errore, distrazione, esitazione. Sembra una scena horror tratta dalla saga di “Venerdì 13” per Halloween. A chi faranno la festa? I politicanti della vecchia guardia che ruolo avranno sul territorio? Cavalcheranno la protesta dei delusi? I vincitori delle elezioni politiche e presidenziali italiane del 2013 proseguiranno il programma decennale di riforme inaugurato dal Premier Mario Monti (cf. Discorso alla 67esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, New York 26 settembre 2012,www.ilpost.it/2012/09/26/diretta-discorso-monti-assemblea-generale-onu/) o sfasceranno tutto rinunciando all’appoggio degli Stati Uniti d’America? Sembra di vivere la stagione di don Camillo. In effetti è come se fossimo negli Anni Cinquanta del XX Secolo. Non si scherza con i ricorsi storici. Nell’Urss di Gorbaciov del 1991 non capirono gli eventi e furono costretti ad ammainare la bandiera rossa. Accadrà la stessa cosa in Europa e in Italia? Gli Usa stanno a guardare in trepidante attesa del 6 novembre. Il “conservatore” Mario Monti piace a Washington. Inutile illudersi.
L’inversione di marcia potrebbe costare assai cara agli Italiani. D’altra parte se oggi nessuno è in grado di pronosticare cosa accadrà nella Primavera 2013 e quali facce vedremo in Parlamento, vorrà pure significare qualcosa. E gli investitori stranieri hanno bisogno di certezze. Altrimenti perché mai dovrebbero investire i propri soldi nel Belpaese? Per fare cosa? Per costruire astronavi interstellari private al posto delle automobili ad idrogeno? Ma se in Europa non abbiamo neppure cominciato con le privatizzazioni dell’impresa spaziale privata! Quali garanzie offrono le sterili polemiche politiche italiane? Quali garanzie offrono i distruttori del Matrimonio religioso e civile? Chi detta l’agenda politica degli Italiani? Quale sarà il nostro futuro democratico? È questo il cuore della grande battaglia politica del Partito Conservatore europeo e italiano. Per fare la Storia per davvero, confinando i sepolcri imbiancati nella loro sede naturale: una casa d’accoglienza in mezzo al Pacifico. Scherzi a parte, per dare una risposta razionale ai mercati dominanti, impresa chiaramente impossibile ai singoli partiti e movimenti politici presenti oggi in Italia (l’hanno capito pure i bambini), non basta impegnarsi ufficialmente davanti al popolo sovrano, vincolandosi legalmente a molto più che a una mera promessa elettorale, per proseguire nell’Agenda europea di Mario Monti anche dopo le elezioni politiche e presidenziali del
2013. Chi può farlo si faccia avanti. Occorre rivoluzione l’assetto costituzionale e parlamentare dei partiti vincolando la scelta politica del governo del Paese al Programma di legislatura di una solida maggioranza tutt’altro che ballerina. Che questa Rivoluzione italiana abbia inizio dalla fondazione del Partito Conservatore per il governo di legislatura, fatti salvi i principi costituzionali della divisione dei poteri. Un evento particolarmente importante e significativo per tutti gli Italiani perché costringerà il Partito Democratico a smetterla di imbarcare nella sua flottiglia di tutto e di più in nome dell’ingovernabilità del Paese. Esiste un’intera classe dirigente di cervelli (il governo presidenziale Monti ne è la prova lapalissiana) apparentemente “ignota” ai burocrati romani, ma non agli Italiani, che attende di emergere dalla palude della partitocrazia pestilenziale per schiacciare l’irrazionalità dei tribuni populisti di turno al ruolo marginale di loro pertinenza nell’emergenza democratica, rimuovendo dalla scena politica nazionale e internazionale gli incapaci e i “doppi”. Esiste, più di qualsiasi altro ammasso di mondi extraterrestri abitabili, una grossa fetta di giovani capaci, niente affatto tronisti, che finora hanno semplicemente subito il politichese. Non basta appoggiare il governo Monti. Può essere il punto di partenza per senso di responsabilità ma poi occorre fare il decisivo salto di qualità. Sostenere coloro che affermano di voler bene a Monti, dopo aver contribuito al disastro economico, sociale e politico dell’Italia, è francamente assurdo. È come dare dell’agnello al lupo. Garantire la continuità solo per assecondare la buona Germania, l’Europa e i mercati, è una strada assai pericolosa perché poi bisognerà rendere conto del non-fatto, del fatto e del mal-fatto a burocrati e lobbies più o meno oscuri che nulla hanno di democratico. Chi sostiene veramente Monti e poi critica i suoi provvedimenti, magari stravolgendoli per accontentare la propria “clientela” territoriale, e li vota perché oggi a Roma è di moda ma li condanna a casa propria, promettendo di cambiarli una volta al governo, oltre a manifestare apertamente la doppiezza e il falso, condanna la Politica e gli Italiani a una fine ignominiosa. Finanche alla guerra civile quando finiranno gli stipendi e i risparmi di una vita. La forza di condizionamento locale, forte nel PD e in quel che resta del PDL, nei loro partiti-satellite, nella sinistra intellettuale e sindacale dei movimenti “estremi” (gli analisti ne sono convinti) da sempre refrattaria alle responsabilità nazionali e internazionali dei forti governi di legislatura e dei programmi politici pluriennali necessari per sanare il debito pubblico e per ripartire finalmente con la crescita della ricchezza di tutti gli Italiani (del “convento” e di tutti i “frati” affinché nessuno sia più lasciato solo), è un pesante fardello che comprometterà prima o poi la futura “maggioranza” parlamentare arrestando la navigazione politico-programmatica inaugurata da Mario Monti per il governo e la salvezza dell’Italia. Quali garanzie offrono i partiti e i movimenti caratterizzati dalla confusione, dall’incertezza, dalla schizofrenia e dall’irrazionalità? Non potranno che condannare gli Italiani all’uscita dall’eurozona e dall’Europa, magari giocando con il default contrattato, per immaginare un’irriconoscibile Italia in un’impossibile Europa debole di serie B che tanto piace agli speculatori. Quanti posti di lavoro a tempo indeterminato si sarebbero potuti creare in Italia con le centinaia di miliardi di euro andati in fumo negli ultimi anni a causa del clima politico italiano? I cittadini di buon senso rigettano al mittente qualsiasi politica di bassa lega, figlia di un piccolo mondo antico che, somministrando il cloroformio dei “nuovi” diritti, continua ad agire contro gli interessi degli Italiani per esercitare tutt
a la sua capacità di ricatto sia nella sceneggiata delle finte primarie di partito (non istituzionali) sia nella campagna elettorale sia nell’eterno conflitto di leader-premiership per il governo del Paese. Gli Italiani, cittadini europei, meritano di meglio. Il tempo dei balocchi e delle marionette è finito. Sulle calde sonorità della bellissima canzone “In questo mondo di ladri” di Antonello Venditti le cui note profetiche annunciano tempi sicuramente migliori, è giunta l’ora che, rispediti a casa coloro che hanno già fatto la loro parte in questa tragedia nazionale, vengano alla luce da tutto il pianeta Terra gli Italiani migliori volontariamente disposti a donare parte del loro prezioso tempo per la fondazione del Partito Conservatore e il governo dell’Italia, per una premiership autorevole, forte, gentile, premurosa, autenticamente moderna rispetto alle sceneggiate estremiste illiberali. No alla Grande Coalizione né prima né dopo il risultato elettorale qualora dovesse risultare frammentario, sciatto, incolore, inespressivo e inconcepibile anche se scientificamente prevedibile. La prospettiva della fondazione degli Stati Uniti d’Europa con una Banca federale sul modello statunitense, impone scelte politiche razionali e dirompenti prima del voto. Il dilemma delle alleanze, grazie al Partito Conservatore, non avrà più alcun motivo di sussistere: gli Italiani saranno chiamati ad esprimere un voto libero nuovo, pulito, chiaro, comprensibile, forte, davvero rivoluzionario perché in grado di schiacciare subito all’angolo (anche nei sondaggi) tutte le posizioni estreme e populiste (extra)parlamentari. Il problema, semmai, si pone a sinistra perché oggi il PD da solo non è in grado di governare il Paese, con qualsiasi legge elettorale, senza un forte e credibile Partito Conservatore. In effetti “compagni” ed “amici”, in totale ossequio compromissorio alla storia patria nazionale, hanno dato vita a una chimera dall’incerto destino. Un mostro al vertice della catena alimentare aliena, degno del “Prometheus” di Ridley Scott, pronto a ghermire la sua preda. Amici e compagni (macché martiri!) sono condannati come Prometeo all’eterno supplizio in un’impossibile co-abitazione politico-elettorale. Chi auspica un’Italia moderna non può partecipare a simili spedizioni suicide. Chi desidera una rapida evoluzione fisiologica e pacifica del quadro politico-istituzionale italiano in senso bipartitico del sistema, sa benissimo che nulla può essere più come prima. Le ammucchiate danneggiano il Paese e l’Europa. Non potrà in ogni caso trattarsi di un bipolarismo machiavellico fatto di due o tre opposizioni interne ad ogni schieramento. Ossia di destre, centri e sinistre contrari alle politiche “soft”, peraltro non pienamente sufficienti del primo governo Monti, pur necessarie per salvare gli Italiani dal baratro. La mancata fondazione di un vero Partito Conservatore sarebbe la proclamazione ufficiale dell’astensionismo dal voto politico del 2013 da parte di milioni di cittadini elettori convinti dell’illusione che si possa restare nell’Unione Europea e nell’euromoneta infischiandosene delle regole, delle leggi e dei trattati. No, si resta in Europa se tutta l’Italia, non soltanto il Nord, si modernizza. E i vecchi partiti sono al collasso perché hanno fallito soprattutto nel Meridione d’Italia grazie agli inciuci compromissori con soggetti dalla dubbia reputazione. È la morale della sentenza della Corte costituzionale tedesca nel “benedire” lo scudo anti-spread. O l’Italia diventa moderna come la Germania, o va fuori, magari in Africa. Se quel che resta di razionale negli Italiani e nelle forze politiche democratiche, cristiane, moderate, imprenditoriali e liberali, sarà in grado di creare “massa critica” grazie alla buona volontà finora dimostrata dal premier Mario Monti, focalizzando questi sforzi nella fondazione di un nuovo soggetto politico-istituzionale autenticamente moderno; se le forze propulsive del Belpaese e quelle politiche di riferimento saranno finalmente responsabili delle loro azioni e dichiarazioni, riuscendo a garantire con il Partito Conservatore auto-finanziato, dopo il 2013, tutto quello che il professor Monti sta facendo per il bene comune degli Italiani, allora certamente risorgeremo dalle ceneri. Perché, in tal caso, avremo dimostrato al mondo intero che le misure “conservatrici” adottate straordinariamente dal governo Monti sono state adempiute come l’unica proposta politica dominante tra gli Italiani di buona volontà. Cioè tra coloro che non accettano più di farsi derubare da lorsignori così spudoratamente, sfacciatamente, apertamente e consapevolmente. L’acqua sporca ha infettato il bambino: gettiamo l’acqua sporca e mandiamo all’ospedale il piccolo per le necessarie cure. Il tempo stringe come una corda al collo dei vecchi partiti. Lo prova la tanto agognata ennesima “riforma” della legge elettorale, più un atto di disperazione dell’ultimo minuto, prima che si apra la botola, per salvare il salvabile e tutto quello che c’è dentro di marcio, piuttosto che uno strumento moderno al servizio dei cittadini, della verità e della libertà del consenso espresso democraticamente dal voto cosciente degli Italiani. Le “vittime” della legge elettorale le conosciamo: vantano redditi, emolumenti, pensioni e benefici da capogiro, e promesse da marinaio per raggiungere un accordo che non cambi nulla per davvero. Il dramma spaventa i mercati e gli Usa. C’è chi cavalca soluzioni multiple alla tedesca, alla francese, alla britannica, alla spagnola. Macedonie istituzionali per accontentare chi è già al potere. C’è chi vorrebbe disseppellire il Mattarellum. Il lezzo pestilenziale, però, pare insopportabile dopo 18 anni di maggioritario. Le cerimonie e i convenevoli si sprecano tra le due sponde dell’Atlantico. L’Impero Romano, si sa, sono gli Usa. La crisi economica non accenna a diminuire, anzi. Peggiora di ora in ora nel Belpaese. Di fronte alla tragedia nazionale della disoccupazione e dei licenziamenti, la vecchia politica che fa? Inscenata la nuova giostra elettorale, gettata via qualche goccia d’acqua sporca e mossi i “nuovi” pupi da palcoscenico, i sepolcri imbiancati restano saldamente al loro posto. E le decisioni cruciali latitano. Chi non vorrebbe essere rieletto? I calcoli politici sulla “scacchiera Italia” rendono molti cittadini sacrificabili. Le mosse sono in corso per creare nuovi straordinari effetti speciali, i “papabili” sono già al lavoro sul territorio, in largo anticipo, come pedine battistrada per i futuri parlamentari trans-partitici. Guai a dichiarare la propria vera appartenenza! Dopo il voto. L’abbaglio del tornaconto di partito e i frutti del finanziamento pubblico stanno condannando alla povertà gli Italiani che non fuggiranno
all’estero. Ciascuno pensa al proprio orticello ignorando la visione d’insieme. Il fatto è che mancano gli statisti di grosso calibro e i media non sono più attendibili in tempo di guerra psicologica. Precipitati a Roma dalle varie università, alcuni ci hanno provato gusto e non vogliono lasciare il governo del Paese. Come dargli torto di fronte al latrocinio imperante. Ma non siamo in presenza di statisti. La tecnicalità non è mai stata la misura dello spessore politico di un leader. Spesse volte i calcoli si rivelano sbagliati. Il cursus honorum va rispettato. In passato altre persone hanno provato a stravolgere la Costituzione repubblicana con “riforme” approvate alla vigilia di importanti scadenze elettorali per l’unico scopo di guadagnare consensi (Amato 2001, Berlusconi 2005) per poi perdere, favorendo la vittoria delle opposizioni. La legge elettorale non mente: è un’abluzione penitenziale. Anche il Porcellum vide la luce per sconfiggere gli avversari. Accadde l’esatto contrario. Chi ha il coraggio di fare meglio? È la prova degli accordi sottobanco tra gli eletti dei vecchi partiti della “seconda repubblica”. I congegni elettorali sono strumenti che non risolvono i problemi di fondo. Non sono fabbriche di consenso politico. Tirare lo sgabello all’avversario può costare il governo del Paese. Gli Italiani vogliono la rappresentanza e la governabilità. Non vi rinunceranno facilmente. Pena l’astensionismo di massa come nuovo partito politico del 2013. La qualità dei congegni elettorali dipende dall’analisi socio-politica del momento. Quali e quanti studi sono stati eseguiti in proposito? Da chi? A che prezzo? Gli Italiani sono stufi delle falsità, dei ditini alzati, delle parolacce, delle meschinità, delle corna, dei tradimenti e delle ruberie politiche celebrate nei salotti televisivi e in parlamento. Le promesse finte vanno bandite dai programmi politici nazionali e regionali. La legge elettorale può garantirlo o si preferisce rimandare il caos al dopo elezioni? Non esiste uno strumento perfetto ed assoluto. Ma la nuova legge elettorale deve poter garantire la nascita e l’affermazione del nuovo Partito Conservatore di governo e di legislatura parlamentare. Sacrificare questo obiettivo europeista condannerà tutti al ritorno al passato più oscuro della partitocrazia romana. Maggioritario e proporzionale, quindi, non bastano per completare le vere riforme. Occorre capire l’obiettivo politico che ci si prefigge.
Gli attuali politicanti, ad esempio, vogliono preservare solo il loro potere. La loro tentazione più peccaminosa è propria questa. Il premio di maggioranza molto alto potrebbe alterare il volere degli Italiani inquinando il risultato elettorale. Le liste bloccate dei parlamentari sono un’oscenità, l’idea di passare dalla padella alla brace di un sistema tutto imperniato sulle preferenze, ci condannerà egualmente a vedere le stesse facce per chissà quanti altri anni. Così come una soglia di sbarramento esageratamente alta o bassa. La “sfinge” italiana sta nascendo? A Dio piacendo avremo prima o poi due soli partiti di governo e di opposizione alla guida dell’Italia in Europa e nel mondo. Un messaggio sicuramente rassicurante per i mercati. Dalla nuova legge elettorale, questo è certo, dovranno uscire sconfitti tutti gli attuali quadri dirigenti e tutti i protagonisti della scena politica italiana che degli ultimi 20 anni hanno rappresentato sé stessi in Europa come l’esempio di “una perfetta impudenza” che in tempo di pace non è mai appartenuta agli Italiani tra i popoli europei. Che cosa dicevano, promettevano e facevano se hanno mai lavorato, anche da eurodeputati, per il bene del loro Belpaese? La nuova legge elettorale dovrà costringere lorsignori ad ammettere le proprie responsabilità di fronte al popolo sovrano, all’interno dei rispettivi programmi elettorali di governo. Affinché la loro ineludibile “perfetta impudenza” non assuma i caratteri politico-costituzionali di un’intera nazione che guarda all’Europa consapevole di dover salvaguardare i propri principi e valori eterni sempre attuali e moderni. Se non cresciamo da più di 20 anni, se il debito pubblico è cresciuto a livelli astronomici, se la spesa pubblica, gli sprechi e i furti di ogni tipo e misura sono venuti alla luce, è giusto che lorsignori, prima di farsi da parte, ammettano pubblicamente le proprie responsabilità invece di nascondere la mano, la coscienza e la dignità. Meglio evitare inutili trasformismi dell’ultima ora, prima del collasso, magari per interposta “elettronica” persona. Servono persone nuove, colte, pure, sincere, intraprendenti e coraggiose. La nuova legge elettorale può garantirlo? L’amministrazione dello stato e le professioni preda dello spirito corporativo vanno riformate. La lottizzazione partitica dominante e un welfare costruito a tutela dei più forti, devono appartenere alla storia e non più al futuro dell’Italia. Basta con le reti e i servizi organizzati in forma oligo-monopolistica e sempre in danno del consumatore. Stop a un’industria non concorrenziale, fintamente privata, finanziata variamente a fondo perduto dallo stato.
Insufficiente libertà di opinione, giustizia inefficiente, carceri orripilanti, sfruttamento minorile tra gli immigrati: i politicanti hanno qualcosa da dichiarare in proposito? Il panorama angoscioso di un Paese, orfano di statisti, può essere trasformato in un rigoglioso paesaggio. Ma prima bisogna consegnare alla giustizia chi ha sbagliato. Non è possibile che tutti siano innocenti e irresponsabili, salvo annuire in tv sul da farsi. È illogico. Chi ha contribuito se ne faccia una ragione, lasci la poltrona per carità di patria e si consegni liberamente. Uomini e donne di “servizio” all’interno di partiti obsoleti, né politici né statisti, pupi e marionette che per anni hanno assunto decisioni sbagliate, magari senza accorgersene, in politica estera e interna, senza preoccuparsi del futuro degli Italiani ma solo del consenso immediato e del proprio tornaconto economico, facciano un sincero esame di coscienza prima di lasciare. Non si ripresentino alle elezioni. Che futuro politico può avere gente che ha deliberato spese folli approvando leggi illiberali contro la scuola (salvo in campagna elettorale!), contro la libera iniziativa privata della piccola impresa e contro i principali soggetti di diritto (con pochi doveri) nel mondo del lavoro? Leggi mal pensate e peggio applicate. Politici e propugnatori di vincoli soffocanti nel pubblico impiego, sostenitori di leggi fuori dalla realtà, abituali frequentatori di salotti, partiti, associazioni, massonerie e para-massonerie, taverne, armadi magici espressioni di un clientelismo ideologico ostile agli Stati Uniti d’Europa, al merito, alla gerarchia, al rispetto degli anziani, all’efficienza. Soggetti che oggi criticano come un demerito indiscusso la prassi della concertazione tra le parti, attribuendo a tutti i sindacati tutte le colpe del disastro economico e della recessione. Quando per anni hanno alimentato quella classe politica trasversale e intercambiabile negatrice dei diritti di tutti i lavoratori e di quanti non lavoreranno mai più nella loro vita in Italia, sognando la pensione! Eppure sono evidenti le responsabilità e le conseguenze che una malata prassi politica ha per decenni attuato ad ogni livello per sopravvivere alla sua stessa inutilità, recando danni incalcolabili all’interesse nazionale generale, di cui deve pur essere garante il governo della Repubblica. L’accusa chiama al banco degli imputati il sistema altrettanto malato dell’informazione giornalistica professionale. Troppo spesso e troppo a lungo l’informazione di stato e quella privata, a chiacchiere indipendenti, si sono mostrate indulgenti verso il sistema politico-economico e industriale italiano, verso i suoi esponenti. I giornalisti oggi al “potere” nel mondo dell’informazione devono rispondere ai cittadini del loro operato sulla base delle garanzie costituzionali. Le tivù di stato hanno subito gli attacchi del potere troppo passivamente. I tabù istituzionali, politici, economici e culturali hanno avuto la meglio. Alcuni giornalisti professionisti hanno subito gli eventi e non “governato” i processi culturali in atto nella società italiana, l’autorità delle grandi corporazioni, le discutibili pretese di silenzio dei corpi dello stato. Indulgenza e conformismo che non risparmia l’informazione ideologicamente orientata, quando si è trattato di coprire le contraddizioni, le inadeguatezze o le vere e proprie magagne della propria parte, hanno appiattito le coscienze degli Italiani impendendo loro di formarsi una libera opinione sulle persone e sugli eventi. Nell’Italia degli ultimi 20 anni, anche se oggi in molti fingono di esserselo dimenticato, i responsabili hanno evitato il loro “outing” semplicemente perché coperti da molti altri Italiani, da una maggioranza di dipendenti pubblici a tempo indeterminato che, evitando l’agone politico e la responsabilità, è implicata in mille modi, contro una minoranza silenziosa di poveri e di senza diritti, in questo disastro. In particolare nei meccanismi sociali, psicologici, antropologici, politici e tecnici (a volte “perversi”) che, come un virus informatico in grado di riprodursi, ci hanno portato alla drammatica recessione economica mondiale. La complicità sembra indifferenziata eppure è così evidente: moltissimi cittadini elettori poveri sono stati ingannati e sfruttati dai ricchi “candidati” esclusivamente per i loro voti marginali. Per eleggere evasori fiscali, finti invalidi, finti intestatari di quote latte, viaggiatori a sbafo con i soldi pubblici, fruitori della spesa pubblica, di impieghi amministrativi e di potere senza merito (magari raccomandati pure da “ignari” esponenti della Chiesa), di condoni edilizi (pericolosi in caso di calamità naturale), di mille proroghe, di pensioni d’anzianità, di accompagnamento, di tripli incarichi per quadrupli lavori (da pensionati), di nomine parlamentari e di ogni altro (CdA, gettoni di presenza) ben di stato. Insomma, tutti complici di una mega-corporazione di privilegiati che, frammentati in tutti i vecchi partiti e movimenti politici italiani, oggi intendono spudoratamente recitare la parte degli “indignati” contro il potere! Così privando i veri poveri cittadini delusi, della loro capacità di riscossa e riscatto per salvare l’Italia.
A chi credere? È questo il cancro che alimenta, a livello genetico, i problemi storici del Belpaese, la decrescita e le mafie. Allora perché lamentarsi della speculazione dei mercati e della severità della Germania che ha assunto l’onorevole compito di salvarci dal baratro entro precisi limiti di spesa? La paralisi ha il suo “antidoto”, amaro quanto si vuole ma necessario in forza dell’Articolo Uno della Costituzione repubblicana, se avremo il coraggio di assumerlo: un colossale “broken arrow” politico-costituzionale, parafrasando cautamente l’espressione militare conseguente. Piazza pulita! Tabula rasa! Rivoluzione! Non se ne vogliono andare? Scarichiamoli. L’intero sistema politico italiano è obsoleto. Tutti lo sanno. Se solo ascoltassimo le opinioni dei liberi cittadini di tutte le altre democrazie del pianeta! I dinosauri non sopravvissero all’estinzione di 65 milioni di anni fa, a causa delle loro dimensioni. Ciò che impedisce la risurrezione dell’Italia, è il peso della spesa pubblica improduttiva. Conosciamo la cattiva coscienza di chi ci ha ingannati: oggi pontificano il governo Monti per vergogna internazionale, non certo liberamente. Domani saranno pronti a disfare tutto per opportunismo. Con i soliti giornalisti pronti a somministrare agli Italiani l’ennesima dose di tranquillanti per generare oblio, auto-assoluzioni, pentimenti e buoni propositi per il futuro. Altro che privatizzazione dell’impresa spaziale privata per la libera conquista dello spazio esterno e la creazione di milioni di posti di lavoro! Sarà sufficiente superare il tempo di pace, magari con la prossima catastrofe naturale nazionale, per azzerare tutto e tornare a dormire. Ciò che più sconcerta è l’assoluta mancanza della benché minima autocritica dei cosiddetti leader politici di riferimento. Un fatto che attesta, in maniera inequivocabile, a tutte le persone perbene l’assenza di credibilità dei politicanti nei loro propositi per il futuro. Le loro promesse sono semplicemente insopportabili. L’Italia, è questa la sensazione prevalente, non avrà mai più un futuro democratico se rinunzierà alla sua Costituzione in nome di enigmatiche riforme sempre più indefinite. Le cause e le responsabilità dell’attuale disastro italiano verranno tutte alla luce? La storia docet. Perderemo la nostra indipendenza e sovranità. Andremo avanti in Europa solo se faremo bene i compiti a casa. E cioè i conti con gli “intoccabili” signori del potere. Ci sono parlamentari che occupano la scena politica del Belpaese da più di 20 anni. A che scopo? Cos’hanno fatto per l’Italia? Dove sono le loro opere e i loro miracoli economici? La loro perenne candidatura priva anche solo della parvenza di un programma politico pare paradigmatica della condizione in cui versiamo. I governi tecnici che vanno sempre avanti per forza d’inerzia sono il segnale più cupo di sempre, quando non esistono alternative credibili. Il nostro potere d’acquisto è sotto scacco mentre sui media i politicanti vantano curricula indecifrabili sul piano della gestione della cosa pubblica. Stanno mutando l’espressione. Parlano, mai coi toni del leader e dello statista, ma sempre con quello freddo, coriaceo, quasi alieno e burocratico di una convention sul sesso degli angeli. Eppure non c’è ottimismo e positività. Dietro gli accenti pedagogici e le finzioni sceniche per mascherare impossibili promesse, si avverte l’eco della catastrofe imminente degna del kolossal “2012” di Roland Emmerich. Tutti i partiti e i movimenti al collasso si preparano ad imbarcarsi nelle loro “arche” della salvezza lasciando fuori 60 milioni di persone in balia del caos. Per attirare l’attenzione sparano a tiro zero bordate pazzesche e micidiali ufficialmente a base di promesse di cambiamento ma, nelle segrete stanze, a colpi di bombe H con un linguaggio turpe e triviale, da resa dei conti, che pensavamo francamente di aver consegnato alla storia! Sono tutti alla frutta, privi di capacità, visione, identità culturali autenticamente italiane, oltre che di Politica e programmazione strategica. Non a caso nel film catastrofico di Emmerich facciamo una brutta fine il 21 dicembre 2012 nonostante il buon esempio del premier italiano che rinuncia a mettersi in salvo sull’arca per condividere il destino del popolo. In realtà la dislocazione politica di lorsignori supera di gran lunga, nell’energia liberata e negli effetti, quella di natura tettonica planetaria. Terrorizzati del giudizio popolare, tentati di rinviare le elezioni politiche al prossimo secolo se solo i mercati e l’Europa fossero d’accordo, appiattiti sulle decisioni provenienti dalla Germania, dalla Cina e dagli Usa, prosternati ai poteri oscuri, i veri capi dell’Esecutivo, condannati a recitare un ruolo di supplenza politica a
dispetto delle loro stesse prerogative costituzionali, i vecchi partiti e movimenti stanno seriamente minacciando fuoco e fiamme, finanche l’integrità democratica e sociale dell’Italia. L’Armata Brancaleone è di nuovo a caccia di consensi, capeggiata da personaggi apparentemente indecifrabili. Ma nudi su Internet dove rivelano il loro aspetto reale e il loro squallore pari solo al ridicolo delle loro comunicazioni “politiche” e delle sceneggiate televisive promosse da giornalisti compiacenti.
Preoccupati solo di cogliere i sintomi del crescente populismo in un’opinione pubblica “anestetizzata” e impreparata a riconoscere i nuovi tribuni della storia, dimentica del fatto che l’Italia non è più una democrazia indipendente nel Mediterraneo e in Europa, ora questi abulici politicanti, pronti a spalancare le porte del Parlamento ai loro “nuovi” adepti, temono che le elezioni politiche le vincano gli “ignoti”. Coloro che non rispondono alle domande perché probabilmente non hanno le risposte giuste, nella convinzione che la Democrazia esista in Italia nella misura in cui le vittorie dei soliti “noti” riciclino le inutili segreterie territoriali di partiti allo sfascio per l’assai dubbia tecnicalità ed allontanino dal libero voto politico e dalla scelta di chi mandare in Parlamento per la responsabilità di governo, “altri” elettori altrettanto digiuni ed affamati di Democrazia vera da oltre 28 anni. Che il sistema politico italiano sia marcio alla radice lo dimostra il ruolo giocato dai media incapaci di assolvere pacificamente alla sacra funzione costituzionale di verifica e controllo dei potenti in uno stato di diritto di una democrazia liberale per la legittimazione dell’Ordinamento esistente sulla base della Legge fondamentale, per fornire al cittadino comprensibili e rigorosi strumenti critici per cambiare la politica e i politici correnti, per spezzare il giogo ideologico dove siamo precipitati in quanto subalterni allo status quo, al debito pubblico, alle mafie, alle guerre, alle ingiustizie sociali e finanziarie, restii ad esercitare il benché minimo stimolo culturale e politico nei confronti delle Istituzioni democratiche, del governo e dei partiti per una loro definitiva trasformazione europea, autentica, razionale, autorevole e distinta dai difetti del passato. Libertà e potere dell’informazione, evidentemente negati in Italia, altrimenti capaci di smuovere le montagne e dislocare i continenti a tal punto da influenzare positivamente l’opinione pubblica per legittimare la totale privatizzazione e liberalizzazione dell’industria spaziale italiana, con o senza il “placet” delle superpotenze tecnologiche egemoni come la Cina, la Corea del Sud, l’India, gli Usa, la Francia, il Giappone e la Germania, nonché la totale messa in sicurezza anti-sismica del territorio e la fondazione di Centri di eccellenza per la ricerca. L’informazione in Italia ha fatto l’esatto contrario. Ha legittimato gli asini. Le vere Riforme, grazie al Partito Conservatore italiano, possono fare piazza pulita delle vecchie e nuove ideologie del “non-fare”. Del “No” a tutto. Per fare cosa? Non per ricompattare abulici leader di partiti, movimenti stantii e deleterie coalizioni elettorali in spregio all’intelligenza degli Italiani e in aperto tradimento dei nostri valori etici fondamentali, secondo lo schema classico del “capo” carismatico imbroglione. Per intendersi, il solo che conosca e incarni lo stato, i “rapporti” sentimentali, i comportamenti sessuali, l’impresa, la cultura, la politica, la scienza, la burocrazia, l’etica, il cinema e l’energia in funzione di interessi esclusivamente privati e di un confuso, dopo dieci anni di sacrifici e tasse pagati con l’euromoneta, quanto mai assurdo nuovo “miracolo” italiano che escluda la fondazione degli Stati Uniti d’Europa e del Partito Conservatore. In nome di cosa? Di un “cambiamento” obbligatorio ma funzionale al passato dell’Italia. Cioè di una generica programmazione “in fieri” di partito, individuata prima nella “nuova” legge elettorale liberticida e, dopo la frammentazione nucleare frutto delle elezioni del 2013, nella Grande Coalizione secondo lo schema tipico tedesco e gli obiettivi dell’Agenda europea di Mario Monti, senatore a vita e, magari, nuovo Presidente della Repubblica. Chi sarà il Premier degli Italiani che salverà l’euro ed assicurerà, nel quadro delle mille proroghe e diecimila condoni, coesione politica nazionale, unità d’intenti, voleri, appetiti, successi, valori, onori, oneri e lavori pubblici? Sfido chiunque a candidarsi in questa totale confusione. Basta! Questi signori si propongono di restare in Parlamento. Grazie alle loro “teste di legno” riusciranno a ricostruire la partitocrazia umiliata dalle inchieste, a mobilitare e ricompattare gruppi dispersi, a infondere false speranze ai membri del gruppo proponendo nuovi irrealizzabili obiettivi auto-referenziali, riaccendendo vecchie fiamme, spacciando per nuove politiche inconfessabili e indecifrabili, richiamando alla memoria (salvo poi dichiarare in Parlamento la libertà di coscienza nel voto sui temi etici) l’attaccaemnto ai sacri valori italici della tradizione e della religione: Dio, Patria e Famiglia. Sì, famiglia. Quale famiglia? Dipende. Già, di quale consorzio umano e sociale si fanno promotori i vecchi e i “nuovi” candidati? Cosa pensano dei registri delle unioni civili che spuntano come funghi nei mille comuni italiani? Dai tempi di Sodoma e Gomorra, non si era mai più avuta notizia di una simile “rivoluzione” etica imposta agli Italiani da una minoranza di poteri oscuri! I cittadini sono disgustati. Hanno capito l’operazione di marketing politico alla quale però manca il prodotto di qualità da lanciare e, ahinoi, il libero mercato sul quale venderlo (Paolo Martelli, “Analisi delle istituzioni politiche, Giappichelli Editore, Torino). I cittadini italiani non sono più consapevoli di nulla, nonostante Internet e il digitale terrestre improponibile con i vecchi televisori e i pessimi telecomandi cinesi degli adattatori (poveri nonni!). L’urna elettorale non è uno scherzo. Se anche fossero i sondaggi a incoraggiare questi nuovi politicanti da spedire il Parlamento, pesano sull’impresa del cambiamento vero sia l’impossibile unità d’intenti del gruppo sia la presunta vacuità dei valori tradizionali che essi vantano di incarnare in nome del nuovo miracolo italiano. Logorati dalla loro stessa storica sterile ripetitività mantrica, come possono costoro promettere e realizzare nuovi obiettivi indefiniti per legge? La verità è che l’estinzione sommergerà naturalmente questi politicanti concentrati sui loro problemi e interessi personali. Perché non sono riusciti in 20 anni a realizzare per gli Italiani una rappresentanza politica e una governabilità degni del ceto medio, delle imprese, dei lavoratori, degli scienziati, dei premi Nobel e dei geni. Persone che attendono il cambiamento vero prima di tornare al voto politico in Italia. Le sinistre oggi sono in grado di fare il miracolo? Anche se in forme politiche diverse, nella pur necessaria alternanza democratica e costituzionale con il Partito Conservatore, nei Paesi di più matura Democrazia dove lo stato di diritto funziona pienamente e con la massima efficienza, ci riescono. In Italia sembra impossibile perché devono per forza esistere mille segretari di partito per spartirsi la torta del finanziamento pubblico. Basta! Meglio due Partiti veri autofinanziati privatamente con le Primarie istituzionali. La fame, si sa, ottenebra la vista. I nostri politicanti continueranno a raccogliere i loro consensi da un elettorato disperato di bocca buona.
Magari per un panino di porchetta e un pezzo di torta! E faranno di necessità virtù: battersi fino alla fine della sceneggiata televisiva per poi unirsi nella Grande Coalizione post-elettorale in nome delle “circostanze eccezionali” di montiana memoria. Per far nascere stavolta la “lesula” italiana, un governo politico presidenziale di alto profilo per il disbrigo degli affari correnti prima dell’Assemblea Costituente continentale. L’unica alternativa credibile al misero fallimento dell’Italia negli Stati Uniti d’Europa, la nuova Patria, la Nazione attesa da mille anni dopo mille guerre civili, la Casa, la Famiglia, la Società di uomini e donne liberi e forti. Per fare cosa? Per creare quel modello mondiale di “società aperta” europea che in Italia l’abulico “compromesso storico” tra tutte le forze politiche, peraltro mai risolto neppure dal Cavaliere e dalle destre, cerca di negare ancora una volta agli Italiani. Nel XXI Secolo questo problema costituzionale e culturale, insieme alla Questione Morale dei politicanti di casa nostra, è un affare molto serio. L’imbroglio non è l’euromoneta. L’imbroglio è il mantenere in vita i fantasmi del passato. Urge un aspirapolvere costituzionale europeo che imponga per legge, se necessario, la cassazione di questa perniciosa anomalia italiana. Il Partito Conservatore se ne farà l’esecutore più fedele. Che senso ha mandare in Parlamento gente pronta ad eseguire gli ordini dei vecchi politicanti? Saranno sempre una loro espressione ideologica, figli del pensiero unico che spaccia per antipolitica (fascista, comunista, internazionalista, nazionalista et similia) il pensiero “altro” della non più “silenziosa e passiva” maggioranza cosciente e volenterosa degli Italiani. Che attendono da decenni la nascita di Repubblica nuova negli Stati Uniti d’Europa, con due soli Partiti che, per quattro anni, si contendono democraticamente il vero Potere della maggioranza, della rappresentanza e della governabilità. Apertamente. Senza giochi di palazzo, illusioni, miraggi e inganni. Perché non abbiamo bisogno di corsari ma di statisti. Di parlamentari e leader politici veri che, volontari della Politica come Cincinnato, hanno un lavoro extraparlamentare e, quindi, saprebbero cosa fare una volta non rieletti. Gente che non aspira al potere assoluto perenne. Siamo agli antipodi dei nostri attuali politicanti carrieristi parlamentari che non saprebbero cosa fare se finissero improvvisamente disoccupati. Evidentemente hanno fatto il loro tempo. Dopo aver disperso un patrimonio di consensi e di capitali, dopo aver smentito clamorosamente la propria fama di “salvatori” della Patria intelligenti e capaci, il dramma del vuoto da essi lasciato è francamente poco credibile. Esistono Italiani eccezionali pronti a sostituirli se ne avessero, per legge, l’effettiva e sostanziale libertà. Certamente i politicanti di carriera non molleranno l’osso perchè hanno l’inventiva e il genio per sopravvivere, per nascondere la poltrona in soffitta, per trovare un cantuccio amichevole da dove dirigere i “nuovi” parlamentari per trovare sempre formule nuove, più per sparigliare le carte altrui che per realizzarne di proprie. Possono contare sulla volontà, l’abnegazione e la determinazione dei volntari e dei collaboratori precari, nel far fronte alle avversità. Ma resta il fatto che negli ultimi 20 anni nessun eletto dell’arco parlamentare italiano sia stato un vero politico europeista convinto, nell’accezione riformista del termine con la quale si erano candidati. La nuova legge elettorale ne terrà conto? Perché è la sola Politica Polare, come la stella, della quale oggi in Italia si avverte l’urgenza per non sprofondare e per vincere pacificamente insieme, tutti uniti in Europa, la crisi economica mondiale. Gli abulici politicanti italiani, reduci da una guerra persa in partenza, vogliono farci credere il contrario. Non sono loro l’errore ma l’Europa della moneta unica. Questa è l’eclissi della ragione! Impure espressioni elettroniche dei tempi televisivi, dell’audience, dei sogni nei sogni degni del kolossal “Inception” e dell’apparire, costoro vogliono convincere gli Italiani ad uscire dall’euro pur di conservare il loro potere parlamentare e multinazionale. Essi, però, non rappresentano che l’ombra di sé stessi, non l’essere. Tutti. Venditori di fumo politico, di miti elettorali, di leggende metropolitane, non di contenuti strategici degni di essere rappresentati in Parlamento per il governo dell’Italia. La prova regina? Il caos che generano. Sono in eterna contrapposizione di comodo e di maniera. Amano il turpiloquio perché sono privi di argomentazioni. Considerano “reazionari” coloro che non la pensano come loro. Hanno imbalsamato la Democrazia e gli Italiani che sono diventati delle “mummie” in loro potere inconsapevoli dei meccanismi contorti, freddi e indifferenti del sistema.
I cittadini avvertono di essere rinchiusi nei loro sarcofagi dialettici autoreferenziali, non-morti ma prigionieri per l’eternità in compagnia dei novelli scarabei dal morso famelico. Mummificati vivi! Sarà pure un’esagerazione ma i fatti parlano chiaro e dubito che si riesca a uscirne fuori sani e salvi. Cioè che si riesca a realizzare anche solo uno dei modesti propositi che i nuovi candidati (scelti, cooptati e votati) oseranno solo proferire. Ammesso e non concesso che siano tali e forti da superare la soglia umana di udibilità per non scatenare la reazione dei capi. Che fare? Pregare che Dio aiuti l’Italia e l’Europa. Quel Dio che per alcuni nell’Anno Domini 2012 andrebbe messo definitivamente in soffitta in compagnia dei nostri valori più puri. Servono multinazionali cristiane. Servono politici cristiani. Ciascuno secondo le proprie convinzioni perché ciascuno fa ciò che è giusto fare e ciò che crede senza concedere troppo credito a chi pretende di avere la bacchetta magica di Harry Potter. Non facciamoci illusioni. La scelta opportuna, persino obbligata, è quella di salvare il salvabile. I temi etici non possono essere lasciati in balia di una minoranza né possono essere destinati alla valutazione post-elettorale libera dei parlamentari, che non sono comunque costituzionalmente vincolati per mandato, di chi ci governa: aborto, divorzio, famiglia naturale (matrimonio), fine-vita, medicina rigenerativa; ma anche ricerca scientifica e tecnologica, energia, educazione, sanità, sicurezza nazionale, centri di eccellenza. Non possiamo più permetterci di perdere tempo prezioso perché di questo passo, a differenza di quel che pensava Filippo Turati nel 1924, non potremo lasciare ai nostri nipoti alcunché su cui litigare. La politica italiana da sempre latita sui temi eticamente sensibili, sapendo di (dover) mentire agli Italiani. Gli esempi classici sono il divorzio e la legalizzazione dell’aborto e delle droghe. I nipoti e pronipoti di Turati e Sturzo se le sono date di santa ragione, anche in piazz, cambiando i connotati politici e civili del Belpaese. Aborto e divorzio non furono introdotti dai referendum anche se alcuni sono ancora oggi convinti del contrario. Erano referendum abrogativi (legislazione negativa) segnati da clamorose sconfitte di chi li aveva promossi, ossia leggi varate dal Parlamento ed approvate da maggioranze diverse da quelle che sostenevano il governo democristiano senza che ciò segnasse la fine prematura del governo medesimo. Perché? Non facevano parte del programma di legislatura e di governo. La prudenza in materia di diritti è davvero un prezzo da pagare per raggiungere accordi politici altrimenti impossibili? Nuovi “diritti” civili bussano alle porte del Parlamento: il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali che prima o poi condurrà alle nozze gay ed alle adozioni di minori da parte di “genitori” dello stesso sesso! Anche nel 2013 il riconoscimento giuridico “genitoriale” delle coppie omosessuali non comparirà in un alcun accordo o programma politico di legislatura e di governo. Per le stesse identiche ragioni. Tutti tacciono sapendo di mentire prima delle elezioni politiche. Poi si vedrà. Perché gli Italiani accettano passivamente questo disastro? In uno scenario mondiale a popolazione zero, la scimmia Lesula potrebbe anche farcela ad occupare la nostra nicchia biologica tra qualche milione di anni. Anche grazie ai politicanti italiani. I fatti recenti e inquietanti la dicono lunga su dove sia finita l’Italia. È qualcosa di impalpabile ma più angosciante di quanto si creda. Non è un’allergia al dissenso delle minoranze. È il tradimento della Politica correttamente esercitata in uno stato di diritto. La sodomia oggi è diventata un valore da proteggere, un diritto, un’opportunità, una religione, un credo, una fede, un prodotto. Cosa c’entra con la persona e i suoi diritti inalienabili? La medicina e la scienza tacciono. Guai a mettere ai voti un documento di minoranza! È la patologia della democrazia che affligge tutti i partiti e i movimenti in attesa della consacrazione politico-elettorale. Poi si vedrà. È qualcosa che riguarda da vicino la natura stessa dell’Uomo, dei gruppi, dei partiti, dei movimenti, della stessa Costituzione, di quanti a diverso titolo sono impegnati nell’agorà multimediale. Dove incontriamo i nipoti e i pronipoti di Turati costretti a non litigare, ad andare d’amore e d’accordo in nome del potere. Dov’è finita la Questione Cattolica? Che fine ha fatto la gramsciana Questione Vaticana? Chi ha smarrito il senso dell’articolo 7 del vecchio PCI? Miracoli “touch” del nuovo “compromesso storico” assai caro al vecchio PSI il cui ultimo leader, Bettino Craxi, prima di essere tradito, accusato, condannato, esiliato e giustiziato a colpi di monetine, pur detestando il gesuitismo firmò il nuovo Concordato con la Chiesa Cattolica. Ma c’è una novità sostanziale nel 2013. Per la prima volta nella storia d’Italia, alla faccia dei presunti “conservatori” delle destre populiste, la Questione Cattolica è un fatto interno, strutturale, politico, organizzativo nel Partito Democratico, a quanto pare la maggiore forza nello schieramento delle sinistre. Se in nessuno dei due principali partiti storici della sinistra del Novecento (PCI e PSI) i cattolici, che pure vi erano largamente rappresentati, erano una componente costitutiva e organizzata, deputata implicitamente a “conservare”, tutelare e proteggere i principi e i valori giudaico-cristiani considerati non negoziabili; oggi, in assenza sull’altro piatto della bilancia di un autorevole Partito Conservatore di legislatura e di governo, strutturato e organizzato sul territorio, nel PD fin dal suo atto di nascita i fatti e le cose stanno proprio in questo modo. Questo “core” o carattere essenziale del PD non può essere messo in discussione tanto facilmente. Anzi, ne costituisce una colonna portante indipendentemente dalle dichiarazioni dei suoi segretari e leader. Sfidiamo chiunque, prima delle prossime elezioni politiche, a mettere ai voti un documento integrativo sui principi fondamentali della persona, della famiglia, del lavoro e sui valori etici, moderato nei toni e nei contenuti, in ciascuno dei gruppi, dei partiti e dei movimenti rappresentati o meno in Parlamento. Cosa accadrebbe? Le tensioni e gli scontri finirebbero per disintegrarli.
Cesserebbero di esistere. I conflitti ingovernabili causerebbero il finimondo nel Belpaese. Forse si renderebbe necessario l’intervento degli organismi internazionali per andare alle urne. Perché il confronto e la conta sui valori fondamentali, sotto le mentite spoglie della concezione mercantile laicista (non laicale) dei diritti civili, nei partiti è da sempre un lusso, una “cover” variopinta per iPhone, stravagante quanto si vuole, che non è lecito concedersi prima delle elezioni politiche! In tempi di magra e di vacche grasse. In nome della pletorica moltiplicazione dei partiti. Cosa c’entrano la rappresentanza parlamentare, la governalibilità e l’accesso di tutti i cittadini meritevoli alle più alte cariche pubbliche? Se le loro “beghe” debbono passare in secondo piano, gli elettori sappiano giudicare con onestà e coscienza. Perché in Europa queste “beghe” fondamentali sono un elemento importantissimo nella competizione politica ed elettorale. Nessun partito o movimento si sognerebbe di sviare la discussione pubblica, televisiva e multimediale sui principi fondamentali, prima e dopo le elezioni. C’è di che aver paura in Italia! Paura di chi getta il sasso e nasconde la mano. Paura di chi non risponde alle nostre domande. Paura di chi ci invita a non chiedere. Paura di chi ci consiglia, per il nostro bene, il silenzio. Prima di suonarcelo. Prima del silenzio pre-elettorale, assolutamente da abolire. Invece bisogna chiedere e chiedersi quale futuro possano avere i nostri figli, nipoti, pronipoti con questi politicanti al potere, con questi partiti e movimenti del basso ventre, se i più grandi tra loro proprio sui valori e sui principi fondamentali sono quasi per definizione obbligati a (far) tacere. Senza una risposta convincente moltissimi cittadini elettori credenti e non credenti, lavoratori e disoccupati, stavolta potrebbero per la prima volta davvero astenersi in massa dal voto nelle elezioni politiche italiane della Primavera 2013, nell’esclusivo interesse della Democrazia che così andrebbe riformata in Italia con un’Assemblea Costituente. Non nell’interesse degli attuali partiti e movimenti latitanti e divisi su tutto tranne che sulla conquista personale del potere, della poltrona, degli emolumenti e della pensione da parlamentare. Qui si fa la storia d’Italia e d’Europa. Per la prima volta cattolici, cristiani, ebrei e laici possono unirsi (le condizioni socio-economiche ci sono tutte) per dar vita a un nuovo soggetto politico-istituzionale, il Partito Conservatore. Le multinazionali, le grandi banche mondiali e i mercati di casa nostra approverebbero. Il dogma appeso al nulla dell’impossibilità storica è una falsità, un imbroglio, un mendacium costruito ad arte da chi vuol comodamente continuare a suonarcela mentre la nave affonda negli abissi. Gli esempi di Sturzo e De Gasperi non hanno insegnato nulla? A chi dobbiamo la ricostruzione dell’Italia? Ai tribuni di oggi o alle lezioni di Don Sturzo e di Alcide De Gasperi? La natura del “grande nemico” che nel secolo scorso premeva dall’esterno è sicuramente cambiata. Oggi preme dall’interno di ciascuno di noi, dal cuore dell’Uomo. Se i barbari (con le dovute nobili eccezioni di quanti non vogliono stravolgere il Diritto Italiano) non premono più ai confini perché sono già entrati, ai giorni nostri altre tribù, in nome del terzomondismo e della globalizzazione valoriale, stanno seriamente minacciando (se non già distruggendo nei mille comuni italiani) quel che resta dell’Italianità e dell’Europa Unita come Nazione e Federazione di Stati. Nuovi barbari si agitano in mezzo a noi, nei media, nella società, nella cultura, nella religione, nella politica, nell’educazione, nella burocrazia e nell’impresa. A cominciare dai partiti e dai movimenti, già tutti sicuri di vincere le elezioni politiche della Primavera 2013, che ne costituiscono il motore: ambienti affollati di barbari incapaci del bene comune, cioè non in grado di concepire il Potere e gli Affari in senso democratico, armonizzandone i contenuti, le potenzialità e le capacità sul territorio nella risoluzione dei problemi dei cittadini. In primis il lavoro. Piuttosto che come opportunità per risolvere i propri interessi, sempre attenti ai propri privilegi. Ecco i nuovi barbari. Sono loro la maligna pianta che, una volta attecchita nella vita politica italiana, mediante la menzogna e l’apparenza gentile genera l’antipolitica distruttiva e le sue creature peggiori che la Storia conosce. Barbari nei partiti, nelle istituzioni, nelle associazioni, nei palazzi “la cui irresponsabile cecità schiude la caverna – fa notare Dario Antiseri – in cui ibernano altri barbari assetati di violenza e pronti a cavalcare prevedibili, pur se non auspicabili, proteste, talvolta anche giustificate, di folle di disperati”. Allora che senso hanno le proteste senza proposta? Che senso ha l’intellighenzia cattolica che si riunisce, discute e non crea nulla? Non si decide nulla perché divisi. I cattolici non lo sono mai stati, in verità. Eccone i frutti. Le soluzioni? Si rimandano alle calende greche, ad altri incontri, ritiri, congressi, convegni e tavole rotonde. Si avvitano in ulteriori dispute mentre l’Italia muore perché il tempo passa e brucia tutti. Saguntur expugnatur. Mentre tra coloro che attendono nella Politica “nuovi messia” ci si balocca con l’idea da “disertori” di “una rete di credenti radicata tra la gente”, i cattolici che fanno? Organizzano meeting per restare nell’ombra, lasciando ai soliti noti, schiacciati dai giganti, il fardello dell’impegno politico. Le fallimentari “condensazioni” di cattolici e credenti in Dio nei vari partiti e movimenti, continuano ad alimentare la decadente idea da “servi” per tutte le stagioni? Quei pochi aspiranti mercenari suicidi che osano varcare la soglia del Parlamento comprendono perfettamente la propria inutilità. Il dramma si compie ogni giorno tra l’irresponsabile rifiuto di un impegno diretto e l’ansia di fare i camerieri. Tempo scaduto. I capitani esperti dei reggimenti non si limitino solo ad eleggere il loro generale statista, ma abbiano il coraggio di rompere l’assedio. Con la fondazione del Partito Conservatore per la Nuova Italia in Europa. Che, insieme a tutti i pensatori, filosofi, giuristi e imprenditori credenti in Dio, riesca finalmente a dare un’anima a questa politica italiana senza più anima.
Cioè una vera, autentica ed brillante rappresentanza a una società, a una storia, a un mondo di valori universali (in primis la dignità del lavoro per la famiglia) e di imprese privo da oltre 20 anni di un riferimento politico giusto e su misura. Basta con le tasse senza una vera rappresentanza politica! Quanti e quali sono i servizi promossi dalle Regioni italiane e operanti nell’ambito sanitario e socio-assistenziale? Qual è il numero degli alunni che frequentano le scuole paritarie? Chi sono i loro formatori? Quante sono le mense caritatevoli? Quanti sono i pasti erogati? Quanti sono i servizi che operano in favore degli immigrati? Quante sono le fondazioni anti-usura? I consultori familiari? I gruppi impegnati nell’assistenza domiciliare, gli oratori per la gioventù, la formazione professionale, le case-famiglia, le organizzazioni per la tutela sindacale e il lavoro minorile, il volontariato negli ospedali e nelle carceri, le comunità per il reinserimento in società dei tossicodipendenti e i centri per disabili? Quanti sono i sacerdoti, le suore, i religiosi e gli uomini di Dio che in Italia si prodigano contro i nuovi “schiavisti” della pornografia e della prostituzione mondiale e che coraggiosamente sono schierati contro la criminalità organizzata? Chi sono? Questa realtà imponente creata e sostenuta dalla generosità di laici e religiosi cattolici e delle altre fedi, non può rimanere indifferente alle sorti politiche dell’Italia. Non basta comprendere il rischio dell’indifferenza. Né va dimenticato il contributo in campo scolastico dell’editoria cattolica e nell’ambito della ricerca e della formazione (Università Cattolica) così come in quello dell’informazione sociale preziosissima grazie alla presenza in Italia di 189 periodici settimanali cattolici e delle 250 radio e televisioni cattoliche. Allora, come si spiega questo “strano silenzio” dei cattolici in Politica per davvero? L’Aventino fu un grosso errore. Se le cose stanno così, com’è possibile che un’intera nuova classe politica e dirigente di credenti finalmente coesi, non riesca a fondare un Partito Conservatore europeo, laico, ispirato ai più alti valori universali insegnati da Dio all’Umanità? Com’è possibile affermare ancora oggi in Italia e in Europa che i cattolici e tutti i credenti nell’unico Dio sono a tal punto irrilevanti da rappresentare un’abulica ombra di sé stessi? Bastano pochi statisti autentici per fondare gli Stati Uniti d’Europa sognati da De Gasperi ed altri. I cattolici, a quanto pare, sono e restano rilevanti. Dispersi ed accampati infelicemente nelle più variopinte formazioni politiche continentali, questi credenti sperato tutto il bene possibile dall’euromoneta, dagli Stati Uniti d’Europa e dal Partito Conservatore. Un partito non populista ma neppure soltanto “popolare” per pochi. Programmi, manifesti, carte, convegni, congressi e meeting tra cattolici, ebrei e musulmani possono alimentare immediatamente il motore di un gigantesco Programma conservatore europeo e italiano per la ricostruzione dell’Italia prima che sia troppo tardi. Prima che i tribuni prendano il potere. Prima che le irrazionali e improvvide mani di un ennesimo Parlamento italiano di “nominati” camerieri, alla mercè delle sgangherate coalizioni fintamente riformiste, democratiche e conservatrici di nuovo all’opera, distruggano definitivamente questo Progetto di libertà, giustizia, verità, democrazia e crescita economica. Gli appelli della CEI e del Sommo Pontefice affinchè i cattolici europei e italiani si impegnino a dare il loro contributo ad una buona Politica, non debbono cadere nel vuoto. È compito dei laici credenti (non delle autorità religiose) dire come, per quali vie, quando e con quali mezzi questa nuova buona Politica vada realizzata. Non alle calende greche. Continuare ad insistere da più parti dell’intellighenzia cristiana e non cristiana che un soggetto politico europeo e italiano, come il Partito Conservatore, non di tutti i credenti, ma di credenti “liberali e solidali” nella prospettiva di Don Luigi Sturzo e di Alcide De Gasperi, non debba nascere, è un’inaccettabile resa incondizionata ai “fatti peggiori”, è un tradimento di attese e di speranze, un irresponsabile ed anti-storico “non expedit” continentale. Auspicato dai poteri oscuri e pronunciato sempre dagli stessi personaggi per i quali la fondazione del Partito Conservatore in Europa e in Italia è una pura utopia e l’attuale situazione politico-istituzionale dovrebbe cambiare quel tanto che basta per accontentare le multinazionali delle nuove super-potenze asiatiche e delle vecchie d’Oltre Oceano. Chi sta troppo bene in greppie ben munite? Qual è il destino dei cattolici e di tutti i credenti in Dio nella Politica europea e italiana? Le inesauribili miniere della modernità partoriscono a ritmi forsennati i nuovi diritti civili, i nuovi valori universali della globalizzazione. Il marketing di figure di verginale pudore e candore, di guaritori, sciamani, streghe e stregoni è in piena attività. Ormai i politicanti filo-guidati non sanno più a che santo votarsi per le elezioni politiche “continentali” tedesche e italiane del 2013. Come intuì Aldo Moro dalla prigione “istituzionale” dei suoi carnefici “brigatisti rossi”, il tempo è passato. I vecchi amici si sono rivelati autentici traditori in attesa del Giudizio di Dio. Ma qui sulla Terra oggi la Questione Italiana si è fatta politico-morale, tutta concentrata su un solo dilemma, spazzati via democraticamente coloro che hanno miseramente tradito e fallito, condannando l’Italia alle tasse ed alla recessione economica: essere o non essere. Nel Partito Conservatore? Qual è la forma europea e italiana di azione politica che dà maggiore o minore rilevanza a quell’universo che una volta si definiva “mondo cristiano” e che oggi guarda con ottimismo alla convivenza tra tutti i credenti rendendo finalmente comprensibile la Pace strutturale, sociale, culturale, politica, economica, spirituale e istituzionale tra ebrei, cristiani e mussulmani? Finora i politici si sono limitati a denunciare la propria inadeguatezza e incapacità, una volta eletti in Parlamento ed alla guida dei rispettivi Paesi, di leggere la realtà complessa della società pluralista europea, imponendo ai cittadini la moneta unica e le tasse senza la corrispettiva rappresentanza autenticamente parlamentare e governativa, e riducendo il Cristianesimo a un guscio protettivo di un vuoto interiore tanto più spinto quanto più quel vuoto si dilata per fagocitare tutto e tutti. Il Leviatano? C’è di che preoccuparsi. Senza futuro e senza speranza, si muore. E i giovani fuggono via. La Chiesa Cattolica non è mai stata il piedistallo del nanismo politico, semmai la protagonista della Storia mondiale negli ultimi duemila anni. Chi porta responsabilità gravi nella crisi di cui si “alambiccano” le cure, oggi vorrebbe attribuirle all’euromoneta, per riproporsi alla “guida” del Belpaese, ed a tutti gli altri “responsabili”, comprese la Germania e l’Europa. Questo è francamente illogico. Chi muove queste accuse, dopo aver tolto ai cittadini italiani il pane e la grazia di morire non per propria mano ma lavorando nel capannone del loro “padrone”, come fossero immigrati, dovrebbe riflettere. È mai possibile che dal tessuto di formazione trentennale delle coscienze, dai movimenti cattolici, dal circuito delle parrocchie, non possa venir fuori una nuova, preparata, affidabile e sincera classe politica e dirigente “conservatrice” per l’Italia e l’Europa? La profonda debolezza quotidiana, il finto tatticismo autolesionistico di quanti sperano in “nuovi messia” sono l’espressione di una fragilità mai diagnosticata in tempo utile e mai curata nelle scuole pubbliche e private, cattoliche e laiche. Tronismo televisivo, carrierismo, avidità, maldicenza, tradimento, opportunismo, stupidità, sono diventate parole normali nel linguaggio politichese, oggi difficili da estirpare; altre parole sono inflazionate: democrazia, uguaglianza, diritti, equità; altre sono usate con valenza ambigua: umiltà, libertà, orgoglio, autorità; altre sono state sepolte: coscienza, virtù, dovere, purezza, integrità, correttezza, trasparenza, pietà, empatia. Dov’è il cambiamento? Gli europeisti praticanti cattolici hanno manifestato tutta la loro fragilità nelle loro passate alleanze. L’inclinazione libertina e libertaria a più domestiche transazioni di bassa lega, ha connotato finora il comportamento dei cattolici in politica, soffocando ogni aspirazione autentica al cambiamento, quando il famoso spread tra i titoli di stato italiani e tedeschi era a 47 punti base. Riusciranno il genio del cattolico ambrosiano Mario Monti e l’intuito quirinalizio del Presidente Napolitano nel tentativo di denunciare questa storica debolezza per far rinascere l’Italia grazie anche al Partito Conservatore? Cultura solida, pratica religiosa laica, serietà e spirito di rilancio (forse un po’ fallace quando dei ministri affermano di avere appena imparato il proprio mestiere) non bastano. La fede è totalmente assente sull’euromoneta dove non troverete né Dio né l’Amore né il Credo né scudo né piramide né compasso. Le istituzioni politico-economiche europee, a quanto pare, non desiderano “insidiare” i misteri e le simbologie massoniche del dollaro statunitense. Così al senatore Mario Monti è toccato difendere implicitamente un Cattolicesimo depauperato di prestigio culturale e politico in Europa, con un apparente successo e un auspicabile rigore forse invidiabili sia a chi è investito del ministero apostolico, il solo legittimato alla gradevole ammirazione, sia a San Giorgio nell’atto di trafiggere a morte il drago libertino che oggi infesta le contrade, i villaggi e le città d’Italia.
Insomma, un cavaliere dell’antico codice in servizio permanente effettivo sul territorio. A caccia di draghi. Eppure improbabili carriere e manovre meschine infrangeranno, vedrete, anche questo sogno e gli Italiani continueranno a piangersi addosso alimentando la fragilità della Chiesa. Sempre che Lassù non si faccia qualcosa di urgente per restituire alla Chiesa ed alla Religione lo splendore che meritano e il loro antico prestigio, ed alla Politica la sua nuova dignità. Che non è quella di infondere incertezza e tristezza agli Italiani condannati evidentemente all’inevitabile rielezione dei soliti politicanti. Ma davvero possiamo ancora permetterci il lusso di prolungare questo innaturale stordimento collettivo? Non serve la sfera di cristallo per immaginarne le conseguenze. Potrebbe andare a finire molto male. Peggio che negli Anni Settanta del secolo scorso. Non ha senso dare al cappone il potere di scegliere quando e in quale modo celebrare il Natale alle porte. Gli Italiani dovrebbero scendere a milioni in tutte le piazze d’Italia e d’Europa per far capire al mondo che sono stanchi di tutti lorsignori politicanti, delle loro insostenibili spese folli con i soldi pubblici, delle pesanti pressioni politiche che rischiano di trasformare tutti i nostri sacrifici dei primi dieci anni di euromoneta e di spending review (strada appena imboccata) in un inutile esercizio giurisprudenziale. Finanche in un’esercitazione per il suicidio. Tentativi sono in atto sul territorio italiano. Dall’abolizione si passerà ben presto alla riduzione del numero di province, poltrone, enti, CdA e gettoni di presenza, per poi passare al magico accorpamento degli enti più piccoli e, una volta in Parlamento, si parlerà semplicemente di “riordino”! Deciso dalle autonomie locali. Alla faccia della spending review e dei sacrifici degli Italiani. Il nuovo Partito Conservatore dovrà alzare una batteria elettromagnetica di contenimento della spesa pubblica contro i nemici dell’Agenda europea Monti, non solo per garantire ai cittadini europei e italiani che gli impegni assunti dal Governo in Europa saranno rispettati alla lettera sul territorio, ma anche per inaugurare una nuova stagione di crescita economica. Dovrà essere questa la lezione impartitaci dalla revisione della spesa pubblica. Un faro politico e istituzionale che chiama gli Italiani ad affrontare liberamente un’emergenza nazionale e mondiale, per uscire sani e salvi dal terremoto della crisi finanziaria, riuscendo a dare il meglio di sé stessi. Il Partito Conservatore consentirà di reinterpretare in chiave moderna il ruolo di Cincinnato nell’Europa del XXI Secolo. L’Italia è pronta ad alimentare questa nuova speranza, questa nuova fiamma vitale, per abbattere ogni spread tra tutti i Paesi europei sempre più liberi, forti e solidali, con un leader, uno statista, un cancelliere e un presidente unico, democraticamente eletti, per gli Stati Uniti d’Europa. Non si torna indietro. L’imbroglio è far credere il contrario. Occorre proteggere l’Italia da dichiarazioni inopportune in modo da far tornare a galla il Belpaese possibilmente senza più suicidi causati dalla crisi e dalla disoccupazione e senza più i vizi e le patologie della spesa pubblica. I prodotti Apple, cari politicanti, vanno acquistati di tasca propria e non sulla pelle della povera gente. Il Partito Conservatore dovrà lottare contro tutti gli sprechi, contro i veti incrociati, gli interessi corporativi, i tornaconti personali, che affliggono e condannano gli attuali partiti e movimenti. Per abbattere il debito pubblico italiano oggi al 123 per cento del Prodotto Interno Lordo, la recessione e i tassi di interesse alle stelle, c’è una solo strada. La revisione della spesa pubblica con la rivoluzione politica generale dell’attuale assetto politico-istituzionale italiano. Ha poco senso ripresentare in Parlamento le stesse disperate personalità che, appena al potere, invertiranno la marcia della nave Italia facendola sfracellare sugli scogli. I mercati e le multinazionali, compresa l’Europa, non ci perdonerebbero. Perché se poi, fatalmente, dopo le elezioni politiche e presidenziali italiane del 2013, lo spread dovesse riprendere la propria corsa, con il prezzo dei carburanti alle stelle, avrà poco senso attribuire la colpa all’euromoneta piuttosto che alla crudeltà degli alieni extraterrestri o del cancelliere tedesco o degli orchi della Terra di Mezzo di Tolkien. L’Italia finora non ha chiesto aiuti speciali proprio grazie alla spending review ed alla “sua solida finanza pubblica” come ha sottolineato il premier Monti a New York.
Ma se tutto questo dovesse cessare improvvisamente dopo il voto, sarebbe meglio per i responsabili lasciare il pianeta Terra. L’ovvietà è una cella stracarica di mediocrità. L’indignazione per il nostro declassamento sui mercati, insieme ai “Pigs” dell’Unione monetaria, suonerebbe come la classica campana a morto per tutti gli Italiani. Pare di sentire le dotte argomentazioni, fiorite sulle pendici alpine come funghi succulenti e profumati, i preferiti dagli Hobbit della Contea, circa il fatto che “la differenza tra BTP e BUND non riflette il vero stato della nostra economia reale”. Prima e dopo le elezioni del 2013 non mancherà chi spiegherà che “noi Italiani i compiti a casa li abbiamo già fatti e semmai adesso tocca agli altri”, aggiungendo da bravi maestrini tele-imbonitori degni delle attenzioni di Striscia La Notizia, che “fra lo spread di Monti e quello di Berlusconi non c’è mai stata alcuna differenza”. Basta! Il Partito Conservatore dovrà chiudere la triste vecchia pagina della politica italiana ed aprirne una decisamente nuova. Con altre facce, altri personaggi, altri protagonisti. Il Partito Conservatore dovrà dire agli Italiani l’unica verità che vale la pena di ascoltare. Che se l’Italia si trova in questa tragica e pietosa situazione, tra suicidi, fallimenti, licenziamenti e disoccupazione, è perché i compiti a casa gli Italiani, in particolare i ricchi, non li hanno fatti per 20 anni. E che la Germania, dopo gli errori/orrori del passato, oggi su un punto ha ragione da vendere: perché la moneta unica europea, l’Euro, abbia un senso, chi ne fa parte deve avere i bilanci in ordine. Solo così potremo fondare gli Stati Uniti d’Europa. Dunque è finito il tempo degli inciuci e della finanza pubblica allegra. È finito il tempo degli speculatori, degli usurai, degli sfruttatori del lavoro giovanile. Se l’Italia riuscirà ad allineare i costi per il funzionamento delle pubbliche amministrazioni a quelli della Germania, senza inversioni di marcia, garantendo pari efficienza in Calabria e in Trentino, il risparmio immediato sarà di 50 miliardi di euro l’anno. Il Partito Conservatore avrà l’onere di farlo capire agli Italiani perché far finta di ignorarlo è da irresponsabili. La revisione della spesa e dei comportamenti etici e politici, guidati in Parlamento e nelle amministrazioni periferiche da leggi rigorose elaborate e promosse dal Partito Conservatore, può essere l’occasione per una prova di maturità nazionale europea, per dimostrare al mondo, non soltanto all’Europa dei mercati, che noi Italiani siamo in gr/ado di diventare protagonisti non solo del nostro futuro, di dare il meglio (pensando ai nascituri ed alle tragedie dei profughi di tutto il pianeta) negli Stati Uniti d’Europa, senza invocare “giustificazioni” ingiustificabili. È un’occasione storica assolutamente da non sprecare perché allineerà l’Italia alle grandi potenze democratiche del mondo. Hic sunt leones. Abbiamo il dovere di cambiare tutto il ceto politico italiano. Tutta la classe dirigente. Altrimenti, meglio sarebbe astenersi dal voto politico, in attesa del Giudizio di Dio. “Un orgoglioso non ha mai riposo; teme sempre di essere disprezzato”, afferma il Santo Curato d’Ars.
Nicola Facciolini