Non c’è solo l’imbarazzo italiano nel dover coprire (anche in Parlamento) gli “eccessi del sangue” di Berlusconi che, anche adesso, senza essere premier, cerca di infilare tre emendamenti che potrebbero incidere sul processo Ruby nel ddl anticorruzione che la Severino, però, vuole “equilibrato” e che difenderà da nefande influenze.
C’è, dicevamo, anche l’imbarazzo francese sul padre sconosciuto e innominato, che ha dato una figlia a Rachida Dati, effimero ministro della Giustizia di Sarkozy, più citata nelle pagine Vip che in quelle politiche e sovente in mise simili a quelle della italica Minetti.
Secondo il quotidiano Le Point questo padre potrebbe avere un nome e rispondere a quello di Dominique Desseigne, 68 anni, proprietario e numero uno del gruppo Barrière, ereditato dalla moglie morta undici ani fa, che controlla grandi alberghi e casinò; imprenditore che nel suo Fouquet’s, sugli Champs-Elysées, aveva ospitato la festa di Sarkozy per la sua elezione.
La Dati, secondo il sito di Le Point, lo avrebbe citato in tribunale per costringerlo a riconoscere la paternità della figlia, anche se l’interessata, oggi eurodeputata e sindaco del VII arrondissement parigino, nega tutto e afferma di non aver aperto nessun procedimento giudiziario.
Sulla paternità, sin dalla scoperta della gravidanza, sono circolate le voci più incontrollate, con José Maria Aznar, ex presidente del governo spagnolo, che fu costretto a smentire pubblicamente di essere lui il papà. Gli altri uomini citati, tutti grandi imprenditori vicini a Sarkozy, hanno invece preferito tacere.
Una volta tanto pare che Berlusconi sia “estraneo ai fatti” , ma questo non rattrista la bella Rachida perché se il padre fosse Dessiegne una parte del suo patrimonio, stimato in 500 milioni di euro, dovrebbe andare alla piccola Zohra.
Pochi giorni fa, la Dati, intervista nel suo ufficio da sindaca sulla pubblicazione delle vignette satiriche sul Profeta Maometto da parte del settimanale francese Charlie Hebdo, ha dichiarato: “La liberta’ d’espressione e’ fondamentale. Non la metterò mai in discussione. L’unico limite e’ la responsabilità di ognuno di noi”.
E davvero si è assunta tutta la responsabilità in questa circostanza, dal momento che, pare, mentre Desseigne ha confermato la notizia, lei l’ha smentita, rimanendo esempio unico, nella specie umana, di partenogenesi spontanea.
Comunque stiano le cose, secondo i giornali francesi saranno lei e la socialista Anne Hidalgo a contendersi il posto di sindaco della capitale nelle elezioni del 2014.
46 anni, famiglia maghrebina e un debole per il lusso, gli abiti firmati e le foto sulle copertine dei settimanali, La dati ha già chiesto le primarie nel partito, perché, all’inizio della presidenza di Sarkozy, era la sua favorita, ma presto fu allontanata dopo il divorzio dell’ex presidente da Cecilia, per presunti screzi e gelosie con l’attuale moglie Carla Bruni e la sua presa sui grandi elettori di destra sembra, da allora, venuta un po’ meno.
In verità l’unico maschio che dall’Ump potrebbe essere in lizza è François Fillon, che però a settembre ha deciso di correre per la presidenza del partito e abbandonare la corsa nella capitale, forse subodorando la sconfitta.
Rivale interna della dati è Chantal Jouanno, più giovane di quattro anni e certo non meno agguerrita.
Di sicuro la rivalità tra due donne politicamente giovani e sexy, appassiona già i rotocalchi i quali, comunque, con il Figaro, dicono che, al momento, la Hidalgo le batterebbe con uno scarto di almeno 15 punti.
In verità tutte e tre le candidate parigine sono state molto chiacchierate. Ma la Hidalgo, a quanto è dato sapere, almeno, è ancora capace di arrossire, spopolando ai comizi contro Putin e alle manifestazioni per la difesa dei diritti umani.
Con abiti da mercatino popolare, poco trucco, solo una fedina microscopica alla mano destra, la Hidalgo è sempre la più applaudita e acclamata dalla folla di contestatori, che abbassano il tono degli slogan per meglio cogliere la sua voce sottile da ragazza timida e leader per caso, che non deve crearsi innominati partner gestazionali per far parlare di se.
Va detto, tuttavia (ogni terra è paese), che non brilla quanto ad indicazioni politiche perché, in mezzo a tanto successo e seria esposizione, di politica vera e propria continua a non parlare, a parte la radicalità della frase, molto grillina, diremmo noi, secondo cui: “Dobbiamo solo fermare questa epoca di angherie, censure e uso spregiudicato dei beni pubblici. Ideologie e progetti politici sono un lusso che ancora non ci possiamo permettere”.
Carlo Di Stanislao