Dossier, l’omicidio di Melania Rea

Melania e’ stata uccisa il 18 aprile del 2011 tra le 14 e le 15. Il corpo seviziato da 35 coltellate, seminudo, con due siringhe conficcate sul petto e sul pube, venne scoperto due giorni dopo a Ripe di Civitella (Teramo). Una telefonata anonima al 113, partita da una cabina telefonica in piazza San Francesco […]

Melania e’ stata uccisa il 18 aprile del 2011 tra le 14 e le 15. Il corpo seviziato da 35 coltellate, seminudo, con due siringhe conficcate sul petto e sul pube, venne scoperto due giorni dopo a Ripe di Civitella (Teramo). Una telefonata anonima al 113, partita da una cabina telefonica in piazza San Francesco a Teramo intorno alle 14,40, segnalava la presenza di un corpo. Era la voce di un uomo, forse un cercatore di funghi, che in dialetto teramano indirizzo’ la polizia sul posto.

Le indagini furono affidate, per competenza territoriale, ai carabinieri di Ascoli Piceno ed il caso alla procura di Ascoli in quanto, secondo il racconto fornito dal marito di Melania, la coppia insieme alla figlioletta erano andati a trascorrere una tranquilla giornata al pianoro di Colle San Marco ad Ascoli. Qui, Parolisi, avrebbe perso le tracce della moglie ed e’ da qui che e’ iniziato il giallo dell’omicidio di Carmela Rea, detta Melania. Dopo alcune settimane di indagini, sopralluoghi e testimonianze la procura di Ascoli iscrisse nel registro degli indagati proprio Parolisi che nel frattempo veniva intercettato e seguito. Il 18 luglio del 2011, il gip Carlo Calvaresi firmo’ il primo ordine di carcerazione nei confronti del 34enne di Frattamaggiore (Napoli) con l’accusa di omicidio volontario aggravato. In 95 pagine venivano mossi gli addebiti a seguito dei primi riscontri investigativi (fu perquisita l’abitazione dei coniugi Parolisi a Folignano, furono sequestrati computer, indumenti, cellulare e altro). Ris, Scientifica, Ros nel frattempo analizzarono la mole di materiale repertato e i tabulati telefonici. Le indagini successive, l’analisi delle celle telefoniche, i riscontri dei periti patologi hanno circoscritto a Ripe di Civitella a Teramo il luogo in cui e’ avvenuto l’assassinio. Melania Rea era viva quando e’ giunta alle Casermette ed e’ qui che e’ stata uccisa.

Da Ascoli, la competenza passo’ quindi a Teramo dove il 2 agosto del 2011 il gip Giovanni Cirillo firmo’ un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere. Salvatore Parolisi dal carcere di Marino del Tronto venne trasferito al Castrogno di Teramo. Nel frattempo, le istanze di scarcerazione promosse dalla terna difensiva del caporalmaggiore vennero rigettate. Riesame e Cassazione confermarono il provvedimento restrittivo. Da allora ad oggi, mentre Parolisi continua a professarsi innocente, il fascicolo si e’ arricchito di nuovi elementi emersi dalle indagini e dai riscontri forniti dai laboratori scientifici dei corpi speciali investigativi che sono cosi’ diventati indizi. Fara’ eco, fra gli altri, il rapporto sentimentale con la soldatessa Ludovica Perrone anche lei di stanza al Rav Piceno. La difesa si e’ fatta nel frattempo agguerrita, chiede ed ottiene, dal gip di Teramo Marina Tommolini, il rito abbreviato condizionato all’ora della morte. A quel punto cambia lo scenario processuale per Parolisi che verra’ giudicato dal gup il quale affida una serie di superperizie per stabilire l’ora esatta della morte. Nel frattempo procura, parte civile e difesa nominano i propri consulenti i quali rimetteranno poi le risultanze. Alla fine, le perizie rimesse dai consulenti del gup non giungono alla conclusione auspicata perche’ non chiariscono l’ora esatta della morte. Oggi Parolisi conoscera’ il suo destino. E’ colpevole per la procura che chiede l’ergastolo senza isolamento diurno per omicidio pluriaggravato, vilipendio e deturpamento di cadavere. E’ innocente per la difesa che ne chiedera’ l’assoluzione. La parola al giudice.