Consiglio dei ministri approva il nuovo decreto per l’Ucraina: aiuti destinati alla difesa, non militari

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto di proroga degli aiuti all’Ucraina, includendo una formulazione che fa esplicito riferimento sia al sostegno militare sia a quello destinato alla popolazione civile. Secondo quanto riferito dal ministro della Difesa Guido Crosetto, la modifica ha un valore “lessicale e operativo”: accanto ai pacchetti di […]

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto di proroga degli aiuti all’Ucraina, includendo una formulazione che fa esplicito riferimento sia al sostegno militare sia a quello destinato alla popolazione civile. Secondo quanto riferito dal ministro della Difesa Guido Crosetto, la modifica ha un valore “lessicale e operativo”: accanto ai pacchetti di armamenti vengono previsti interventi civili dedicati alla logistica, alla sanità e alla ricostruzione delle infrastrutture elettriche.

La revisione del testo è frutto di un confronto interno alla maggioranza, in particolare della pressione esercitata dalla Lega su Palazzo Chigi. I parlamentari del partito guidato da Matteo Salvini hanno sottolineato l’importanza di garantire che i fondi italiani servano effettivamente a sostenere la popolazione ucraina e non finiscano nelle mani di “politici corrotti”.

“Più che mandare armi per attaccare e distruggere, si deve puntare sulla strategia difensiva, sulla logistica, su come proteggere i civili, come scaldarli, curarli”, è il pensiero del Carroccio, che nei giorni scorsi ha fissato paletti precisi al decreto.

La premier, commentando il recente vertice in videoconferenza con i partner europei e gli Stati Uniti, ha invece evidenziato come “mai come in questo momento, è necessario mantenere l’unità di vedute tra partner europei, Ucraina e Stati Uniti per porre fine a quasi quattro anni di conflitto. Solo attraverso questa solida unità di vedute la Russia può essere posta di fronte alle proprie responsabilità e spinta a dimostrare una reale disponibilità a sedere al tavolo dei negoziati”.