Proseguono le manifestazioni antigovernative in Iran, nonostante la severa repressione attuata dalle forze di sicurezza e un blackout quasi totale di Internet, secondo i monitor di NetBlocks. Nella notte cittadine, a Teheran e in altre località, si sono levati cori di protesta considerati i più intensi degli ultimi tre anni.
Le stime sui morti variano sensibilmente. Secondo Human Rights Activists News Agency, il bilancio è passato in poche ore da 65 a oltre 500 vittime. Iran Human Rights parla di almeno 538 uccisi e oltre 10.600 arresti dall’inizio delle agitazioni. Fonti di Iran International, emittente dell’opposizione con sede a Londra, riferiscono invece di circa 2.000 morti nelle ultime 48 ore, con segnalazioni di episodi di violenza acuta a Karaj, Teheran, nelle province di Ilam e Kermanshah. Filmati ottenuti dalla stessa emittente mostrerebbero cadaveri stipati in sacchi a Kahrizak, a sud della capitale. La maggior parte dei decessi sarebbe da attribuire ai colpi d’arma da fuoco esplosi dagli agenti per reprimere le proteste.
Le autorità iraniane incolpano gli Stati Uniti delle tensioni: secondo il presidente del parlamento, Mohammad Baqer Qalibaf, un eventuale attacco americano “porterà a una reazione contro Israele e le basi militari statunitensi nella regione”, definite “obiettivi legittimi”. In risposta, il presidente Donald Trump ha dichiarato di essere “pronto ad aiutare” i manifestanti, affermando che l’Iran è nei “grossi guai” per la stretta sulle proteste. Secondo la Cnn, l’amministrazione americana sta valutando l’opzione di un raid contro i servizi di sicurezza di Teheran, pur temendo che un’azione militare possa rinsaldare l’unità nazionale iraniana. Al momento, si considerano strumenti meno invasivi, quali operazioni informatiche mirate, nuove sanzioni su settori strategici (energia, banche) e il possibile invio di tecnologie come Starlink per migliorare la connettività nel Paese.
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il segretario di Stato americano Marco Rubio hanno discusso sabato la prospettiva di un intervento Usa in Iran, riporta Reuters citando fonti governative di Gerusalemme, che confermano lo stato di massima allerta delle forze di Tel Aviv.
Sul fronte interno, il comandante in capo della polizia nazionale, Sardar Radan, ha affermato che “il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato” e ha celebrato quelli che ha definito “arresti importanti”, aggiungendo che “i principali elementi dei disordini di ieri sera sono stati arrestati”. Tuttavia, il blackout limiterà ancora a lungo la possibilità di verificare i dati sul territorio.
Storie di violenza emergono da numerosi testimoni. Alla Cnn, una donna ha raccontato di aver visto “corpi ammucchiati l’uno sull’altro” in un ospedale di Teheran. Secondo altri due testimoni, venerdì sera le forze di sicurezza avrebbero ucciso “molte persone” con fucili militari. Un manifestante ha detto: “Purtroppo, potremmo dover accettare la realtà che questo regime non si dimetterà senza l’intervento della forza esterna”. Un’assistente sociale presente nella capitale ha descritto l’episodio di venerdì come un “incubo”, con lanci indiscriminati di “proiettili, gas lacrimogeni, qualsiasi cosa vi venga in mente”. Sempre secondo il suo racconto, una ragazza sarebbe stata colpita al collo con un dispositivo elettrico “fino a farla svenire”.