La procura speciale sudcoreana ha chiesto la pena di morte per l’ex presidente Yoon Suk Yeol, accusandolo di aver tentato di proclamare la legge marziale nel dicembre 2024 con l’intento di consolidare il proprio potere. Nel corso dell’udienza finale davanti al Tribunale distrettuale centrale di Seul, il capo dei pm speciali, Cho Eun-suk, ha definito Yoon “il capo di un’insurrezione con il chiaro obiettivo di rimanere al potere a lungo prendendo il controllo della magistratura e del parlamento”.
L’istanza è stata presentata al termine di un’audizione durata 11 ore, durante la quale la procura ha illustrato le prove contro otto imputati, tra cui lo stesso Yoon e l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun. In contrapposizione, la difesa ha paragonato l’ex presidente a figure storiche vittime di processi ingiusti, quali Galileo Galilei e Giordano Bruno. La decisione del giudice è attesa all’inizio di febbraio.
Dal punto di vista giuridico, la Corea del Sud non esegue pene capitali dal 1997, rendendo incerto l’esito di questa richiesta. Il procedimento era inizialmente previsto per concludersi il 9 gennaio, ma è stato prorogato per la mole di documenti presentati. Se Yoon fosse riconosciuto colpevole dei reati contestati, diventerebbe il terzo ex presidente sudcoreano condannato per insurrezione, dopo i due leader coinvolti nel colpo di Stato del 1979.