Il presidente statunitense Donald Trump ha rivolto un appello ai manifestanti iraniani, invitandoli a proseguire le proteste e “prendere il controllo delle istituzioni”. In un messaggio pubblicato sul suo social Truth, ha assicurato che “l’aiuto è in arrivo” e ha sollecitato di raccogliere i nomi di chi “uccide e abusa” per far sì che “pagheranno un prezzo alto”. Trump ha inoltre annunciato l’immediata imposizione di dazi del 25% su tutte le attività commerciali degli Stati Uniti con qualunque Paese continui a intrattenere rapporti economici con la Repubblica islamica e ha dichiarato di aver cancellato ogni incontro con i funzionari di Teheran.
Secondo il sito Axios, il segretario di Stato Marco Rubio sta esaminando possibili misure di sostegno ai manifestanti, escludendo però al momento interventi militari. In un’intervista alla Cbs News Trump ha riconfermato di voler “vincere” in Iran, richiamando le operazioni militari condotte durante i suoi mandati precedenti e avvertendo che “non andrà a finire bene” per chi reprime le proteste. Ha minacciato “azioni molto forti” nel caso di esecuzioni capitali dei dimostranti.
Allo stesso tempo il Dipartimento di Stato e l’ambasciata virtuale degli Stati Uniti a Teheran hanno diffuso un avviso urgente ai cittadini statunitensi presenti in Iran, consigliando loro di lasciare immediatamente il Paese a causa delle violenze, degli arresti di massa e del blackout di internet. Le telefonate internazionali sono state ripristinate di recente, mentre l’accesso al web rimane interdetto secondo il monitor Netblocks.
Fonti di Axios riferiscono che l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff avrebbe incontrato in segreto l’ex principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi, segnando il primo contatto ad alto livello tra l’opposizione e l’amministrazione Trump dall’inizio delle proteste. Pahlavi auspica un ruolo di leadership “transitorio” in caso di crollo del regime, forte di un sostegno che, secondo il sondaggista Ammar Maleki, coinvolge circa un terzo degli iraniani in favore e un terzo contrari.
Nel frattempo SpaceX, su iniziativa di Elon Musk, ha reso gratuito il servizio internet via satellite Starlink per gli utenti in Iran, revocando la quota di abbonamento per agevolare l’accesso durante il blackout.
Sul piano diplomatico la Russia, per voce della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, ha definito “categoricamente inaccettabili” le minacce americane di nuovi attacchi e i dazi aggiuntivi su Teheran, avvertendo che un intervento militare “avrebbe conseguenze disastrose per la sicurezza in Medio Oriente e a livello internazionale”.
Secondo le autorità iraniane, il blocco di internet, avvenuto l’8 gennaio, è stato motivato dalla necessità di contrastare “operazioni terroristiche” all’interno delle proteste, un’interpretazione contestata da gruppi per i diritti umani che accusano il governo di voler oscurare una repressione sanguinosa. Stime raccolte da “Iran International” parlano di almeno 12.000 morti, in gran parte under 30, sulla base di fonti interne al governo, alle Guardie rivoluzionarie e a familiari delle vittime.
L’Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Türk si è detto “inorridito” dalla violenza contro manifestanti pacifici e ha esortato a porre fine alle uccisioni e a non etichettare i dimostranti come “terroristi”. Testimonianze di medici raccolte dal Guardian segnalano sparatorie mirate alla testa e agli occhi, con ospedali “stracolmi” di feriti; in un unico nosocomio si registrano oltre 400 lesioni oculari dovute a proiettili.
Anche l’Italia è intervenuta sulla crisi: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano Mohammad Reza Sabouri a Roma, condannando la repressione e ribadendo che il dialogo non può significare “accettazione passiva” della violenza contro i cittadini.