Le manifestazioni contro il caro vita in Iran, iniziate ormai da diverse settimane, hanno mobilitato centinaia di migliaia di persone in numerose città del Paese. Nel tentativo di frenare il flusso di informazioni, le autorità di Teheran hanno interrotto l’accesso a Internet su tutto il territorio, rendendo estremamente difficoltoso raccogliere dati certi sulla situazione sul campo.
Nonostante il blackout digitale, giungono notizie di una dura repressione nelle strade. Il governo iraniano, martedì 13 gennaio, ha riconosciuto oltre 2.500 vittime delle proteste, cifra contestata dai canali dei dissidenti come Iran International, che parla di oltre 12.000 morti. Sul fronte della repressione si segnalano inoltre esecuzioni di arrestati, secondo segnalazioni non ufficiali.
Sul piano internazionale, l’amministrazione statunitense continua a sostenere le rivendicazioni dei manifestanti. Alla comunicazione del presunto cessate il fuoco contro i dimostranti e delle interruzioni delle esecuzioni, il presidente Donald Trump ha commentato: “Osserveremo la situazione e verificheremo”. Nel frattempo la Casa Bianca, pur mantenendo alta la tensione con Teheran, ha disposto l’evacuazione di parte del proprio personale militare stanziato in Qatar.