Nel tribunale dello Stato di New York è stata avviata una causa da Ashley St Clair, influencer con quasi un milione di follower su X e madre di uno dei figli di Elon Musk. Secondo il ricorso, Grok, il chatbot basato su intelligenza artificiale sviluppato dall’imprenditore, avrebbe generato senza autorizzazione una serie di immagini sessuali false che la ritraggono, tra cui un deepfake in bikini e persino una rappresentazione riconducibile alla sua infanzia, quando aveva 14 anni. La donna sostiene di aver richiesto all’azienda di interrompere immediatamente la produzione di questi contenuti, ma di aver assistito invece a una prosecuzione delle elaborazioni abusive definite «sessualmente intimidenti e degradanti».
La notizia della causa coincide con l’annuncio da parte di Musk di restrizioni sulla funzione di modifica delle immagini di Grok. In un post su X l’azienda ha chiarito: “Abbiamo implementato misure tecnologiche per impedire che l’account Grok consenta la modifica di immagini di persone reali in bikini o biancheria intima. Questa restrizione si applica a tutti gli utenti, compresi gli abbonati”. Mercoledì scorso, sempre attraverso Reuters, Musk aveva aggiunto di “non essere a conoscenza di alcuna immagine di minorenni nudi generata da Grok”.
Lo strumento ha suscitato preoccupazione in diversi governi: autorità di vari Paesi europei e asiatici hanno avviato indagini per contrastare la diffusione di materiale sessualmente esplicito illegale. Negli Stati Uniti, un insieme di associazioni per i diritti civili ha chiesto ad Apple e Google di rimuovere l’app dagli store digitali. Anche a Londra si leva la voce del primo ministro Keir Starmer, secondo cui X “deve adeguarsi immediatamente alla legge britannica” proibendo la generazione di immagini sessualmente esplicite di donne e minorenni tramite Grok.