Il governo italiano si è dichiarato disponibile a valutare l’adesione al cosiddetto Board of Peace proposto dall’amministrazione Trump per la gestione della crisi di Gaza, ma ha sottolineato la necessità di un approfondimento giuridico prima di procedere con la firma. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha spiegato che “c’è un problema costituzionale, di compatibilità perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi incompatibili con la nostra Costituzione”, in particolare con l’articolo 11, che regola la cessione di sovranità soltanto in “condizioni di parità tra gli Stati”.
Secondo Meloni, l’esame dello statuto del Board ha evidenziato norme potenzialmente in contrasto con la Carta italiana e perciò “non ci consente di firmare sicuramente domani, ci serve più tempo”. Il governo intende dunque avviare un’analisi dettagliata per individuare eventuali profili di incompatibilità e valutare possibili modifiche o riserve prima di formalizzare qualsiasi impegno.
L’Italia non è l’unico Paese a mostrare cautela: finora, dai 52 inviti inviati da Washington a governi di tutto il mondo, tra cui quello russo di Vladimir Putin, sono arrivate conferme formali da un ristretto gruppo di Stati. Hanno accettato di partecipare al Board of Peace Marocco, Ungheria, Bielorussia, Kazakistan, Vietnam, Argentina, Israele e Canada. Tra le adesioni figurano inoltre otto Paesi arabi: Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Giordania, Indonesia, Pakistan, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.