Nella sala stampa della Casa Bianca, al primo anniversario del suo secondo mandato, il presidente Usa ha tracciato un bilancio dei dodici mesi trascorsi toccando temi interni ed esteri e illustrando quelle che ha definito “365 vittorie in 365 giorni”.
SICUREZZA E IMMIGRAZIONE
Aprendo la conferenza con decine di foto segnaletiche di presunti immigrati irregolari arrestati o ricercati in Minnesota, Trump ha accusato la precedente amministrazione di debolezza nel controllo delle frontiere. Ha definito questi soggetti “assassini, stupratori, spacciatori di droga” e si è rivolto alle autorità locali democratiche sostenute da chi “cerca di difendere” persone pericolose. Pur riconoscendo che “l’Ice a volte fa degli errori” e può risultare “troppo duro”, ha dichiarato di aver provato “malissimo” per la morte di Renee Good a Minneapolis, definita “una tragedia”, e di comprendere “entrambe le parti” sul dibattito riguardo al ruolo dell’agenzia.
ECONOMIA E RISULTATI INTERNAZIONALI
Rivendicando la fine della “stagflazione di Biden” e l’assenza di inflazione, il presidente ha lamentato di non ottenere il giusto riconoscimento per i risultati economici. “Forse ho dei pessimi addetti alle pubbliche relazioni”, ha aggiunto, riferendosi alle difficoltà nel far arrivare agli americani il suo messaggio. Sul fronte dei dazi, ha spiegato di aver già incassato “decine di miliardi di dollari” e che, in caso di esito negativo alla Corte Suprema, gli Stati Uniti dovranno restituire “centinaia di miliardi”.
Il tycoon ha inoltre annunciato la sua partecipazione al World Economic Forum di Davos, dicendosi ottimista sugli incontri in programma in Svizzera: “Sono sicuro che sono atteso con grande gioia”.
RELAZIONI CON ALTRI PAESI E ORGANIZZAZIONI
Sulla scena internazionale, Trump ha attaccato più volte la Somalia, definendola “non neppure un Paese” o “il peggiore al mondo”, e la deputata democratica Ilhan Omar come “persone con un quoziente di intelligenza molto basso”. Ha poi rivolto critiche alla Norvegia, sostenendo che “controlla il premio Nobel” per la Pace, e alle Nazioni Unite: “Le Nazioni Unite non mi ha mai aiutato a mettere fine ad alcun conflitto”. Pur affermando di avere “fatto più per la Nato di qualsiasi altra persona, viva o morta”, ha avvertito che l’alleanza dovrà ricambiare l’impegno degli Stati Uniti.
Riguardo al futuro acquisto della Groenlandia, al giornalista che gli chiedeva “fino a che punto si spingerà”, ha risposto: “Lo scoprirete”. Sulla crisi venezuelana, ha elogiato Maria Corina Machado e affermato che le compagnie energetiche americane sono pronte a investire in un Paese “con più petrolio dell’Arabia Saudita”.
INTERMEZZO E SCHERZI
Tra un’affermazione e l’altra, Trump ha scherzato sulla decisione di rinominare il Golfo del Messico in “Golfo d’America” o addirittura “Golfo di Trump”: “Stavo per chiamarlo Golfo di Trump, ma avrei pensato che mi avrebbero ucciso se l’avessi fatto. Volevo farlo, ma ho deciso di non farlo”.