Guardia Rivoluzionaria iraniana avverte gli Usa: pronta a intervenire militarmente

Il dispiegamento di una portaerei e di numerosi cacciatorpediniere statunitensi verso il Medio Oriente ha innescato una dura risposta di Teheran. Secondo Nournews, agenzia vicina al Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, il generale Mohammad Pakpour, comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha dichiarato: “La Guardia Rivoluzionaria Islamica e il caro Iran sono […]

Il dispiegamento di una portaerei e di numerosi cacciatorpediniere statunitensi verso il Medio Oriente ha innescato una dura risposta di Teheran. Secondo Nournews, agenzia vicina al Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, il generale Mohammad Pakpour, comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha dichiarato: “La Guardia Rivoluzionaria Islamica e il caro Iran sono più pronti che mai, con il dito sul grilletto, a eseguire gli ordini e le direttive del Comandante in Capo”. Pakpour ha inoltre avvertito Stati Uniti e Israele di “evitare qualsiasi errore di comunicazione”.

Il movimento delle navi americane si colloca in un clima di crescente tensione, alimentato dalla recente repressione delle proteste iniziate il 28 dicembre scorso in seguito al drastico crollo del rial. Quelle manifestazioni, protrattesi per circa due settimane, avevano registrato scontri violenti fra forze dell’ordine e civili, provocando decine di vittime.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ripetutamente ammonito l’Iran, tracciando due “linee rosse”: l’uccisione di manifestanti pacifici e l’esecuzione di massa dei detenuti delle proteste. A bordo dell’Air Force One, Trump ha affermato di “preferirebbe non vedere accadere nulla” ma di “stare osservando l’Iran molto da vicino”. Alcuni media europei segnalano l’installazione di sistemi di difesa aerea nei pressi di basi statunitensi e israeliane nella regione.

Parallelamente, il Times of Israel, citando fonti dell’opposizione iraniana, sostiene che l’ayatollah Ali Khamenei si sia rifugiato in un bunker a Teheran, descritto come un complesso fortificato di tunnel interconnessi, per far fronte a un potenziale attacco statunitense. In questo quadro, le comunicazioni tra il vertice religioso e i leader del regime sarebbero affidate al terzogenito Masoud Khamenei.