Il Pentagono ha pubblicato la nuova Strategia di Difesa Nazionale, che ridefinisce le priorità americane spostando al primo posto la protezione del territorio nazionale. Seguono la deterrenza nei confronti della Cina basata sulla forza piuttosto che sul confronto diretto, una più ampia condivisione degli oneri con gli alleati e il rafforzamento della base industriale della difesa. Il documento ribadisce l’importanza dell’emisfero occidentale, definito in passato “trascurato”, pur chiarendo che non si tratta di un ritorno all’isolazionismo.
Per quanto riguarda l’Europa, la strategia adotta un approccio pragmatico: la Russia è descritta come “una minaccia persistente, ma gestibile” per i paesi orientali della Nato. Pur riconoscendo che il peso economico europeo è in diminuzione, il Pentagono ritiene gli alleati capaci di assicurare autonomamente la difesa convenzionale contro Mosca. Il testo precisa inoltre che “sebbene saremo e rimarremo impegnati in Europa, dobbiamo – e daremo – la priorità alla difesa del territorio nazionale statunitense e alla deterrenza nei confronti della Cina” e invita la Nato a fissare al 5% del Pil la spesa per la difesa.
Il rapporto introduce un cambiamento radicale verso Pechino, spostando l’enfasi dalla competizione diretta alla deterrenza militare. L’obiettivo è instaurare “stabilità, relazioni commerciali eque e rapporti rispettosi”, senza mirare al cambio di regime o a uno scontro esistenziale. Il documento afferma che l’intento non è “dominare, umiliare o strangolare la Cina”, ma garantire che nessuna potenza — Pechino o altra — possa sovrastare gli Stati Uniti o i loro alleati. In quest’ottica, anche i partner asiatici, in particolare la Corea del Sud, sono invitati ad assumersi maggiori responsabilità nella difesa regionale, soprattutto verso la Corea del Nord.
Riaffermando la Dottrina Monroe, il Pentagono intende ristabilire il dominio militare americano nell’emisfero occidentale. Il testo critica le amministrazioni precedenti per aver “incolpevolmente ignorato gli interessi americani e messo a rischio l’accesso militare statunitense al Canale di Panama e alla Groenlandia” e prevede misure per garantire libero accesso e influenza in territori strategici, incluso il Golfo del Messico.
Infine, sul fronte mediorientale, la strategia sottolinea che l’Iran sta cercando di ricostruire le proprie forze convenzionali e potrebbe nuovamente tentare di acquisire armi nucleari.