Dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni: la madre esorta a rinunciare ai viaggi in Egitto

Dieci anni dopo l’ultimo messaggio inviato da piazza Tahrir, il ricercatore italiano Giulio Regeni continua a essere al centro di una mobilitazione civile e di un’inchiesta giudiziaria ancora in corso. Il suo corpo, caratterizzato da evidenti segni di tortura, fu recuperato il 3 febbraio 2016 lungo la strada che collega il Cairo ad Alessandria d’Egitto, […]

Dieci anni dopo l’ultimo messaggio inviato da piazza Tahrir, il ricercatore italiano Giulio Regeni continua a essere al centro di una mobilitazione civile e di un’inchiesta giudiziaria ancora in corso. Il suo corpo, caratterizzato da evidenti segni di tortura, fu recuperato il 3 febbraio 2016 lungo la strada che collega il Cairo ad Alessandria d’Egitto, dopo giorni di silenzio sulla sua sorte.

Da allora la famiglia – Paola Deffendi e Claudio Regeni – non ha mai smesso di chiedere «verità e giustizia», slogan raccolto da migliaia di cittadini che hanno adottato il giallo come simbolo di questa battaglia. Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rivolto un messaggio ai genitori, sottolineando che «verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali». Il capo dello Stato ha poi ricordato che «la piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova».

Paola Deffendi è intervenuta di nuovo in pubblico proprio a Fiumicello, paese di origine di Giulio, durante l’evento «Parole, immagini e musica per Giulio». Ringraziando Mattarella «per la lettera veramente graditissima», ha aggiunto: «In questi 10 anni sono arrivata a questa sintesi: non ci può essere cultura se dentro alla cultura non si porta avanti il rispetto dei diritti umani. Quindi qualsiasi evento che viene chiamato culturale e che non porta dentro i diritti umani non è cultura». Riguardo al documentario Giulio Regeni. Tutto il male del mondo di Simone Mannetti, Deffendi ha esortato: «Lo vogliono le scuole, le università, i cinema. Ma lo vogliono anche all’estero. Vi chiedo per cortesia di fare i sottotitoli o tradurlo in inglese, perché tutti devono sapere cosa succede».

Anche Claudio Regeni ha ribadito l’appello alla solidarietà: «Dieci anni è un lungo periodo, però per noi significa soltanto una tappa nel nostro lungo percorso, un cammino che speriamo possa riprendere presto con il processo e con una sentenza della Corte costituzionale che ci permetta di andare avanti. Continuate a starci accanto e grazie di tutto». Il padre ha quindi ricordato come Giulio «rappresenta un po’ i giovani di oggi che sono di mentalità aperta, che viaggiano, che si interessano di come stanno le persone non solo qui in Italia ma anche in altri Paesi».

A Fiumicello l’appuntamento clou è fissato alle 14.45 nel palazzetto del pattinaggio con il flash mob «10 anni in giallo: un’onda d’urto!», seguito dall’incontro e dall’anteprima nazionale del documentario. Tra gli ospiti Elisa, don Luigi Ciotti, Alessandro Bergonzoni, Pif, Gherardo Colombo ed Elly Schlein, oltre a contributi video di Vinicio Capossela, Lella Costa e Roberto Fico. In serata, dalle 19, si terrà la Camminata dei diritti fino al Piazzale dei Tigli, dove alle 19.41 sarà osservato un minuto di raccoglimento in collegamento con tutta Italia. L’invito è esteso a chiunque voglia ritrovarsi vicino a una panchina gialla in ogni altra città, accendere una candela, leggere un brano tratto da Giulio fa cose e ribadire l’impegno per i diritti umani.

Sulla vicenda giudiziaria, il percorso investigativo presenta ancora fasi di stasi e riprese d’indagine. Dopo la scomparsa il 25 gennaio 2016 e il ritrovamento del corpo il 3 febbraio, seguirono versioni contrastanti delle autorità egiziane e rogatorie italiane per acquisire tabulati e video. Il 9 settembre 2016, in un incontro a Roma, Il Cairo riconobbe la sorveglianza nei confronti di Regeni promettendo di consegnare documenti; nel dicembre 2018 la Procura di Roma iscrisse nel registro degli indagati cinque membri dei servizi egiziani. Dopo la rottura della collaborazione giudiziaria nel 2020, il processo è ripartito il 20 gennaio 2024 dinanzi alla Corte d’Assise, per poi subire nuovi rinvii legati a questioni procedurali. Un lungo iter che attende ancora sviluppi decisivi.