Secondo un’inchiesta della rivista Time, citata su base di due alti funzionari anonimi del ministero della Salute iraniano, nelle sole giornate dell’8 e del 9 gennaio sarebbero state uccise oltre 30.000 persone nelle strade dell’Iran. I due informatori raccontano che in quei giorni le scorte di sacchi per i cadaveri si sono rapidamente esaurite e che le ambulanze sono state sostituite da autocarri a diciotto ruote per il trasporto dei corpi.
La cifra di 30.304 vittime, precisa Time, non include i manifestanti feriti ricoverati negli ospedali militari che sono poi deceduti né le potenziali vittime nelle regioni dove non sono stati raccolti dati ufficiali. Nel corso delle ultime settimane, proseguono i reporter della rivista, testimoni oculari hanno riferito di milioni di persone scese in piazza quando le autorità hanno interrotto l’accesso a Internet e a tutte le forme di comunicazione con l’esterno.
Filmati amatoriali e resoconti diretti descrivono cecchini appostati sui tetti e camion dotati di mitragliatrici pesanti che hanno aperto il fuoco sui manifestanti. Venerdì 9 gennaio, un funzionario dei Pasdaran ha lanciato un avvertimento in televisione: “se un proiettile vi colpisce, non lamentatevi”.
L’escalation delle proteste tra l’8 e il 9 gennaio è stata attribuita anche alla presa di posizione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nei giorni precedenti aveva minacciato un intervento militare se il governo iraniano avesse proseguito nella repressione.