Roze si è risvegliata dopo tre settimane di coma in seguito all’incendio che ha devastato, la notte di Capodanno, il bar Le Constellation di Crans-Montana, dove hanno perso la vita 40 persone e 119 sono rimaste gravemente ferite. La diciottenne aveva subito ustioni estese e ha trascorso quasi un mese nel reparto di grandi ustionati dell’Ospedale universitario di Liegi, in Belgio.
Anche a distanza di tempo, la ragazza conserva nitide le immagini di quella tragica serata: il calore del fuoco, il terrore dei presenti e la figura di Jessica Maric, moglie di Jacques Moretti, rimasta impietrita di fronte al locale avvolto dalle fiamme. Roze ha infatti denunciato che la donna non si è rivolta ai feriti né li ha aiutati: “Non ci ha chiesto come stavamo. Ha visto i feriti, ma non ha aiutato nessuno. Piangeva guardando il bar, anche se tutti i feriti erano dietro di lei. Lo trovo inaccettabile”. E ancora: “Capisco che tu sia triste per il tuo bar, ma quando sai che ci sono di mezzo minorenni, tutti feriti, cerchi di aiutare o chiami un’ambulanza. Lei ha chiamato i vigili del fuoco, ma non un’ambulanza”.
Oggi Roze convive con esiti permanenti: non può usare le mani, è impossibilitata a camminare e dovrà indossare guanti per uno o due anni. Il volto è rimasto segnato dalle ustioni e deve evitare l’esposizione al sole. “Dovrò indossare i guanti per un anno o due. Inoltre, non posso uscire al sole perché mi sono ustionata anche il viso”, ha spiegato all’emittente pubblica francofona belga Rtbf.
Il suo risveglio è stato accompagnato da confusione e smarrimento. “Dopo il coma, non sapevo bene dove fossi. Pensavo di essere ancora in Svizzera, poi mi hanno detto che ero in Belgio. Credevo di essermi svegliata lo stesso giorno, invece erano passate tre settimane. Ricordavo tutto, ma non sapevo quanti fossero rimasti feriti o quanti fossero morti”.
Roze ha anche descritto quei drammatici istanti nel locale: “Ho visto un po’ di fuoco sul soffitto. Sono risalita per avvisare tutti e gridare di andarsene, ma credo che non mi abbiano creduta. È durato un minuto, poi c’era fuoco ovunque”. Oggi teme che quelle scene non la lasceranno mai: “Rivedo le scene. Vedo il fuoco, vedo la gente che urla. Ci sono immagini che mi restano impresse. Non so come farò a continuare la mia vita”.