Prima della proiezione del documentario su Melania Trump al Kennedy Center, il presidente Usa Donald Trump ha affrontato diverse questioni interne e internazionali. Smentendo precedenti riferimenti, ha assicurato ai giornalisti che sull’Ufficio per l’Immigrazione e le Dogane (Ice) “non ritireremo gli agenti dell’immigrazione dal Minnesota”. “Assolutamente no”, ha ribadito.
Sul fronte iraniano, Trump ha espresso l’auspicio che non sia necessario ricorrere alla forza: “Abbiamo molte navi molto grandi e molto potenti che stanno navigando verso l’Iran proprio ora, e sarebbe fantastico se non dovessimo usarle”. Tuttavia, fonti informate al sito Drop Site sostengono che alti vertici militari statunitensi avrebbero già avvertito un importante alleato mediorientale della possibilità che un attacco venga autorizzato questo fine settimana. Un ex alto funzionario dei servizi ha spiegato: “Non si tratta del nucleare o del programma missilistico. Si tratta di un cambio di regime”. Secondo queste ricostruzioni, la strategia Usa prevede raid su impianti nucleari, basi missilistiche e altri obiettivi militari, oltre a operazioni dirette contro la leadership dei Guardiani della Rivoluzione islamica, con l’obiettivo di innescare proteste popolari capaci di rovesciare il governo.
Parallelamente, l’amministrazione di Washington ha introdotto nuove sanzioni contro il ministro dell’Interno iraniano Eskandar Momeni, ritenuto responsabile della repressione delle proteste che avrebbero causato migliaia di vittime tra i manifestanti, e verso Babak Morteza Zanjani, imprenditore accusato di appropriazione indebita di proventi petroliferi. Nel provvedimento rientrano anche due piattaforme di scambio di asset digitali legate a Zanjani.
Sul piano economico, Trump ha formalizzato la nomina di Kevin Warsh a presidente della Federal Reserve, per sostituire Jerome Powell al termine del mandato di maggio. “Sono lieto di annunciare che nominerò Kevin Warsh presidente della Federal Reserve (Fed)”, ha scritto sul suo social Truth. Warsh, già governatore della Fed dal 2006 al 2011 e consigliere economico alla Casa Bianca sotto George W. Bush, è noto per la sua ferma opposizione all’inflazione.
Infine, il presidente Usa ha definito “molto pericolosa” l’intenzione del Regno Unito di rafforzare i legami con la Cina.