Crans-Montana, omissioni su autopsie e rimborsi non corrisposti: ora si valuta l’esumazione delle salme

Proseguono le indagini sull’incendio divampato a Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana, che ha causato 41 vittime e 116 feriti. L’Italia attende ancora gli atti e risposte concrete dalla procura di Sion, mentre permangono criticità emerse fin dalla prima fase investigativa. Non sono mai state eseguite autopsie sui corpi delle vittime: ora l’ufficio guidato […]

Proseguono le indagini sull’incendio divampato a Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana, che ha causato 41 vittime e 116 feriti. L’Italia attende ancora gli atti e risposte concrete dalla procura di Sion, mentre permangono criticità emerse fin dalla prima fase investigativa.

Non sono mai state eseguite autopsie sui corpi delle vittime: ora l’ufficio guidato da Beatrice Pilloud intende disporre la riesumazione delle salme per chiarire le cause dei decessi. In mancanza di certificati di morte dettagliati, risultano infatti incerte sia le circostanze delle morti sia le eventuali responsabilità penali di coniugi Moretti – proprietari del locale – e di alcuni dipendenti del Comune di Crans-Montana, indagati per omicidio plurimo, lesioni e incendio colposi. Gli esami tossicologici avrebbero inoltre permesso di verificare la somministrazione di alcolici a minorenni, fattispecie già contestata a Moretti cinque anni fa. Gli avvocati Romain Jordan e Ronald Asmar, che assistono alcuni familiari, hanno criticato la scelta di demandare alle famiglie la decisione sulle autopsie, sostenendo che “Il dovere dell’autorità inquirente – spiegano – è condurre in autonomia le indagini. E decidere cosa sia necessario fare”.

Nel contempo, non risultano ancora erogati i rimborsi promessi dal Canton Vallese: lo scorso 14 gennaio il Consiglio di Stato aveva annunciato 10 mila franchi per ciascuna vittima e per ogni ferito, a titolo di anticipo sulle spese. Il quotidiano Blick ha raccolto la testimonianza di una madre che ha due figlie ricoverate, una a Morges e l’altra a Sion. “Le bollette continuano ad arrivare e anche le rate dell’assicurazione sanitaria”, racconta la donna, che ogni giorno alterna le visite tra i due ospedali e la sera sta “con nostra figlia più piccola”, di 14 anni. La famiglia deve inoltre prevedere costi per il supporto psicologico delle giovani, per “elaborare ciò che hanno vissuto, non hanno subito solo danni fisici”.

Il ritardo nell’erogazione dei fondi è attribuito a complesse verifiche burocratiche, dall’identificazione delle vittime al reperimento dei dati anagrafici dei parenti. Ad oggi risultano “completate 45 pratiche” e, secondo il funzionario responsabile dei servizi sociali del Canton Vallese, i relativi pagamenti dovrebbero partire a breve; l’ufficio conta di chiudere tutte le procedure entro la fine della prossima settimana.

Parallelamente proseguono gli interrogatori: sono stati convocati Ken Jackemoud, ex responsabile della sicurezza comunale, e Cristopher Balet, attuale capo dell’ufficio tecnico. L’11 e il 12 febbraio toccherà invece a Jacques Moretti e a sua moglie Jessica Maric. Per ragioni di capienza, le audizioni si svolgeranno nell’aula magna del Campus Energypolis. Il 16 è in calendario l’ascolto di David Vocat, capo dei vigili del fuoco che nel 2018 aveva ispezionato il locale senza segnalare la presenza di schiuma fonoassorbente infiammabile; il suo status potrebbe mutare da testimone a indagato.

Nel frattempo è emerso che la 41esima vittima, un diciottenne svizzero, è deceduta all’ospedale universitario di Zurigo a causa di un’infezione ospedaliera. Il patogeno, noto dal 2022 e reso pubblico solo nel 2024, è particolarmente aggressivo nei reparti grandi ustionati e riduce le chance di sopravvivenza di circa il 50%. Altri quattro giovani feriti nell’incendio risultano anch’essi infettati, alimentando ulteriori polemiche sulla gestione sanitaria post-accaduto.