Con la firma del presidente Donald Trump nella mattinata di martedì 3 febbraio si è ufficialmente chiuso il più recente “government shutdown” che aveva paralizzato le funzioni federali dal primo ottobre. Il provvedimento è passato alla Camera dei Rappresentanti per un soffio, con 217 voti favorevoli e 214 contrari, sbloccando i finanziamenti per il governo statunitense fino alla fine di settembre.
Per quasi cinque mesi agenzie e uffici federali hanno interrotto tutte le attività non essenziali: migliaia di dipendenti sono stati messi in congedo senza retribuzione o costretti a continuare a lavorare in modalità non pagata. Il blocco si era verificato perché il Congresso non era riuscito a trovare un accordo sul disegno di legge di bilancio entro la scadenza del 30 settembre.
A metà novembre, per evitare un fermo più lungo, era stata approvata una “Continuing resolution” che garantiva fondi fino al 30 gennaio. Tuttavia, anche dopo tale proroga, si sono registrati brevissimi stop in attesa dell’intesa definitiva. Il testo firmato da Trump risolve la questione in modo completo, anche se permangono alcuni dettagli da limare, in particolare i finanziamenti destinati all’Agenzia per la sicurezza interna. Di conseguenza il Dipartimento per la sicurezza interna – di cui fa parte anche l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) – resterà operativo senza stanziamenti aggiuntivi per almeno un paio di settimane.