Saif al-Islam Gheddafi, secondo figlio dell’ex leader libico Muammar Gheddafi, è stato ucciso in un agguato nella zona desertica di Zintan, nel sud-ovest della Libia, riferiscono i media locali. Secondo Al Arabiya, quattro uomini armati lo hanno colpito mentre si trovava nel giardino di casa, per poi fuggire.
Fonti citate dalla stessa emittente segnalano che nel pomeriggio sono proseguiti, per diverse ore, scontri tra milizie locali e gruppi ancora fedeli all’ex regime, nella regione di al-Hamada.
Mohammed Abdulmuttalib al-Huni, ex consigliere di Saif al-Islam, ha scritto sulla propria pagina Facebook: “La mano del tradimento ha colpito e ha assassinato un uomo che amava la Libia e sognava la sua prosperità e rinascita. Era Saif al-Islam Gheddafi”.
Nato nel 1972, Saif al-Islam era considerato una delle figure più influenti e polarizzanti della Libia post-2011. Prima della rivolta che portò alla caduta del padre, era visto come il volto riformista del regime: deteneva un dottorato alla London School of Economics e promuoveva politiche di liberalizzazione economica e un riavvicinamento all’Occidente.
Con l’inizio del conflitto del 2011, assunse un ruolo di primo piano nella difesa politica del governo di Muammar Gheddafi. Il 27 giugno 2011 la Corte penale internazionale emise nei suoi confronti un mandato di arresto per crimini contro l’umanità. Pochi mesi dopo, nel novembre 2011, fu catturato da una milizia di Zintan. Nel 2015 un tribunale di Tripoli lo condannò a morte in contumacia, ma nel 2017 ottenne il rilascio grazie a un’amnistia concessa dalle autorità della Libia orientale.
Da allora visse per anni in località non rese note e mantenne un profilo pubblico molto discreto. Tornò a mostrarsi nel 2021, candidandosi alle elezioni presidenziali poi rinviate e mai svolte, forte di un consistente sostegno popolare. Negli anni seguenti intervenne in modo indiretto attraverso il Comitato di riconciliazione nazionale, criticando l’influenza delle milizie armate e delle potenze straniere sulla Libia.