Un operatore della Mezzaluna Rossa palestinese è stato ucciso nelle scorse ore mentre rispondeva a una chiamata di soccorso a Khan Yunis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza. La Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha espresso «indignazione» per l’accaduto, sottolineando come, nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre tra Israele e Hamas, la violenza prosegua quotidianamente. Secondo il ministero della Salute di Gaza, i raid aerei israeliani nelle ultime ore hanno causato 23 morti.
La Federazione ha ribadito l’urgenza di garantire la protezione degli operatori umanitari e del personale medico in ogni circostanza, «affinché gli aiuti salvavita possano raggiungere chi ne ha bisogno». Nel ricordare che «la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa sono simboli di protezione, umanità, neutralità e speranza», l’organizzazione ha evidenziato come 30 membri del personale e volontari della Mezzaluna Rossa palestinese siano già stati uccisi a Gaza dall’inizio del conflitto, nell’ottobre 2023.
«Oltre alla tristezza per aver perso ancora una volta un collega a causa della violenza di questa guerra, proviamo un profondo rammarico e sdegno davanti a un conflitto che continua a non risparmiare nessuno», ha dichiarato il presidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro. «Pensavamo che la riapertura del valico di Rafah, seppur parziale, avrebbe favorito l’ingresso di aiuti umanitari e favorito l’attività degli operatori sul campo. Ci rendiamo conto nel peggiore dei modi che, purtroppo, non è così. La popolazione civile fa i conti ogni giorno con gli aspetti e le conseguenze più terribili della guerra. E chi dovrebbe aiutarla viene attaccato. Non è accettabile».