La Corte europea dei diritti umani ha ritenuto legittima la possibilità per i medici francesi di interrompere i trattamenti di sostegno vitale anche contro le direttive anticipate del paziente. La decisione nasce dal ricorso presentato dalla moglie e da due sorelle di un uomo deceduto nel dicembre 2022, dopo che il Consiglio di Stato aveva autorizzato la sospensione delle terapie.
Nel maggio 2022 l’uomo era rimasto vittima di un grave incidente mentre lavorava su un furgone. All’arrivo in ospedale i medici avevano riscontrato assenza di riflessi del tronco cerebrale, attività cerebrale nulla e lesioni anossiche irreversibili. Pur avendo in precedenza espresso il desiderio di essere mantenuto in vita, il paziente ha visto ignorate le sue volontà, ritenute “appaiono manifestamente inappropriate” dalla normativa francese sulle disposizioni anticipate di trattamento.
Le ricorrenti avevano sostenuto che questo orientamento lasciasse alle autorità uno “spazio di discrezionalità eccessivo e generasse un rischio di arbitrarietà”, violando il diritto alla vita garantito dall’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti umani. La Corte di Strasburgo, però, ha rigettato queste obiezioni: “la scelta operata dal legislatore francese rientra nel margine di discrezionalità di cui dispongono gli Stati per decidere i criteri da prendere in considerazione, ma anche il modo di ponderarli al fine di garantire un giusto equilibrio tra gli interessi concorrenti in gioco”.
Secondo la Corte, “il quadro legislativo della Francia è compatibile con i requisiti dell’articolo 2”, il quale tutela il diritto alla vita “anche per quanto riguarda la facoltà dei medici di non seguire le direttive anticipate del paziente”. I giudici di Strasburgo hanno inoltre sottolineato che la decisione di sospendere i trattamenti era stata presa in modo collegiale, coinvolgendo non solo il team medico ma anche i familiari, e che i tribunali francesi avevano operato nel rispetto delle stesse regole.
La sentenza costituisce un precedente vincolante per tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa che adottino normative simili a quella francese in materia di biotestamento, confermando la liceità di un intervento medico-discrezionale volto a bilanciare la tutela della vita con le circostanze cliniche concrete.