A Muscat sono ripresi i colloqui sul programma nucleare iraniano, con la mediazione dell’Oman. La delegazione di Teheran è guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, affiancato da diversi diplomatici giunti in città nella notte. Da parte statunitense partecipa l’inviato speciale Steve Witkoff, per Washington segue i negoziati il Dipartimento di Stato.
Su X, Araghchi ha espresso la determinazione dell’Iran a negoziare “con gli occhi aperti e un ricordo fermo dell’anno trascorso”. “Gli impegni devono essere onorati”, ha aggiunto, ribadendo che “parità di diritti, rispetto reciproco e interesse reciproco non sono retorica: sono un dovere e i pilastri di un accordo duraturo”.
Nelle ore precedenti l’avvio dei colloqui, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha invitato i propri cittadini presenti in Iran a lasciare il paese “se possibile” e a organizzare piani di partenza autonomi, senza aspettarsi “assistenza diretta da parte di Washington”. L’avviso di sicurezza, diramato dalla cosiddetta Ambasciata virtuale a Teheran, segnala rischi di proteste diffuse, interruzioni delle telecomunicazioni, difficoltà nei trasporti e potenziali aumenti delle detenzioni, in particolare nei confronti di titolari di passaporto statunitense o di persone con legami con gli Stati Uniti.
Il nuovo round costituisce una tappa del processo avviato lo scorso aprile, quando Stati Uniti e Iran si erano incontrati per tre volte – due volte in Oman e una in Italia – nella speranza di trovare un’intesa sul dossier nucleare. Nel maggio 2025 l’allora presidente Donald Trump aveva annunciato che le parti erano “molto vicine a un accordo”, ma un’offensiva israeliana contro siti iraniani aveva scatenato un conflitto di dodici giorni. Gli Stati Uniti erano poi intervenuti con l’operazione “Midnight Hammer”, colpendo tre impianti nucleari in territorio iraniano.