Serie di attentati contro i vertici del Cremlino: da Alekseyev a Dugina

Da agosto 2022 a oggi, in Russia e nei territori controllati da Mosca si sono susseguiti diversi attentati contro figure di rilievo, che il Cremlino attribuisce ai servizi ucraini. Ecco i casi principali, in ordine cronologico. Nel pomeriggio del 20 agosto 2022 un’autobomba ha fatto esplodere una Toyota Land Cruiser Prado, vicino al villaggio di […]

Da agosto 2022 a oggi, in Russia e nei territori controllati da Mosca si sono susseguiti diversi attentati contro figure di rilievo, che il Cremlino attribuisce ai servizi ucraini. Ecco i casi principali, in ordine cronologico.

Nel pomeriggio del 20 agosto 2022 un’autobomba ha fatto esplodere una Toyota Land Cruiser Prado, vicino al villaggio di Velyki Vyazomy, alla periferia di Mosca. A bordo c’era Darya Dugina, figlia dell’ideologo nazionalista Alexander Dugin, vicinissimo a Putin. Il corpo della giovane è stato ritrovato carbonizzato e irriconoscibile. Secondo alcune fonti di intelligence, l’obiettivo primario dell’attacco sarebbe stato proprio Dugin senior.

Il 2 aprile 2023, nel centro di San Pietroburgo, un ordigno nascosto all’interno di una statuetta regalata al blogger filogovernativo Vladlen Tatarsky è esploso in un caffè, uccidendolo e ferendo oltre trenta avventori. Gli investigatori russi hanno arrestato la 26enne Darya Trepova, poi condannata a 27 anni di carcere. Su Telegram la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha definito Tatarsky “difensore della verità” e ha attaccato i Paesi occidentali per il loro silenzio.

L’11 luglio 2023 a Krasnodar, nel sud della Russia, l’ufficiale di marina Stanislav Rzhitsky è stato freddato mentre faceva jogging. Rzhitsky, che aveva comandato un sottomarino nel Mar Nero, era ricercato a Kiev come presunto criminale di guerra per il lancio di missili che un anno prima avevano ucciso 27 civili a Vinnitsya.

Il 6 dicembre 2023, nei pressi di Mosca, è stato assassinato l’ex deputato ucraino Illia Kyva, considerato traditore da Kiev per il suo sostegno all’“operazione militare speciale” russa. Kyva era stato rimosso dalla Rada a marzo dello stesso anno.

Tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 si sono registrati altri episodi:

– Un’autobomba è esplosa nei pressi della centrale nucleare di Zaporizhzhia, uccidendo Andrei Korotkiy, dipendente locale. L’intelligence militare ucraina lo ha definito “collaborazionista” e “criminale di guerra” per aver condiviso informazioni con Mosca.
– A Sebastopoli, in Crimea, un ordigno piazzato sotto un veicolo ha ucciso il capitano di marina Valery Trankovsky, indicato da Kiev come responsabile di attacchi missilistici contro obiettivi civili.
– A Mosca è esplosa una bomba collocata su uno scooter elettrico: vittima il tenente generale Igor Kirillov, capo della difesa Nbc dell’esercito russo. Il servizio di sicurezza ucraino (Sbu) aveva già annunciato che Kirillov era stato citato in contumacia in un processo penale per “l’uso massiccio” di armi chimiche sui fronti orientale e meridionale dell’Ucraina.
– Poco dopo, un’autobomba ha ucciso il tenente generale Yaroslav Moskalik, vicecapo della Direzione delle Operazioni principali dello Stato maggiore russo. Le autorità di Mosca hanno arrestato Ignat Kuzin, cittadino della regione ucraina di Sumy, ritenuto un agente dei servizi segreti di Kiev.
– Nel corso dell’anno è stato eliminato anche il generale Fanil Sarvarov, responsabile dell’addestramento operativo dello Stato maggiore. L’ordigno, di fabbricazione artigianale, era fissato con un magnete sotto l’auto del militare, ed è esploso quando è stato azionato il freno.

L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa: il generale Vladimir Alekseyev, vicecapo dei servizi segreti militari russi (Gru), è stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco mentre si trovava in un condominio di Mosca. Alekseyev, sotto sanzioni statunitensi dal 2016 per i presunti attacchi hacker contro le elezioni presidenziali Usa, è considerato un punto di riferimento per le reti di intelligence “non allineate”. Mosca accusa nuovamente Kiev di essere dietro all’agguato.