La corte di West Kowloon ha inflitto a Jimmy Lai una pena di 20 anni di reclusione, evitando tuttavia l’ergastolo previsto dalla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong. L’ex magnate dei media, attivo sostenitore della democrazia nell’ex colonia britannica, ha 78 anni e sconta già serie problematiche di salute, circostanze che rendono particolarmente severa la condanna.
Lai era stato ritenuto colpevole lo scorso dicembre di due capi d’accusa per “collusione con forze straniere” ai sensi del provvedimento introdotto da Pechino nell’estate 2020, in risposta alle proteste di massa del 2019. A queste imputazioni si è aggiunta una contestazione per sedizione, formulata in base a una normativa di epoca coloniale.
La sentenza ha sollevato reazioni internazionali, in particolare da parte del Regno Unito. La ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, ha annunciato l’intenzione di riprendere al più presto i contatti con le autorità cinesi. “A seguito della sentenza odierna, ci occuperemo rapidamente del caso del signor Lai”, ha dichiarato in un comunicato. “Siamo solidali con il popolo di Hong Kong”, ha aggiunto, sottolineando il sostegno del governo di Londra alla comunità locale e alle libertà civili messe in discussione dalle misure di sicurezza nazionali.