Export di armi ucraine in Europa: perché non è un controsenso, spiega un esperto

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che nel 2026 verranno inaugurati in Europa dieci nuovi centri per l’esportazione di armamenti. “Oggi – ha scritto – la sicurezza dell’Europa è costruita sulle tecnologie e sui droni. Siamo semplicemente in guerra e non tutte le aziende sentono ancora uno spazio di libertà”, ha sottolineato il capo […]

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che nel 2026 verranno inaugurati in Europa dieci nuovi centri per l’esportazione di armamenti. “Oggi – ha scritto – la sicurezza dell’Europa è costruita sulle tecnologie e sui droni. Siamo semplicemente in guerra e non tutte le aziende sentono ancora uno spazio di libertà”, ha sottolineato il capo di Stato, in un contesto in cui restano aperti i dibattiti sui futuri invii di armi a Kiev da parte dell’Unione Europea e dell’Italia.

Secondo il professor Luciano Bozzo, docente di Relazioni internazionali all’Università di Firenze, non si tratta di un paradosso: «Ogni grande guerra produce un salto qualitativo nelle tecnologie militari necessarie per portarla avanti. E questa è una grande guerra, sia per il livello tecnologico impiegato sia per il coinvolgimento di attori terzi che sono entrati nelle dinamiche. In Ucraina sono state sperimentate – sul campo – tecnologie innovative che si sono dimostrate efficaci e che oggi risultano particolarmente appetibili in Europa. Il Paese è diventato una vera fucina tecnologica e l’export rappresenta anche un modo per reperire risorse finanziarie a sostegno dello sforzo bellico».

Interrogato proprio sul fatto che l’Ucraina stia vendendo armamenti mentre riceve aiuti militari, Bozzo ha spiegato: «In Ucraina convivono forme di guerra diverse: quella tradizionale, fatta di trincee, carri armati e persino assalti alla baionetta, e quella innovativa, che comprende il dominio cibernetico e la guerra ibrida, che va dalle fake news alla disinformazione sui social. È uno sforzo enorme, che Kiev non può sostenere da sola e che rende indispensabile il supporto esterno. Allo stesso tempo, però, proprio questa pressione ha accelerato lo sviluppo di nuove tecnologie altamente impattanti. Si stima che circa due terzi delle perdite russe siano attribuibili ai droni: un dato che nessuno poteva immaginare. E da qui l’interesse dell’Europa verso queste tecnologie».

La centralità dei droni nel conflitto è legata alla rapida evoluzione dei sistemi robotici marini, terrestri e aerei, spesso in grado di operare in modo autonomo. Secondo Bozzo, «modelli considerati avanzati solo cinque anni fa sono oggi obsoleti. L’Ucraina si colloca ora all’avanguardia del settore, insieme a Stati Uniti e Israele. Monetizzare questo vantaggio significa non solo ottenere risorse economiche, ma anche costruire relazioni politiche privilegiate con gli Stati che si dimostreranno interessati».

Sul fronte europeo, cresce il riarmo soprattutto in Germania, Polonia e Stati baltici, dove la percezione della minaccia dovuta al conflitto è salita in modo evidente. In altri Paesi, come Italia e Portogallo, il senso di insicurezza rimane più contenuto. Pur spingendo verso un rafforzamento delle difese, l’Unione Europea resta un soggetto “ibrido”: «La Commissione può indicare una direzione, come ha fatto la presidente dell’Unione Europea Ursula von der Leyen, ma alla fine sono gli Stati a decidere», osserva il professor Bozzo.