In una riunione d’emergenza convocata a Westminster, il primo ministro britannico Keir Starmer ha respinto con fermezza le richieste di dimissioni, innescate dalle polemiche legate alla nomina di Peter Mandelson come ambasciatore negli Stati Uniti. Starmer ha dichiarato ai deputati laburisti: “Ogni volta che mi sono battuto, ho vinto”, respingendo ogni pressione per lasciare il numero 10 di Downing Street.
Le critiche nei confronti del premier erano emerse dopo l’annuncio, alla fine del 2024, della candidatura di Mandelson a Washington. Nei giorni scorsi l’attenzione si è concentrata sulle ragioni di questa scelta e sul ruolo effettivo dell’ex dirigente laburista nel nuovo incarico diplomatico. Alcuni membri del partito hanno chiesto a gran voce un passo indietro di Starmer, ritenendo inopportuna la nomina.
Lunedì il leader dei laburisti scozzesi, Anas Sarwar, si è unito al coro di colleghi che chiedono le dimissioni del capo del governo. A sostegno di questa posizione sono intervenuti altri parlamentari, convinti che la vicenda Mandelson abbia compromesso l’immagine e la credibilità dell’esecutivo.
Di fronte alle critiche, Starmer ha ribadito di non voler “fuggire al mio mandato e alla mia responsabilità verso il mio Paese”. Ha inoltre avvertito che, al contrario di chi – a suo dire – ha scelto vie turbolente, non intende “innescare il caos, come altri hanno fatto”. Il primo ministro ha garantito di proseguire con il proprio programma politico senza cedimenti.
Con questa presa di posizione, Starmer cerca di rafforzare la propria leadership interna e di chiudere ogni dibattito sulle sue capacità di governo, confermando la volontà di portare avanti le riforme promettendo stabilità e coesione nel Partito laburista.