A due anni dalla morte di Alexei Navalny e alla vigilia del quarto anno di guerra in Ucraina, rapporti internazionali continuano a denunciare gravi violazioni dei diritti umani in Russia. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato Mosca per la custodia in condizioni inumane e il mancato rispetto del diritto alla vita nel caso Navalny, mentre la relatrice speciale delle Nazioni Unite Mariana Katzarova stima in oltre 2.000 il numero di prigionieri politici detenuti nel Paese. Intanto la colonia penale n. 2 di Pokrov, dove Navalny era stato rinchiuso tra il 2021 e il 2022, è stata ufficialmente chiusa.
Secondo Giulia De Florio, slavista e presidente di Memorial Italia, la ripresa formale dei lavori del Consiglio d’Europa potrebbe offrire alla diaspora dell’opposizione un canale di dialogo più strutturato con i gruppi interni. Tuttavia “non è una situazione rosea, è complessa” osserva, citando una frammentazione profonda tra chi resta in Russia e chi opera all’estero. Le priorità divergenti sull’agenda politica e la carenza di una piattaforma unitaria hanno finora impedito la nascita di un fronte compatto in grado di mettere a punto proposte condivise.
Anche il ritorno al Consiglio d’Europa della cosiddetta Piattaforma dell’opposizione civile – nata con l’obiettivo di appoggiare l’Ucraina e coordinare l’opposizione – è avvenuto fra accuse di scarsa trasparenza nelle selezioni dei delegati e l’assenza di rappresentanti della Fondazione Anti-Corruzione promossa da Yulia Navalnaya. Pur riconoscendo il potenziale simbolico e pratico dell’iniziativa, De Florio sottolinea che “ora, alle dichiarazioni, dovranno seguire le azioni” per dimostrare che le diverse anime dell’opposizione europea sanno coniugare la difesa dei valori democratici con una strategia rivolta all’interno della Federazione Russa.
Nel frattempo, tra le decine di esponenti politici e attivisti rinchiusi nelle carceri russe figurano nomi noti come l’ex deputato municipale Alexei Gorinov e il sociologo Boris Kagarlitsky, entrambi in condizioni precarie. Tra gli eredi diretti di Navalny vi sono Daniel Kholodny e Ksenija Fadeeva, condannati rispettivamente a otto anni di reclusione. La repressione si estende anche a giornalisti e avvocati: fra i casi più eclatanti spicca quello di Ivan Safronov, condannato a oltre vent’anni per alto tradimento, e di Antonina Favorskaya, Sergei Karelin, Konstantin Gabov e Artyom Krieger, in carcere per presunte collaborazioni con Navalny.
Memorial Italia sostiene i prigionieri politici offrendo assistenza legale, sanitaria ed economica, oltre a monitorare costantemente gli sviluppi dei casi e a sollecitare interventi delle istituzioni europee. Tra le iniziative promosse ci sono raccolte fondi per le famiglie dei detenuti, giornate di scrittura di lettere ai prigionieri e incontri pubblici con ex carcerati. Il network collabora con autorità sovranazionali attraverso report e campagne come “People First”, che chiede la liberazione forzata dei civili rapiti dall’invasione russa dell’Ucraina.
Secondo De Florio, anche piccoli gesti contribuirebbero a mantenere viva l’attenzione sul tema: “Donare a progetti indipendenti a favore di prigionieri politici” o “partecipare a eventi con gli ex detenuti” sono azioni che rafforzano il sostegno morale e pratico a chi rischia la propria vita opponendosi al regime.