Il reverendo Jesse Jackson è deceduto all’età di 84 anni, ha reso noto la famiglia in una nota ripresa da Nbc News. “Nostro padre era un leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo”, si legge nel comunicato, che aggiunge come Jackson “è morto serenamente” senza specificarne le cause.
Nato il 8 ottobre 1941 a Greenville, nella Carolina del Sud, con il nome di Jesse Louis Burns, Jackson emerse durante il movimento per i diritti civili come stretto collaboratore di Martin Luther King Jr. Dopo l’assassinio di King nel 1968, raccolse parte della sua eredità politica e morale fondando la Rainbow Push Coalition, organizzazione mirata a unire gruppi multirazziali di poveri ed emarginati per promuovere cambiamenti sociali.
Pur senza mai ricoprire cariche elettive nazionali di primo piano, Jackson fu una voce di spicco nell’ala progressista del Partito Democratico, dedicandosi a temi come giustizia sociale, diritti di voto e inclusione economica. Nel 2000 ricevette la Presidential Medal of Freedom dal presidente Bill Clinton, riconoscimento del suo impegno a favore delle minoranze e dell’uguaglianza.
Negli ultimi anni la sua presenza pubblica era diminuita a causa di problemi di salute, anche se non aveva abbandonato del tutto le manifestazioni e le iniziative politiche. Lo scorso novembre era stato ricoverato per il trattamento di una paralisi sopranucleare progressiva, una rara malattia neurodegenerativa. Nel 2017 aveva inoltre reso nota la diagnosi di morbo di Parkinson. Con la sua scomparsa si chiude un capitolo significativo nella storia della leadership afroamericana, che ha fatto da ponte tra l’era dei diritti civili e l’ascesa di nuovi leader neri negli Stati Uniti.