Donne, l’associazione delle imprenditrici: “Divario salariale del 25% è questione etica ed economica strutturale che impedisce reale sviluppo del Paese”

“Il fatto che le donne in Italia guadagnino in media il 25% in meno degli uomini è un dato che non può essere derubricato a semplice squilibrio statistico. È la fotografia di una disparità strutturale che incide sull’autonomia economica, sulla qualità del lavoro e sulle prospettive future di milioni di donne”. A dirlo è Antonella […]

Il fatto che le donne in Italia guadagnino in media il 25% in meno degli uomini è un dato che non può essere derubricato a semplice squilibrio statistico. È la fotografia di una disparità strutturale che incide sull’autonomia economica, sulla qualità del lavoro e sulle prospettive future di milioni di donne”.

A dirlo è Antonella Giachetti, presidente nazionale di Aidda, l’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, commentando i dati del Rendiconto di genere 2025 dell’Inps, che evidenziano un divario profondo tra uomini e donne nel mercato del lavoro e nel sistema previdenziale.

“Leggendo il Rendiconto colpisce, ma non sorprende, che le donne siano la maggioranza tra diplomate e laureate, con percentuali che superano stabilmente quelle maschili, e che nelle lauree magistrali a ciclo unico arrivino quasi al 70%. Eppure questo primato formativo non si traduce in pari opportunità occupazionali: il tasso di occupazione femminile – nota Giachetti – resta fermo al 53,3%, contro il 71,1% degli uomini. È uno spreco evidente di capitale umano e valoriale che il Paese non può più permettersi”.

“Non siamo di fronte a un problema isolato – sottolinea la presidente di Aidda – ma a una filiera della disuguaglianza che parte dall’ingresso nel mercato del lavoro, prosegue nelle opportunità di carriera e si consolida nei ruoli decisionali. Le conseguenze si riflettono anche sulla previdenza: le donne sono più numerose tra i pensionati ma percepiscono assegni sensibilmente inferiori, con scarti che nel lavoro dipendente privato arrivano fino al 44% per le pensioni di vecchiaia”.

“Questo significa – evidenzia Giachetti – che la disuguaglianza salariale di oggi diventa fragilità economica domani. È un divario che accompagna le donne lungo tutto l’arco della vita, rendendo più difficile costruire autonomia, risparmio e sicurezza”.

“Questi dati sono il risultato di un combinato effetto di fattori che si rafforzano a vicenda. Prima di tutto – spiega Giachetti – il fatto che il carico di cura continua a gravare in modo sproporzionato sulle donne, dovuto alla mancata consapevolezza che la dimensione caregiver dovrebbe indirizzare l’organizzazione del sistema socio-economico e anche alla forte carenza di infrastrutture di cura di prossimità in grado di sollevare almeno parzialmente le donne dalle attività di cura quotidiana, consentendo loro di conciliare vita familiare e vita lavorativa”.

“Per cambiare lo status quo – aggiunge la presidente di Aidda – occorrono strumenti concreti come la piena trasparenza salariale, il rafforzamento e la diffusione della certificazione di parità e contemporaneamente un investimento deciso nei servizi per l’infanzia e per gli anziani, operando un vero salto di paradigma culturale che riconosca il valore della cura come valore fondante dell’organizzazione economica e sociale e permetta alle donne di essere efficacemente presenti nel mondo del lavoro e nei luoghi decisionali”.

“La differenza di capacità reddituale delle donne e la loro limitata presenza nei ruoli decisionali, nonostante il loro livello di studio e di formazione, devono essere interpretati come un campanello d’allarme sulla capacità reale del nostro Paese di creare effettivo sviluppo e prosperità, che non si possono creare senza il contributo femminile”, conclude Giachetti.