Escalation di violenze in Medio Oriente e nuove vittime tra i più giovani. Save the Children lancia un appello urgente alla comunità internazionale e a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Iran e nella regione affinché venga garantita la protezione immediata dei bambini e delle infrastrutture civili, in particolare scuole e ospedali.
L’Organizzazione interviene dopo la notizia della morte di oltre 100 bambini negli attacchi che hanno colpito due scuole in Iran, denunciando una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente.
“I bambini devono restare fuori dal conflitto”
Save the Children chiede un’immediata cessazione delle ostilità per ridurre i rischi sulla vita e sul benessere dei minori. Fino a quando le violenze continueranno, sottolinea l’Organizzazione, tutte le parti devono rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario e dal diritto internazionale dei diritti umani, garantendo la protezione di civili e infrastrutture civili.
Particolare preoccupazione viene espressa per l’uso di armi esplosive in aree densamente popolate, che comporta un rischio elevato di danni gravi alla popolazione civile, soprattutto ai bambini.
“Siamo sull’orlo di una guerra devastante che sta già producendo conseguenze orrende sui bambini e sulle loro famiglie”, ha dichiarato Inger Ashing, CEO di Save the Children International. “I bambini non dovrebbero mai essere coinvolti nei combattimenti e le loro case, scuole e comunità non possono diventare campi di battaglia. Le guerre hanno delle regole”.
Rischi crescenti per i minori
L’intensificarsi delle ostilità espone i minori a rischi sempre più gravi:
- sfollamento forzato,
- interruzione dell’istruzione,
- perdita dell’accesso a cure sanitarie e servizi essenziali,
- ferimenti e perdite familiari.
“Ogni guerra è una guerra contro i bambini”, ha aggiunto Ashing, ribadendo che la comunità internazionale non può restare inerte davanti alla sofferenza dei più vulnerabili.
L’appello alla comunità internazionale
Save the Children invita tutte le parti coinvolte nelle violenze in Iran e nell’area circostante a ridurre immediatamente le tensioni e a rispettare pienamente il diritto internazionale, assicurando la protezione dei civili in ogni momento.
L’Organizzazione, attiva in circa 110 Paesi nel mondo per la tutela dei diritti dell’infanzia, precisa di non operare attualmente in Iran, ma continua a monitorare con attenzione l’evolversi della situazione.
Il messaggio è chiaro: le scuole non sono obiettivi militari, ma luoghi di protezione e futuro.