Sanità, tra pandemie e cronicità: al Ministero della Salute il confronto sulle nuove sfide del Servizio sanitario nazionale

Globalizzazione, cambiamenti climatici, urbanizzazione, conflitti e invecchiamento della popolazione stanno trasformando profondamente le sfide della sanità pubblica. Di questo si è discusso a Roma durante l’incontro “Globalizzazione, cambiamenti climatici, urbanizzazione: vecchie e nuove patologie in un mondo One Health”, primo appuntamento della quinta edizione de “La Sanità che Vorrei”, organizzato da Aristea International e promosso […]

Globalizzazione, cambiamenti climatici, urbanizzazione, conflitti e invecchiamento della popolazione stanno trasformando profondamente le sfide della sanità pubblica. Di questo si è discusso a Roma durante l’incontro “Globalizzazione, cambiamenti climatici, urbanizzazione: vecchie e nuove patologie in un mondo One Health”, primo appuntamento della quinta edizione de “La Sanità che Vorrei”, organizzato da Aristea International e promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) con la partecipazione di numerose società scientifiche.

L’evento, moderato dal giornalista scientifico Daniel Della Seta, ha riunito istituzioni, esperti e rappresentanti del mondo scientifico per analizzare le nuove priorità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Andreoni: “Serve una sanità capace di curare pazienti sempre più complessi”

«L’Italia ha davanti una sfida nuova: non solo curare di più, ma curare meglio pazienti sempre più anziani, fragili e con più patologie concomitanti», ha sottolineato Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità.

Secondo Andreoni, oggi le infezioni non rappresentano più soltanto eventi acuti ma possono aggravare patologie croniche e aumentare il rischio di complicanze cardiovascolari, metaboliche e neurologiche. Un quadro che richiede una medicina integrata e multidisciplinare.

A rendere il contesto ancora più complesso sono fattori globali come cambiamenti climatici, urbanizzazione e tensioni geopolitiche, che incidono sulla diffusione delle malattie e sulla pressione sui sistemi sanitari.

Medicina territoriale e gestione delle cronicità

Uno dei temi centrali del confronto scientifico è stato il ruolo della medicina generale, considerata il primo presidio per affrontare l’aumento delle multicronicità.

«Viviamo in una società che invecchia, dove cresce l’aspettativa di vita ma diminuisce quella in salute», ha spiegato Alessandro Rossi, presidente della SIMG.

I dati indicano che oltre il 25% degli italiani con più di 65 anni soffre di almeno due patologie croniche, tra cui:

  • ipertensione arteriosa (30,7%)
  • diabete di tipo 2 (8,5%)
  • cardiopatia ischemica (4,3%)

Per gli esperti la risposta deve partire da una presa in carico proattiva del paziente, con strumenti di valutazione multidimensionale, assistenza domiciliare e integrazione tra specialisti.

Nuove emergenze per il Servizio sanitario nazionale

Durante l’incontro sono state analizzate anche altre emergenze sanitarie del terzo millennio.

Il professor Claudio Mastroianni ha richiamato l’attenzione sul rischio di nuove pandemie, invitando a non abbassare la guardia dopo l’esperienza del Covid-19.

La professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, ha evidenziato la crescente incidenza di obesità e diabete, mentre l’oncologo Paolo Ascierto ha affrontato il tema della prevenzione oncologica e dell’innovazione nelle terapie.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla fragilità dell’anziano e alle conseguenze delle patologie croniche sul piano psicologico e assistenziale.

MASLD e nuove patologie legate allo stile di vita

Tra le patologie emergenti è stata citata la MASLD, la malattia metabolica del fegato associata alla steatosi.

Secondo Francesco Tovoli, del Comitato coordinatore AISF, fattori come sedentarietà e alimentazione scorretta restano tra le principali cause, ma anche inquinamento, urbanizzazione e cambiamenti climatici possono contribuire allo sviluppo della malattia.

Per questo gli esperti sottolineano l’importanza di una strategia di prevenzione che includa alimentazione equilibrata, attività fisica e maggiore consapevolezza dei fattori di rischio metabolici.

Malattie cardiovascolari ancora prima causa di morte

Il professor Massimo Volpe, presidente SIPREC, ha ricordato che le malattie cardiovascolari provocano circa 140mila morti ogni anno in Italia, restando la principale causa di decesso.

Secondo gli specialisti, oltre il 60% dei casi potrebbe essere prevenuto attraverso politiche efficaci di prevenzione e controllo dei fattori di rischio.

HIV, da malattia mortale a patologia cronica

Un focus particolare è stato dedicato all’HIV, oggi considerato sempre più una patologia cronica grazie ai progressi delle terapie antiretrovirali.

Gli esperti hanno evidenziato l’importanza di diagnosi precoce, accesso ai test e diffusione della profilassi PrEP, oltre alle nuove prospettive offerte dai trattamenti a lunga durata (long acting).

Secondo gli specialisti, queste innovazioni potrebbero migliorare l’aderenza alle cure e contribuire a ridurre la diffusione del virus.