La Corte d’Appello vaticana ha dichiarato la “nullità relativa” del giudizio di primo grado nei confronti del cardinale Angelo Becciu, del broker Raffaele Mincione e di Cecilia Marogna, accusati per l’acquisto di un immobile a Londra e la gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Secondo i magistrati, il processo di primo grado presenta vizi procedurali tali da inficiare un atto fondamentale, cioè la citazione, benché rimangano validi gli effetti sia del dibattimento sia della sentenza nei confronti di imputati, parti civili e giudice di secondo grado.
Il difetto principale riguarda il mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio da parte del Promotore di Giustizia. Alcuni documenti erano forniti in forma parziale, con omissis, e non sono stati messi a disposizione in versione completa. Le difese avevano inoltre lamentato la mancata pubblicazione tempestiva dei Rescripta di papa Francesco, che avevano modificato norme procedurali derogando al codice vigente.
I giudici sottolineano l’assenza di precedenti in cui si riscontri un deposito parziale di atti istruttori nei tribunali vaticani e rilanciano il “principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell’imputato e del suo difensore”. Di qui la decisione di rinnovare il dibattimento, richiamando l’articolo 495 del Codice di procedura penale.
Il programma fissato dalla Corte prevede:
– deposito integrale degli atti istruttori in cancelleria entro il 30 aprile 2026;
– tempo fino al 15 giugno 2026 per le parti per esaminare i documenti e preparare le difese;
– udienza il 22 giugno 2026 alle ore 9, dedicata unicamente alla definizione del calendario delle prossime tornate processuali.
In primo grado, il cardinale Becciu era stato condannato a cinque anni e sei mesi per peculato e truffa aggravata. Le sue difese, insieme a quelle degli altri imputati condannati, avevano fatto leva sull’incompletezza del deposito istruttorio e sulle omissioni documentali.
“Esprimiamo soddisfazione per l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto”, hanno commentato gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, difensori del cardinale Becciu.